20 Luglio 2018

 

Ieri si parlava della prima gita fatta senza genitori, immediatamente si è palesata alla memoria come se l'avessi vissuta il giorno prima.

Avevo 10 anni ed ero la seconda voce bianca del coro della chiesa che frequentavo da bambina " Nostra Signora Della Consolazione."

La prima voce era una ragazza di sedici anni con una voce bellissima e per mia fortuna non ho dovuto mai sostituirla, altrimenti il paragone mi avrebbe schiacciata inesorabilmente.

Un giorno di primavera durante le prove del coro il nostro parroco, padre Gatti ci annunciò che ci avrebbe portato al Santuario della Madonna Della Guardia come premio per il nostro comportamento, e che sarebbero venuti con noi anche padre Mario, il quale era giovanissimo e bello come il sole e tutte le femmine volevano fidanzarsi con lui, padre Cavaliere, che era il direttore del coro, il quale ci teneva ore ore in sala prove finché non superavamo i nostri limiti, e padre Galli, lo sportivo del gruppo.

Padre Cavaliere per ricordarsi di dover adempiere a certe cose, si faceva sempre dei nodi al cordone di fine cuoio che gli pendeva sino ai piedi, ed io che durante la messa stavo alla sua destra mentre suonava l'organo, gli facevo nodi su nodi. Non mi ha mai beccato perché avevo mani di velluto e un visino da angioletto disceso dal cielo.

Ovviamente venivano sempre sgridati i maschi. Ah, ah, ah. Io ero una bambina già matura e di conseguenza non dovevo essere riempita di raccomandazioni ogni tre per due, né dovevo essere consolata se qualcosa non andava.

Mi auto gestivo e mi consolavo per i fatti miei, anche perché ero particolarmente riservata.

Mia madre mi affidò mio fratello Walter che di anni ne aveva otto.

Sottoscrivo il reso conto della gita al presente per rendervi più partecipi della divertente avventura vissuta.

Ore 7.00 -

Ritrovo alla stazione delle corriere sita in Piazza Della Vittoria, tutti provvisti di pranzo al sacco.

7.40 -

Ancora tutti in piazza ad aspettare Patrizia che è in ritardo di trenta minuti.

7.41 -

Arrivo di Patrizia che ha rischiato il linciaggio.

7.50 -

Saliamo tutti e padre Galli assegna i posti mentre padre Mario ci aiuta a raggiungere la reticella porta bagagli.

8.00 -

Padre Gatti ci nebulizza per una benedizione con acqua santa di Lourdes, seguono di conseguenza un Padre Nostro, tre Ave Maria, due Salve Regina e un Angelo Custode, per assicurarci l'incolumità durante il viaggio. L'autista ne ha già i marroni pieni.

8.20 -

Si entra in autostrada, tutti noi urliamo e saltiamo come cavallette.

8.50 -

L'autista accosta e chiede di abbassare il tono della voce. Padre Gatti chiede scusa da parte nostra.

8.51 -

Si riparte.

9.00 -

Mio fratello deve vomitare. La notizia arriva alle orecchie dell'autista.

9.05 -

Siamo fermi da cinque minuti in una piazzola d'emergenza. Mio fratello vomita accudito da padre Galli.

9.10 -

Si riparte.

9.15 -

Altra sosta, questa volta vomita Alberto.

9.20 -

Si riparte, ma Teresa e Monica sentono l'impellente bisogno di vomitare in contemporanea. L'autista non si può fermare in quel tratto di autostrada. Teresa e Monica vomitano in simultanea sui piedi di padre Mario.

9.30 -

Sosta alla stazione di servizio. Scendiamo tutti per andare alla toilette. Padre Mario cerca di lavare la tonaca e le scarpe, ma a giudicare la chiazza rimasta, non sembra essere una brava lavandaia. Teresa e Monica vengono aiutate da padre Cavaliere a rinfrescarsi.

10.10 -

Padre Gatti e padre Cavaliere spargono la segatura sul vomito nel corridoio della corriera. L'autista è palesemente incazzato.

10.35 -

Saliamo tutti sul pullman che olezza di vomito. Si riparte.

10.40 -

Bloccati in coda. Padre Cavaliere per distrarre la ciurma di ragazzini scatenati ci fa cantare in sequenza: " E' il giorno del Signore, Lodate lodate, Su questo altare, Resta con me, Fratello Sole Sorella Luna, Mistero della Fede, Osanna nell'Alto dei Cieli e Maria tu sei."

11.00 -

L'autista chiede pietà e un cambio di stile musicale. Lo facciamo felice e intoniamo a squarcia gola " Finché la barca va" di Orietta Berti.

11.20 -

Stiamo ancora cantando " Finché la barca va."

11.25 -

L'autista urla di smetterla, mentre Filippo e Marco si prendono a cazzotti nell'ultima fila in fondo alla corriera.

11.30 -

I nostri custodi si fiondano a sedare la rissa. Padre Mario si becca un calcio nello stinco. Decisamente non è il suo giorno fortunato.

11.40 -

Rissa sedata e coda finita, forse per grazia ricevuta.

12.00 -

Sosta perché mi viene da vomitare.

12.01 -

Falso allarme.

12.02 -

Si riparte tra le imprecazioni dell'autista, il quale viene esorcizzato da padre Gatti con acqua santa di Lourdes.

12.20 -

All'orizzonte si intravede l'uscita di Bolzaneto.

12.25 -

Passato il casello padre Gatti fa accostare l'autista per ringraziare il Signore, per essere usciti indenni dall'autostrada. Un Padre Nostro, tre Ave Maria, due Salva Regina, e un Angelo Custode. L'autista vorrebbe ucciderci tutti saltando al volo dal suo posto di guida, facendo così finire la corriera in una scarpata. Ne sono convinta, basta guardare la sua espressione.

12.30 -

Inizia la strada collinare colma di curve che porta al Santuario della Madonna Della Guardia. Quattro soste tutte in curva, dovute al rigetto di tazze di latte non digerite.

13.00 -

Arrivo al Santuario. L'autista parcheggia nell'aria apposita con grandissima difficoltà, perché tutto il monte è avvolto da una cortina di nebbia spessa come torrone. Non si vede un belin di niente.

13.15 -

Ci sediamo, dietro suggerimento di padre Gatti, su un prato fradicio per consumare il nostro pranzo al sacco, non prima di averci fatto ringraziare il signore per il buon cibo che stiamo per ricevere. Un Padre Nostro, tre Ave Maria, due Salve Regina, un Angelo Custode e un Atto di Dolore, che secondo me non c'entra un fico secco, ma va bene lo stesso. L'importante è mangiare.

13.20 -

Apro la borsa e scopro che tutti i panini sono zuppi di aranciata. La bottiglia con tappo stile prima guerra mondiale si è aperta. Butto via tutto.

13.22 -

Mio fratello piange come un vitello sgozzato. Ha fame.

13.25 -

Teresa mi regala due formaggini Mio. Li do a mio fratello.

13.30 -

Padre Gatti mi regala i soldi per comprare due gelati.

13.51- Vago nella nebbia come uno zombi alla ricerca del bar perduto, nella cecità più assoluta. Quando trovo il bar mi dicono che non hanno più gelati ma solo ghiaccioli. Compro i ghiaccioli anche se fa un freddo cane e torno barcollando dagli altri, i quali durante la mia assenza si sono radunati in una fila indiana lunghissima, davanti alla toilette. Mio fratello ed io succhiamo i ghiaccioli aspettando il nostro turno con i denti che battono.

14.00 -

Entriamo nel Santuario per una visita guidata dove (guarda il caso) è appena cominciata la messa.  Padre Gatti decide di farci seguire tutta la funzione.

15.00 -

Andiamo a visitare le stanze ex voto per guardare i voti di centinaia e centinaia di persone che hanno ringraziato la Madonna per aver avuto salva la vita da tragici incidenti o terrificanti malattie, ma guardando le date mi rendo conto che sono tutti già morti. Sono morti a prescindere. Tanto valeva...

15.40 -

Federica sviene per mancanza di ossigeno. Troppe candele. Scatta il soccorso. Tutti fuori dalle stanze ex voto in un parapiglia generale.

16.10 -

Padre gatti e gli altri preti sono stremati. Si decide per una partenza anticipata, non prima di chiedere la protezione del Signore per il viaggio di ritorno. Un Padre Nostro, tre Ave Maria, due Salva Regina, un Angelo Custode. L'autista ha la giugulare che gli pulsa in modo anomalo.

16.30 -

Si parte e tutto si ripete come all'andata, vomito compreso. Arrivati in Piazza Della Vittoria ringraziamo il Signore per averci fatti arrivare sani e salvi. Un Padre Nostro, tre Ave Maria, due Salve Regina e un Angelo Custode. L'autista scende ed entra in un bar sotto i portici per ubriacarsi. Lo comprendo dal profondo del mio cuore anche se ho solo dieci anni.

17.45 -

Suono il campanello di casa. Mia madre apre la porta. 

<< Eccovi, chissà come vi siete divertiti. Raccontatemi un po’.>> Mio fratello ed io ci guardiamo complici.

<< Tutto bello, ma abbiamo una fame tremenda.>>  Ci fiondiamo sul cibo come disperati che non mangiano da mesi.

Domani la maestra mi chiederà di fare un riassunto della mia domenica. Non credo che mi sbaglierò scrivendo:

<< Vomito, preghiere, nebbia e fame.>>

Cari amici lettori le gite come queste ti bruciano riducendoti in cenere, segnando la tua vita futura per sempre, anche se lasciano dietro di loro un filo infinito di nostalgia.

Un abbraccio dalla vostra amica Dada che da quel giorno evita i viaggi in pullman come la peste.