24 giugno 2018

 

Questa mattina sono andata dal mio edicolante di fiducia, sito accanto alla bella stazione.

Dico bella poiché è stata restaurata da poco, senza che le sia stato tolto quel fascino un po' retro' che adoro.

Ringrazio quindi il sindaco, gli operai e tutti coloro che hanno contribuito a non deturpare il bello che già c'era, senza aggiunta di cemento.

La giornata era luminosa, nonostante alcuni cirri passeggeri ombreggiassero ogni tanto il sole.

Ho comprato una rivista fermandomi alcuni secondi presso il parcheggio dei taxi, per dare una scorsa veloce alla copertina.

Davanti a me c'era un signore con una valigia, probabile che stesse aspettando qualcuno.

Ha frugato per qualche secondo dentro la tasca anteriore delle bermuda tirando fuori un fazzoletto di carta.

Si è soffiato il naso con grande fragore, poi ha guardato dentro il fazzoletto per lungo tempo, contemplando il tesoro depositato, piegando poi il fazzoletto con molta cura per riporlo con delicatezza nella tasca.

Ho cercato di trattenere il conato di vomito pericolosamente esposto sul ciglio del mio stomaco, già precario e messo a dura prova pochi minuti dopo essere uscita di casa, perché un altro essere sottosviluppato, ha sputato a pochi centimetri dai miei piedi, esposti nei sandali estivi.

Lo sforzo di contenere il conato è stato immane, ma alla fine sono riuscita a non vomitare sui piedi del tassista, poco distante da me.

Il signore era ancora lì, accanto al cestino dei rifiuti urbani. Distanza effettiva: centimetri 10.

Subito dentro di me è sorta una domanda:

" Perché?"

Le impalpabili nebulose risposte si sono mosse increspate nella mia mente.

" Perché" mi sono domandata ancora " ha guardato con amore riverenziale dentro il fazzoletto?"

" Perché" mi sono ripetuta mentalmente " ha controllato con doviziosa perizia la cosa semovente all'interno del fazzoletto?"

" E per quale ragione " mi sono chiesta ancora " custodisce gelosamente l'oggetto delle sue espulsioni corporali?"

Ho meditato per alcuni secondi.

" Il fatto concreto di non averlo buttato via è un gesto di custodia cautelare fatto di proposito?" mi sono chiesta interpellando la mia psiche, particolarmente curiosa.

A quel punto mi sono decisa a formulare congetture pressoché inverosimili basandomi su ipotesi, come farebbe Nunzi a Quarto Grado.

1- Il signore è poverissimo, e non avendo disposizioni monetarie per comprarsi un nuovo pacchetto di fazzoletti di carta, tornerà a casa e laverà il suddetto fazzoletto per poterlo riutilizzare.

2- Il signore è un feticista dei propri fluidi corporali, di conseguenza nasconderà il reperto per poterne godere nella solitudine della sua stanza, lontano da occhi indiscreti.

3- Nel fazzoletto non c'è del muco vischioso, ma un diamante da trecento carati.

Nella realtà per ottenere una risposta precisa sulla terza ipotesi dovrei averne la prova, tramite un controllo visivo. Sarebbe senza ombra di dubbio una prova schiacciante e non indiziaria, ma la mia mente e il mio stomaco non mi hanno concesso l'appoggio necessario.

Appena ho superato il signore, ipotetico proprietario del diamante, mi è scappato uno starnuto.

<< Vuole un fazzoletto?>> mi ha domandato tutto fiero d'essere galante.

Sono scappata a gambe levate, con lo stomaco che gridava:

" Allarme rosso."

Ecco direi che ho perso l'occasione di verificare, ma ci sono momenti nella vita in cui preferisco rinunciare.

<< Ogni lasciata è persa!>>

In questo caso per mia fortuna. Un abbraccio dalla vostra amica Dada.