2 luglio 2018

Un'amica mi ha telefonato in lacrime annunciandomi disperata di essere entrata in menopausa.

Per quanto mi riguarda non le ho mai chiamate mestruazioni, perché è una parola impronunciabile e di conseguenza mi piacerebbe conoscere l'essere che ha coniato codesta parola, ma solo per riempirlo di schiaffoni.

Non le ho mai neppure chiamate " Le mie cose" che fa sembrare la vagina uno scaricatore di oggettistica varia di proprietà personale. Tipo: un paio di scarpe, un libro, una caffettiera e così via.

Le ho sempre definite " Ciclo mensile" parole più consone a ricordare il cerchio naturale della Grande Madre.

Il giorno che si sono manifestate per la prima volta avevo solo 12 anni ed ero in casa con mio padre, il quale vivendo da anni con cinque femmine, aveva una cultura in materia non da poco. Mi ha passato un assorbente e mi ha preparato una camomilla.

La sera stessa mia madre mi ha fatto un discorso ingarbugliato, parlandomi di ovuli, che io ho confuso con " Uova" di conseguenza ho passato la mia pubertà a controllare che non scodellassi delle uova nelle mutande.

Un po’ deprimente, lo ammetto.

Gli assorbenti che comprava mia madre nel lontano 1974 erano ripieni di cotone idrofilo, lunghi 40 centimetri, larghi 20 e spessi 5.

Non solo non assorbivano un bel niente, ma ti costringevano a camminare come Frankenstein, mentre tutti gli altri ti compativano pensando che tu avessi le emorroidi.

Tutto ciò finché non ho conosciuto Susanna, compagna di scuola e di danza che mi ha detto:

<< Ma in che cazzo di pianeta vivi?>> e mi ha passato un Tampax. La amo anche solo per questo.

Quasi tutte le donne del pianeta Terra hanno il ciclo ogni 30 giorni. Io no. Mi veniva ogni 22-25 giorni al massimo. Tenuto conto che mi duravano una settimana e avevo un flusso stile " Cascata del Niagara", ero sempre a rischio collasso mortale.

Ho passato l'esistenza a sentirmi dire come un mantra:

<< Sei pallida come una morta. Per caso ieri sera sei uscita con Dracula?>>

Avevo amiche a cui duravano tre giorni senza sorta di disturbi. Io no. I dolori erano così forti che se vi foste trovati a tenermi la mano, ve l'avrei  staccata con un solo morso.

Secondo voi quante probabilità avrei avuto d'essere inondata da uno tsunami di ciclo il giorno del mio matrimonio? Il primo, perché mi sono sposata due volte. Sono recidiva.

Bè, tutte le possibilità..... e dopo mesi e mesi di controlli ed esami, il mio ginecologo, Vice Primario del Galliera che mi segue ancora oggi, mi informò che soffrivo di endometriosi. In tre anni cinque interventi.

Ne vogliamo parlare? E anche no. Un incubo!!!! Malattia che non mi ha fatto diventare mamma. Sono stata più in ospedale che a casa.

Ormai conoscevo tutti e andavo in giro con un camice bianco, facendo ridere medici e infermieri. Prenotare vacanze al mare? Organizzare un viaggio in moto? Fare palestra senza saltare mezzo mese di lezioni pagate? Nuoto? Bicicletta? Serate a teatro senza che mi dovessi alzare ogni minuto per cambiarmi l'assorbente, rompendo i coglioni a tutta la fila? Non mi sono mai goduta le cose sino in fondo.

Sentivo dire spesso, anche sul lavoro:

<< Questo mese ho saltato il ciclo, troppo stress.>>

<< Ho saltato il ciclo per due mesi. Il ginecologo mi ha detto che lavoro troppo e che devo prendermi una pausa.>>   Io no. Mai. Anzi, quando ero sotto stress mi venivano due volte in un mese, tanto che il ginecologo mi doveva fare un'iniezione per bloccarle.

Quando a 50 anni ho saltato il ciclo per la prima volta nella mia vita ho pianto per la commozione.

Sono corsa dal ginecologo, il quale mi ha informato che avrei dovuto aspettare almeno sei mesi per vedere se era veramente l'inizio della menopausa, e solo a quel punto avrei fatto gli esami di controllo.

" Merda" ho pensato, colorito, ma esatto.

Dopo sei mesi ho fatto gli esami e poi ho aspettato ancora un anno prima di entrare definitivamente in meno pausa. Poi ho dato una festa, poiché la sfiga del ciclo perenne mi aveva abbandonata, e di certo non ne sento la mancanza.

Nella vita tutto è relativo. Ricordo di aver letto in un libro una frase molto esplicativa.

" Prendete ad esempio un vecchietto di novant'anni che rompe uno specchio, sarà lieto di sapere che ha davanti a sé ancora sette anni di disgrazie."

 Dada vi saluta, spronandovi a guardare l'esistenza da più angolature.