12 Luglio 2018

 

Ieri sera con una coppia di amici, Davide ed io siamo andati sulla spiaggia a gustarci un aperitivo di tendenza.

Parlando del più e del meno i nostri amici ci hanno informato della loro partenza a breve per le vacanze.

<< Dove andate di bello?>> ha chiesto mio marito.

<< In Corsica, in campeggio.>>

<< Bellissima la Corsica.>> ho risposto quando mi hanno chiesto cosa ne pensassi.

<< E del campeggio?>>

<< Belloooooooo........>> ho mentito spudoratamente.

" Bello un piffero." ho pensato tornando indietro di anni alla velocità della luce.

La prima volta che andai in campeggio fu nel lontano 1989, per far felice il mio ex marito.

Abbiamo passato un fine settimana nella casa di campagna dei suoi genitori, a riesumare dalla cantina un vecchio residuo di tenda anni settanta, indossando guanti e mascherina perché all'esterno era piena di muffa.

Dopo averla lavata, disinfettata e quant'altro, l'abbiamo lasciata al sole per il resto della giornata.

<< Faremo una vita spartana, vedrai come ti diverti.>> mi ha detto il mio ex marito, confermando il mio forte dubbio che non mi conoscesse per niente.

Dopo aver speso l'equivalente valore monetario per poter fare una vacanza di un mese girando per l'Europa, in attrezzi da campeggio, siamo partiti alla volta della Corsica, destinazione Bonifacio.

Due ore per trovare il campeggio, sito in mezzo ad una brughiera di massi pietrosi e sterpi spinosi, sferzarti da un vento di maestrale perenne. Mi sembrava di essere Catherine in Cime Tempestose.

Due ore per piantare la tenda, mentre la coppia di tedeschi accanto a noi ci ha messo tre secondi netti.

Coda inumana in un supermercato di Bonifacio per fare la spesa, dove un bambino mi ha tirato un calcio negli stinchi, tanto per gradire, e ancora oggi non so perché.

Le vacanze dovrebbero servire per rimettersi in salute e recuperare le forze e le energie  attraverso il riposo fisico e mentale, conferendo all'aspetto un nuovo splendore.

La mattina dopo sono scesa in spiaggia rimanendo al sole, sferzata da colpi di maestrale mista a sabbia finissima. Due ore dopo piangevo per l'ustione. Finito di prendere il sole.

<< Ma anche te perché non ti sei messa sotto l'ombrellone?>> mi ha apostrofato il mio ex marito mentre mi metteva sulle spalle le garze con la pomata per le ustioni.

Mi sono trattenuta dal riempirlo di botte, ma solo perché mi faceva male ovunque e non avevo la forza di muovere un solo muscolo.

Come avrei potuto stare all'ombra? Il vento non ti permetteva di aprire neppure l'ombrellino dell'aperitivo.

Il cesso era alla turca e di notte bisognava girare per il campeggio con la pila accesa, attentissimo a dove mettevi i piedi, imitando le Giovani Marmotte di Paperino, che per dirla francamente mi sono sempre state sulle palle. 

Una sera ci ho trovato un serpente acciambellato, il quale mi ha guardato come dire:

<< Che cazzo hai da guardare?>>

<< Vorrei informarti che dovrei fare la pipì.>> ma il suo sguardo diceva:

<< Chi tardi arriva male alloggia, quindi smamma.>> Finito di usare il cesso.

Non mi è sembrato il caso d'insistere e ho fatto pipì dietro un cespuglio gigante di ortica. Mi è bruciato il sedere per due giorni interi. Ho passato più tempo in infermeria che all'aria aperta.

Ogni sera prima di andare a dormire bisognava svuotare la tenda e ripulirla dai miliardi di insetti e millepiedi che se ne andavano a spasso senza il nostro consenso, intrufolandosi dentro i nostri abiti e le nostre scarpe.

Meno male che non sono una di quelle donne che vanno in iperventilazione appena vedono una formica, altrimenti avrei passato la vacanza ad urlare come un'ossessa.

Di notte la temperatura scendeva ai minimi termini, per cui dovevamo indossare tutti gli abiti in nostro possesso per non morire assiderati durante il sonno.

Il fornello, ultimo modello per scalatori del K2, ci lasciò orfani della sua presenza appena due giorni dopo il nostro arrivo, causa rottura improvvisa, di conseguenza ci siamo cibati per quindici giorni con baguette di gomma e prosciutto cotto dalle venature verdi, il quale non si capiva se fosse un prosciutto d'epoca preistorica o fosse un prosciutto importato da Marte.

Non ho cagato per giorni e giorni, ingurgitando cubetti di mannite come fossero caramelle.

Ero sfinita, sbattuta, con la pelle a squame e chiazze, sotto stress, morta di sonno e piena di cacca.

Di quella vacanza sono rimaste tre fotografie in croce, perché il mio ex marito odiava fotografare e farsi fotografare. In una di quelle foto ho un’espressione che la dice lunga su quanto e come mi stessi divertendo.

Per un bel po’ in casa nostra non si parlò più di campeggio, sino a due anni dopo. Ma questo ve lo racconto nel prossimo pezzo che posterò.

Vi lascio cari lettori con il dubbio Amletico:

<< Campeggio o non campeggio?>>

La vostra amica Dada vi saluta, facendovi sapere che durante quelle vacanze, ebbe anche il ciclo. Io sono fatta così, la sfiga mi piace averla tutta in una volta.