29 giugno 2018

 

Questa mattina sono andata in posta a pagare delle bollette (tanto per cambiare) e come al solito in coda c'erano sette miliardi di persone.

Ho preso il biglietto numerato digitando la casella interessata e mi sono seduta predisponendomi ad un'attesa paziente. Pochi secondi dopo è entrata una mia amica, la quale si è seduta alla mia sinistra.

Alla mia destra c'era una signora anziana con un cappello di paglia in testa, capelli grigi raccolti sulla nuca, una borsa fatta all'uncinetto con i manici in bambù sulle ginocchia e un'aria mite e composta.

La mia amica mi ha fatto i complimenti per l'ultimo racconto postato nel sito " Fucsia per un giorno" e poi mi ha chiesto se avevo da darle dei biglietti da visita per delle sue amiche.

La signora alla mia destra ha chiesto:

<< Posso averne uno anche io?>>

<< Certamente.>>

<< Grazie. Cosa scrive?>> si è informata con una vocina delicata che mi ha ricordato Titti del gatto Silvestro.

<< Scrivo racconti.>>

<< Di che genere?>>

<< Non seguo nessun genere. Scrivo ciò che la mia immaginazione mi suggerisce.>>

<< Che peccato, l'immaginazione è una cosa, ma la realtà è un altro paio di maniche.>>

Vi giuro che sto ancora cercando di capire che cosa volesse dire.

<< E di cosa parlano?>>

" Non parlano" ho pensato "infatti bisogna leggerli, perché se parlassero non li scriverei."

<< Della vita e di tutto ciò che può accadere.>>

<< Dove posso comprarlo?>>

<< Cosa?>> ho chiesto, suonando strana anche a me stessa, non ci capivo più nulla.

<< Quella cosa lì. Faceluc.>>

<< Facebook? Non credo proprio che possa comprarlo.>>

<< Oh, che peccato, ma allora non posso leggere i suoi racconti.>>

Ci sono cascata in pieno con scarpe e vestiti. Con la pazienza di un certosino miniaturista le ho spiegato come avrebbe potuto fare.

Lei annuiva convinta, mentre la mia amica simulava il gesto di infilarsi un ago nel braccio dopo aver trovato la vena migliore.

Durante la spiegazione ci ha offerto una caramella alla menta piperita.

Ci stava facendo capire con delicatezza che ci puzzava l'alito? La menta non mi piace, anzi per essere sincera mi fa letteralmente schifo, ma per non offenderla l'ho mangiata. Era così forte che mi si è paralizzata la lingua e le mascelle si sono irrigidite. Ha cercato di ucciderci?

<< Ne sta scrivendo altri?>> ha domandato succhiando la caramella con un fischio di ritorno.

<< Si, ne sto scrivendo un altro.>>

<< E come si intitola?>> ha chiesto ancora perseverando nella riuscita totale di triturazione di palle.

<< La scomparsa della signora Adalgisa.>>

<< E di cosa parla?>>

<< Non parla, i libri non parlano e nemmeno i racconti.>> ho risposto con meno pazienza.

<< Che peccato, pensavo ci fosse una trama.>>

In quel momento ho desiderato che sparisse come la signora Adalgisa.

<< Certo che c'è una trama.>>

<< Me la può raccontare?>> ha domandato senza darsi per vinta.

<< Non posso, perché sono ancora all'inizio del racconto.>>

<< Posso avere una copia dei suoi racconti?>>

<< Li può stampare o farseli stampare.>>

<< E come faccio?>>

Pur di uscire immediatamente avrei pagato le bollette di tutti i presenti. Le ho spiegato come fare, senza che mi interrompesse per farsi ripetere le cose due volte.

Alla fine mi sono sentita una volontaria missionaria per conto del Don Bosco. Perché il mio turno non arrivava mai?

<< I suoi racconti sono tutti inventati?>>

<< Certamente.>> ho risposto.

<< Tutti?>>

<< Tutti?>>

<< E come fa ad inventarseli?>>

<< Ascolto e osservo molto. Gli spunti più interessanti li colgo negli accadimenti di tutti i giorni.>>

Come in questo momento, avrei voluto aggiungere. Erano solo le nove del mattino, ma ho sentito il bisogno impellente di stordirmi con dell'alcool.

<< La mia vita è stata un romanzo. Ci potrebbe scrivere centinaia di racconti.>> mi ha fatto sapere sollecita.

" Cosa faccio?" ho pensato "simulo uno svenimento?"

<< Caspita>> ha commentato la mia amica << non demorde.>>

Avrei voluto dire alla signora che non me ne importava un benemerito nulla della sua vita da romanzo, ma invece ho sorriso comprensiva. Errore fatale.

<< Mia madre mi raccontò che quando sono nata...........>>

Il mio numero è apparso allo sportello 2. Ho avuto una prontezza di riflessi nell'alzarmi dalla sedia che neanche un pilota di un caccia bombardiere in missione notturna possiede.

Ho pagato le bollette e salutato la mia amica che aspettava ancora il suo turno.

<< La signora è appena uscita, mi ha detto che si era seduta per riposarsi un po’, non doveva pagare nulla. Mi ha restituito il tuo biglietto da visita perché, secondo lei, se non può comprare Faceluc, non le serve a nulla.>> Che simpatica vecchina!!!

Sono uscita e mi sono diretta alla Conad imbattendomi nella suddetta vecchina.

<< Oh, che bello, ci si rincontra.>>

Ho avuto un attimo di terrore, breve ma intenso.

<< Da che parte va?>>

<< Da nessuna, sono già arrivata.>> ho risposto pigiando un tasto a caso del citofono che avevo davanti.

<< Allora arrivederci, ci rivedremo sicuramente. Il mondo è piccolo.>> ha detto andando via, e a me è sembrata una minaccia. Adesso mi toccherà cambiare città.

<< Chi è?>> voce citofono.

<< Mi scusi, mi sono sbagliata.>> io.

Per andare alla Conad ho fatto un giro infinito, che se avessi voluto andare su Marte, avrei fatto prima.

Al supermercato si è avvicinata una signora anziana vestita di turchese, dai modi gentilissimi.

<< Può prendermi i fusilli? Non ci arrivo.>> mi ha chiesto timidamente.

L'ho fatto con il cuore, ma ho scoraggiato anche la più blanda intimità.

Diffidate delle signore in stile Miss Marple. Un consiglio di Dada.