9 Luglio 2018

Fra poche ore, direttamente dal terrazzo di casa nostra mio marito ed io avremo l'onore di ascoltare la "Nona" di ….Ludwig Van Beethoven, in re minore per soli coro e orchestra, Op. 125, universalmente conosciuta come " Nona sinfonia", compiuta nel 1.824.

E invece no, poiché fra tutte le cose probabili che potrebbero accadere, né accadrà una sola: l'apertura della tanto attesa " Sagra del pesce fritto".

Per tutti coloro che non lo sapessero la suddetta sagra si svolge per quattro lunghissimi interminabili giorni all'interno di un parco-giardino, di fronte a casa nostra.

Da nove anni tutto si ripete: allestimento con tavoli da tappezziere e relative panche anni sessanta. Allestimento di tutte le sagre nel mondo.

Credo fortemente che siano sempre le stesse panche che girano in tondo.

Poco prima dell'ora di cena l'aria ancora calda di sole spinge sul terrazzo i petali di fiori caduti dal ciliegio in giardino. No. Trattasi di oscuri sbuffi di fumo che si innalzano verso il cielo, trasportando con sé un miasma di olio per motori a quattro tempi.

Tutti coloro che hanno ancora una parte di cervello funzionante si affrettano a togliere i panni stesi ad asciugare, anche se nella zona dove abito vige un decreto che vieta la stesura della biancheria, per non deturpare la bellezza del contesto.

Molti persone stendono durante la notte per non farsi scoprire, neanche fossero drogati che si fanno una dose. Noi per sballarci e trasgredire stendiamo i panni, ci accontentiamo di poco.

Se sino al giorno prima sentivi il profumo della lavanda in fiore e il ronzare dei delle api e i calabroni, dal giorno dopo sei circondato da una nebbia di puzza oleosa che ti avvolge come le spire di un Boa Constrictor, e da quel momento non senti più nulla di vagamente profumato.

Mentre ceniamo sul terrazzo, respiriamo come asmatici l'odore legnoso del Teck&Tonka, consumandone una quantità esorbitante, come monaci eremiti sul cucuzzolo dell'Himalaya. Tra l'altro essendo un incenso puro costa un occhio della testa.

<< Chissà, magari il cuoco e i suoi aiutanti arrivano in ritardo.>> mi disse Davide lo scorso anno, inutilmente speranzoso, mentre io cercavo di rimanere concentrata nel tentativo di non vomitare il gelato che stavo mangiando che sapeva di pesce fritto, come tutto il resto.

A questa meravigliosa sagra, delirio della puzza, si presentano in molti, e tutti pretendono di parcheggiare l'auto davanti al cancello del parco, pur di non fare a piedi due metri.

I primi arrivati non trovando posti liberi, issano l'auto sopra le altre, mentre gli altri le lasciano dove capita, davanti ai passi carrabili, ai bidoni della differenziata o semplicemente in mezzo alla strada. Qualsiasi cosa pur di non perdersi la porzione di pesce fritto.

Quindi mi pongo una domanda:

<< Se ti piace smodatamente il pesce fritto, tanto da rischiare di farti portare via l'auto e pagare multe vertiginose per riprendertela, perché quella cifra non la spendi in un ristorante per una cena a base di pesce a lume di candela e vista sul mare?>>

E mi pongo anche la seconda:

<< Perché se non puoi fare a meno del pesce fritto tanto da rimanere per ore avvolto da una puzza disgustosa, non ti compri del pesce, inviti degli amici e prepari una cena a base di pesce fritto, impuzzando esclusivamente casa tua?>>

Alle 21.30 della prima sera la cortina oleosa avvolge le case alla vista e i bambini si rifiutano di giocare in giardino per non inalare quell'odore di olio già rancido.

Siamo costretti a chiudere le finestre nonostante il caldo, tappandoci in casa come sopravvissuti ad una catastrofe, passando poi il resto della notte ad appoggiare le guance sui vetri, alla ricerca spasmodica di un po’ di frescura, oppure scappiamo di casa e andiamo a dormire in un'altra città.

Si sa che la luce viaggia in linea retta, e si sa che lo fa muovendosi come un'onda, esattamente come un'onda d'olio che la mattina dopo si riversa in casa tua con la forza di uno tsunami.

Scema te che hai aperto le finestre, ma a quel punto le puoi lasciare aperte, tanto non cambia nulla, tanto ormai puzzi di fritto dalla testa ai piedi, comprese le mutande, che devi affrettarti a togliere, perché se incroci un estimatore della sagra del pesce fritto, potrebbe saltarti addosso.

Dopo le tre docce consecutive mattutine, durante le quali ti sei strofinato con la carta vetro, ti rovesci in testa l'equivalente di un litro di costosissimo profumo francese, senza rilevare il più piccolo cambiamento olfattivo, poi vai a lavorare saltando come una cavalletta tra le pozzanghere d'olio che incontri sul tuo cammino.

Ricordo che lo scorso anno, mentre ero in coda in un panificio mi asciugai la fronte con un fazzoletto, e la signora accanto a me mi disse comprensiva:

<< Certo che con questo caldo si suda parecchio.>>

<< No signora, non sto sudando, è olio.>>

Mi ha fissato torva e si è voltata dall'altra parte. Si starà ancora chiedendo se fossi scappata da una clinica neurologica.

Bisogna mettersi l'anima in pace, perché finché la sagra non chiude i battenti tu puzzi come uno stoccafisso e trasudi olio, tanto che dopo devi buttare via tutti i vestiti, le tende, le lenzuola e così via, e anche se ti lavi e ti rilavi, continui a puzzare per settimane.

Gli scienziati sanno molto bene che esistono una quantità inaudita di fenomeni che non si possono spiegare, e la puzza orrenda della sagra del pesce fritto è una di queste.

Alcuni abitanti della zona hanno tentato il suicidio buttandosi giù dal terrazzo, ma senza risultati soddisfacenti, poiché la ringhiera a cui si sono afferrati per buttarsi di sotto era unta d'olio, per cui gli è scivolata tra le mani.

Mia madre mi ha sempre detto che il sole e l'aria fresca fungono da sbiancante, igienizzante, e profumo naturale, ma mia madre non conosceva gli esiti devastanti della sagra del pesce fritto.

Cari amici lettori vi ringrazio per avermi letto, e se per caso in questi giorni vi dovessero arrivare dei messaggi unti e bisunti, non fateci caso, tanto sapete il perché.

Un abbraccio dalla vostra amica Dada, in questi giorni particolarmente scivolosa.