28 giugno 2018

 

Questa mattina sono andata a Sanremo, per una prova trucco ad una sposa.

Appuntamento che ho avuto in supplica da una amica, su richiesta di un'altra amica  di una amica.

Non volevo accettare perché sto cercando di concentrarmi sulla scrittura, ma alla fine ho ceduto per gentilezza mettendomi d'accordo con la futura sposa tramite la mia amica, sul giorno e sull'ora in cui sarei potuta andare. Dopo aver ricevuto il benestare mi sono fatta dare l'indirizzo e mi sono armata di buona volontà e beauty case.

Nella vita ho truccato un trilione di persone, spose, indossatrici, modelle e modelli, ragazze che entravano in società, ballerine, ecc., ecc, di conseguenza ho tante di quelle storie da raccontare che potrei pubblicare dieci libri, ma questa la voglio pubblicare adesso.

Chiamerò la protagonista di questa storia Monica.

A Sanremo ho perso un'ora per cercare la via, la quale è risultata lontana dalla città mille miglia, posizionata affanculo.

Quando finalmente ho trovato il numero civico avrei pianto di felicità, ma c'era già il cielo a farlo per me, dal momento che ha cominciato a piovere intorno alle otto del mattino e non ha più smesso.

Bagnata fradicia ho pigiato il campanello, anche se dopo aver considerato lo stato in cui versava il giardino, ricolmo d'immondizia, avrei fatto volentieri dietro front. Le piante sembravano tutte colpite da un infarto fulminante.

La porta si è aperta e un donnone con le braccia da lottatore di sumo, abbigliata come Heidi, mi ha letteralmente urlato in faccia.

<< I testimoni di Geova non ci interessano.>>

Stavo per rispondere quando è arrivata in mio soccorso una ragazza che sembrava un disastro di strass, tatuaggi e ciglia finte.

<< Mamma, è la visagista, ma che figura di merda mi fai fare?>>

Mi ha agguantato un braccio tirandomi nell'ingresso con uno strattone.

" Oh, Dio" ho pensato " ora mi sequestrano e chiedono il riscatto. Come farà Davide a pagare, dal momento che non abbiamo un soldo?"

<< Scusa, ma mia madre è convinta che tutti quelli che suonano alla porta sono testimoni di Geova.>> mi ha detto, poi mi ha spinto dentro un corridoio così stretto che ho temuto di morire per asfissia.

La casa era ingombra di scatole e oggetti accumulati nel più totale disordine, arredato con pezzi orridi di modernariato anni settanta.

La madre mi ha preceduto in cucina, dove ha preso un pezzo di pandoro servendosi direttamente dal sacchetto di plastica, e facendo un cenno con la testa mi ha invitato:

<< Prendine una fetta, è avanzato dal Natale scorso.>> L'ha morsicato e dopo si è spolverata il seno dallo zucchero vanigliato che cadeva dalla bocca a pezzetti rigidi, ormai cristallizzato.

<< Grazie, molto gentile, ma ho appena fatto colazione.>> ho detto mentendo spudoratamente, fissando la tovaglia di plastica sporca, decorata da disegni a cerchi gialli e marroni.

Anche solo a guardarla mi sembrava di avere le dita appiccicose. Il mio stomaco ha fatto una capriola tripla e la nausea si è espansa in tutta la mia persona.

Mi sono fatta coraggio e ho chiesto a Monica dove avrei potuto lavorare senza disturbare o essere disturbata.

Ha sbattuto le ciglia finte cariche di mascara rinsecchito tre o quattro volte, creando un vortice di correnti d'aria. E meno male che doveva farsi trovare con il viso lindo e pulito.

<< Dovresti lavarti il viso.>> le ho consigliato cercando di non apparire scortese.

<< Ma questo è un mascara a lunga durata, per cui posso tenerlo quanto voglio.>>

In quel momento avrei voluto che si palesasse Diego Della Palma per spiegarle che " Lunga durata" non ha proprio quel significato. Ho preso un bel respiro e l'ho pregata di lavarsi bene.

E' tornata quasi subito con due cerchi neri intorno agli occhi, stile Panda triste.

<< Non ti sei lavata bene, hai ancora tutto il mascara sbavato intorno agli occhi.>>

<< Ho fatto quello che ho potuto.>>

<< Bè, fallo meglio.>> ho ribattuto cercando di non perdere la pazienza.

In quel momento è entrato in cucina un uomo in canottiera e mutande.

<< E tu chi sei? Che ci fai qui?>>

" Un vero signore" ho pensato " campione mondiale in cortesia."

<< E' la visagista papà, fatti i cazzi tuoi.>> ha risposto Monica dal bagno, con grande garbo.

Si è seduto al tavolo della cucina e ha acceso la televisione. Un monolite da tremila pollici, sito sopra il frigo arrugginito, anche quello degli anni settanta.

Ha inzuppato un pezzo di pandoro dentro una tazza con una brodaglia poco invitante, la quale si trovava lì da quando sono entrata. Ha ingurgitato tutto senza masticare, poi si è pulito i denti con l'unghia del mignolo, esclamando senza guardarmi:

<< Non la truccare come una puttana.>>

Non so cosa sia stato a farmi decidere. Le parolacce? La sporcizia? O il pandoro, anche quello degli anni settanta?

Mi sono diretta decisa verso l'uscita senza parlare o voltarmi, fermandomi solo un istante a guardare il porta ombrelli a forma di pagliaccio in finto gesso, con dento quattro palloni da calcio sgonfi con su scritto "Italia".

Sono uscita sotto la pioggia rigenerante e ho cominciato a correre, felice d'essere sopravvissuta ad un incontro forzato con una banda di spostati.

Un abbraccio dalla vostra amica Dada che afferma che non è vero che siamo tutti uguali.