5 Agosto 2018

Per portare in una spiaggia a pagamento una piscina gonfiabile gigante, per farci sguazzare dentro la propria prole, nonostante davanti a te si manifesti la bellezza di un immenso mare, credo che ci voglia un cervello ristretto.

Non occorre essere stupidi, ma senz'altro aiuta.

E di ciò sono stata una testimone all'inizio dell'estate, nella spiaggia dove lavora mio marito.

Ore 9.30 di un sabato mattina, rarissimo sabato mattina in cui non ho lavorato.

In spiaggia arriva una famigliola al completo: padre, madre e quattro figli maschi, dai dieci ai due anni.

Tutti carichi di borse come cammelli nel deserto.

Il padre trasporta una scatola enorme con impressa la fotografia di una mega piscina da giardino.

Si dirige sicuro da mio marito e dal suo collega, e domanda se può posizionare la piscina senza per questo dare fastidio alle persone presenti.

Gli viene indicato un punto della spiaggia lontano dalla battigia, in cui la sabbia ha un notevole rialzo rispetto al livello dell'acqua.

La madre si premura di ungere gli angelici figlioli come cotolette alla brace e intima loro di rimanere sotto l'ombrellone. Viene disubbidita alla velocità della luce.

Dico angelici, ma si fa per dire, poiché da quando sono arrivati i quattro figlioli l'hanno trascinata con loro alle porte dell'inferno.

Distesa comodamente e rigorosamente all'ombra, apro il mio nuovo libro che parla di entità intergalattiche, i quali atterrano sulla Terra durante la sua fine, per salvare i terrestri evoluti.

Chissà perché mi sembra di conoscerne la fine. Ripartiranno con quattro gatti di numero.

Ah, ah, ah, ah!!!!

Mentre leggo, i miei occhi da aliena con laser incorporati si focalizzano sul capo famiglia, il quale stesa la piscina sgonfia su tre ettari di terreno sabbioso, inizia a gonfiarla con la bocca.

Tra un respiro e l'altro il viso gli si tinge di un rosso poco rassicurante.

Rincomincio a leggere.

Ore 10.30, chiudo il libro ed entro in acqua per una nuotata.

Quando torno al lettino il padre sta ancora gonfiando la piscina con la sola forza dei suoi polmoni, anzi no, con l'unico polmone rimasto, perché l'altro gli si è atrofizzato durante l'ardua impresa.

Lo seguo mentre si dirige verso mio marito per chiedergli una pompetta.

Lo stabilimento ha in dotazione una pompetta da canotti per neonati, vecchia e malandata.

Nonostante le avverse circostanze l'uomo accetta la chiavica di pompetta e torna sui suoi passi.

Si accomoda sotto il sole cocente, seduto immobile e ricomincia a pompare con le mani e una scintilla di ferro nello sguardo.

Vado a fare un altro bagno.

Ore 11.35, sto leggendo ma non lo perdo d'occhio, vorrei riprenderlo con il cellulare, ma non posso. Perché quando mi si presenta qualcosa di divertente non posso mai farlo?

Sua moglie circondata da una schiera di maleducati discendenti sta lottando per farsi ubbidire, con risultati esecrabili.

Sono convinta che sta rimpiangendo i bei tempi ormai andati di quando non aveva figli e forse neanche quell'incapace di un marito che la lascia sola con quattro pesti per gonfiare una piscina inutile.

Sembra che per loro, nell'attuale presente, il riposo sia definitivamente defunto.

Ore 12.00, lui sta ancora gonfiando, ma il ritmo della pompata si è ridotta della metà.

<< Perché gli avete dato quella pompetta microscopica?>> chiedo rivolgendomi al collega di mio marito.

<< Ci teneva tanto, poverino. L'abbiamo lasciato fare, anche perché non si dice di no all'ultimo desiderio di un moribondo, e poi non volevamo ferire i suoi sentimenti di padre orgoglioso.>>

Ovviamente è seguita una risata obbligatoria.

<< Mi sembra giusto, ma tenetelo d'occhio perché sta al sole dalle 9,00 di questa mattina.>>

Ore 12.30, la piscina è gonfia.

<< E vai!!!!!>> esulta lui.

Euforico e sudato marcio fa una corsa e si butta in acqua, roba da collasso cardiocircolatorio.

La moglie rincorre i figli sparsi per la spiaggia per radunarli sotto l'ombrellone e consumare il pranzo.

Io ciuccio un ghiacciolo al limone.

Ore 13.30, il padre si arma di secchiello di plastica grande come la coppetta di un piccolo gelato, proprietà dell'ultimo ruttino di famiglia, il quale non voleva cederlo, e comincia una crociata, anzi no, comincia una vera Via Crucis.

1- Camminata dalla piscina al mare.

2- Riempimento del secchiello.

3- Camminata verso la piscina, con relativa perdita di metà del contenuto.

4- Svuotamento della poca acqua rimasta.

5- Camminata verso il mare.

Praticamente una punizione divina.

Ore 16.00, il livello dell'acqua nella piscina non basta neppure per farci nuotare un pesce rosso, di conseguenza il padre rinuncia al travasamento totale.

Chiama al raduno i propri figli, i quali stanno facendo il bagno in mare da più di mezz'ora, sguazzando felici.

Gli angioletti non ne vogliono sapere di uscire dal mare per entrare in piscina, ma la madre per far contento l’incapace marito li ricatta moralmente:

<< Niente piscina, niente gelato.>>

Il padre fa un bagno e stramazza sul telo di spugna.

Dopo solo venti secondi l'acqua della piscina è diventata un putridume fangoso, bollente e schifoso.

L'ultimo ruttino di famiglia tutto nudo come un putto di Michelangelo storce la bocca in un sorriso forzato e stringe gli occhi, sintomo certo di defecazione in corso.

<< Mamma, fatto cacca.>> annuncia tutto contento, mentre con la manina afferra uno dei suoi piccoli stronzetti e lo spreme per bene, facendola sciogliere, mentre i fratelli schizzano fuori dalla piscina alla velocità della luce per fiondarsi sotto la doccia, ridendo come matti.

Mio marito avvisa il signore che deve svuotare l'acqua nel bagno e non in mare.

<< Ma ormai è liquida.>> commenta l'incapace.

<< Sarà anche liquida ma rimane cacca.>> risponde mio marito, incoraggiandolo a incominciare il lavoro titanico di svuotamento.

1- Riempimento del microscopico secchiello con liquame da fogna.

2- Camminata verso la toilette.

3- Svuotamento del liquame nel cesso.

4- Camminata verso la piscina.

Ore 17.30, saluto mio marito perché torno a casa, mentre il padre sta lavando la piscina con lo stesso procedimento precedente.

1- Riempimento del secchiello con acqua del rubinetto.

2- Camminata verso la piscina.

3- Sciacquatura.

4- Svuotamento dell'acqua usata.   Ecc. ecc. ecc.

Ieri sera seduta in terrazzo, non so perché mi è venuta in mente la piscina gigante e i loro proprietari, di conseguenza ho chiesto a mio marito come fosse andata a finire.

<< La sera stessa mi hanno chiesto se avevamo un posto dove poterla tenere per non sgonfiarla e riportarla in albergo. L'unico posto dove poteva stare è tra i due muri del capanno e dei bagni, ovviamente in verticale. Non ti dico il culo che si è fatto per infilarla lì in mezzo.>>

<< E poi?>>

<< E poi è rimasta lì per il resto delle loro vacanze, senza essere rimossa, anche perché i figli hanno fatto sempre il bagno in mare. Quando sono partiti se la sono dimenticata. Piano piano si è sgonfiata e crepata per il sole. L'abbiamo buttata nel riciclo della plastica una settimana fa.>>

Cari papà vi invito a non rovinarvi le vacanze con sì fatte inutilità.

Prima di addormentarmi ho chiesto a mio marito:

<< Ma siete sicuri che se la siano dimenticata?>>

E' scoppiato a ridere:

<< Certo che no, hanno fatto finta di dimenticarsela.>>

Un caro saluto dalla vostra amica Dada, la quale è convinta che la famigliola della piscina non verrà salvata dalle entità intergalattiche. Ah, ah, ah!!!