Ritorno alle medie.

 


                 

Bip. Bip.

" Uffa!" penso " Ancora? " Bip.

Non sono un'amante accanita del cellulare e potendo lo uso meno che posso. Da quando ho lo smartphone, ancora meno.  Me lo ha regalato Alessandro, amico carissimo, lo scorso Natale, e quando dopo cena l'ho scartato, ho lanciato un urletto di finta felicità.  Dopo di che l'ho chiuso in un cassetto per mesi, intonso nella sua scatola, verginalmente avvolto nella sua pellicola adesiva, fino a marzo di quest'anno, quando mi sono fratturata le ultime tre dita del piede destro.  Sdraiata sul divano e il piede immobilizzato in una benda rigida, ho letto tre libri, cucito un cuscino, sferruzzato tre bavaglini all'uncinetto per una mia amica che aspetta un bebè.  Mi sono limata venticinque volte le unghie e chiamato tutti i parenti vicini e lontani almeno due volte al giorno, fino a che non mi hanno più risposto.

Tutto il tempo rimasto l'ho consumato ad osservare i gabbiani volteggiare sulle palme, e sebbene adoro la natura, dopo qualche ora la noia mi ha colpito a morte.  Pensando che fosse un giochino con cui passare il tempo, mi sono fatta portare la fatidica scatolina.

Appena ho sfiorato lo schermo mi è apparsa la mappa di Tunisi, inviando un messaggio ad un'amica si è aperta una casella con la ricetta degli involtini messicani.  E la tastiera?  Sono certa sia stata creata per dita lillipuziane.  Mi perdoneranno i miei più cari amici, se non scriverò, ma li penserò a prescindere, inviando loro sms telepatici.  Tra parentesi è dieci volte più lento del cellulare che comprai nel 1996.

A forza di pigiare le dita sono diventate muti forma, un po’ dita e un po’ piadina romagnola.  Alla luce del sole non si vede un cazzo, sembra di stare dentro una caverna sotto il livello del mare.  E in caso d'urgenza come fai?  Bip.  Questa volta leggo curiosa. Messaggio da: “Compagni delle medie".  Ci risiamo, qualche innovativa pubblicità della Vodafone.  Faranno domande agli italiani per poi stilare le solite medie.  Tipo: “Ogni italiano mangia in media due polli e 1/2 a testa in una settimana."   Cazzate.  Ci sono i vegani, i vegetariani, persone a cui non piace il pollo, neonati che ciucciano ancora il latte dalle poppe, esseri che non possono permettersi un pollo al mese, figuriamoci due in una settimana.  Poi ci sono bambini che muoiono di fame in tutto il mondo.  Cazzate, dico io, solo cazzate.  Comunque apro il profilo, non fosse altro per sapere chi rompe i coglioni.  Ci sono due righine blu con delle scritte, strizzo gli occhi: si sdoppiano. Sono astigmatica, inforco gli occhiali e leggo: Luigi Franchi ha creato il gruppo " Compagni delle medie" poi “Luigi ti ha aggiunto" Bip.

Desiré: “Ah, ah, ah, compagnetti."   Luigi? Desiré?   " Ma che carini" penso " devo rispondere per salutare. Un saluto fa bene al cuore."

Darma: “Bello. Compagnetti per la vita." poi non ricordo più nulla. L'onda di sms e bip mi travolge per ore come un fiume in piena, facendomi perdere nel dedalo di frasi carine ma anche sconnesse, tra vecchie conoscenze che si aggiungono al casino: “E qui la festa?"  Troppo divertente, finché mi accorgo di aver saltato la palestra, di non aver cenato e di avere un bruciore terribile agli occhi.  " IO ODIO IL CELLULARE!!! “Come ho potuto?  Io proprio io, che appena rientro la sera lo spengo, accendo le candele e mentre mi rilasso ascolto un cd di Ryuichi Sakamoto.  Cosa mi è successo?  Luigi, porca la miseria, potevi, che ne so, andare a fare una sana passeggiata sul lungo mare, invece che riunire la classe?

E dire che eri così tranquillo.......pulito, profumato, stirato e inamidato dentro le tue camicine in cotone Oxford azzurrine, dal colletto alla francese. I tuoi golfini di puro cachemire leggeri e caldi nello stesso tempo infondevano sicurezza.  Sembravi così per bene accidenti Luigi, come hai potuto risvegliare tutto ciò?

Vado a letto ma non dormo, un ricordo riaffiora vivissimo.  Sulla Terra è scoppiato l'autunno, si riaprono le scuole. Da qualche parte ha luogo la più grande esperienza di comunicazione che il pianeta abbia mai conosciuto.

" Ragazzi benvenuti. Entrate, non siate timidi."

Sulla soglia della scuola, dai battenti in alluminio e vetro completamente aperti, una signora minuta dai capelli cotonati color miele invita i ragazzini che entrano nell'atrio, ad avanzare sereni, tenendo le braccia aperte e i palmi delle mani verso l'alto, come Nostra Signora delle Grazie.

E' molto elegante nel suo tailleur grigio fumo di Londra e ha un foulard di seta avvolto intorno al collo, tenuto fermo da una spilla d'oro.  Al suo fianco, con indosso una cappa blu, svetta un gigante che mena le mani nell'aria come un vigile urbano in mezzo ad un incrocio. Mani che sembrano pale da fornaio.  E' quasi pelato, le guance rubizze, e ha una voce roca, cavernosa, come se arrivasse direttamente dal centro della Terra.

La campanella lancia il primo avviso di chiusura del portone con un suono stridulo. Il secondo trillo irrompe nella scuola spingendo i ragazzi ad accelerare il passo.  Il terzo li trova già in corridoio alla ricerca della propria aula.

Davanti alla porta della classe si guardano tutti poco convinti, sfilandosi i giubbotti e appendendoli agli attacca panni stile seconda guerra mondiale.

In aula eccitazione e timidezza si plasmano in un unico sentimento.

Si siedono tutti accanto ad un nuovo compagno seguendo l'istinto.  Dopo pochi secondi entra una professoressa. Si chiama Gisella Corenzino.

Scandisce i nomi per l'appello.  Il nuovo anno di studio ha inizio.  Antologia: la prof. legge una poesia di Gianni Rodari.  Ecco, la parola giusta è poesia. In quei tre anni ho sperimentato emozioni nuove, scoprendo nuove strade da attraversare e focalizzando nuovi orizzonti da raggiungere.  La vita che ho scelto mi calza come un guanto, anche se in certi tratti la strada era tutta in salita, ma coinvolgo anche i miei compagni e i miei professori nella mia vittoria, poiché nel bene e nel male sono stati parte attiva del mio viaggio. Li ringrazio dal profondo del cuore.

Un ringraziamento particolare alla prof. Corenzino che ha fatto un lavoro di cesello su di me senza mai saperlo.  Un grazie immenso a Simona che mi ha aiutato nell'età in cui ci si sente soli come mai e l'ha fatto senza mai chiedere niente in cambio.

" Non lasciarti sgomentare dagli addii. Un addio è necessario prima che ci si possa ritrovare.  E il ritrovarsi dopo essersi conosciuti, dopo momenti, o esistenze, è certo per coloro che vivranno in simbiosi."  Chissà se i compagnetti si ricordano chi scrisse questa frase!  Procediamo con l'interrogazione?

Mentre ricordo il mio primo giorno alle medie mi viene in mente che da qualche parte, nelle decine e decine di diari scritti nella mia esistenza e protettori di segreti inconfessabili, dovrebbe esserci la brutta copia di un tema che scrissi in terza media, sui miei compagni di classe.  Certo è che non ero una ragazzina pregna di diplomazia, e la mia penna, oggi come allora, era graffiante e pericolosamente sincera.  Avevo la meravigliosa dote puramente infantile di dire ciò che pensavo senza filtri di sicurezza.  Ciò che mi salvava dall'essere presa a schiaffi era il viso botticelliano che madre natura mi aveva destinato e un modo educato e genuinamente gentile che mettevo in ogni mio gesto o parola.

" Ok, domani lo cerco." penso girandomi sul fianco sinistro e ovviamente sognando i miei compagnetti delle medie.

 

*******

 

Stamane non ho fatto in tempo ad accendere il cellulare che i “bip" si sono susseguiti uno dietro l'altro senza tregua.  Sorrido tra me mentre mi preparo per il lavoro. Ricordo che eravamo davvero una classe speciale, poiché stretti da vera amicizia, e anche dal fatto che la scuola iniziava alle 8.00 fino alle 12.30, poi avevamo la pausa pranzo e alcuni tornavano a casa, ma molti altri pranzavano alla mensa scolastica rimanendo a scuola sino all'inizio delle lezioni pomeridiane che ricominciavano alle 15.00, finendo alle 17.30. I compiti ci venivano assegnati comunque e ovviamente si eseguivano la sera a casa.  Ricordo che la scuola si chiamava " Sperimentale." poiché oltre le materie classiche, si studiava drammatizzazione, fotografia, ceramica e nuoto.  Insomma una scuola molto divertente.

Prima di uscire leggo qualche sms, ma non ho tempo, risponderò nella pausa pranzo. Controllo l'ora, 8.30. Il citofono gracchia. Come al solito Rory è in anticipo di una buona mezz'ora. Acchiappo al volo borsa e beauty-case e infilando la giacca cerco le chiavi. Bip. Questo suono ultimamente è diventato famigliare, ma in questo momento non posso proprio rispondere. Devo andare.

Chiudo la porta ripensando ancora ai miei compagni delle medie appena ritrovati, anche se all'appello ne mancano parecchi, ma devo constatare che cominciano a salutarsi con i "Buongiorno" al nascere dell'alba, con una forza energetica degna di proprietà esclusiva solo di un neonato che urla per le coliche. Io no, poiché appartengo agli esseri che il mattino ti passano accanto come ectoplasma persi nella nebbia. Diciamo che carburo come un diesel. Il dramma viene dopo, perché dopo aver carburato nessuno riesce più a fermarmi. Per essere sincera vado avanti finché non ho concluso tutti i miei impegni, e solo io decido quando dire basta, e solo in quel momento mi circondo di un'atmosfera a basse luci, rallento e mi auto coccolo come pochi sanno fare.

Fuori dal cancello, Rory, seduta al volante della sua 500 nuova fiammante color fucsia, mi esorta:

<< Dai che siamo in ritardo.>>

<< Siamo in anticipo>> sottolineo chiudendo la portiera con un po’ troppa forza.

<< Attenta >> si allarma << è nuova.>>

<< Si nuova e schifosamente fucsia.>> Ride e mette in moto. Partiamo. Meta: " Principato di Monaco." Programma: " Trucco correttivo e manicure con french ad una signora che oggi festeggia i suoi primi splendidi novant'anni."

La signora in questione mi fa sempre chiamare per un appuntamento dalla figlia, che di anni ne ha settanta.

Succede spesso poiché la signora è un po’ vanesia, così vado da lei a scadenze regolari: Capodanno, compleanni, matrimoni, cresime, comunioni, Pasqua, battesimi, cerimonie dei caduti di guerra, Natale e così via. Per la manicure mi affido a Rory, ottima professionista.

Arriviamo alla villa dopo aver consumato una élégant colazione in un bar del centro, particolarmente caro a Rory, non per i suoi croissant eccellenti, ma perché il cameriere le piace in modo superlativo, ma come ogni volta non la degna di uno sguardo, poiché palesemente omossessuale.

<< Sarà pronta la babbiona?>> chiede Rory mentre parcheggia l'auto rigorosamente fuori dal cancello di sua signoria, non sia mai che le ruote della sua comunissima auto rovinino la perfetta stesura della ghiaia in granito, fatta arrivare direttamente dalla Sardegna.

<< Penso di sì>> rispondo << ha detto che oggi vuole essere al top.>>

<< Al top? Sti cazzi.>> risponde prelevando dal sedile posteriore la valigetta con gli attrezzi del mestiere << ma se ha un piede nella fossa e l'altro sulla saponetta.>>

<< Dai, non dire cattiverie e sorridi alla vita, come dice una mia cara amica. Ah, giusto ricordiamoci di spegnere i cellulari.>> frugo nella borsa e prima di spegnere l'arma cerca persone dò una scorsa veloce ai messaggi. " Messaggi non letti trentasette!" ma sono solo le 9.30!!! Spengo a malincuore avviandomi con il mento che tocca l'asfalto. Pigio il tasto del citofono. Rispondono e chiedono il nome. Ogni volta la stessa storia.

<< Darma e Rory. Abbiamo un appuntamento con madame.>>

<< Attendete, controlliamo.>> Dopo un tempo che ci sembra interminabile la voce ritorna:

<< Attendete, stiamo verificando.>>

<< Ma vaffanculo>> esplode Rory << sono sei anni che veniamo a rifare le bende alla mummia e questi ogni volta rompono i coglioni con lo scanner e il metal-detector!>>

Non posso darle torto, sembra che ci siamo presentate senza preavviso alle porte dell’area 51.

Dopo un tempo infinito passato a fissarci la punta delle scarpe, arriva il custode. Settanta anni circa, alto, magro come un'acciuga diliscata, viso lungo, occhi infossati stile zio Fester, riporto in testa con scriminatura a destra elaborato ad arte, con due capelli. Numero due. Solo due. Magari vuole fare colpo su qualche vedova allegra che passa da queste parti per sbaglio. Lo guardiamo da dietro il cancello mentre arranca sulla ghiaia con passo lento, così lento che i nostri vestiti passeranno di moda. Rory sbuffa, io rido sotto i baffi. Mi concentro cercando di mandare sms telepatici alle vecchie rotule:

" Dai forza, dai che ce la potete fare, ancora un passettino." No, non funziona, siamo costrette ad arrenderci all'evidenza. Aspettiamo sconfitte.

Finalmente il cancello si apre e due mastini napoletani ci annusano lasciando scie di bava ovunque, anche sui nostri vestiti. Che schifo!!! L'aitante custode ci accompagna lungo i vialetti attraverso l'immenso giardino e nostro malgrado ci dobbiamo adeguare alla sua andatura. Di questo passo arriveremo nel 2030. I cani bavosi se ne vanno perché per loro non siamo più una novità.

Davanti all'entrata principale in cima ai cinque scalini, dritta come un fuso e vestita di nero ci aspetta la governate, che di nero ha pure l'umore, infatti ci saluta con un rigidissimo:

<< Uhm...Bon jour.>> che non lascia spazio a nessun tipo di risposta gioiosa. Precedendoci ci introduce in salotto, ops, volevo dire in uno dei salotti.

Un po’ accasciata in una poltrona Bergè ci aspetta Matusalemme. Di madame non faccio il nome, caso non voglia che tra i lettori ci sia una sua parente. Madame parla molto bene l'italiano poiché italiana, ma ha un accento francese molto spiccato e mette accenti a profusione anche dove non servirebbero. Ci saluta cordiale.

 

 

*******

 

Dopo averci dato le sue direttive su ciò che desidera, prepariamo il " nécessaire" senza perdere altro tempo. Ogni volta le richieste sono le stesse. Noi la lasciamo libera di esprimersi poi, ovviamente, facciamo ciò che ci sembra più consono. A darle ascolto dovrei usare un ombretto verde erba per le palpebre e un rossetto rosso-arancio per le labbra. Orrore!!!

A lavoro ultimato si guarda nello specchio e compiaciuta sentenzia:

<< Hai visto? Avevo ragione io, così è meglio.>> confermando la sua convinzione di appartenere alla categoria privilegiata di quelli che hanno sempre ragione. Un po’ celebrolesa lo è!

Come inizio a stendere la crema idratante per la base domanda: << Allora Dama, novità?>> Guai a non avere novità! Deve sempre sapere cosa mi succede nella vita e poi ne fa argomento di intrattenimento.

L'ultima volta che l'ho truccata non avevo nulla da raccontare, così mi sono inventata una storia all'istante. Storia assolutamente inverosimile, ma lei ne ha discusso per ore ponendomi mille domande assurde. Non vi dico poi le risate tra me e Rory.

<< Si madame, ma vorrei ricordarle che mi chiamo Darma!>> penso e ripenso ma non so che dire, poi mi vengono in mente compagnetti delle medie. " Perché no?" mi dico tra me e me.

Decisa apro il libro e la storia comincia dall'esatto momento in cui entro in classe in prima media (con vari tagli) sino al giorno in cui Luigi ha l'idea di riunire la classe con una chat aperta a gli ex compagni.

Mentre racconto lavoro, ma contemporaneamente non mi sfuggono gli sguardi di Rory, sbalorditi e oserei dire increduli.

<< Come hai detto che si chiama?>> chiede Matusalemme alzando la voce.

<< Luigi Franchi, madame.>>

<< Questo Fianchi mi sembra un uomo di polso, deciso. Lui non chiede, decide. Come gli uomini di una volta.>>

<< Mi scusi madame, si chiama Franchi non Fianchi. Luigi Franchi.>>

<< Ho capito, capito. Però parlandovi tutti insieme non si capirà un bel niente.>> afferma sbarrando gli occhi sporgenti. Quando fa così mi mette un po’ di ansia.

<< Senza contare>> riprende urlando poiché è sorda << che tutti leggono gli affari altrui. Veramente poco decoroso.>>

<< Sembrerebbe madame, ma non è così. Ci diamo il buongiorno, ci raccontiamo i fatti della giornata, ridiamo e ci scambiamo pareri e opinioni. Ci diamo anche la buonanotte.>>

Batte la mano scheletrica carica di anelli antichi e luccicanti sul bracciolo della poltrona. Gli anelli ormai grandi per le dita ossute si capovolgono.

<< Ah, questa poi.... la buonanotte? La buonanotte te la può dare solo tuo marito. Ai miei tempi…altro che buonanotte!>> si zittisce di colpo ed io ne approfitto per ritoccare lo zigomo dove la cipria ha formato una microscopica crepa. Faccio appena in tempo, poiché ricomincia a parlare.

<< E poi?>> domanda curiosa.

<< Mi scusi madame, e poi cosa?>>

<< Racconta.>> ordina stizzita.

" Che caspita racconto?" penso infelice " la storia delle medie l'ho già esposta a grandi linee."

La guardo e mentre la fisso mi appare una visione: " Santa Cesira Lanodi da Genova."

Mi tuffo come scivolando sul del velluto raccontando di Cesira, dei suoi studi universitari e del suo lavoro di dottoressa geriatrica alla clinica " Ripresa perfetta", e dei suoi pazienti e di quella volta incredibile che salvò una vita in extremis. Tutte cose che non conosco, ma credo molto vicine alla realtà. Rory ha smesso di limare le unghie di madame e mi fissa con la bocca spalancata. Troppo aperta, le faccio segno di chiuderla.

<< Encomiabile. Brava questa dottoressa, ce ne fossero. Poi geriatra. Per stare vicino ai vecchi ci vuole forza fisica e una pazienza infinita.>>

<< A noi lo stai dicendo? Babbiona dei miei stivali!>> la frase di Rory è appena un sibilo che esce tra i denti, ma io la sento benissimo. Fortuna nostra che madame è abbastanza sorda da non percepire i suoi bisbigli. Uccido Rory con lo sguardo.

<< Brava la dottoressa. Come hai detto che si chiama? >> domanda madame.

<< Cesira, Cesira Lanodi.>> rispondo orgogliosa, come se Cesira fosse mia sorella gemella.

<< Brava la dottoressa.>> risponde Matusalemme dal fondo della sua poltrona a fiori tutta arzilla << Come hai detto che si chiama?>>

<< Cesira, madame.>> ripeto con meno enfasi.

" Cara Cesira" penso " non avercela con me." Sfumo l'ombretto sulla palpebra sinistra che casca a fisarmonica ricominciando a parlare di Cesira e del volontariato a cui si dedica da sempre e di come ha salvaguardato la salute della professoressa di scienze e matematica Turbo Maria Elena, senza tralasciare il video in cui la prof, ormai guarita ci invia i suoi saluti più cari attraverso la chat, sempre per merito di Cesira, ma ommetto le interrogazioni che la prof fa a gli altri degenti inconsapevoli.

<< Questa donna è una crocerossina. Come me, ai miei tempi anche io sono stata una crocerossina.>>

Rory si alza per prendere uno smalto dalla sua valigetta e passandomi accanto sussurra:

<< Si, crocerossina nelle guerre puniche.>> Trattengo a stento una risata, accidenti a lei.

<< Mi scusi madame, potrebbe per gentilezza chiudere gli occhi e non parlare finché non finisco di mettere il contorno labbra.>>

<< Va bene, chiudo gli occhi, ma tu racconta.>>

Mentre mi destreggio tra le pieghe della sua pelle alla zuava racconto di Simona e della sua grande generosità e di quella volta che sapendo che avevo un buco in una scarpa, il giorno dopo mi portò le sue scarpe nuove di zecca. Cosa che le valse una lavata di capo non indifferente da sua madre. Simo non fece una piega e riportò le scarpe indietro. Aspettò due settimane e poi me le riportò, e sua madre se ne deve accorgere ancora oggi.

<< Questa si chiama amicizia! Come ai miei tempi, che per un amico si dava la vita.>> si infervora madame diventando tutta rossa.

<< Madame per gentilezza potrebbe non parlare per qualche minuto?>>

Riprendo quindi la storia raccontando di Penelope Fanelli e dei suoi temi perfetti, e di come ispirata dalla prof Corenzino, si sia donata agli studi letterari e poi all'insegnamento.

<< Da quanto ho capito cara Dama, siete stati educati tutti come si deve. Mi auguro che la tua amica professoressa sia severa con i suoi alunni. Con i giovani ci vuole il polso di ferro. Come hai detto che si chiama?>>

<< Penelope Fanelli, madame.>>

<< Certo, me lo ricordo benissimo. Vai avanti, stavi dicendo che questa Pelepope Tranelli scriveva molto bene.>>

<< Si, ma si chiama Penelope Fanelli, madame.>> ripeto sfinita.

<< Si, sì, ho capito benissimo, Pelepope Tranelli. Dicevi dunque che scriveva molto bene, vai avanti.>>

<< Si.>> rispondo rinunciando a correggerla. << Ci lasciava sempre tutti a bocca aperta.>>

<< Bene. La cultura classica è essenziale nella vita.>> tace di colpo e alza una mano.

<< Dama, ho sete.>> dice indicando con un dito il tavolino alla sua destra, dove un campanello d'argento sfoggia una lucentezza perfetta. Capisco al volo e tintinno il campanello. Due secondi dopo entra la governante con un vassoio anch'esso d'argento e un calice di cristallo con due dita d'acqua. Come avrà fatto? Si leggono nella mente? Oppure madame è così abitudinaria che la richiesta d'acqua arriva esclusivamente per mano di un trillo di campanello? Si, mi sembra l'ipotesi più probabile.

Matusalemme beve gorgogliando e sbavandosi come un neonato. Una goccia d'acqua le scivola lungo il mento, dove ovviamente mi toccherà ritoccare il fondotinta, la cipria, ecc..ecc. Uffa!!! Nel medesimo istante Rory mi è accanto con un balzo e mi bisbiglia nell'orecchio:

<< Che cacchio stiamo facendo della nostra esistenza? Fuori c'è il sole. Tanto questa sta esalando l'ultimo respiro.>>

Matusalemme si tampona le labbra cadenti con un tovagliolino in lino e pizzo macramè d'epoca vittoriana, poi scrolla la testa incoronata da capelli viola sapientemente cotonati. Anche la sua coiffeur farà parte del club " fate bene fratelli?"

<< Parlami ancora della tua amica del cuore.>> comanda madame con fermezza. Le racconto vari aneddoti, tralasciando tutte le parolacce che Simo usa come intercalare nel suo garbato lessico. Per un attimo mi sembra di averla accanto:

" Ma porca Eva, ma quanto rompe questa qui."

<< Come hai detto che si chiama?>> domanda madame.

<< Simona Rota.>>

<< Come il grande maestro. Pensa Dama che ai nostri tempi noi ragazze dovevamo suonare magnificamente il pianoforte, dipingere divinamente su ceramica, fare acquarelli di raffinata squisitezza, parlare un ottimo francese, ballare con estrema leggerezza e vestire elegantemente senza mai un capello fuori posto.>> Dal basso arriva un sussurro appena udibile anche per me che ci sento benissimo:

<< Povere ragazze, chissà che palle!!!>> deglutisco e stringo i denti per non scoppiare a ridere.

<< Ramona suona il pianoforte?>> chiede ancora Matusalemme assolutamente incapace di memorizzare qualsiasi nome. " Ora l'ammazzo!" penso sfinita.

<< Per quanto ne so io no, ma si chiama Simona non Ramona, madame.>>

<< Si, me lo hai già detto. Dipinge su ceramica?>>

<< Mi sembra di no.>>

<< Disegna acquarelli?>>

<< No, non credo.>> sto per perdere la pazienza.

<< Allora Ramona balla?>>

<< Si, divinamente>> esplodo in un motto liberatorio << si è diplomata all'Operà di Parigi. Ha una scuola di danza ed è un'eccellente insegnante.>> faccio un bel respiro...ah, mi sono proprio tolta un sassolino dalla scarpa. Beccati questa " madame io so far tutto".

Infatti rimane con la bocca aperta e per un bel po’ di tempo non parla. Quando ormai sono convinta di averla zittita esclama:

<< Quindi buon sangue non mente, Ramona ha ereditato l'arte dal grande maestro Rota. Che grado di parentela ha con il grande maestro?>> vorrei strozzarla con le mie mani, invece butto lì:

<< Nipote, è sua nipote.>>

<< Bene, molto bene. E tu Dama suoni il pianoforte?>>

<< Non madame, le ricordo però che mi chiamo Darma.>>

<< Disegni?>>

<< Si madame, mi piace molto disegnare.>>

<< Acquarelli?>>

<< No madame.>>

<< Olio?>>

<< No madame, matite pastellate, acquarellate e gessetti.>>

<< Ah, roba difficile i gessetti. Quindi hai una buona mano per le sfumature, non lo avrei mai detto.>>

<< Madame ho per forza dimestichezza con le sfumature, altrimenti non potrei fare questo mestiere.>>

Mi scruta attentamente:

<< Qualcuna delle tue compagne suona il pianoforte?>>

<< Non lo so madame, perché l'unica che ho sempre frequentato è Simona, le altre non le vedo da anni. Ci stiamo infatti mettendo d'accordo per incontrarci. Per l'occasione andremo fuori a cena.>>

<< Una cena è troppo intima, sarebbe meglio un thè danzante.>> Rory si alza dal pouf.

<< Ho finito madame. L'asciugatura è rapida, ma per precauzione non tocchi nulla per qualche minuto.>>

<< Noi lavoriamo tutto il giorno madame, il thè danzante è da escludere.>> la informo prendendo un pennello dalla custodia, mentre Rory mi parla ridendo dietro le spalle:

<< Un thè danzante? E secondo lei dove dovreste danzare? Sui tavoli del bar? Un modo come un altro per farvi chiudere tutti in una casa di cura.>>

<< Certo, comprendo, un thè danzante è troppo elegante per i giovani d'oggi.>> dice madame mesta. Alzo gli occhi al cielo.

<< Madame vorrei ricordarle che non ho più vent'anni, non sono più così giovane. Si ricorda? Mi ha fatto pure un regalo per il mio compleanno.>>

<< Ah sì? Sembri una ragazzina, non dire quanti anni hai a costo della vita.>> sospira affannata, poi dopo una piccola pausa domanda:

<< Cosa ti ho regalato?>>

<< Due saponette di Marsiglia, madame.>>

<< Ah, ecco. Sapone, amico della salute.>>

<< Madame, ho finito.>> annuncio trionfante. Tutta la servitù accorre per metterla in una posizione che ricordi una linea verticale. Rimirandosi nello specchio sentenzia:

<< Hai visto? Avevo ragione io, così è meglio.>>

Da quel momento dopo aver superato l'istinto di soffocarla con un cuscino, mi dedico alla sua immagine: abbigliamento, scarpe, borsa, gioielli. Finito il lavoro di vestizione, senza che siano mancate lamentele e proteste da parte sua, poiché se fosse per lei andrebbe in giro abbigliata come a Carnevale, l'orologio segna le 13.00 in punto.

Dopo aver ricevuto la busta con la nostra paga, salutiamo educatamente, rinnovando i nostri migliori auguri di buon compleanno.

<< Festeggia anche te.>> mi dice allungandomi una mano che io stringo con delicatezza per paura di sentire il rumore delle sue falangi che si spezzano.

<< Mi scusi madame, cosa dovrei festeggiare?>>

<< La cena, non andrai ad una cena con i tuoi compagni di scuola? Salutami tanto il Fianchi, la dottoressa, Ramona e la professoressa di cui mi sfugge il nome.>>

<< Penelope Fanelli.>> ripeto gentile.

<< Giusto giusto, Pelepope Tranelli. La prossima volta voglio un racconto dettagliato della cena.>>

<< Non mancherò.>>

 

*******

 

Fuori il sole caldo e l'aria fresca ci accolgono con grazia. Nonostante sia novembre sembra una giornata di primavera. Saliamo in auto dopo aver attraversato il parco-giardino con i cani bavosi e lo zio Fester al seguito. Rory mette in moto la cinquecento fucsia, poi mi guarda e mi domanda:

<< Ti lascio a casa o hai un altro appuntamento?>>

<< Casa grazie. Truccare madame mi riduce in pezzi, è come se truccassi settecento persone senza pausa. E' snervante. Quando vado da lei non prendo mai altri appuntamenti.>>

<< Ok, allora a casa. Comunque cara Darma devo farti i miei più sinceri complimenti. Vorrei sapere da dove ti è saltata fuori la storia assurda su gli ex compagni delle medie che si ritrovano all'improvviso. Sei stata fantastica. Incredibile. La chat che l'amico apre di colpo riaffiorando dal passato dopo trentasei lunghi anni di lontananza, caspita neanche nei libri del dopo guerra si trovano trame così strappa lacrime. E la dottoressa crocerossina? Dove la mettiamo? Gli anziani che lei cura con amore e dedizione. Considerando come funzionano al giorno d'oggi le case di cura in Italia, se fosse tutto vero, sarebbe l'ultima a farlo sulla faccia della Terra. Non solo, fa pure volontariato! Darma sei un mito! E la prof? Una prof. che non vedete da anni che si ammala.... E dove viene ricoverata? Guarda il caso dove lavora la dottoressa in questione, la quale non solo se ne prende cura con professionalità e pazienza facendola guarire miracolosamente, ma la mette in contatto con il resto della classe. Qui mi dispiace sei caduta un po’ nel patetico ricordandomi le telenovela spagnole. Però poi ti sei ripresa. Ma perché non scrivi un libro? Hai una fervida immaginazione. Per non parlare dei nomi…snocciolati su due piedi. Sei bravissima, e come insistevi quando la cariatide sbagliava i nomi. Ad un certo punto ti sei pure incazzata: " Franchi, non Fianchi madame." per un attimo ci ho creduto anche io. E tutta la storia della compagna di penna che scriveva temi talmente belli che la prof. ve li leggeva a voce alta mentre voi applaudivate?  Infine la stessa scrittrice in provetta studia lettere per emulare le orme di una professoressa modello, che non solo vi ha insegnato la grammatica, ma ha lasciato dentro ognuno di voi lezioni di vita incancellabili!!! Non ho parole. Ti dirò che se non ti avessi sentito con le mie orecchie, difficilmente crederei che un essere umano possa avere una fantasia così illimitata. Stupendo. Ma quando hai parlato della tua amica del cuore... beh secondo me hai superato te stessa. Avevi persino gli occhi lucidi e una vena di tremore nella voce. Potresti fare l'attrice! De Amicis confronto a te era un novellino. La storia del buco nella scarpa: eccezionale. Non ti ci vedo proprio con un buco nella scarpa, attenta come sei alla cura della tua persona. Neanche nei libri di Dickens ho trovato una ragazzina che regala le scarpe nuove alla sua migliore amica. Sai cosa intendo, vero? A noi donne toglieteci tutto ma non le scarpe!!! Ah, ah, ah, ah, ah... D'altra parte non avevo mai sentito di una professoressa di matematica che porta i suoi scolari al fiume a pescare girini o seguire la migrazione delle rondini, ma neppure che li porta al frantoio a vedere dal vivo come si fa la prima spremitura a freddo dell'olio. Una prof. di matematica che parla tutto il tempo di fiori profumati e crisalidi che si trasformano in farfalla. Pazzesco!! E il cognome? Come ti è venuto in mente? In quale meandro del cervello l'hai trovato? Turbo Maria Elena. Sembra il nome di una moto super veloce. Ah, ah, ah, ah, ah…Questa sera ho invitato a cena degli amici, e so già come intrattenerli. Grazie al tuo racconto. Devi però scrivermi i nomi dei compagni di cui hai parlato, altrimenti non me li ricordo. Comunque sia non ho mai sentito in vita mia di una classe di ragazzini che si amano così tanto a distanza di anni. Sei stata originale, anzi geniale. E la babbiona ci ha creduto. E' proprio rincoglionita poveretta.>>

 

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Non rispondo, ma rido insieme a lei e lascio che creda ciò che vuole, poiché sia che siate reali o partoriti dalla mia mente contorta, siete con me e nel mio cuore da sempre e a prescindere, carissimi Fianchi, dottoressa crocerossina, Pelepope Tranelli e Ramona Rota, nipote del grande maestro, e ovviamente tutti gli altri, nessuno escluso.

Un profondo e sincero grazie va alla prof. Corenzino che mi ha insegnato a non mollare mai, ed ecco il perché dei miei racconti scaturiti dalla mia penna nella seconda parte della mia vita, ed un profondo e sincero grazie lo devo alla prof. Turbo Maria Elena, la quale ricordando alla ignara ascoltatrice della storia un nome da moto, a me invece riporta tutta la bellezza della natura che ci ha trasmesso, portandoci attraverso i campi e i prati in fiore, mentre le altre classi del mondo stavano chini sui problemi da risolvere:

<< Se Marco ruba 1 mela dal cestino della frutta posto sulla credenza, dove la mamma ha messo 20 mele, quante mele rimangono nel cestino?>>

Nella realtà dei fatti rimanevano 19 mele, ma a noi non ci toccava più di tanto poiché le mele le staccavamo direttamente dall'albero, e mai mela fu più gustosa. La vera conoscenza non si apprende dal metodo, ma dalle esperienze della vita, come quelle famose mele colte direttamente dall'albero. Grazie a lei prof. Turbo Maria Elena. Grazie ancora per tutta la libertà che mi ha trasmesso.

 

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Arrivata a casa mi arrampico sulla scala e infilo la testa nel contro soffitto per cercare i miei vecchi diari. Dopo una buona mezz'ora tiro giù una scatola stampata a fiori. E' molto pesante. La lascio cadere dall'alto con un tonfo e senza tante cerimonie. Scendo dalle scale, mi accomodo sul tappeto a gambe incrociate e tolgo il coperchio colmo di polvere. Una colonia di acari mi sale su per il naso e considerando che sono allergica inizio a tossire convulsamente. Stupida che sono, avrei dovuto inumidire una pezzuola e passarla sul coperchio come mi ha insegnato mia madre, ma la fretta mi ha distratta e ora ne pago le conseguenze. Vado in cucina a bere un po’ d'acqua, poi cerco l'inalatore nella borsa. Appena mi riprendo pulisco il coperchio con uno straccio bagnato. Dentro la scatola scopro una quantità esagerata di quaderni. Non ricordavo di averne così tanti. Ne prendo uno a caso cercando attraverso le date quella più vicina ai miei dodici anni. Non è quello giusto, dando una scorsa veloce ad una pagina mi viene un groppo in gola, poiché c'è riversato dentro tutto il dolore per la morte di mio cugino. Chiudo il diario di colpo e procedo nella ricerca. Poco dopo in un altro quaderno trovo la pagina giusta, dove c'è la brutta copia di un vecchio tema che parla dei miei compagni di classe. Lo regalerò ai miei compagni la sera della cena. Non potrete leggerlo, lo so, ma ci sono cose che devono rimane segrete.

 

                                                                                                                                    The end.

 

                  Siamo creativi solo se riusciamo a restituire

                  Tutto ciò che abbiamo assorbito.

                                                       Albert Einstein.

 

Dedico queste righe ai miei compagni delle medie

Per i quali provo un profondo amore.