19 Luglio 2018

 

L'altro ieri sono andata ad un funerale di un signore che abitava nel palazzo accanto al nostro.

Ci sono andata anche se non lo conoscevo profondamente perché era una persona educata e gentile.

Mi sono, per così dire, sentita di dargli l'ultimo saluto, e di conseguenza mi è tornato alla mente un altro funerale a cui partecipai, nel quale mi accadde una cosa veramente assurda.

In quel caso a morire fu un rappresentante di moda anziano, già in pensione da anni, che conobbi per questioni di lavoro.

Una mia collega ed io andammo alla funzione a nome di tutto lo showroom.

Arrivammo però a messa incominciata e senza fare rumore ci sedemmo accanto ad una signora, la quale aveva il viso stravolto per le lacrime versate e un'espressione talmente triste che avrebbe potuto pubblicizzare un farmaco contro la stitichezza.

Singhiozzava sotto voce rovistando nella borsa alla ricerca di un fazzoletto.

Prontamente la mia collega le offrì un fazzoletto di carta.

Tamponandosi gli occhi ci ringraziò più volte.

<< Sapete, somigliava in tutto e per tutto alla nonna materna, una befana alta e rugosa dai lineamenti marcati e i baffi neri. Certo non brillava per la sua avvenenza, ma comunque ognuno ha la faccia che si merita.>> ci informò parlando a bassa voce.

<< A quattro anni già scriveva e leggeva.>> continuò dopo essersi soffiata il naso rumorosamente << Comunque ha vissuto un'esistenza bellissima.>> riprese guardandoci mesta.

<< Immagino...>> sussurrai io. Non sapevo che caspita dire.

Dall'organo scaturì un requiem desolante che tutti noi ascoltammo devotamente, poi il parroco cominciò il sermone cospargendolo di velate minacce:

<< La vita è sofferenza e anche la morte sarà altrettanto sofferente, perché se non farete nulla per salvare la vostra anima, l'inferno vi avvolgerà nelle sue fiamme eterne...............>>

La signora riprese a piangere con più forza. Le passai un altro fazzoletto.

Lei ci inspirò dentro profondamente, quasi cercasse un po’ di consolazione sniffando la carta.

I suoi occhi erano gonfi e pesti come quelli di un pugile dopo un incontro non troppo fortunato.

<< La sua mente è rimasta lucida e limpida sino all'ultimo respiro.>> ricominciò dopo essersi tamponata il viso inondato dalle lacrime stile cascata << anche se era sempre acida e mal disposta con chiunque. Era pigra e dispettosa. Si lagnava sempre di tutto e si piangeva

addosso per ogni stupidaggine. Litigavamo continuamente. Se cadevi e ti rompevi un ginocchio, lei ti raccontava del suo raffreddore, assicurandoti che sarebbe morte durante la notte. Mi telefonava ogni tre minuti e se per rispondere ci mettevo un secondo di più, urlava come una pazza. Mia suocera era egoista e megalomane. Con il suo brutto carattere ha seppellito i genitori, il marito e tutte e due i figli. Io ero l'unica parente rimasta, tra l'altro acquisita. Adesso però è morta e non può più rompermi le scatole. Sto piangendo di gioia.>>

La mia collega ed io ci guardammo molto preoccupate.

<< Sua suocera ha detto? Guardi che questo è il funerale del signor Carlo T.>> la informai io facendo uno sforzo terribile per non ridere.

La signora rimase immobile in un silenzio spettrale, fissandoci con l'espressione attonita di una che sta guardando un film in lingua straniera e ovviamente non capisce un fico secco.

<< Cazzo.>> esclamò a voce alta, quel tanto che bastò a far voltare la metà dei presenti.

<< Ho sbagliato chiesa. Mi sembrava, mi stavo giusto chiedendo chi fosse tutta questa gente.>> e scappò a gambe levate borbottando ingiurie contro la suocera.

Inutile dire che con la mia collega uscimmo precipitosamente perché non potemmo più trattenere le risate.

Tornate in ufficio raccontammo l'esilarante episodio ai colleghi, che non solo non ci credettero, ma ci preso per culo per mesi.

Vi abbraccio tutti cari lettori invogliandovi a presenziare ai funerali, che non sempre sono tristi come sembra.

Un saluto dalla vostra amica Dada, per il momento viva e vegeta.