2 Agosto 2018

La bronchite si è impossessata dei miei bronchi da una settimana, ed essendo asmatica ho subito provveduto alle cure necessarie.

Ci tengo a precisare che non sono ipocondriaca e che non appartengo al gruppo delle persone che vanno dal medico anche per un'unghia incarnita.

Il mio medico mi vede al massimo una volta ogni due anni, di conseguenza ogni volta che mi visita mi chiede se sono una nuova paziente.

Questa mattina mi sono avviata allo studio medico mezz'ora in anticipo sulla tabella di marcia, convinta come sempre di trovare una coda disumana, poiché quando ci vado, sembra che tutto il popolo terrestre si ammali contemporaneamente. Invece, grande sorpresa.

C'era solo un signore tristissimo con delle ciabatte in plastica blu ai piedi, la cui vista mi ha tirato giù il morale di colpo.

Aveva in mano dei fogli spiegazzati, con le analisi del sangue, si leggeva chiaramente che aveva la transaminasi a puttane.

Chiedere chi fosse l'ultimo mi è sembrato inutile.

Mi sono seduta su una sedia scomodissima stile " ti viene la scogliosi", ( sedie che si trovano in tutti gli studi medici della Terra) assaporando l'impatto devastante dell'aria condizionata, sparata a palla, che se non mi ha uccisa per una bronco polmonite fulminante, lo avrebbe fatto più tardi per un colpo della strega alla cervicale.

Un minuto dopo è entrato un signore abbigliato come uno scalatore di montagne rocciose, attrezzato di bastone-piccozza, piumino mimetico e berretto con para orecchie di lana, e ovviamente barba lunga e bianca stile Messner.

O arrivava direttamente dal Circolo Polare Artico, o possibile che fosse un attore scritturato da Scherzi a parte, oppure, e credo che sia l'ipotesi più probabile, sapendo dell'aria condizionata, ha messo le mani avanti.

Si è seduto al fianco del signore triste e ha commentato:

<< Dunque siamo tutti qui?>>

Tutti chi? Non ho capito se voleva accertarsi d'essere giunto a destinazione o se voleva informarsi dei fatti nostri.

Subito dopo è entrata una signora, la quale si è fiondata sulla porta dello studio medico con una furia devastante e agguantata la maniglia ha cominciato a scuoterla spingendo la porta con tutta la sua forza, sotto i nostri sguardi esterrefatti.

Si è bloccata di colpo annunciando:

<< Ma è chiusa.>>

Complimenti vivissimi genio, per l'illuminante deduzione. Comunque bastava che tu leggessi la targa affissa sulla porta stessa che avvisa:

<< Orario visite dalle 10.30/12.30>> e dando una sbirciatina all'orologio super tecnologico che hai al polso, il quale, credo, ti avvisi pure quando devi fare la cacca, avresti saputo che se le visite iniziano alle 10.30 e sono le 10.10, non ci sarebbe stata la necessità di provare a scardinare la porta smontando la maniglia, la quale si può provare ad aprirla girandola con un gesto leggero della mano.

E poi spiegaci genio, per quale ragione dovresti passare per prima, dal momento che sei l'ultima arrivata? Non vedi che intorno a te ci sono tre persone tranquillamente sedute, predisposte a una paziente attesa? E se invece il dottore fosse già intento a visitare un paziente dentro l'ambulatorio, non ti sembra poco carino tentare di entrare senza bussare?

Il genio si è seduta sbuffando, come se stesse per perdere un'importantissima riunione alla Casa Bianca, nella quale si sarebbe deciso il futuro dell'umanità.

Poco dopo sono entrate due persone.

Una signora anziana magra come un chiodo che indossava un abito trafugato dal guardaroba di Platinette, stile camicia da notte, rosa confetto.

Si è guardata intorno come se avesse scoperto di essere stata teletrasportata dal suo letto direttamente su un pianeta sconosciuto.

Ha domandato chi fosse l'ultimo, e quando genio ha confermato di essere l'ultima, la signora camicia da notte è andata a fissarla a cinque millimetri di distanza dal viso dicendo:

<< Mi scusi, ma senza occhiali non vedo niente. Mi devo avvicinare per mettere a fuoco.>>

<< Allora si metta gli occhiali.>> ha risposto genio visibilmente infastidita.

<< Non ci penso proprio. Non mi donano affatto.>>

Si preoccupa che gli occhiali non gli donano? Vogliamo parlare della camicia da notte rosa confetto o dei capelli rosso ciliegia? Chi ti ha fatto la tinta? Il gelataio sotto casa?

Dietro di lei è entrato un ragazzo, il quale data una scorsa alle sedie rimaste vuote, si è seduto accanto a me, per il solo fatto che fossi la meno peggio.

Ad un tratto il genio ha espresso una perla di saggezza.

<< Dicono che in giro ci sono tante bronchiti.>>

Infatti si sa molto bene che le bronchiti se ne vanno in giro come turisti per caso.

<< Di bronchite si può morire.>> ha risposto camicia da notte.

<< Si>> ha aggiunto Messner << un mio amico è morto per una bronchite e anche un amico di un mio amico. Bronchiti assassine.>>

Certo, perché per chi non lo sapesse le bronchiti se ne vanno in giro armate di coltello e ti pugnalano alle spalle mentre ti stai facendo i fatti tuoi, ed è probabile che sia sempre la stessa bronchite. Vi farà fuori tutti come un serial-killer.

<< Vero>> ha sentenziato genio << anche una mia vicina è morta per una bronchite.>>

Il signore triste è diventato ancora più triste, o aveva la bronchite o qualcuno in famiglia era morto per mano della stessa bronchite.

In quel momento è arrivato il dottore, ha salutato, ha aperto la porta dell'ambulatorio con le chiavi e ha invitato il primo paziente ad entrare, senza tante cerimonie, per mia fortuna.

Il signore triste si è alzato ed è entrato nello studio.

Il mio sguardo ha incrociato lo sguardo del ragazzo che ha sussurrato:

<< Non so cosa sia peggio, se morire per una bronchite o rimanere con loro altri dieci minuti.>>

Siamo scoppiati a ridere coprendoci la bocca con la mano, cercando inutilmente di soffocare le risa.

Messner, genio e camicia da notte ci hanno guardato malissimo.

Un abbraccio cari lettori dalla vostra amica Dada che ha contratto il virus letale della leggerezza, e si augura di contagiarvi tutti.