6 Luglio 2018

 

L'italiano medio non vuole mai fare la fila, neanche se è in possesso del ticket, il quale dichiara ufficialmente quando è il momento del tuo turno, figuriamoci se non si è in possesso del fantomatico biglietto rivelatore.

Scrivo italiano medio perché durante i miei viaggi all'estero, non ho mai goduto di certe assurde vicissitudini.

Nella mia vita mi sono ritrovata in coda milioni di volte, e avrei non poche cosine da riferire, ma per oggi ne racconto solo tre, che manifestano con completezza il senso dell'evoluzione mentale e spirituale del popolo terrestre.

1-

Coda dal pollivendolo, numero personale 22. Aspetto tranquilla fino a quando sul display lampeggia il numero 22.

<< Mi dica.>> invita il pollivendolo gentile.

<< Vorrei...>>

<< Io ho il numero 23.>> esclama una signora dietro di me.

<< Si certo, servo la signora e sono subito da lei.>>

<< No, deve servire me, ho il numero 23.>>

<< Ho capito, ma la signora ha il numero 22, e se la matematica non è un'opinione, il numero 22 viene prima del 23.>>

Risposta della signora mentre esce furiosa dal negozio.

<< Roba da non credere, ma in che mondo di sottosviluppati viviamo?>>

Ecco, appunto, fatti una domanda e datti una risposta, chissà magari la tua mente potrebbe avere un guizzo involontario d'intelligenza, che ti possa aiutare ad uscire dai labirinti ombrosi in cui ti aggiri ceca, senza trovare l'uscita.

2-

Conad, fila alla cassa. Una signora sta pagando, la signora dietro di lei toglie la sua spesa dal carrello per posizionarla sul rullo trasportatore. Dietro di lei ci sono io con un piccolo cestello, che aspetto serena che si liberi un pezzo del rullo trasportatore. Dietro di me c'è un signore che mi sta attaccato addosso come un adesivo. Non amo essere toccata dagli sconosciuti, neanche con i guanti di gomma, figuriamoci con tutto il corpo. Tra l'altro è in possesso di un alito pestilenziale. Cosa mangia la gente a colazione? Topi morti?

Finalmente una striscia di rullo si libera ed io mi inchino sul cestello per prendere le mie cose, ma quando mi tiro su lo spazio è già occupato dalla spesa del signore dietro di me.

<< Mi scusi>> gli faccio notare gentilmente << potrebbe aspettare solo un attimo? Ci sarei prima io.>> domandandomi se per caso non fossi diventata trasparente, magari a colazione mi è caduta una pozione magica nel succo di pompelmo e non me ne sono accorta.

<< Perché si è comprata il rullo?>>

<< No, è solo una questione di principio e di rispetto. Se voleva passare prima bastava chiedere.>>

<< Io metto la mia spesa dove mi pare e quando mi pare. Cassiera chiami il direttore, questa signora mi ha insultato.>>

Nonostante sulle pagine dei miei pezzi ironici io possa apparire tagliente e pungente, nella vita privata sono una persona sempre gentile, cortese, educata e disponibile, poiché i miei genitori mi hanno insegnato che senza educazione, buone maniere e gentilezza, non si va

da nessuna parte e non si migliora la propria esistenza.

In quel momento però, ho dimenticato per alcuni secondi tutti i meravigliosi insegnamenti ricevuti da mamma e papà.

A bassa voce e con grande calma gli ho detto:

<< Comprendo che essendo un ritardato mentale lei no sia in grado di sostenere questa difficile comprensione, causa del mancato funzionamento delle sue cellule grigie. Ora l'ho insultata davvero, chiami pure il direttore.>>

Si è messo a urlare come un matto.

<< Io la denuncio, io le faccio causa per diffamazione.>>

<< Si accomodi pure, ma stia tranquillo, altrimenti le viene un infarto.>>

Ho spostato le sue cose e ci ho messo le mie mentre lui litigava con il direttore.

3-

Una mattina del nostro giorno di festa, che in estate cade sempre in settimana, Davide ed io siamo andati in un negozio dove vendono e aggiustano cellulari. Io mio cellulare sembrava morto e dovevo farlo controllare.

Il negozio apre alle 9.30, ma ci siamo presentati in anticipo perché avevamo da sbrigare un sacco di commissioni.

Davanti al suddetto negozio c'era già una coda infinita che serpeggiava lungo il marciapiede.

Uomini d'affari in giacca e cravatta? Donne manager in tacchi altri e tailleur doppio petto? Avvocati? Imprenditori stile Briatore? Poliziotti in borghese? Medici chirurghi? Tutte persone che con il cellulare lavorano dalla mattina alla sera. No, nulla di tutto ciò.

Il più composto e rassicurante era un signore in ciabatte di plastica con una specie di bermuda calata sul culo grasso e una canottiera slabbrata di tre taglie più grandi.

Non si vede il logo delle mutande firmate Dolce&Gabbana, solo il culo.

Mio marito ha chiesto gentilmente:

<< Scusate, potete dirmi chi è l'ultimo?>>

Tutti si sono guardati intorno cercando l'ultimo arrivato. Sembrava di stare in un reparto di degenti con problemi mentali.

Un tizio con uno stuzzicadenti in bocca, che è l'immagine che vorresti sotto gli occhi ogni santo giorno, ha sentenziato:

<< Gli ultimi siete voi.>> Abbiamo riso pensando ad una battuta, poi Davide ha sottolineato:

<< Simpatico, ma intendevo chi è l'ultimo della fila?>>

Il tipo con il culo di fuori si è grattato la patta dicendo:

<< Ma ci prendete per il culo? Voi siete arrivati per ultimi, e voi siete gli ultimi.>>

<< L'abbiamo chiesto perché non vorremmo passare davanti a nessuno.>> ha ripetuto Davide che incominciava ad innervosirsi.

<< Ah, ma allora insisti, >> ha esclamato l'essere con lo stuzzicadenti in bocca << sei veramente ignorante se non capisci. Se sei arrivato per ultimo, sei tu l'ultimo.>>

Sorvoliamo per un attimo sulla confidenza non concessa di dare del tu ad una persona che non conosci, insegnamento basilare per saper convivere nel mondo civilizzato.

Ma di cosa stiamo parlando?

Come si può parlare di evoluzione della specie, quando ci sono esseri che ignorano le più piccole elementari basi del ragionamento?

Non sono politicamente corretta, perché non mi piace la politica, ma sono corretta, quindi continuo a dichiarare che non è vero che siamo tutti uguali.

Un abbraccio dalla vostra amica Dada, la quale invece degli stuzzicadenti, usa il filo interdentale, e lo fa nel proprio bagno.