5 Luglio 2018

 

La scorsa estate Davide ed io abbiamo ricevuto un invito per un matrimonio, da alcuni conoscenti.

Mese, giorno e ore della cerimonia: 15 Agosto ore 12.30. Ma perché, ci siamo chiesti con lo sguardo triste. Perché sposarsi il giorno di Ferragosto con 55 gradi all'ombra?

<< Io lavoro, quindi non posso. potresti andarci tu?>> ha detto la mia dolce metà.

A parte il fatto che presenziare ad un matrimonio dove non si conoscono neppure gli sposi mi sembra assurdo, ma il punto cruciale è che io appartengo al gruppo degli Spiriti che odiano il caos e il rumore, quindi ritrovarmi in mezzo ad una folla urlante che ignora che la voce è uno strumento quindi va usata come tale, mi fa stare male solo al pensiero, per non parlare del caldo che non gestisco affatto bene neanche al mare, figurarsi ad un matrimonio.

<< Mi vuoi far venire l'ulcera?>> ho chiesto facendo la vittima.

<< No amore, ma non accettare mi sembra indelicato. Vai tu ti prego, fallo per me.>>

Per amore cosa non si fa!!!

Il 15 di Agosto sono salita sul treno per andare a Sanremo, nonostante l'afa opprimente, e per fare una bella figura mi sono abbigliata con ricercata eleganza, ma è servito a poco, poiché sono rimasta incastrata e strizzata tra due famiglie che si recavano al mare, con bambini urlanti, borse frigo giganti e animali gonfiabili al seguito, ovviamente gonfiati in anticipo.

Quando sono scesa dal treno ero sudata marcia, con lo chignon di traverso e l'abito elegante completamente spiegazzato.

Sono salita su un taxi dando l'indirizzo della chiesa all'autista, il quale per tutto il tratto di strada ha parlato male di Renzi, definendolo un " Pansotto ripieno di ricotta "

<< Non sta combinando un cazzo!!>> ha esclamato furioso, e per questo assolo di cui non ho fatto richiesta, ho dovuto anche pagare.

La chiesa era gremita di gente e tutti spintonavano per entrare, ma solo per poter appoggiare la fronte sugli altari laterali, rivestiti di freddo marmo.

Lo sposo era posizionato ai piedi dell'altare maggiore, avvolto in un abito di finta seta azzurra luccicante, aderente come una tutina fatta con il domopak plasticato.

Scarpe a punta di vernice amaranto e farfallino stile pagliaccio da circo in tinta.

Il padre sembrava già ubriaco e la madre era tutta un sorriso di rossetto sbavato sui denti, e salutava a destra e sinistra come fosse Papa Francesco.

Per un colpo di fortuna, che a priori ho considerato come un colpo di sfortuna, ho trovato un posto striminzito tra una signora enorme e un ragazzino minorenne (probabilmente suo figlio) che puzzava di colonia come un gigolò.

La marcia nunziale ha riempito la navata e la sposa ha fatto il suo ingresso in un tripudio di balze di raso bianco luccicante, disposte a cascata, e una miriadi di lustrini sparsi ovunque, anche sulle spalle nude e sulle palpebre, provviste di ciglia finte.

" Il luccichio deve essere una malattia di famiglia." ho pensato sconvolta.

Il futuro marito ha lanciato un fischio di apprezzamento in puro stile " Cafoni si nasce non si diventa, e lui ci nacque."

Il prete ha esordito così:

<< Immagino che per molti di voi la preghiera sia un'attività fuori moda.>>

Tutti hanno abbassato il capo sentendosi in difetto, anche gli sposi.

<< Se non pregate e non praticate non salverete la vostra anima..........>> e per un'ora d'orologio ci ha cordialmente triturato i marroni con il risultato di ottenere l'uscita di tutti, con la scusa di fumare, pisciare, chattare con la zia che non sentivano da anni.

Tutto era meglio, tranne che stare chiusi dentro a sorbirsi la scomunica a vita.

Poi finalmente c'è stata la promessa d'amore eterno tra il macaron alla crema brilluccicante e la caramella Sperlari del marito. Ci siamo seduti tutti.

Dopo il sì che è sembrato poco convincente, la voce di un finto soprano si è alzata nell'aria per cantare l'Ave Maria e rendere la promessa più solenne.

Una donna singhiozzava come una disperata. Forse la madre di lui? Forse la madre di lei? Forse l'amante di lui? Dopo pochi secondi piangevano in molti, tutti maschi, ma solo perché pentiti d'essersi sposati.

Siamo usciti all'aperto sotto il sole che picchiava senza tregua anche sotto le palme, disseminate ovunque.

Duecento persone circa hanno salutato l'apparizione degli sposi sul sagrato con l'equivalente peso di riso, i quali poi sono arrivati al ristorante con due ore di ritardo, quando ormai anche gli antipasti erano morti per disidratazione.

Gli sposi sono arrivati dal mare dentro una barchetta grande come il guscio di una noce, che fa tanto romantico, ma poco pratico. Prima di riuscire a tirarli a riva la barchetta ha fatto il giro su se stessa almeno sei volte con l'accompagnamento di vari urli da parte della sposa e di alcune invitate che aspettavano sulla battigia. Una tristezza infinita.

Ormai zuppa di sudore e con i piedi gonfi come focacce sono entrata nella sala allestita per il pranzo, la quale mi ha ricordato " Il boss delle cerimonie napoletane" delirio del troppo.

A tavola mi sono ritrovata con la signora enorme e il ragazzino puzzoso di colonia scadente, nella più totale assenza di spazio.

Ovviamente ho mangiato in una posizione assurda, essendo mancina in un tavolo di destrimani, mentre le zanzare giganti mi hanno dato il tormento, costringendomi a donare il sangue alla loro croce rossa.

La signora enorme ha cantilenato per tutto il pranzo in falsetto.

<< E' vero che si adatta molto bene al biondo dei suoi capelli?>> mi ha chiesto mentre succhiava un gamberetto.

<< Come scusi?>>

<< L'abito della sposa si adatta perfettamente al biondo dei capelli.>>

Ho guardato l'abito della sposa e i suoi capelli nerissimi.

<< Perfettamente.>> ho risposto. O era daltonica o ubriaca, ed io ho optato per la seconda ipotesi.

C'è stato poi il discorso dello sposo, il quale ha sbagliato la data del loro primo incontro, del loro primo bacio e così via, facendo la figura del perfetto coglione.

La signora urlava ogni due secondi " Evviva gli sposi " e brindava anche da sola, mentre il minorenne puzzone mi ha detto:

<< Ma lo sai che sei proprio una bella donna?>>

<< Potrei essere tua nonna.>> gli ho risposto alzandomi per andare alla toilette.

<< Se vuoi posso farti da cavaliere.>> ha risposto seguendomi al bagno.

Ma gli psicopatici li incontro tutti io?

<< Potremmo uscire insieme una di queste sere.>> ha continuato convinto.

<< Ci sono più probabilità che tu possa uscire con un topo morto che ti accompagna al cinema e te lo paga pure.>> ho risposto chiudendomi dentro.

<< Mi piacerebbe conoscerti meglio.>> ha urlato al di là della porta.

Quando sono uscita, approfittando della sua assenza sono scappata strisciando lungo le pareti della sala in posizione fetale, verso l'agognata libertà. E' stata la prima idea brillante della giornata.

A casa ho fatto una doccia ristoratrice e poi mi sono distesa sulla sdraio in terrazzo avvolgendo la mia mente nel silenzio.

<< Ti sei divertita?>> ha chiesto Davide << e la torta come era?>>

<< Mi sono divertita come se mi avessero dato delle mazzate sulle falangi delle mani, quindi sono scappata prima del taglio della torta. Ti amo tanto ma non ci sarà una prossima volta.>>

Cari amici lettori alcune volte bisogna dire la verità, anche se a volte è dura e si tende a rifiutarla. Mi raccomando state alla larga dalle cerimonie in piena estate, non sempre risultano idee felici. La vostra amica Dada lo farà.