3 Luglio 2018

 

Questa mattina Francesca, lettrice della mia pagina ironica, ha postato una frase divertente che faceva riferimento a quando molto educatamente si chiede a qualcuno:

<< Ciao, come stai?>> e l'idiota di turno ti risponde così:

<< Come vuoi che stia?>> dando per scontato che tu sia un lettore della mente, programmato dalla NASA.

Io ho commentato:

<< Stupidità manifesta.>> e questo piccolo scambio di messaggi mi ha riportato indietro a una decina di anni fa.

Inverno, ore 19.00, rientravo a casa con due piedi a forma di piadina romagnola, stanca e affamata perché avevo lavorato anche nella pausa pranzo, di conseguenza non vedevo l'ora di farmi una doccia, perché ogni volta che salgo su un treno affollato, mi sento come se non

mi lavassi da mesi. Diciamo la verità: sono particolarmente schizzinosa.

A pochi metri dal portone di casa vidi venirmi incontro una signora che abitava nella stessa via, e che era interessante come guardare la televisione spenta per ore.

<< Buongiorno come va?>> mi chiedeva ogni volta che la incontravo, per mia fortuna raramente, oppure << Buonasera>> a secondo del periodo della giornata.

Io tagliavo corto: << Bene grazie.>> salutavo e andavo via.

Quella sera fatalmente andò in un altro modo.

<< Buonasera, come va?>> le chiesi mentre cercavo le chiavi nella borsa.

<< Ah, guardi, non me lo chieda!>>

" Meno male." pensai sollevata infilando le chiavi nella toppa della serratura.

Convinta che se ne fosse andata mi spaventai a morte quando esclamò:

<< Ma lo sa che cosa mi è successo ieri?>> Ma che domanda è imbecille?

Non eravamo amiche e neanche conoscenti e non ci si frequentava in nessun modo. Io non avevo il suo numero di telefono, né lei il mio e a mala pena la incontravo tre volte l'anno. Mi dite come avrei potuto sapere cosa le fosse successo il giorno prima?

Pensando che gli stupidi nel mondo sono un male necessario, risposi:

<< No, non lo so.>>

<< Mentre stavo andando…bla, bla, bla, …bla…bla, bla, bla.........ecc. ecc. bla, ......bla....

Ma perché lo dissi? Volevo veramente saperlo? No. Di conseguenza feci calare la nebbia sulla mia concentrazione, ovattando i timpani.

<< Perché deve sapere... che...bla, bla, bla....bla....bla....bla....bla, bla......

Fiumi di parole accompagnate da gesticolazioni incontrollate.

La mia salvezza poteva essere solo quella di fissarla senza ascoltarla e annuire ogni tanto con un cenno del capo.

Dopo poco più di mezz'ora avevo gli occhi vitrei come Billy il Coyote quando gli cade addosso un masso da una tonnellata, e una patina di finto interesse sul viso, stile maschera rivitalizzante per la pelle.

<< E poi non ci crederà..... lo sa cosa mi ha detto?>> colsi senza volere tra un bla bla e l'altro.

" Non sono sicura di volerlo sapere" pensai concentrandomi per non urlare.

La signora, che per altro aveva la mia età ma sembrava mia nonna, aveva una voce da sirena antinebbia, lo sguardo da triglia morta da tre mesi e la mascella cascante, stile mastino napoletano.

<< Quindi le ho detto.......bla, bla, bla......bla......ecc., ecc........

Mentre parlava mi feci dei viaggi lunghissimi su altri pianeti.

<< Capisce? Si rende conto? Mi dica se capisce!>> mi chiese arrabbiata. Che cosa?

Cosa dovevo capire? Intorno a me si sollevarono nuvole di totale assenza impalpabile.

Annuii. << Certo che capisco.>>

<< La prego, non mi interrompa o perdo il filo.>> mi intimò immediatamente.

Per carità, non sia mai.

<< Perché è così…bla, bla, bla........ecc., ecc., ecc....bla…bla…e comunque è una cosa che sanno tutti.>> confermò abbassando la voce in un flebile sussurro.

Se lo sanno tutti, imbecille dei miei stivali, mi spieghi che bisogno c'è di abbassare la voce?

Avrei voluto dirlo, ma lo pensai e basta.

<< Bla, bla, bla........e comunque a me non mi fa paura nessuno, perché non ho paura di nulla.>>

Bè in questo caso dovresti. Siamo sole, al buio e io sto per ucciderti.

<< Bla, bla, bla.......

Incominciai a sentirmi come un ramoscello trasportato dalla corrente in un fiume in piena. Non potevo addormentarmi. Fissai la luce dei lampioni convincendomi d'essere ancora capace di autocontrollo e buone maniere, mentre lei continuava ad intontirmi con la sua conversazione demenziale, anche se il mio radar personale non la captava più.

Il tempo sembrava di gomma, scorreva e poi tornava, scorreva e poi tornava, come un'incantatrice partita di tennis. Stavo morendo di noia.

<< Per questo è accaduto il fattaccio, ma mi raccomando non lo racconti a nessuno.>> concluse mimando il tipico segno sulle labbra, sinonimo di chiusura ermetica.

E come potrei? Non ho sentito un cazzo. Più segreto di così. 

<< Ora vado, ho un sacco di cose da fare, e a casa mi aspettano. E' stato bello confrontarmi con lei. Mi sento meglio, e grazie infinite per la bella chiacchierata. Buona serata.>> disse convinta, e se ne andò.

Confrontarmi? Bella chiacchierata?

Da quella volta non ho chiesto più a nessuno come sta o come va, a meno che non siano persone profondamente conosciute e sane di mente.

Ci sono cose che rimangono radicate nella memoria, nella quale stazionano per sempre.

Cari amici lettori vi auguro di godere di ogni singolo attimo di silenzio come fa Dada, senza darlo per scontato, poiché è una cosa sacra.