25 Luglio 2018  

Nella cittadina dove abito c'è un supermercato.

<< E quindi? I supermercati sono ovunque.>> mi sembra di sentirvi dire.

Verissimo, ma il supermercato dove mi servo io è speciale perché capitanata da un responsabile che è un gran bel vedere, il quale si circonda di giovani belli e gentilissimi, di conseguenza fare la spesa è un piacere, a parte quando alla cassa si incontrano tipi scappati di casa o fuori di testa.

Come in tutti i supermercati che si rispettino ci sono dei periodi in cui i dipendenti vanno in vacanza oppure si ammalano.

In codesti casi il posto dell'assente viene occupato da un altro dipendente dell'azienda preso in prestito da un altro negozio, il quale rimane solo per il tempo necessario.

Ciò è accaduto di rado, talmente di rado che ho da raccontare solo due aneddoti striminziti.

Ore 17.00, scendo dal treno dopo una giornata stressante di lavoro e mi avvio al supermercato sotto un diluvio epocale.

Non ho l'ombrello e ho due piedi gonfi come due pani fatti in casa, merito anche dei tacchi che indosso dalle 7.00 del mattino.

Non vedo l'ora di togliermi i mostri di tortura dai piedi e farmi una doccia.

Entro e mi fermo al banco dei salumi, osservando con sollievo d'essere l'unica cliente, per cui deduco che farò prestissimo. Evviva.

Dietro al banco c'è una signora che non ho mai visto prima, la quale ha la cuffietta bianca posizionata sul cucuzzolo della testa e dalla quale escono ciuffi di capelli spettinati, stopposi e color topo morto.

Immagino che la signora si faccia la tinta da sola, poiché se qualcuno l'avesse aiutata, sarebbe da denunciare.

Il colore è un intreccio tra il grigio e il verde muschiato, privo di qualsivoglia riflesso naturale.

Esordisco in un << Buonasera>> da manuale. Non ottenendo nessuna risposta penso che non abbia sentito.

Ripeto con più enfasi << Buonasera.>>   

La signora alza lo sguardo, quel tanto che basta per non affaticare le palpebre e con una lentezza esasperante domanda:

<< Vuole qualcosa?>>

Ora, anche non volendo fare la punta alla matita, ma che domanda è?

Ma secondo te, cosa sono venuta a fare davanti al banco dei salumi? A guardare la tua bella faccia? E' ovvio che mi serve qualcosa!

Forse l'approccio giusto sarebbe dovuto essere:

<< Buona sera a lei, mi dica pure. Cosa desidera?>> o è troppo elaborato come concetto per essere assimilato?

Comunque supero il momento e faccio richiesta di un etto di prosciutto crudo di Parma.

La commessa mi guarda malissimo, come se le avessi chiesto di andare a prendere il prosciutto direttamente a Parma e per giunta a piedi.

<< Quale vuole?>> mi chiede con l'espressione da mucca triste.

<< Quello di Parma, l'ho detto prima.>>

Si volta di 180 gradi dandomi le spalle per cercare il suddetto prosciutto, che ovviamente ha sotto gli occhi. Cosa sta facendo?

Contempla il suo futuro nelle venature del prosciutto?

Dopo una lunghissima ricerca chiede:

<< Questo va bene?>>

<< Benissimo>> rispondo lapidaria sperando che acceleri i movimenti.

La distanza fra lo scaffale e l'affettatrice è di mezzo metro, ma lei per arrivarci ci mette un'eternità.

Cosa ha mangiato a pranzo? Minestra e Valium? Il macellaio dal banco vicino mi guarda come dire:

<< Non c'è nulla da fare, è l'essere più lento sulla faccia della Terra. Ieri una lumaca le ha detto che è lenta, e ho detto tutto.>>

Ho sorriso comprensiva e mi sono predisposta ad aspettare, inconsapevole che cenerò al supermercato, sempre che io riesca a venire in possesso del suddetto prosciutto.

Dopo aver posizionato il prosciutto nell'affettatrice domanda:

<< Quanto ne vuole?>>

<< Un etto. L'ho detto prima.>>

Si sa che per nutrire l'anima bisogna avere degli affetti, ma per colmare il vuoto del mio stomaco vorrei nutrirmi di affettato.

Nel frattempo dietro di me si è formata una coda lunghissima, stile fatevi avanti perché stiamo regalando tutto.

Poi la signora domanda ancora: 

<< Un etto va bene?>>

<< Va benissimo.>> rispondo scocciata, ma lo direi anche se ne avesse pesato mezzo chilo, pur di uscire da lì.

Finalmente inizia la cerimonia dell'incartamento, la quale si estende con una lungaggine esasperante. Un paio di persone vanno via.

Non posso dar loro torto.

<< Meno male che non è alla cassa.>> commenta la signora al mio fianco visibilmente incacchiata.

<< Cosa facciamo? Fingiamo tutti un malore mortale?>> propongo io facendola ridere.

<< Mi domando quanto tempo si possa impiegare per incartare un etto di prosciutto.>> aggiunge un'altra signora tangibilmente nervosa.

Finalmente mi allunga il pacchetto sbuffando:

<< Ecco qui il suo prosciutto.>>

Pensa anche di meritare una medaglia per l'adempimento del proprio dovere?

Guardo l'orologio, sono le 18.30, vorrei piangere per la frustrazione.

Ho soprannominato la signora " Lentini", la quale per mia fortuna non ho mai più visto.

Il secondo caso è un caso assolutamente disperato. Questa signora l'ho chiamata "Dimentichini"

Se ti chiedo un etto di stracchino e un etto di prosciutto cotto, tu mi darai un etto di stracchino e un etto di prosciutto cotto, a meno che non ti è rimasto neanche una briciola di stracchino e di prosciutto cotto.

Mi incarta lo stracchino, lo pesa e me lo porge, poi si rivolge ad un'altra cliente:

<< Desidera?>>

<< Scusi, e il prosciutto?>> domando io sentendomi meno consistente di un fantasma.

<< Mi ha chiesto anche il prosciutto?>>

<< Si.>>

<< Non mi è sembrato, ma se insiste....che prosciutto vuole?>>

<< Un etto di prosciutto cotto. L'ho detto anche prima.>>

Una sua collega la chiama in disparte per riferirgli qualcosa legata al lavoro.

Quando ritorna si rivolge ad un'altra cliente.

<< Desidera?>> No, è un colpo che non posso reggere. Sto per dire qualcosa ma mi blocco, perché suonerebbe più o meno cosi:

<< Perché non ingurgiti qualche pastiglia di fosforo per rafforzare i neuroni, che a quanto sembra sono partiti per le ferie?>>

Sono piombata in un silenzio imbarazzato poiché non avevo nulla da esternare se non un " Idiota congenita."

Posso capire se le avessi chiesto com'era vestita il giorno in cui ha iniziato la prima elementare!!!

" Dimentichini " lavora ancora in quel supermercato e per sua fortuna sbriga un lavoro che non nuoce ai pochi neuroni rimasti.

Rispetto sempre le caratteristiche individuali delle persone, ma lentezza e dimenticanza non si sposano affatto con il lavoro.

Un abbraccio e un grazie ai ragazzi del supermercato, eccezionali professionisti, e un bacio a i miei lettori, da parte di Dada, che sul lavoro non porta mai i pensieri legati alla sfera privata.