Le signore dello scrocco

 

Capitolo 1                                           

                 

                            

Ho sognato un bosco ricoperto di neve con alberi spogli, carichi di fiocchi ghiacciati. Tra gli alberi scheletrici c'era un'entità. Mi sono diretta verso di lei, lasciando dietro di me una scia di orme leggere. La creatura era circondata da un alone azzurro e da morbidi capelli biondi, che le incorniciavano il viso ovale, sembrava un angelo scolpito nella nebbia. Avvicinandomi mi sono resa conto che aveva il viso della mamma, e come una mamma mi ha accolta tra le braccia con un misto di dolore e dolcezza dipinto sul volto. Mi ha sussurrato di non smettere mai di sognare. Subito dopo l'immagine è svanita ed io mi sono svegliata in una culla di felicità e con il desiderio di trovare la città sprofondata nella neve.

Al compimento del mio secondo anno di vita, la mamma morì in un incidente d'auto, lasciando mio padre smarrito in un dedalo di dolore. I nonni mi hanno più volte raccontato che papà voleva rimanere sempre solo, forse per sentire sin nel profondo la sua sofferenza, cercando di capire se poteva continuare a vivere oppure no, poiché l’assenza della mamma gli aveva creato un vuoto che nessuna parola poteva colmare.

Io non ricordo la voce di lei, né le sue carezze, ma la luce e il calore del suo sguardo riscaldano ogni angolo della casa. Mi basta chiudere gli occhi per vederla, le parlo e lei, ne sono sicura, mi ascolta ovunque si trovi. Che significato può avere il sogno della scorsa notte? Cosa voleva dirmi l'angelo?

So bene di non essere ciò che si definisce una personcina timorata di Dio, però sono sicura che l'Altissimo abbia cose più grandi di cui occuparsi che delle mie paranoie mentali. Perdere qualche giorno di scuola sarebbe divertente, anche perché le nevicate in città sono rare e la poca neve che si deposita si trasforma subito in un pantano di fango e sporcizia. Mi piacerebbe avere una mamma tutta nuova, ma solo per papà, che sento in questo periodo, particolarmente giù di tono, e si sa che se ti senti troppo solo, finisci per chiedere l'affetto del primo che passa. Infatti anche se avvolto dall'amorevole abbraccio dei nonni, del mio e di quelli dei suoi amici, non sembra essere del tutto felice.

Alcune persone non credono alle Entità di Luce, ma solo perché non le vedono, così non credono neppure alle innumerevoli dimensioni che gravitano intorno alla Terra, di conseguenza non sanno che accanto a noi dimorano Angeli, Serafini, Cherubini, Geni, Troni, Folletti, Nani, Elfi, Fate e così via. Perché mai non credere all'esistenza di portali che ci tele trasportano in altre dimensioni? Scusate, questa è un'altra storia. Augurarsi quindi che chiudano le scuole non è un peccato, anche se Don Prati, parroco della nostra parrocchia, non approverebbe, ma chissà quanti di voi l'hanno sperato almeno una volta, magari prima di un compito in classe! Desiderare una mamma nuova è più nobile, ma più complicato. Sono cresciuta con l'amore incondizionato di papà, dei nonni e di Teresa, e di certo non mi è mancato nulla, anzi mi ritengo molto fortunata, perché non si può sentire la mancanza di ciò che non hai mai avuto. E poi io con papà ci sto benissimo. Mentre penso a ciò, papà fa capolino dalla porta, dopo aver battuto un doppio colpetto come preavviso.

<< Bea tesoro, posso parlarti un minuto?>>

<< Certo, sto finendo una ricerca.>>

Seduto sul letto si schiarisce la voce, cosa che fa quando è fortemente in imbarazzo.

<< Ti ricordi di Giusy?>> 

 " Giusy?"  Penso “Quella stecca da biliardo con i capelli in carta pesta e la figlia odiosa? Certo che me la ricordo!"  Vorrei dirlo a voce alta, ma le labbra di papà atteggiate in un sorriso luminoso smorzano le mie parole. << La ricordo molto bene.>> sussurro infine.

<< Mi ha telefonato esprimendo il desiderio di visitare Genova insieme a sua figlia.>> risponde ostentando indifferenza.

<< Caspita, si può permettere di fare le ferie prima delle ferie di Natale?>> domando sarcastica.

<< Mi ha spiegato, ehm, che non fa vacanze da più di un anno, ehm, e che ne approfitta per recuperare i giorni di ferie accumulati.>> cerca d'essere naturale, ma l'istantaneo attacco di smemoratezza nella ricerca di una parlata più sciolta lo fa cadere in confusione. L'imbarazzo è evidente.

<< Capisco, ma la figlia? Non frequenta la scuola?>> cerco in qualche modo di mettergli una pulce dubbiosa nel pensiero.

<< Anche io le ho fatto la stessa domanda. Mi ha risposto che è la prima della classe e che avendo, per dono naturale una memoria di ferro, recupera in men che non si dica.>>

<< Una donna tutta casa e lavoro e una figlia genio. Complimenti. Quindi?>> chiedo brusca.

<< Volevo farti sapere che vengono a Genova per due settimane.>>

<< Ho capito, ti hanno telefonato per avere l'indirizzo di un albergo. Giusto?>> domando speranzosa, aggrappandomi al nulla.

<< Giusto, però mi sembra poco carino che stiano sole.>> Ascolto costringendomi a pensare che non lo stia dicendo. Un brivido gelido mi sale lungo la spina dorsale facendomi rizzare la peluria sulla nuca, come quando si ha la febbre alta o come quando con Laura, mia amica del cuore, guardiamo film horror di nascosto.

<< Le vuoi ospitare?>> chiedo senza giri di parole.

<< Perché no? Qui c'è tanto spazio. Ho pensato che potresti tenere compagnia a Apple. Loro ci hanno ospitato. Ricordi?>>

<< Papà, sembra che sia tu che non ricordi. Siamo stati con loro un solo giorno. Appena arrivati ci hanno trascinato per tutta la casa come fossimo un " GRUPPO VACANZE PIEMONTE" elargendo notizie non richieste sui prezzi dell'arredamento. Non ci hanno fatto sedere, né ci è stato offerto uno stupido bicchiere d'acqua, neppure quella del rubinetto. Ci hanno pure obbligato ad andare con loro presso la clinica " DOLCE RIPOSO", nella quale era ricoverata l'ex suocera, per esami di controllo e con la scusa che dovevano consultare i medici, ci hanno lasciati soli con la signora. Non solo, ci siamo andati con la tua auto perché la sua era dal meccanico. Che caso eh? Poi ci hanno invitato a pranzo, ma se non ricordo male, hai pagato tu. Il pomeriggio l'abbiamo trascorso ad aspettare che Apple entrasse ed uscisse dai negozi, perché poverina, il sabato è l'unico giorno in cui può fare shopping. La giornata si è conclusa in un ristorante a settemila stelle, che hanno scelto loro e dove hai pagato tu. Abbiamo alloggiato in albergo, perché, guarda il caso, avevano gli operai nella dépendance. Prima di andarsene ci hanno augurato buon viaggio, perché il giorno dopo, che era domenica, Giusy aveva un impegno fissato da mesi. Dal mio punto di vista sicuramente una scusa. La chiami ospitalità questa?>> smetto di parlare rendendomi conto che sto mulinando le braccia come un'elica impazzita. Papà ride riverso sui cuscini ed io mi unisco a lui in una crisi di ridarella da guinness dei Primati. Quando ci riprendiamo è lui a parlare per primo:

<< Devo aver rimosso. Non ricordavo tutto. In effetti non sono state molto ospitali, ma vorrei conoscere meglio Giusy per comprendere se frequentarla più seriamente, o no.>>

" Oh, oh, che sta succedendo? " penso meditabonda.

<< Che intendi per frequenza?>> chiedo facendo la gnorri.

<< Semplicemente conoscerla più a fondo. Sapere se abbiamo cose in comune, progetti e pensieri da condividere. Mi ha detto di essere un avvocato, quindi abbiamo il lavoro in comune, ma ciò non basta. Come ti ho già detto l'ho conosciuta in tribunale.>>

<< Era l'avvocato della controparte?>> domando seria come un'investigatrice della polizia.  Entrerò nei servizi segreti, di questo sono sicurissima. 

<< No. Quando l'ho vista la prima volta era seduta in corridoio intenta a mettere dentro una cartellina un fascicolo di fogli, mi ha sorriso e prima che me ne rendessi conto mi ha offerto un caffè. In seguito ci siamo sentiti alcune volte, ma senza approfondire. Più avanti mi ha proposto di andare a trovarla a Milano, perché desiderava conoscerti. E' divorziata da un anno e come sai ha una figlia della tua età. Altra cosa in comune. Vivere sotto lo stesso tetto per due settimane potrebbe servirmi per comprendere se abbiamo delle affinità. Che ne pensi?>> Mi fisso la punta delle ballerine nere, dove tanti forellini formano un ghirigoro molto grazioso, ma non ho dubbi e gli dico la verità:

<< Penso che sono due perfette sconosciute che entrano nella mia intimità quotidiana e non credo affatto che ciò giovi alla mia sfera emotiva.>>

<< Tesoro, non permetterò in nessun modo che Giusy entri nella nostra intimità finché non sarò sicuro al cento per cento dei miei sentimenti. Ma cosa c'entra la tua sfera emotiva? Hai dei problemi che non conosco? Io sono qui. Con me puoi parlare di qualsiasi argomento.>>

<< No, non ho nessun problema. Ho letto un libro molto interessante che spiega come certe situazioni negative possano stressare la sfera emotiva, generando malattie fisiche.>>

<< Devo impedirti di curiosare nei libri della zia.>> risponde ridendo, poi mi rassicura spiegandomi il perché della sua scelta.

<< Devi prenderla per quello che è, una visita di due conoscenti che forse potranno diventare delle amiche. Niente di più. Potresti comunque scoprire di avere degli interessi comuni con Apple.>> “Ma quali interessi in comune..." penso scrollando la testa. Sto per dire che non mi va, ma leggendo la dolcezza nei suoi occhi color ambra chiazzati da pagliuzze verdi, trattengo il mio no.

<< Ok.>> esclamo con tutta l'allegria che riesco a simulare. Stupita dalla mia stessa risposta, mi sento stringere in un mega abbraccio.

<< Andrà tutto bene. Noi due siamo una squadra.>> afferma baciandomi la fronte. Esce dalla camera lasciandomi a dire il vero, molto perplessa. La notizia appena ricevuta mi ha scioccato. E' stato come aprire il mio regalo di compleanno e trovarci dentro un topo morto.

Sprofondo nella poltrona della mamma, la sua preferita a detta dei nonni, sita sotto la finestra, dove il perimetro del muro disegna una piccola alcova. Chiudo gli occhi pensando di rimanerci per sempre. Per carità, non vorrei che qualcuno mi fraintendesse. Mio padre è libero di invitare chi vuole. Abitiamo una casa a due piani più mansarda calpestabile, fuori dal centro cittadino. Papà l'ha ereditata dall'unica sua zia che non ha avuto figli, e dentro ci possono entrare squadre di Giusy. I genitori di papà abitano poco distante, ma sono discreti e non compaiono senza avvertire, come fanno i veri signori. Papà è loro grato per questo e li apprezza moltissimo. Ma come al solito sto divagando. Per farla breve, quel poco che ho visto e intuito di Giusy, mi si ripropone come pesce avariato. Provo per istinto una repulsione epidermica che mi ha travolto dalla prima volta che l'ho vista. Mi auguro con tutto il cuore che papà si ravveda.

Qualche mese fa la nonna Ella (mamma di papà) parlando con suo figlio, disse che l'avrebbe resa felice saperlo nuovamente innamorato. Non so se in quel quadretto romantico la nonna avesse contemplato anche Giusy. Conoscendo la nonna Ella…e anche no!  Ma è inutile sottolinearlo, perché sto perdendo tempo in pensieri da adolescente paranoica. Cancello quindi la richiesta di una compagna nuova per papà, almeno sino a cessato allarme. Sono dispiaciuta di dover rinunciare, ma è l'unica opzione che ho, e non posso neppure sperare che si blocchi la città per una mega nevicata, perché perderei la scuola, le lezioni di nuoto e quelle di catechismo. Non si sa mai, e poi chi lo sente Don Prati? Dice sempre che l'ozio è il padre dei vizi!! Sarà meglio che ogni cosa proceda come al solito.  Ma che posso fare? Ritrovarmi la casa occupata da Giusy & Appendice senza potere nulla contro l'evento è già una tragedia. A meno che non succeda qualcosa di galattico...... che ne so. L’arrivo dei Venusiani alla stazione di Brignole? Ma mi sa che è tosta. Perché sembra che gli Alieni siano tra noi da un bel pezzo. Che storia!! Devo comunque rinunciare alla compagna per papà o mi ritrovo Giusy per matrigna, anzi mi ritroverei anche una sorellastra che, detto tra noi, non è proprio ciò che si definisce un essere evoluto. Ad ogni modo preferirei avere a che fare con gli Alieni.  Mi auguro che non mi coinvolgano in veste di guida turistica o mi toccherà condurle per la città rosicchiando bastoncini di sedano e ciucciando da una cannuccia frullato di carote, perché sembra che siano sempre a dieta. Forse esagero? Che fare? Per questo Natale non potrò più chiedere nulla, anche se speravo che alla parola frequenza, papà si riferisse ad un i-Pod nuovo di zecca.  Prendo il mio cellulare e chiamo Laura. Le racconto tutta la storia.

<< Magari tuo padre scherzava.>> risponde Laura cercando di consolarmi.

<< Non credo, era serio come un attacco di colite.>>

<< Cacchio, ma anche tu hai i tuoi diritti.>>

<< Certo, ma non c'è nessuno che sciopera per me.>> piagnucolo sconsolata.

<< Magari fai amicizia con Apple.>>

<< Come no, non vedo l'ora di perdermela. L'unica volta che l'ho vista mi è sembrato che le mancassero delle guarnizioni mentali.>>

<< Perché non ti trasferisci dai tuoi nonni?>>

<< No. Cacciare la testa sotto la sabbia sperando che tutto si sistemi non fa parte del mio carattere.>>

<< Allora saranno due settimane angoscianti.>> sentenzia senza darmi scampo.

<< Due settimane della mia vita. Capisci? Due. Nessuno potrà più restituirmele. E se poi mio padre si innamora di Giusy?>>

<< A quel punto dovrai abbracciare il tuo destino. Fai gli scongiuri, chiudi gli occhi e dì un'Avemaria, come dice Don Prati.>>

<< Mi sa che un'Avemaria non può bastare. Devo recitare dieci Misteri del rosario.>> Scoppiamo a ridere.

<< Non preoccuparti tuo padre è un uomo equilibrato.>> aggiunge convinta.

<< Anche l'uomo più equilibrato del mondo perde delle rotelle quando si innamora. L'amore esercita sul cervello un effetto di riduzione dei neuroni. >> dico io ridendo come una matta.

<< Ma dai, non è l'unica donna del mondo!>>

<< Vero, ma papà ultimamente non ha ricevuto nessuna telefonata femminile a parte sua madre che lo chiama per ricordargli di mettere la maglia della pelle.>>

<< Cara Beatrice, per usare un termine altamente tecnico, sei fottuta.>> Ci salutiamo ridendo e chiudo la comunicazione. Il punto principale è che non mi fido per nulla di Giusy & appendice. Starò molto concentrata.  Fatemi gli auguri.          

 

                                                                                                                                   

 

Capitolo 2

 

 

Le osserviamo scendere dal treno mentre spintonano senza vergogna gli altri viaggiatori, trascinandosi dietro valige Vuitton come se invece di due settimane debbano stare da noi per l'eternità. Furiosa chiedo a papà:

<< Perché tutte quelle valigie? Non si era detto due settimane?>> lui sospira profondamente:

<< In effetti non capisco. Aspetta qui.>> lo guardo sparire tra la folla.

Giusy e Apple dovevano venire con la loro auto, ma all'ultimo momento ci hanno avvisato del loro arrivo in treno. Appena le metto a fuoco mi prende la ridarella, perché sembrano uscite dalle pagine di una rivista di moda di bassissima qualità. Giusy indossa una pelliccia di visone, e già questo non va bene, ma è anche di fattura datata, lunga sino ai piedi e spelacchiata, stretta in vita da un cinturone di plastica con applicazioni di lustrini colorati tipo " Vittoria del campionato mondiale di pugilato " e calza decolté tacco dodici con zeppa incorporata. I capelli sono tinti di un giallo esistente solo nella gamma dei colori chimici e stanno rigidi e compatti come una lastra di marmo. Il volto è gonfio, con zigomi aerodinamici e bocca a becco d'anatra. In poche parole si è fatta togliere l'eccesso di pelle floscia e aggiungere ciò che non aveva. Il trucco è pesante e gli occhi cinesi sono tapparellati da stoppose ciglia finte. Il risultato è scadente, anzi, pessimo. Ma papà l'ha guardata bene?

" Forse è stata operata durante un bombardamento." penso.

E' carica di accessori inutili e caracolla sulle zeppe trascinandosi dietro Apple, la quale è già sfigata perché si chiama come un computer, ma è anche avvolta in una mantella di visone reduce da un incontro poco felice con un gatto a cui è stata calpestata la coda. Indossa stivaletti in camoscio flosci raso terra, imbottiti di lana bianca. Semplicemente orribili. Sembra che abbia due focacce al posto dei piedi, e noi genovesi di focacce ce ne intendiamo. I capelli innaturalmente lunghi e di un rosso accecante, ciondolano in una coda di cavallo sottile e moscia. Sul viso ha un'espressione spenta da pesce bollito. Dietro di loro papà, stracarico di borse. Smetto di sghignazzare e corro in suo soccorso. Arrivata sul posto mi comporto da personcina ben educata ed esordisco con un " Buongiorno e benvenute " da manuale delle buone maniere, il quale non scaturisce nessun effetto. Per la precisione, non mi rispondono, ma neanche mi guardano, come se Harry Potter in persona mi avesse resa trasparente per non essere intercettata dai mostri e passare inosservata al prossimo livello. Poi di colpo Giusy esclama:

<< Mamma mia come sei cresciuta! Incredibile. Sei irriconoscibile.>> perché mi sento presa serenamente per i fondelli? E' vero che non sono una gnoma ma sono passati solo due mesi da quando sono stata a Milano, e posso dire con certezza di non essermi allungata di un decimo di millimetro. Faccio spallucce. Mi sa che pensa ch'io sia una deficiente. Arrivati all'auto mio padre carica le valige mentre le provette turiste si accomodano sui sedili posteriori senza dare una mano, come se fossero su un taxi. Ci manca solo che diano l'indirizzo al conducente!!

Ci infiliamo nel traffico cittadino e al primo semaforo Giusy esprime il suo malcontento con tutta la sua intelligenza:

<< Il treno era pieno come un uovo, ma grazie alla mia organizzazione ho prenotato i posti. Ci credereste che sul treno c'erano persone d'ogni ceto e razza? Un incubo! Mai vista tanta sporcizia, ma grazie alla mia organizzazione ho messo in borsa una confezione di amuchina spray per pulire i poggia testa e le sedute. Per non parlare del fatto che dalla partenza all'arrivo non si è visto neppure il carrello del bar, ma grazie alla mia organizzazione ci siamo nutrite con due snack ai semi di sesamo.>>

" Magre ad ogni costo." penso ridendo mentalmente.

<< La cosa più sconvolgente però>> continua Giusy << è stato entrare nella toilette. Per fortuna mi sono ricordata di portare i copri water di carta, della carta igienica profumata e un detergente per le mani all'eau de Rose. A proposito, ma quanti lavori di ristrutturazione ci sono all'interno della stazione? Una confusione totale. Ma quale stazione Principe, a noi è sembrata la stazione barbone!>> conclude ridendo come una rana con la bronchite.

<< Non capisco perché siete venute in treno. Sbaglio o hai detto di avere una Mercedes comoda come un salotto?>> chiede pa’ cambiando marcia.

<< Si non ti sbagli, ma il meteo di ieri sera annunciava pioggia, e per essere sincera non mi sentivo di guidare in condizioni poco favorevoli. Poteva essere pericoloso. Inoltre l'auto si sarebbe sporcata.>>

<< Ma l'auto si può lavare!>> risponde pa’ sconcertato.

<< Che banalità. Io preferisco così, e poi le vere signore non guidano. Forse assumerò un autista. Che ne pensi Oberto?>>

<< Penso che sia una spesa inutile, ma tu sei libera di agire come ritieni più opportuno. Ti ricordo però che non mi chiamo Oberto, ma Roberto.>> madre e figlia si uniscono in una risata gracchiante.

<< Lo so, ma devi ammettere che Oberto suona più fine ed elegante di Roberto.>>

" Santi del Paradiso, aiutateci voi." penso " Prima dice che non ha preso l'auto per non sporcarla, poi chiama papà Oberto. I matti sono ovunque, tranne che in terapia!"

Guardo pa’ e gli leggo in faccia il disappunto, tanto che puntualizza con decisione:

<< Ad ogni modo, mi chiamo Roberto.>>

<< Sarà, ma Oberto è un nome più fine ed elegante per un uomo in carriera, quindi per noi sei Oberto.>> risponde lei senza fare una piega.

Con la coda dell'occhio vedo del fumo uscire dalle narici di papà. Sembra furioso, e lo sarei anche io se un emerito imbecille mi chiamasse Belinda. Ci fermiamo ad uno stop e in un attimo l'abitacolo dell'auto si riempie da un esubero di profumo che attenta le nostre vie respiratorie. Papà ed io apriamo i finestrini per salvarci da soffocamento per esalazioni chimiche.

<< Come siete esagerati!>> esclama Apple continuando a spruzzare: << Non sentite questa puzza di merda? Questa è un'eau de toilette costosissima di Dolce & Gabbana.>>

<< Potrebbe essere anche di Cip & Ciop, ma se lo usi in questo modo e in uno spazio limitato potrebbe risultare tossico.>> rispondo senza tante cortesie. Papà scoppia in una risata fragorosa ed io gli vado dietro.

<< Non vedo cosa ci sia da ridere.>> afferma Apple offesa << lo pubblicizzano anche in televisione.>>

<< In televisione sono specializzati per convincere le persone a comprare cose inutili.>> rispondo acida.

<< Apple, il profumo si usa come fanno le vere signore, usandone poche gocce.>> si intromette pa’ cercando di interrompere sul nascere la prima nostra litigata.

<< Ma è una ragazzina, lasciamo che viva spensierata. Caro Oberto, i tempi sono cambiati, bisogna che ti adegui ai nuovi costumi della società. Io l'ho educata per bene, ma è impossibile riuscire nel compito del bravo genitore. Povera piccola, ha sofferto tanto per il nostro divorzio che cerco di non sgridarla per non farla soffrire ancora di più.>> blatera Giusy facendo finta di tirare su col naso in vista di una lacrima assolutamente inesistente.

" Anche Santa Madre Martire!" penso alzando gli occhi al cielo, mentre Giusy corregge sua figlia:

<< Tesoro mio, non si dice puzza di merda, ma olezzo sgradevole. Devi essere più elegante, come lady D. ad esempio.>>

" Diciamo che come lady D. sei poco verosimile." penso. Vorrei dirlo a voce alta, ma so che non posso.

Davanti al cancello aperto di casa nostra, Giovanni (marito di Teresa) ci saluta con un sorriso a trentadue denti:

<< Bentornato Roberto. Ciao Bea. Benvenute signore.>>

<< Grazie Giovanni, ti lascio l'auto. Ci pensi tu ai bagagli per favore?>> non mi sfuggono gli sguardi di sorpresa di Giusy & appendice alla vista della casa, la quale ha uno stile semplice, senza fronzoli. Un piano terra, un primo piano e un sottotetto con abbaini finestrati.  Il giardino circonda la casa, come il vecchio muro di pietra ricoperto di intonaco ocra. Un lato della casa è ricoperto di edera. Quasi sempre il vento di scirocco trasporta sulla terra l'odore salmastro del mare. Appena entriamo in casa l'aroma di una torta appena sfornata invade le nostre narici. Mi sa che Teresa ci ha lasciato una sorpresa in cucina. Il mio stomaco brontola di piacere.

A cena Giusy tempesta pa’ di domande sugli averi di famiglia, sulla grandezza della casa, quante camere da letto ci sono, quanti domestici lavorano per noi, ecc. Sembra un investigatrice sotto finto nome per conto della finanza tributaria. Pa’ cerca più di una volta di cambiare argomento: invano.

<< Perché non hai installato un cancello automatico? Un bel telecomando e via. Sai quanto tempo risparmiato?>> domanda Giusy d'un tratto.

<< Personalmente non ne vedo la necessità. La tecnologia è ottima quando porta benefici costruttivi e viene usata con intelligenza, altrimenti non serve a nulla. Per aprire un cancello con un paio di chiavi non ci vuole una laurea, e alla fine dei conti il buon Dio mi ha creato le mani e le gambe, che posso usare senza per questo sentirmi stanco per il resto della giornata. Milioni di persone sono pronte a morire di fatica in palestra per dimagrire o espellere tossine, ma poi si circondano di telecomandi, anche per alzare la tavoletta del wc.>> la finta abbronzatura di Giusy color mattone si trasforma in color verde metallico per la vergogna. Probabile che abbia già pensato di munirsi di telecomando per fare pipì.

<< Come sei saggio Oberto. Come la chirurgia estetica >> dice convinta << sai che è impossibile essere belle senza grande costanza. Meno male che c'è la chirurgia estetica. Per informarmi meglio ho comprato un libro che tratta di chirurgia estetica.>> papà la guarda con le sopracciglia pericolosamente vicine. Immagino che si stia chiedendo cosa c'entri la chirurgia estetica con il cancello di casa nostra.

<< Dopo averlo letto, mi sembrava di dimostrare vent'anni.>> aggiunge tutta fiera.  Pa’ non risponde e credo che non risponda per educazione. Non dimostra affatto vent'anni.

<< Comunque, anche se parlava solo in termini medici l'ho letto tutto, sai?>> esclama trionfante come se avesse appena scalato l'Everest a mani nude.

" Davvero? " penso " Sono pronta a scommettere che non hai capito un belin di ciò che hai letto."

<< Ora sarei quasi pronta per farmi un lifting totale.>> conclude.

" Il lifting te lo devi fare al cervello." penso " poiché il poco che hai sta scivolando a valle completamente sciolto."   Non vi descrivo l’espressione di mio padre.

Prima della buona notte incrocio Giusy in corridoio, in accappatoio e senza trucco. Ho un sussulto, sembra un cotechino. Beh in fondo potrebbe esserci utile, siamo vicini al Natale!

Non so cosa accadrà domani, poiché qualcosa sta per modificarsi e sicuramente farà traballare l'impalcatura della mia esistenza, ma so con certezza ciò che penso, e per loro fortuna non si sente. Mentre mi infilo sotto al piumone mi chiedo cosa ne farà di tutto il tempo che risparmia usando il telecomando per aprire il cancello. Ah, ah, ah.

 

 

 

Capitolo 3

 

 

Nonostante la presenza inquietante di Apple, ho deciso di decorare l'albero di Natale. Lei mi è rimasta tra i piedi per tutto il tempo, criticando ogni mia decisione e fornendomi particolari non richiesti sugli addobbi che ha a casa sua, i quali sono più antichi e costosi dei nostri. Ha criticato ogni posizione io scegliessi per appendere le palline e i fiocchi, dilungandosi in modo noiosissimo sulla parte estetica della visuale generale, che per lei è di rilevante importanza. A tutti i costi ha voluto infilare sulla cima dell'abete la punta di plastica rossa che ci hanno regalato come ringraziamento per la nostra ospitalità. Mio padre mi ha insegnato che a cavallo donato non si guarda in bocca, ma è stato difficile non notare il cartellino dell'Ikea con su scritto euro 5.0!  Io volevo appendere l'Angelo antico che ci segue da generazioni, ma lei ha insistito per mettere il puntale, e dopo una assurda discussione basata sul nulla, ho ceduto, certa che il giorno in cui ripartiranno per Milano, farò sparire il puntale nel cassonetto del riciclo per la plastica.

Ho vissuto momenti drammatici in cui avrei potuto strapparle quell'orrida coda posticcia che si applica ogni mattina e buttarla nel bidone dell’immondizia…ma siamo vicini al Natale e devo ahimè, rinunciare a questa gioia, anche se credo che si meriterebbe di peggio. Mi consolo perché sono esonerata dal vederle al mattino, grazie alla scuola che non mi è mai piaciuta come in questo periodo. Ci andrei anche di notte! Papà non ha voluto ne perdessi un solo giorno, inconsapevole di farmi felice. Infatti mi sono mostrata un po’ contrariata, altrimenti non l'avrebbe bevuta. Tutto bene quindi, fino a questa mattina, quando Giusy mi ha informata che verrà a prendermi all'uscita dalla scuola. MISERICORDIA!!

Appena mi intercetta si precipita su di me per un finto abbraccio materno, avvolgendomi in una nube tossica di CHANEL N5. Sbaglio o pa’ aveva detto che le vere signore lo usano a gocce? Apple non mi saluta e non dà segno della mia presenza. Ha l'aria annoiata.  Indossa jeans super attillati e stivali corti di vernice nera con strass grossi come borchie. Diciamo che il buon gusto non le appartiene.  Nel polso destro ha tanti di quei braccialetti che mi domando come mai non sia già sprofondata nel sottosuolo.

Immediatamente intorno a noi si forma un campanello di compagni, curiosi di verificare la cattiveria della futura matrigna e la stupidità della sorellastra, grazie anche ai racconti poco edificanti che dispenso durante la ricreazione. Mai come oggi comprendo lo sconforto di Cenerentola!  Attorniata dai miei amici chiassosi Giusy sbatte la borsa di Hermes come una paletta scaccia mosche, squittendo:

<< Sciò, sciò, andate via. Non avete una casa? Fate largo, sciò.>> una vergogna immensa. Dire che è sopra le righe, è inutile. Saluto i compagni rossa come un pomodoro e mi incammino verso casa con passo sostenuto e Giusy & appendice che faticano a starmi dietro.

<< Prendiamo un taxi?>> domanda Giusy arrancando sui tacchi.  Incoraggiata dalla mancanza del "Per favore" faccio loro notare, in un modo non proprio gentile, che la fermata dell'autobus dista una cinquantina di metri. Mi fissano inorridite:

<< Immagino che tu voglia scherzare. Hai notato le mie meravigliose scarpe di Prada? Non crederai che possano essere usate per camminare.>>

<< Ah, no? Che sciocca, ho sempre creduto che le scarpe servissero proprio per camminare. Ho vissuto per tredici anni con questa convinzione.>> rispondo sarcastica.

<< Non è il caso di fare dello spirito. La mamma ha ragione. In autobus ci vanno i pezzenti.>> sentenzia sua figlia facendo l'avvocato del diavolo.

Vorrei urlare che le ritengo due spocchiose snob di cacca, mi limito però a mordermi il labbro superiore guardandomi gli scarponcini che indosso spesso, i quali hanno lasciato impronte in ogni angolo di questa città. Le accompagno al parcheggio dei taxi davanti alla stazione Brignole e riconfermando la decisione di tornare a casa in autobus, torno sui miei passi. Sento Apple dire a sua madre: << Sembra un maschio.>> Indosso le cuffie dell'i-Pod e mi avvio, fiera dei miei jeans scoloriti, e del giubbotto di pelle, comprati ambedue al mercatino dell'usato.

Il cielo si è coperto di nuvole, c'è odore di pioggia, ma non mi importa, ho bisogno di camminare per almeno due fermate. Sono arrivata a casa più tardi, ma camminare si è rivelato utile, almeno mi sono sfogata. E' stata una fortuna che nessuno si sia azzardato ad infastidirmi, poiché l'avrei preso a calci.

" Io mi vesto come un maschio" penso furibonda, mentre mi lavo le mani prima di andare a tavola " ma tu sei anonima come una graffetta per la pinzatrice." Chiudo il rubinetto con tanta forza che forse non potrò più aprirlo. Come al solito dopo pranzo chiamo Laura.

<< Sfogati pure ti ascolto e ti comprendo con tutta me stessa.>> mi anticipa sghignazzando.

<< Le odio.>> butto lì arrabbiata.

<< Impossibile, per odiarle veramente ci vuole più tempo. Le devi frequentare ancora un po’.>> mi risponde tranquilla.

<< Hai sempre la risposta pronta. Chi sei veramente?>> scherzo. Con lei non si riesce a rimanere negative neanche volendo.

<< Appartengo a un gruppo segreto degli Spiriti Eletti.>> dice assumendo un tono di voce autorevole.

<< Allora dimmi cosa posso fare per togliermele dalle palle.>>

<< Falle evaporare da casa tua come Houdini dalla sua cassa. O qualcosa del genere. Oppure sforzati di fare qualcosa in compagnia di Apple.>>

<< Ah, ah, ah. Direi che non abbiamo un solo argomento in comune.>> mi accascio sulla poltrona della mamma.

<< Ah ecco, mi è venuta un'idea. Puoi preparare una colonia speciale per tuo padre a base di pipì di gatto.>> Ridiamo sino alle lacrime. Quando ci si mette è veramente scema.

<< Sarebbe fantastico, ma papà mi toglierebbe la paghetta sino al giorno della mia morte.>>

<< Gioca d'astuzia, e fai un sacco di complimenti a Giusy sull'aspetto fisico, sai che ci tiene da morire.>> mi suggerisce ancora in preda a crisi di scemenza acuta.

<< Come faccio? Nonostante abbia l'età di papà dice di averne dieci di meno e ne dimostra dieci di più. E’ gonfia di silicone come una mongolfiera. >>

<< Bene, pungila con uno spillo. Magari esplode.>>

Chiudiamo la telefonata ridendo come matte e dopo un quarto d'ora sto ancora ridendo.

 

 

 

 

Capitolo 4

 

 

Apple ed io abbiamo la stessa età (tredici anni) e nonostante lei si vesta e si trucchi in modo da sembrare più grande è sicuramente più infantile di me. Devo confessare che la trovo frivola, presuntuosa, sciocca e sempre fuori luogo con le sue frecciatine poco felici. Aspetterò con calma... poiché la vendetta va gustata fredda! Don Prati dice che la vendetta è un gesto ignobile, senza nessuna utilità, ma sono certa che se conoscesse Apple, cambierebbe il suo punto di vista.

Sin dal primo giorno, Giusy ha elogiato, con i nostri parenti, amici, conoscenti e sconosciuti, le innumerevoli doti di sua figlia. Educazione esemplare, eleganza, bellezza, naturale predisposizione per la musica, il canto, l'arte in genere e lo sport. Quoziente intellettivo superiore alla media, che sfocia in alcuni casi, in pura genialità. Ultimo, ma non ultimo, il suo incrollabile fervore cattolico. Di solito l'uditorio è rimasto in silenzio, osservando con espressione dubbiosa l'ipotetica portatrice sana di perfezione. Di fatto Apple non è educata, ma ammaestrata. Non è elegante nei modi, ma affettata. Non è ubbidiente, ma palesemente ruffiana. Non è bella, ma appena graziosa e non ha buon gusto.

Coco Chanel diceva sempre: << Prima di uscire toglietevi sempre l'ultimo accessorio che avete aggiunto.>>

Ecco, diciamo che se Apple si sedesse accanto all'albero di Natale, farete fatica a distinguerla. Per quanto concerne la musica e il quoziente intellettivo...beh, l'ho sentita cantare e vi posso assicurare che non è la rincarnazione di Freddy Mercury, e dopo averla conosciuta un po’ meglio, non credo sia imparentata con Einstein.

Quando papà ed io siamo andati a Milano, Giusy ci ha portato con sé per una visita all'ex suocera, alla clinica " Dolce riposo " nome un po’ preveggente, come a dire.... " Prima o poi avrete il definitivo riposo." La costruzione di tutto rispetto è un villone vittoriano immerso in un parco lussureggiante, con flora d'ogni specie e panchine in legno, disseminate ovunque. L'interno, particolarmente lussuoso e fintamente decadente, ha trasportato la mia immaginazione in un'altra epoca. Le stanze eleganti, in realtà, sono mini appartamenti dove nulla è lasciato al caso. L'ex suocera di Giusy è una signora distinta, alta, magra e fasciata da nervi in acciaio. Quando mi ha stretto la mano ho pensato che volesse stritolarla. Si notava lontano un miglio che sprizzava salute da tutti i pori. Probabile che fosse abituata a prevenire piuttosto che a curare.

Sulla sua testa svettava un palloncino di capelli bianchi dal riflesso azzurrato. Le palpebre pesanti, sottolineate da una linea di Kascial nero, avrebbero fatto invidia a Ramset I. Le labbra grandi e ricamate da fitte rughe erano tinte di rosso lacca, lo stesso rosso che decorava le unghie lunghe e uncinate, ricordandomi la strega di Biancaneve, mentre immergeva la mela rossa dentro un calderone fumoso, colmo di saporiti veleni.

Appena entrati nella stanza Giusy e Apple sono sparite lungo i corridoi, con la scusa di dover parlare con i medici. Pa’ ed io ci siamo seduti su di una panchetta antica fissandoci le scarpe e augurandoci che il colloquio con i medici non si dilungasse più del previsto, pronti ad aspettare in rispettoso silenzio. La signora però ci ha colto di sorpresa parlandoci di sé e di suo figlio Walter famoso magistrato. Poi è passata ad argomenti più leggeri, deliziandoci con alcuni pettegolezzi sulla nipote. Sprofondata comodamente nella poltrona ha raccontato vari aneddoti, compreso quello in cui la nipote è stata estromessa dal coro, poiché particolarmente stonata, ma il prete mosso da misericordia, l'ha promossa al servizio del thè, che si offre tutti i lunedì e il giovedì pomeriggio, durante le riunioni rivolte alla ricerca di anime da riportare sulla retta via, portato avanti dal gruppo: "DONNE DELLA SALVEZZA", club di cui sua nuora è una fervida sostenitrice. A quel punto, la nonna di Apple, che si chiama Ortensia, si è concessa una sonora risata, aggiungendo che su tutto ciò che sua nipote intraprende, bisognerebbe stendere un velo pietoso.

<< Intorno agli otto anni ha voluto a tutti i costi iscriversi a danza classica. Ha lasciato la scuola dopo solo tre lezioni dicendo che la disciplina non è fatta per lei. Per un intero anno non ha voluto praticare sport, fino a quando mio figlio l'ha iscritta al Club tennis di cui è socio. Dopo una decina di lezioni, rigorosamente private, il maestro ha suggerito a mio figlio, di tenersi i soldi in tasca, poiché neanche Margaret Shmit Court sarebbe stata in grado di farle colpire una palla.>> a quel punto la signora Ortensia chiese un po’ d'acqua, lamentandosi del fatto che con quello che pagava, nella caraffa avrebbe dovuto esserci dello champagne. Non siamo riusciti a trattenere una risata. Poi l'ho incalzata curiosa:

<<Poi cosa è successo?>>

<< Mia nuora colpita profondamente nell'orgoglio materno non si è data per vinta. Dopo averla costretta ad indossare una tutina aderente rosa confetto (che io trovai orrida) l'ha trascinata a correre al parco. Dopo trenta metri mia nipote si è incollata ad una panchina, inscenando un colpo di statuite e pretendendo, direi con ottimi risultati, di tornare a casa in taxi.>> In quel momento hanno bussato alla porta e la signora Ortensia si è interrotta con mio grande dispiacere. Sarei rimasta ad ascoltarla per ore. Giusy è entrata tutta trafelata domandando:

<< Allora Ortensia come si sente?>>   La signora ha strizzato gli occhi per mettere a fuoco la figura di Giusy, guardandola dal basso verso l'alto. Dopo una pausa particolarmente lunga ha risposto con sarcasmo:

<< Io sto benissimo, ma non potrei dirlo di te. Hai una cera pessima. E poi che è questa novità? Perché sei venuta tu al posto di mia nuora?>> Giusy era fumante di rabbia, ma ha fatto di tutto per non darlo a vedere.

<< La prego Ortensia, non ricominci con questa storia.>> poi voltandosi verso di noi si è picchiata la tempia con il dito indice, come dire che la signora Ortensia, non c'era col cervello.

<< Non chiamarmi Ortensia, non sono tua parente per mia fortuna, e se ti presenti un'altra volta chiamo la sicurezza.>> Giusy ha deglutito facendo buon viso e cattivo gioco. Mi sono accorta che era in un imbarazzo incredibile.

<< Guardi Ortensia, c'è Apple. Saluta tua nonna, Apple.>> ha detto cambiando discorso e spingendo Apple con forza, la quale si è scansata visibilmente schifata, mentre la signora Ortensia si è alzata dalla poltrona con l'energia di una adolescente urlando:

<< Guai a te se ti avvicini. Sparisci. Dov'è mia nipote?>>

<< Ortensia non faccia così, Apple vorrebbe solo un bacio da sua nonna.>> ha ribattuto Giusy.

<< Ma quale bacio. Non gli darei neanche le caccole del mio naso.>> A quel punto papà mi ha tirato per la manica, trascinandomi in corridoio, non senza difficoltà. Avrei dato qualsiasi cosa per vedere come andava a finire. Devo ammettere che è stato un siparietto esilarante e mi piacerebbe rivedere la signora Ortensia che ho trovato simpaticissima. Ma come al solito sto divagando. Per farla breve, non c'è una sola persona nel mondo, che farebbe meglio di Apple nello sport, naturalmente a occhi bendati. Tutti i suoi tentativi sportivi sono stati un fallimento. Ho trovato tutto ciò deprimente, ma ancora non sapevo cosa avrei scoperto nel futuro immediato, cioè nel presente, non immaginando neppure lontanamente che i miei guai erano appena incominciati.

 

 

 

Capitolo 5

 

 

<< Amore, è quasi ora.>> mi avvisa pa’, infilando la testa nello spiraglio della porta socchiusa dopo aver bussato leggermente, distogliendomi dai compiti.

<< Ok.>> rispondo dandomi da fare per mettere in ordine i libri di scuola.

<< La mandi sola?>> gli domanda Giusy con un tono scandalizzato nella voce.

<< No, va in compagnia di alcuni amici che abitano in zona e che frequentano lo stesso corso. Vanno e tornano insieme. Poi ha il cellulare per le emergenze. Ad ogni modo bisogna che le infonda sicurezza dandole tutta la mia fiducia. Scusa, ma non sei tu che dici di lasciarle libere di vivere la loro giovinezza senza troppi assilli?>>

<< Ma io intendevo un'altra cosa.>> cincischia lei sapendosi in difetto.

<< Le do delle responsabilità o crescerà come una debosciata.>> ribatte pa’ maledicendo di avere pranzato a casa, poiché da quando è entrato dalla porta alle 13.00, Giusy non lo molla un solo istante.

<< Devo ammettere che hai sempre ragione Oberto. Stavo pensando che sarebbe carino se Apple accompagnasse Beatrice in piscina, nuota divinamente.>>

" Ah ecco, mi sembrava che non facesse benissimo anche questo!" penso sconsolata.

<< Cosa dici Beatrice se Apple viene con te?>> chiede Giusy, facendo esplodere dentro di me un momento di vera ribellione che ovviamente dissimulo dipingendomi sulla bocca un sorriso di circostanza degno di Hannibal Lecter, mentre mio padre aggiunge con lo sguardo: " Ti prego non dire di no!" 

<< Bella idea! >> rispondo, entusiasta come Maria Antonietta sul patibolo, poi aggiungo, convinta di farla franca: << Ma immagino che non abbia né cuffia, né costume.>>

<< Ma certo che li abbiamo.>> cinguetta Giusy << quando viaggiamo ci portiamo dietro di tutto.>> Alzo gli occhi al cielo, a volte gli Dei sono gentili, altre no. Accidenti!!

<< Bene, visto che non ci sono problemi chiamo in piscina e vedo se si può fare.>> papà si avvia verso lo studio come se volasse. Non posso crederci. Sta succedendo proprio a me? Cosa ho fatto di male nella mia breve vita per avere questa palla al piede? Infilo nel borsone del nuoto il telo di spugna sperando che la piscina sia chiusa per acque infestate da nuovi germi, sconosciuti alla scienza mondiale. Apple entra in camera senza bussare, sventolandomi in faccia un bikini così piccolo che non lo avrei fatto indossare neanche alla mia barbie con cui giocavo a sei anni, poiché l'avrebbero arrestata per oltraggio al pudore. Coinvolta nel progetto: "SOSTEGNAMO APPLE, COMUNQUE” accetto, ma parlo a porte chiuse con il genitore-traditore e pretendo che mi sia aumentata la paghetta, almeno sino a cessato allarme. Non sarà educativo, ma incentivo per le mie risorse.

Con la promessa di un futuro materiale migliore, mi avvio trasfigurata verso la fermata dell’autobus con Apple che mi corre dietro.

In spogliatoio mostra la sua cuffia fucsia tempestata di brillantini a due mie compagne, facendo loro notare che i nostri costumi interi, sono fuori moda. Mi volto e me ne vado, sperando che scivoli nella vaschetta per igienizzare i piedi. A bordo piscina le presento l'istruttore, che si dichiara felice di averla come allieva, anche solo per un giorno. Pover uomo, non sa cosa dice. Entriamo in acqua tra spruzzi e schiamazzi, ma Apple tentenna. L'istruttore la esorta gentilmente a fare altrettanto, poiché siamo in ritardo sulla tabella di marcia.

<< Ma se entro mi bagno.>> risponde candida.

<< Diciamo che si, l'acqua è bagnata.>> il maestro mi fissa come dire: " E questa da dove spunta fuori?"  Se si aprisse una voragine nelle piastrelle ci sprofonderei felice! Lui le chiede preoccupato se sa nuotare, lei annuisce convinta. Lui la invita ad indossare la cuffia. Lei risponde impudente che il giorno prima si è stirata i capelli, e se si mette la cuffia si rovina la piega. L'addome dell'istruttore si gonfia per un respiro lungo e lento, che probabilmente gli serve per controllare l'istinto violento che si è impossessato del suo raziocinio. Poi con l'ultimo esile filo di pazienza spiega alla nuova stranissima allieva il perché sia importante indossare la cuffia, aggiungendo che l'alternativa è quella di sedersi sulla panca per non disturbare la lezione. A quel punto ferita nell'orgoglio indossa la cuffia, appoggiandola delicatamente sul cucuzzolo della testa, senza metterci i capelli dentro, ed entra in acqua. Percorriamo la prima vasca senza tante storie, con gli occhialini ben calcati sugli occhi, compresa Apple, che ha un suo stile, non ben definito, tipo foca arenata sulla battigia. Alla nostra terza vasca è ancora incollata alla scaletta, come una cozza.  Ma non sapeva nuotare divinamente?

Dopo venti minuti di galleggiamento forzato, con la pelle a squame, aggrappata al bordo, incomincia a dimenarsi come se avesse le formiche negli slip, ed esce, blaterando frasi sconnesse, e considerando il colorito blu petrolio che ha assunto il suo corpo, forse è meglio. Mentre mi lavo sotto la doccia, la sento parlare con una mia compagna di corso:

<< A casa farò una doccia bollente e domani dovrò andare da una massaggiatrice a reidratare la pelle. Dovrei chiedere anche i danni per essermi rovinata la piega.>>

" Ah, ecco perché ha il cervello in pappa: troppe docce bollenti." penso. Non sento la risposta della mia compagna, ma ne immagino l'espressione del viso e ne capto il pensiero:

" Quale piega? Quella sui tuoi capelli sintetici?"

Sull'autobus Apple parla tutto il tempo con un mio amico, criticando la bruttezza delle seggioline e della divisa dell'autista, che secondo il suo modestissimo parere non è in armonia con i colori del mezzo. Mentre spara scemenze il mio amico la guarda come si guarderebbe un puffo nella propria minestra, mentre io penso a Giusy, la quale dovrà rinunciare per sempre al sogno glorioso di applaudire sua figlia, mentre con una medaglia d'oro appesa al collo, in biblico sul podio più alto, canta stonando, l'inno di Mameli!

A proposito di sport, facendo una ricerca su internet, ho scoperto che Margaret Shmit Court fu la vincitrice del Grande Slam di Tennis nel 1970. Però la signora Ortensia, per non esserci più tanto con la testa, ha una memoria di ferro. Non è che fa finta?

Svuoto la borsa del nuoto e telefono a Laura, seduta sulla poltrona della mamma.

<< Aiutami, ho passato un pomeriggio di merda e ora sento un vago desiderio di riempirla di botte.>>

<< Non puoi, devi essere fedele alla parola data a tuo padre.>> risponde Laura serissima.

<< Sono due pazze e il solo pensiero che mio padre possa sposare Giusy mi fa tremare di orrore.>> dico piagnucolando.

<< Tuo padre è un uomo scapolo e giovane. Vuoi che passi il resto della vita a guardare immagini di signorine poco vestite per vincere la solitudine?>> domanda lei scoppiando a ridere.

<< Hai ragione, papà sta vivendo un momento di pressione sessuale.  Ho paura che si faccia abbindolare. Giusy è furba e anche stronza. Potrebbe rovinargli la vita. Tu lo sai che sulle persone non mi sbaglio mai.>>

<< Si, lo so e avere sempre ragione a volte può essere terribile.>>

<< In questo caso preferirei non averla.>>

<< Smettila, tutto può accadere e anche l'esatto opposto. Non sempre due più due fa quattro.>> sentenzia come fosse la mia psicanalista.

<< Ah ecco. Meno male che ci sei tu a tirarmi su il morale. Però io non mi fido mai delle intenzioni degli adulti.>> dico e rido per un bel pezzo.

<< Cretina! Sono la migliore amica di vita e di banco che un essere possa avere. Ci vediamo alle 19.00. Bacio.>>

<< Ciao, a dopo. Bacio.>>

Con Laura ci rivediamo alle 19.00. Papà ha invitato gli amici di lunga data, tra cui Guido e Silvana per un aperitivo, e mentre tutti chiacchierano del più e del meno, sento Giusy dire a Silvana:

<< Preferisco che Apple non pratichi sport. Lo preferisco senza dubbio perché vorrei che conservasse la sua innata femminilità. Le donne che praticano sport sono mascoline e hanno caviglie, polsi e giunture delle mani, come scaricatori di porto.>> Silvana non risponde fissando la cortina di convinzione nebbiosa in cui Giusy si crogiola. Amore materno o stupidità? Poco dopo in un momento in cui madre e figlia vanno in bagno a ridarsi la cipria, papà mi chiede come è andata la lezione di nuoto di Apple.

<< Diciamo che la Pellegrini può dormire sonni tranquilli.>> rispondo sincera.

 

 

 

Capitolo 6

 

 

Da quando le arpie stazionano in casa nostra non si mangia più al tavolo della cucina, considerato da loro luogo esclusivo della servitù. Ci tengo a precisare che disponiamo di una cucina spaziosa. Ci limitiamo a mangiare in sala quando siamo in tanti o alle feste comandate. Giusy, all'eventualità di mangiare tra gli odori di cibo è inorridita, e a papà non è rimasta altra scelta che accontentarla. Dunque i nostri pasti si consumano tutti nella sala da pranzo, anche la colazione di questa mattina.

Mentre ci gustiamo un cappuccio con cornetto caldo......ops, cioè, mentre papà ed io li gustiamo, madre e figlia sorseggiano un thè verde senza zucchero e rosicchiano una fetta biscottata nuda, biologica-integrale e senza glutine. Il primo giorno della loro permanenza, papà ha chiesto loro cosa gradissero per colazione e Giusy ha risposto che bevono sempre thè verde senza zucchero e una sola fetta biscottata biologica-integrale senza glutine, mentre la domenica mattina (per festeggiare) si gustano un dito di latte di soia biologico-integrale tiepido con un pugno di crusca, sempre biologica-integrale.

<< Per quale motivo vi nutrite in codesto modo?>> ha domandato pà particolarmente curioso.

<< Per non sciupare le mucose gastriche.>> ha risposto Giusy serissima.

<< Capisco>> ha commentato papà << se non altro morirete con le mucose gastriche in condizioni perfette. Praticamente nuove di zecca.>> dopo siamo scoppiati a ridere senza ritegno. Giusy & appendice non hanno riso né hanno risposto, rigide e offese nel profondo. Non mi sono stupita perché sono due fanatiche e i fanatici non possiedono il senso dell'umorismo. Mai.  Si vede lontano un miglio che sono incacchiate nere col mondo, che già non è meraviglioso come si vorrebbe, figuriamoci se lo si affronta a stomaco vuoto!! Giusy tossicchia una volta di troppo. Le mie antenne si rizzano come radar, infatti domanda ostentando indifferenza:

<< Oberto, chi suona il pianoforte tra voi?>> Pa’ le risponde senza guardarla, intento a raccogliere la schiuma rimasta nella tazza.

<< Nessuno.>>

<< Allora, come mai c'è un pianoforte in salotto?>>

<< E' mio, l'ho ereditato da mia zia. L'unica sorella di mio padre. Era una musicista e suonava divinamente. Né io né Bea abbiamo velleità musicali, ma lo tengo, perché è un suo dono e perché era una donna di profondo spessore culturale e spirituale. E' morta da poco, l'ho amata molto e sento la sua mancanza.>> l'espressione di circostanza che Giusy rivolge a mio padre è finta come i soldi del monopoli.

<< Mi dispiace infinitamente per la tua perdita. Ho ammirato molto il suo ritratto sopra il caminetto. Era bella e delicata.>>

<< Non è mia zia.>> risponde lui lapidario.

<< Ah, in effetti non ti assomiglia per niente.>>

<< Infatti non potrebbe, perché è mia moglie.>> risponde pa’ con un filo di voce, abbassando lo sguardo sul tovagliolo. Accidenti a lei!

<< Oh, perdonami. Io non sapevo. Ecco..., se solo avessi saputo, se qualcuno si fosse dato la pena di avvisarmi, io, io non mi sarei mai permessa. Potrai mai perdonarmi? Lo potrai fare?>>

" Che attrice scadente" penso " non ti scritturerebbero neppure per fare il gioco delle belle statuine."

<< Smettila, ti prego. Non lo sapevi e non mi permetterei mai di accusarti di mancata delicatezza.>>

<< Sei sicuro?>> domanda ancora. << Certamente.>> risponde infastidito.

<< Sai, mi sarebbe piaciuto conoscerla.>> tenta Giusy con nonchalance, dopo una pausa soppesata con astuzia.

<< Chi? Mia moglie?>>

<< Oh, no, no. Intendevo la zia. Adoro le persone erudite e di spessore.>>

" Peccato che non sarebbe piaciuto a lei " penso " La prozia Evelina era colta ma pratica, poco incline alla stupidità. Con lei saresti durata meno di un gatto in tangenziale, come dice Simona Ventura." Dopo un'altra pausa studiata ad arte per fare credere d'essere realmente dispiaciuta, domanda con mal celato interesse:

<<Quindi se ho ben capito nessuno di voi lo usa...>> si rimira le unghie finte << ti darebbe dispiacere se lo usasse Apple?>> pa’ ed io alziamo lo sguardo dalle tazze nel medesimo istante e come una coppia di gemelli siamesi che hanno una parte del corpo in comune ci voltiamo verso Giusy chiedendo all'unisono:

<< Perché, Apple suona il pianoforte?>>

<< Si, da due anni prende lezioni private da un maestro eccelso che insegna al conservatorio di Milano.>> Giusy si sistema la frangetta e poi la sistema anche a sua figlia, rimirandola come se fosse davanti alla Gioconda di Leonardo Da Vinci. Segue un silenzio imbarazzato e l'atmosfera si fa un po’ pesante.

<< Allora?>> domanda ancora, senza nascondere l'impazienza, inarcando le sopracciglia depilate a zero e tatuate con un segno marrone cacca in mezzo alla fronte.  << Si può fare?>>

Papà si rivolge a me sgranando gli occhi, come per chiedere aiuto, ma io controllo la mia tazza vuota come se volessi leggerne il fondo.

<< Assolutamente sì, non vorrei essere la causa della perdita delle doti artistiche di Apple, e solo per la mia ingenerosità.>> la risposta di pa’ è carica di sarcasmo come un cannone colmo di polvere da sparo. Lo coglierebbe anche un non udente. Basta guardare la sua espressione. Perché Giusy sembra non accorgersi dei messaggi anche poco velati che lanciamo al suo indirizzo? Secondo me coglie tutto, eccome, ma fa orecchio da mercante perché segue una sua strategia. Colma di finta gratitudine Giusy ringrazia:

<< Grazie Oberto, sai sempre come rendermi felice. Apple vorrebbe organizzare un concertino. Potresti invitare degli amici e anche i tuoi genitori, che da ciò che mi hai raccontato sono amanti della musica classica. Cosa ne dici?>> pa’ si affloscia sulla sedia, ma sono certa che non le dirà di no, perché è un vero signore. La risposta però tarda ad arrivare, così l'arpia gioca la sua ultima carta:

<< La verità è che Apple vorrebbe ricambiare la grande ospitalità e le gentilezze ricevute. Sopra ogni cosa, la disponibilità di Beatrice. Che devo fare? Apple è buona come un Angelo e tanto tanto altruista. La mia brava Apple. D'altronde è l'unico modo che ha per ringraziarvi.>>

" Non può essere vero" penso " come le creme che pubblicizzano un’immediata sparizione delle rughe." Non mi sfugge lo sguardo di scazzo mistico di Apple, che vorrebbe gridare:

" Ma che cacchio stai dicendo? Non me ne può fregar di meno di questi due scemi. Piuttosto che ringraziarli, mi butto dalla finestra."

Spero con tutto il cuore che pa’ non dia il consenso, ma dopo un attimo di totale smarrimento, forse perché è un vero gentiluomo, cede.

" Accidenti" penso " Questi maschi che si fanno rivoltare come calzini."  Sono tremendamente delusa.  Lo sguardo di Giusy trasuda riconoscenza.

<< Grazie Oberto, grazie di cuore.>> esclama giungendo le mani. << Organizzerò la festa e pagherò le spese. Sono sicura che Apple è al settimo cielo.>>

<< Non ti preoccupare, la festa la organizziamo noi, se vuoi, puoi collaborare alla spesa.>> risponde pa’ scocciato. Penso che non abbia più nulla da esternare. Ci alziamo tutti immersi nei nostri pensieri, tutti a rincorrere i suoi guai, come canta Vasco Rossi e sicuramente Apple non è al settimo cielo, anzi è avvolta da uno scazzo mistico, più mistico del solito. Giusy esce dalla sala prendendo pa’ sotto braccio e parlando a sé stessa:

<< Devo chiamare il maestro e prenotare l’albergo…bla...bla…bla.>> il suo bla bla continua, mentre le spalle di papà si curvano, con la testa che ciondola in un ritmico si, come i cani finti nelle auto dei terroni degli anni 70.

Rimaste sole mi rivolgo ad Apple:

<< Volevi ringraziarmi eh?>>

<< Non ti montare la testa. Maman l'ha deciso per mettermi in risalto e perché si sta annoiando a morte. Questa città è un cimitero.>> mi risponde accennando un sorrisetto velato di stronzaggine.

Mentre esce dalla sala mi mostra il dito medio.  Che carina, ha la nobiltà impressa nell'animo. Se non altro ora ho l'assoluta certezza che si tratta di stupidità. 

Dopo pranzo mi chiudo in camera e chiamo Laura:

<< Laura che devo fare? Sembra che Apple suoni divinamente il pianoforte. Terrà un concertino a casa nostra.  Tipo saggio di fine anno. Il mondo mi sta crollando addosso.>> mi lamento con una vocina da bimba capricciosa.

<< Non mollare, anche se il mondo ti crolla addosso tu continua ad immaginare che Apple sparisca nel nulla e vedrai che il sogno realtà diverrà. Lo dicono anche nelle fiabe.>> Ride e mentre ride continua:

<< Se suona divinamente come nuota, siamo a posto. Non comprendo perché tuo padre ha accettato.>>

<< Forse è innamorato. L'amore fa commettere follie.>> rispondo poco convinta.

<< Non dirlo neppure per scherzo. Ha ceduto per educazione.  Non è un tombeur de femme.>>

<< Hai ragione. Giusy ha detto che spera che Apple diventi una famosa concertista. Mentre lo diceva si è emozionata e si è soffiata il naso nel tovagliolo.>>

<< Le persone mediocri sperano sempre in qualche cosa e comunque poveretta, deve pur convincersi in qualche modo di avere una figlia con delle doti, altrimenti un giorno o l'altro dovrà fare i conti con una terribile verità.>> annuncia come un giudice che sta per emettere una sentenza.

<< Che verità?>> chiedo senza più speranze.

<< Che ha messo al mondo una pustola.>> Inutile dire che ridiamo fino a sentirci male.

 

 

 

Capitolo 7

 

 

Accettato il fatto con tutte le sue conseguenze, è venuto a casa l'accordatore, che pa’ ha pagato profumatamente e Teresa (nostra collaboratrice domestica) che per me è come una zia, l'ha lucidato così a lungo che abbiamo temuto di vederlo sparire. Come posso raccontare del concertino? Oh, posso, posso.

La festa l'ha organizzata nonna Ella, aiutata efficacemente da Teresa e Silvana. Amici e parenti hanno accettato l'invito come a " C'è posta per te", ma solo perché volevano rivedere le arpie, di cui non faccio un ritratto d'autore, alimentando a dismisura la loro curiosità.

Pa’ bussa alla porta della mia camera, entra e con un tonfo si lascia andare sul letto con le spalle curve e gli occhi persi nel vuoto. Mi sembra preoccupato, così gli domando se gli occorre una mano.

<< Si.>> risponde riconoscente. << nascondimi qui, il tempo di recuperare un po’ di energia. Giusy non mi dà tregua. Sembra che questa sera sia nostro ospite Riccardo Muti. Mi sta sfiancando!!!>> abbassando la voce aggiunge: << La mamma era l'esatto opposto, calma senza essere molla, organizzata e veloce senza essere frenetica.>> si appoggia sui gomiti sghignazzando << e poi la mamma mangiava.>> Ci prende la ridarella da idioti congeniti e non la finiamo più, fino a quando nel vano della porta appare Teresa, agitata e rossa in viso:

<< Roberto mi perdoni, o me o lei.>> esclama tragicamente puntando un dito verso il corridoio, ricordandomi una cameriera, in una rappresentazione teatrale di Govi.

<< Cosa succede?>> domanda pa’ scattando in piedi.

<< Succede che palo & figlia mi danno il tormento. Si sono infilate in cucina e non ne vogliono sapere di uscire. Dice che vuole preparare degli stuzzichini di tofu con qualche altra schifezza. Le fa uscire lei o le butto fuori a calci?>>

<< Ci penso io Teresa. Ci parlo io, andiamo.>> Ovviamente li seguo con la speranza di assistere a un omicidio.

Giusy indossa un grembiule slacciato sopra un tailleur color corallo e tiene in mano un cucchiaio di legno che oscilla nell'aria come una bacchetta magica. Appollaiata sull'isola da lavoro Apple mastica una gomma formando bolle rosa. Teresa le guarda in cagnesco.

<< Giusy cosa cucini di buono?>> domanda papà avvicinandosi con cautela e togliendole il cucchiaio dalle mani con delicata lentezza, come si farebbe con un pazzo che ha una pistola in mano e la punta su di una folla atterrita.

<< Eccoti Oberto, giusto in tempo per assaggiare i miei stuzzichini di alghe del mar Morto e tofu.>>

<< Devono essere squisiti. Ma perché cucini?>> domanda ancora con un sorriso affascinante schivando lo stuzzichino che Giusy gli sventola sotto il naso.

<< Vorrei preparare qualcosa di appetitoso per gli invitati della festa. Soprattutto per i tuoi genitori che hanno una certa età. Ho notato che Teresa sta preparando una quantità di dolci esagerata. I dolci fanno male. Ci vuole cibo che tenga a riposo il fegato e la cistifellea.>> Teresa la fissa torva. " Ora prende il tofu e lo fa volare dalla finestra" penso.  Con la pazienza di un santo pa’ le spiega che per il dopo cena si offrono sempre i dolci e che è grato che lei si preoccupi della salute dei suoi genitori, ma che fortunatamente, ne godono ancora pienamente. Poi con una recita degna di un primo attore le esprime il suo scontento nel vederla in cucina, luogo non adatto ad una signora come lei, rompendo così l’ultima sua resistenza.

Più che un attore un vero avvocato.

<< Oh, Oberto>> Giusy si colora in viso come una ragazzina al suo primo appuntamento. << Ma perché non l'hai detto subito? Esco immediatamente. Hai visto Apple che signore? Vieni gioia andiamo a prepararci per questa sera.>> Apple risponde facendo scoppiare una bolla in faccia a pa’ il quale si trattiene con fatica da strangolarla con le sue mani.

<< Gassman in persona non avrebbe potuto fare di meglio. Complimenti, non conoscevo questa tua vena artistica.>> gli dico ridendo e imitando la sua voce ripeto: << Ma Giusy, tu sei una vera signora. Non desidero vederti faticare in cucina per noi.>> La risata spontanea ci trascina tutti e tre come ragazzini.

<< Visto Teresa? Tutto a posto. Mi raccomando sulla torta doppia panna e.... fammi un favore, metti i bocconcini di alga e tofu in un bel vassoio d'argento. Voglio guardarle mentre se li gustano, e congratulazioni per palo & figlia.>>

 Dopo cena arrivano i nonni e gli amici.  Laura ed io giriamo fra gli invitati con la telecamera accesa. Per nulla al mondo rinuncerei ad immortalare la serata. Giusy strizzata in un tubino bianco elasticizzato che non lascia nulla all'immaginazione, passeggia in lungo e largo in salotto barcollando sulle decolté provviste di strass su zeppa e tacchi. Ha i capelli più rigidi che mai ed è avvolta da una scia asfissiante di CHANEL N5. Apple seduta sul divano sfoggia un mini abito di chiffon rosa con rouge sulle spalle e sui polsini e un paio di ballerine della stessa sfumatura rosa con miliardi di finti brillantini, ovviamente rosa. Inguardabile!  Madre e figlia indossano carrettate di bigiotteria.

Dopo aver fatto accomodare i nonni paterni e materni, papà presenta loro Giusy, la quale è in notevole imbarazzo. Non si aspettava certo di conoscere i genitori della mamma. Giusy cerca in tutti i modi di interrompere gli altri per inserire in tutti i discorsi le meraviglie create da Apple, la quale circonfusa da una cappa di scazzo energetico sbuffa in continuazione. Teresa annuncia l'arrivo del musicista tanto atteso:

<< Roberto, mi scusi, è arrivato il " Maestro" >> la sua presentazione è zuppa di sarcasmo come un babà al rum. Pa’ si alza per accogliere il nuovo arrivato. Io mi apposto dietro la porta del salotto con la telecamera in pool position, aprendo al massimo lo zoom. Il tipo è allampanato e sottile come una fettuccia, indossa un abito grigio che le pende dalle spalle spioventi. Camicia bianca, cravattino a farfalla, scarpe nere lucidate a specchio. Il viso corto e dal mento sfuggente ricorda una testuggine. Ha sul naso degli orridi occhiali da miope e una scriminatura nei capelli tirati col gel, da fare invidia ad un tecnigrafo.

Giusy & appendice lo accolgono come un reduce di guerra, tipo ritorno a casa del papà ferito in “Piccole donne ", travolgendolo di domande sul viaggio. Ancora non hanno capito che Milano non si trova in Groenlandia!!!

Dopo i vari convenevoli ci prepariamo all'ascolto della musicista provetta, la quale è presentata dal maestro con una lista di qualità di cui non è convinto neppure lui.

A giudicare il concertino con il quale ci ha deliziato Apple, penso che le fatiche di due anni trascorsi sui tasti, non hanno fatto di lei, la sorella di Mozart. Non è andata a tempo e ha sbagliato metà delle note. Se fossi il suo maestro le proibirei di suonare. Gli applausi un po’ tiepidi scemano presto e Giusy dirotta l'attenzione del pubblico sul " GRANDE MAESTRO" meritevole di aver portato l'arte di sua figlia alla conoscenza dei posteri. 

Il " MAESTRO " da sfoggio della sua erudizione musicale teorica per quasi un'ora tra gli "ah" e gli "oh" di madre e figlia, ammorbando di noia il resto dei presenti che contribuiscono al dialogo con mezze frasi e cenni a vuoto del capo, conditi da vari sbadigli trattenuti a stento e sguardi più entusiastici rivolti ai dolci in esposizione. Il " MAESTRO " è quindi omaggiato con fette di torta bavarese e flûte colmi di champagne, non tanto per elogiarne la bravura, ma per occuparne la bocca che non smette di blaterare sulle innumerevoli capacità musicali di Apple, la quale trascorre il resto della serata a declamare il suo amore per la musica, ostinandosi ad affermare che la trasporta in un'altra dimensione. " Buon per lei " penso " l'importante è che non entri nella mia."

Dimenticavo:

1)  Il maestro si chiama Pier Carlo Maria e ha l'erre moscia.

2)  Le tartine di alga del mar Morto e tofu sono state apprezzate solo da Giusy & appendice.

3)  Il mazzo di rose bianche non era per i padroni di casa, ma per la concertista.

4)  Da questa sera odio i brillantini con tutta me stessa.

5) Papà ha pagato tutto, compreso l'albergo al " Maestro ", poiché sembra che Giusy abbia dimenticato la carta di credito a Milano.  Guarda il caso !!!!

 

 

 

Capitolo 8 

                     

 

Le mie giornate sarebbero migliori se Apple non chiamasse sua madre, per centinaia di volte al giorno, maman.  Penso che l'unica cosa che conosca della Francia sia lo champagne che si è scolata ieri sera.

Questa mattina in pigiama e con le cosce strette ho pregato Apple di uscire dal bagno, saltellando davanti alla porta come una cavalletta, ovviamente aspettando invano. La sentivo cantare in uno strano idioma che poi mi ha detto essere inglese. La camera degli ospiti è sita accanto alla mia, quindi condividiamo lo stesso bagno. Il mio, appunto. Ogni tanto le vedo uscire avvolte negli accappatoi, esili come fantasmi, con in mano trousse zeppe di creme miracolose, ma con l'espressione di chi non va mai di corpo.

<< Mantenersi giovani è un dovere.>> mi ha detto ieri Giusy mentre si ungeva come un bombolone alla crema.

" Poveretta" ho pensato " incatenata dalla nuova schiavitù' della giovinezza." Poi mi ha detto che si invecchia perché non ingoiamo abbastanza antiossidanti, vitamine e integratori, trascurando l'unica verità: la natura fa il suo corso, a prescindere da quanti integratori ti sei fatta, con quante creme ti sei levigata o quante operazioni hai subito.

Dopo aver aspettato in eterno mi sono rifugiata nel bagno lavanderia, dove l'acqua rimane acqua, nonostante l'odore pungente della candeggina e la centrifuga della lavatrice, lasciandomi andare all'estasi che ti avvolge quando fai la pipì e la trattieni da un bel pezzo, lavandomi poi dentro la vasca dove Teresa mette i panni in ammollo, massaggiandomi vigorosamente con una spugna e scaglie di sapone di Marsiglia.  Quando mi sono seduta a tavola per la prima colazione, profumata come un lenzuolo asciugato al sole di Provenza, Apple era ancora in bagno.  Ad ogni modo la mia camera da letto rimane fortunatamente divisa dalla sua (quella di Milano) da questioni di lontananza e di buon gusto. La mia stanza ha i muri dipinti in azzurro polvere, arredata con un letto in ferro battuto, un armadio a due ante in arte povera, un comò e un tavolino rotondo che uso come comodino.  Ai piedi del letto c'è un vecchio baule appartenuto ad un soldato della prima guerra mondiale, che pa’ ha comprato al mercato dell'antiquariato di Chiavari. Con l'aiuto di Teresa l'ho lucidato e foderato con carta fiorentina. Sopra il tavolino-comodino ho messo una lampada liberty ed una sveglia vecchia di mio nonno. Nella parete di fronte c’è una piccola scrivania d'altri tempi con il computer celeste e le cose della scuola, zeppa di cassettini segreti.  Sotto la finestra incorniciata dalle tende a righe azzurre e panna c'è la poltrona della mamma. Alle pareti sono appese mensole cariche di libri e i poster di Elvis Presley, Freddy Mercury e i Rolling Stones.

Visitando la mia stanza Giusy li ha definiti: " Mastica gomma da strapazzo, una checca isterica e un gruppo di drogati." aggiungendo che sarebbe meglio per la mia formazione spirituale, possedere una stampa religiosa.

<< Magari te la regalo io per Natale.>> mi ha informata tutta felice.  Ho provato vero terrore.  

Quando ho avuto l'immensa gioia di visitare (in quel famoso fine settimana) la stanza di Apple, sono rimasta letteralmente a bocca aperta. Tutte le pareti erano tinte di rosa confetto. In mezzo alla stanza troneggiava un letto a baldacchino, il quale sosteneva, su colonne ritorte, con l'aiuto di quattro colombe in assetto di volo, metri e metri di damasco rosa confetto. Accanto al letto un inginocchiatoio del sedicesimo secolo, dal peso di una tonnellata e nel quale Apple si prostra ogni sera a pregare. Questo lo dice lei ed è tutto da verificare.  Per il suo undicesimo anno di vita ha voluto in dono una toeletta a forma di fagiolo con la base in cristallo, provvedendo subito a circondarne il perimetro con una profusione di damasco rosa, il quale andava a morire sul pavimento.

L'armadio di dimensioni considerevoli, aveva ante pesantemente scolpite. L'ebanista, ha riprodotto con dovizia di particolari un paesaggio agreste, con annessi casette, olivi centenari, pastori e pecorelle.  Mi sembrava di sentire la loro domestica imprecare in dialetto milanese, mentre spolverava con un pennellino da pittore.

Ogni base d'appoggio era occupato da centrini a filet e bomboniere, rigorosamente in argento, con monogrammi di persone morte o nei migliori dei casi, sconosciute. Ovunque cornici in argento con istantanee di Apple. Alla fonte battesimale in seno alla madrina, Apple sulle ginocchia di Babbo Natale, Apple davanti al duomo mascherata da Fata Turchina, Apple nel suo primo giorno di scuola, Apple vestita da meringa mentre ingoia la sua prima ostia, e così via. Non mancano neppure le foto del suo trascorso sportivo. In tutù rosa, in gonnellina e racchetta rosa, in tutina da corsa rosa, seduta sulla panchina al parco, con una faccia ingrugnita che di più di così non si può, in costume due pezzi rosa mentre sta per tuffarsi dal trampolino, ecc.

Il suo futuro fidanzato capirà troppo tardi d'essere stato fuorviato da tutte quelle istantanee in cui lei si cimenta ardita e dinamica in una gamma non indifferente di sport. Capirà d'essere stato ingannato. Poveretto!! Ma sto divagando. Devo però ammettere che da piccola era molto più carina, quasi da non sembrare lei. Tra una cornice e l'altra lo spazio era occupato da una collezione di scatoline d'ogni forma e materiale. Posta ai piedi del letto c'era una cassapanca di legno scuro con zampe di lucertola e sopra di essa cinque bambole enormi in porcellana dagli occhi vitrei. Raccapricciante. 

Sulla toilette, allineate come soldatini di piombo, sostavano decine di bottigliette in cristallo colme di essenze, estranee anche agli erboristi più capaci, ed una scatola con un " necessaire " per le unghie in avorio e argento balzato, antichissimo. Ricordo bene che Apple mi disse:

<< Non lo toccare, è molto antico. Meglio preservarlo.>> e allora mi sono chiesta ridendo quanto "necessaire" fosse.

Sui muri, appesi scenograficamente con cordoni ritorti di seta rosa, alcuni quadri ad olio, rappresentavano vari Santi Martiri nel momento della decapitazione.

Diciamo che l'unico essere che vorrebbe dormire in sì fatta camera è il fantasma dell'opera. Sono quindi estremamente felice di non dividere la mia stanza con lei, avendo poi anche saputo che russa. Giusy dice che la colpa è della piccola gobba che ha sul naso, ma deve aspettare la maggiore età per essere operata. Che c'entra?

L'unico dubbio che mi rimane sono le foto che ho visto, poiché nulla hanno di Apple.  

 

                                                                                                     

 

Capitolo 9

 

 

In casa si respira aria di festa e l'albero addobbato con palline di vetro colorate e fiocchi dorati è lo stesso albero finto che papà e mamma comprarono appena sposati, essendo contrari a strappare alberi vivi dalle loro radici. Io la penso nello stesso modo. Ora fa bella mostra di sé posizionato in piena luce tra le due finestre del salotto, incorniciato da tende di velluto rosso, che gli fanno da sipario, come ad una prima teatrale.  Abbiamo acceso le lucine che lo avvolgono in una spirale scintillante mentre aspettiamo l'ora di cena.

<< Maman, è vero che gli abeti hanno la resina?>> chiede Apple dubbiosa sfogliando una rivista scientifica, e non capisco perché, dal momento che l'unica cosa che le ho visto leggere è l’etichetta della sua crema autoabbronzante.

<< Vero.>> le risponde papà anticipando Giusy.

Apple fissa l'albero da tutte le angolazioni, storcendo la bocca e allungando il collo. Per qualche minuto il silenzio regna sovrano, interrotto solo dalla pendola che scocca le 19.00.

<< A me sembra che questo albero non ne abbia.>>

" Misericordia" penso, poiché lo posso solo pensare, altrimenti la devozione cattolica di Giusy ne uscirebbe calpestata.

<< Ovviamente no. E' un albero finto. Come potrebbe produrre resina?>> domanda pa’ un po’ troppo a voce alta e mentre chiude con calma il giornale le spiega:

<< L'albero adopera la resina per proteggersi da infezioni o funghi e curarsi le ferite.>> fa una piccola pausa colma di significato, poi aggiunge: << e da insetti fastidiosi.>>

Faccio in tempo a vedere che alza gli occhi al cielo chiedendo soccorso a qualsiasi entità che si trovi a passare di lì per caso. Apple non risponde continuando a fissare l'albero come se al suo posto ci fosse un cucciolo di drago.

Giusy seduta sul sofà rigida come uno stoccafisso ha una rivista di moda tra le mani e senza alzare lo sguardo dalla pagina mormora:

<< Brava la mia Apple che si interessa di scienze naturali.>> Affronto uno sforzo disumano per non scoppiare a ridere. Apple gongola retrocedendo all'età Pré-natale.

<< Questo albero ha qualcosa di strano, non ci vedo chiaro.>> ripete dubbiosa. Papà ed io ci cerchiamo con gli occhi esprimendo ciò che non possiamo pronunciare a parole. C'è da credere che ci stia prendendo per il didietro. Giusy stringe la figlia baciandola sulla fronte.

<< Tesoro quanto sei acuta. Ti sei accorta che l'albero è finto. Brava. Sai che la resina può diventare una pietra preziosa fossilizzandosi? Hai presente le ambre dei tuoi orecchini d'oro?>> la informa senza ricordare che è stato papà a dirle che l'albero è finto.

<< Allora se raccolgo la resina degli alberi posso avere tante pietre preziose?>> non riesco a trattenermi oltre:

<< Certo, e quando hai finito il giro tra gli alberi nel bosco, fai un saltino alla fabbrica della Milka e aiuti la marmotta a chiudere le confezioni di cioccolata.>>   Apple scatta in piedi urlando e facendomi sobbalzare:

<< Prima di giudicare guardati, sei seduta sul pavimento come un'incivile!>> Di rimando mi alzo e le urlo sulla faccia:

<< Mi stai dicendo che gli orientali sono tutti degli incivili? >>

<< Ti prego Oberto falle smettere. E' assurdo che tua figlia non conosca la differenza tra pagani e cristiani cattolici.>> specifica Giusy posandosi la mano sul petto a mo’ di: " Oddio mi sta venendo un infarto." infine scrolla la testa più volte, e la composizione di capelli crespi biondo innaturale, con taglio alla Grace Kelly, si sposta in blocco, prima verso destra, poi verso sinistra, ritornando nella posizione precedente senza che un solo capello si distacchi dall'insieme.   " Una vera scultura" penso " andrà da un parrucchiere o da uno scalpellino?"

<< Ragazze tranquille. Fate la pace.>> pa’ mi trasmette un muto s.o.s con lo sguardo: " Ti prego Bea, soprassiedi, per lo meno smette di rompere."

Ubbidisco contro voglia, ma Apple prosegue, attingendo dal pozzo infinito della sua stupidità:

<< Maman ha ragione. Gli indiani americani non credevano nella chiesa. Uccidevano le persone per rubargli i capelli.>>

<< Si chiamano nativi americani e poi facevano lo scalpo solo ai loro nemici per difendere le loro terre e le loro famiglie. Erano convinti che i capelli fungessero da antenne verso il cielo per ricevere le energie e i messaggi legate all'anima. Quindi staccando il cuoio capelluto, toglievano l'anima ai loro nemici.>> spiega pa’ cercando di erudire Apple, per quello che vale. Sembra che Apple abbia immagazzinato l'informazione, ma rovino tutto dicendo:

<< Sarei curiosa di sapere se esiste in tutto il pianeta un nativo d'America interessato al tuo scalpo. Ma considerato il topo morto che hai in testa, e anche no.>>

Pa’ ride sotto i baffi, Apple alza le spalle in segno di menefreghismo, Giusy si trattiene dal soffocarmi con il cuscino che ha in mano, e Teresa entra in salotto per salutare.

<< Grazie Teresa. Vorrei ancora ringraziarti per l'altra sera. Come al solito ti sei superata. Ma non capisco perché tu sia ancora qui. Il tuo orario di lavoro finisce alle quattordici.>>

<< Si figuri Roberto, è sempre solo un piacere.  Sono rimasta perché dovevo finire di stirare. Da quando ci sono le signore c'è più lavoro. Ci vediamo domani. Buona serata.>>

<< No, domani non venire. Prenditi un giorno di festa. Buona serata.>>

<< Grazie Roberto. Ciao Bea.>> Io mi alzo e la saluto baciandola sulla guancia.

Uscita Teresa, Giusy si sente in dovere di non farsi una porzione di fatti suoi:

<< Non capisco perché le permetti di chiamarti per nome.>>

<< Lo permetto perché lavora per la nostra famiglia da anni e le vogliamo un bene infinito.>>

<< Capisco, ma per esperienza so che non bisogna dare mai confidenza alla servitù. Gli dai un dito, si prendono il braccio.>>

<< Sono molto dispiaciuto per le tue esperienze negative. Davvero, ma Teresa è buona, disponibile ed è stata una figura materna per Bea in tutti questi anni e noi l'amiamo infinitamente. In poche parole è l'Angelo della nostra casa.>>

Da quando sono arrivate Giusy & appendice Teresa è costretta in una elegante divisa blu oltremare, con colletto, polsini e grembiule inamidati e immacolati, poiché Giusy ha avuto da ridire sull'abito a fiori che Teresa indossava.

Per non sentire più le sue critiche pa’ ha chiesto l'aiuto di Teresa, la quale ha acconsentito per il bene che ci vuole. Non solo si è vestita d'ordinanza, ma per prenderle in giro si è piazzata in cima al capo una mezza luna di pizzo sangallo. Molto divertente! Teresa non è alta ed è un po’ robusta. Ha la pelle bianca come il latte senza l'ombra di una ruga. Per indole è gioiosa, ma da quando le arpie albergano sotto il nostro stesso tetto non sorride più come prima. Ogni volta che Giusy la chiama, trascina i piedi come se avesse delle zavorre di piombo al posto delle scarpe.

<< Questo è il mio modo per protestare contro palo & figlia, e non smetterò finché non se ne andranno.>> ci ha confidato, facendoci ridere di gusto.     

 

                                                                                                                           

                    

Capitolo 10

 

 

Con il passare dei giorni ho avuto modo di osservare Giusy nel rapporto quotidiano con papà e devo ammettere che mai nella vita ho potuto constatare come due persone possano essere più lontani l'uno da l'altra. Lei dice bianco, lui risponde nero. Opinioni divergenti e gusti opposti. I primi giorni pa’ era più premuroso, poi il suo entusiasmo iniziale si è completamente spento, andando a farsi benedire. Quindi la situazione è peggiorata. Me ne sono accorta dalle risposte freddine che pa’ tira dal suo arco, quando deve difendere il suo territorio. Prima si tratteneva, penso per paura di rovinare una nuova conoscenza, poi più avanti il suo pensiero si è trasformato in: " Ma chi se ne frega. Lascio perdere, tanto se ne vanno e non le rivedremo mai più." Quindi dice ciò che pensa, senza perdere di vista l'arte della diplomazia e dell'educazione. Essendo un avvocato sa bene come rivoltare la frittata senza romperla. Io rimango in attesa come se un cambiamento colossale stesse per stravolgere la nostra vita.

Nonostante le loro incomprensioni, Giusy non sembra accorgersi di nulla e continua la sua vacanza genovese sostando in casa nostra come se fosse in un albergo cinque stelle.

Teresa è esasperata, soprattutto per le continue richieste e per il fatto che le sanguisughe approfittano della generosità di papà, senza sdebitarsi mai e sparendo quando ci sarebbe bisogno di dare una mano. La sera si cambiano d'abito per la cena neanche fossero i reali d'Inghilterra. Come dicevo prima è un momento delicato e credo che un vento di follia sconvolgerà le nostre vacanze natalizie. Mentre attendo sembra che le carote bollite si moltiplichino nel piatto. Il merluzzo, anch'esso bollito, si tramuta in una poltiglia sotto i rebbi della forchetta. Ormai mangiamo seguendo la dieta di Giusy & appendice. Ho perso due chili e papà tre. Vi assicuro che nessuno di noi ne aveva bisogno. Bevo un sorso d'acqua. Apple siede alla mia destra al grande tavolo ovale della sala, dritta e rigida come una spada, con il petto in fuori, che non ha e i gomiti serrati contro le costole. Mangia pianissimo e mastica ancora più piano. Dice che così si sazia prima. Il suo ruminare non ha sosta.

<< Bea, amore, perché non mangi?>> domanda pa’ preoccupato.

<< Non sa di niente.>>

<< Ho chiesto a Teresa di non mettere il sale.>> mi informa Giusy.

<< Non avevo dubbi. Infatti non sa di niente.>> rispondo sgarbata.

<< Teresa ha cucinato secondo le mie direttive.>> si difende, sentendosi colpita in prima persona.

<< Infatti, sei tu che non sai cucinare.>> obbietto esasperata. Abbassando il capo pa’ cerca di nascondere le labbra che si sollevano in modo impercettibile verso l'alto. Sono sicura che sta ridendo dentro. Non a caso, durante la permanenza di Giusy, si sono materializzati inderogabili impegni di lavoro che lo tengono lontano da casa durante l'ora di pranzo. Fortuna sua che fa l'avvocato e si può appellare al tribunale. Se fosse un operatore ecologico cosa si inventerebbe? Una riunione per organizzare quale pattumiera svuotare per prima? Ma parlo solo per invidia.

<< Trovo le tue lamentele un po’ esagerate. Considerando che sei viva e in ottima salute, significa che ciò che mangi ti fa bene.>> mi fa sapere Giusy tutta compita. Strano che non si sia offesa. Paura di perdere un buon partito? Noto che diventa sempre più umile.

<< Mi farà anche bene, ma non sa di niente. >> rispondo ormai sconfitta.

<< Smettila di rispondere a Maman. Lei si fa in quattro per noi.>> esclama Apple indignata. Pa’ appoggia la forchetta molto adagio, direi con calma trattenuta rivolgendosi ad Apple non solo con la voce, ma anche con il corpo:

<< Carissima Apple vorrei ricordarti che sei ospite in questa casa. Chi si fa in quattro per noi, è Teresa e ti chiederei gentilmente di non rivolgerti mai più a Bea con quel tono di superiorità.>>

Vorrei gridare a papi che è un mito, ma faccio silenzio evitando una discussione sgradevole. Giusy & appendice sguazzano in una pozza d'imbarazzo, anche se poco dopo Apple commenta:

<< Sai maman cosa ho sentito dire? Ho sentito dire che il sale è pericoloso per la pressione e gonfia le gambe. Una donna con le gambe gonfie non trova marito, vero?>>

<< Di che ti preoccupi, tu lo spasimante ce l'hai. Non si chiama Pier Carlo Maria?>> domando sarcastica. Apple balza in piedi sorprendendoci tutti, rovesciando la sedia e tirandosi dietro il piatto di porcellana Richard Ginori della bisnonna, urlando istericamente:

<< Maman, le permetti di parlarmi in questo modo?>> Giusy si massaggia le tempie:

<< Apple stai calma, sono convinta che Beatrice stia scherzando. Vero?>> Maman mi infilza con uno sguardo così tagliente che mi sembra di sentire una lama affilata e sottile, entrarmi nel petto. In quel preciso istante il cellulare di papà squilla e quando esce dalla sala per rispondere lo seguo come un cane da riporto.

<< Guido.>> pausa...

<< Si.>> pausa...

<< Che bello.>> pausa più lunga.

<< Ne sarei felice.>> pausa ancora più lunga....

<< Ma figurati, non c'è problema.>> pausa due volte più lunga.

<< Ok, ci sentiamo più tardi.>> Pausa lunghissima, anzi esagerata.

<< D'accordo, a presto.>> fine della telefonata.

<< Che dice di bello Guido?>> chiedo curiosa come una scimmietta.

<< Adesso torniamo in sala che devo dire una cosina ad Apple.>>

Torno a tavola con la stessa euforia di un cadavere in una bara.

<< Allora? Ci sono delle novità?>> chiede Giusy cercando di distrarlo.

<< Si, ci sono novità, ma prima vorrei che Apple sapesse che questi oggetti che ci circondano furono dei  miei bisnonni e dei miei nonni e di mia zia, ed io ci tengo molto, non per attaccamento alla materia, di cui non mi importa un bel nulla, ma per rispetto a coloro che li hanno costruiti a mano con la loro meravigliosa creatività, comprati con la fatica del lavoro, custoditi per amore dell'arte e donati con generosità, e per finire per onorare tutti gli alberi, le rocce, la sabbia che per questo hanno sacrificato la loro esistenza. Detto ciò, domenica prossima avremo ospiti.>>

<< Ci siamo già noi.>> scherza Giusy credendosi spiritosa.

<< I cugini di Guido passeranno le feste natalizie a Genova. Domenica offrirò un pranzo per loro.>> continua pa’ facendo finta di non avere sentito la battuta squallida.

<< Ma sono parenti suoi, non tuoi.>> esclama Giusy riflessa dalla sua stessa aridità d'animo.

<< Guido e Silvana sono i miei migliori amici, ci conosciamo e ci frequentiamo dalle scuole superiori ed invitare i suoi cugini, significa per me, invitare loro.>>

<< Sei una persona meravigliosa Oberto, mi stupisci ogni giorno di più.>>

<< Ti ringrazio, ma per me è naturale.>>

Giusy giocherella con le briciole di grissino sulla tovaglia, ma la sua curiosità non è appagata.

<< Da dove vengono?>> chiede infine.

<< Non lo so, forse dalla Sicilia, almeno credo, dal momento che il padre di Guido è siciliano.  Ti va Bea di aiutare la nonna per il pranzo?>>

<< Certo pa’, conta pure su di me.>> affermo fissando felice le nostre attuali ospiti che ormai puzzano come il pesce andato a male.

<< Se c'è bisogno del nostro aiuto, sono disposta a prolungare la permanenza a Genova.>> annuncia Giusy piena di finto buonismo. Se la furbona si aspetta un grazie o un invito, rimane delusa poiché pa’ non la fa finire di parlare:

<< Non è assolutamente necessario, e poi immagino che con il Natale alle porte avrete da fare quanto noi. Non mi permetterei di trattenervi ulteriormente.>>

La gioia mi pervade tutta come un fluido magico. Bravo papà!!!

<< Desideravo solo rendermi utile.>> sussurra Giusy destabilizzata dalla risposta.

Di colpo Apple si sveglia dal suo perenne letargo mentale:

<< Ho sentito dire che i siciliani sono superstiziosi e che non hanno voglia di lavorare. Magari hanno pure i pidocchi. Mi auguro maman che li terrai a distanza.>>

" La stupidità ti perseguiterà per l'eternità." penso schifata.

<< Sono sempre le stesse voci Apple? Non pensi che sia giunto il momento di dar loro lo sfratto, considerando le stupidaggini che ti suggeriscono?>> dico ridendo. Stupendoci lei scoppia in lacrime.

<< Ascolta Apple, Bea non è ciò che si definisce una persona diplomatica, ma dice la verità. Non devi prendere per vero tutto ciò che senti in giro. Alcune persone sanno essere molto crudeli. I siciliani sono persone come tutti noi, mentre l'ignoranza e la stupidità possono appartenere a qualsiasi ceto, anche il più elevato materialmente. Se sarai ancora in questa casa quando arriveranno, non solo li vedrai, ma li saluterai con educazione, come credo tua madre ti avrà insegnato. In casa mia non ammetto mancanze di rispetto di nessun genere, né da amici, né da parenti. E ora, se ci volete scusare Bea ed io avremo da fare.>>

" Ben detto!! " penso. Pa’ ha sfondato l'ultimo esile velo che lo tratteneva da mandarle in un certo posto e devo ammettere che è stato sublime guardare l'espressione sdegnata di Giusy mentre esce dalla sala sostenendo Apple sconvolta, come se avesse appena saputo della dipartita di una persona cara.

<< Pa’ scusa, è stata colpa mia.>>

<< Ma amore, ma che dici? E' colpa mia perché ho permesso a due persone che si credono superiori di entrare in casa nostra.>>

<< Beh, se non altro dopo questa triste figura saranno fuori di qui prima di stasera. Avranno anche loro un briciolo di dignità!>>

<< Immagino di sì, ma non voglio rimanere qui ad ascoltare i loro piagnistei mentre preparano le valige. Vado a bermi un caffè al bar. Ti va di accompagnarmi?>>

<< Sono già pronta, devo solo infilarmi il piumino.>>

Papà ed io ci intendiamo a meraviglia. Siamo simili nel fisico e nel carattere. Il senso dell'ironia è ciò che ci accumuna di più. Dalla mamma ho ereditato il sorriso e il modo di fare. Almeno è ciò che dicono gli altri.

Seduta al tavolino del bar, con il viso dentro il cappuccino, penso ai nuovi ospiti che verranno. Chissà come sono. Io non ho amici siciliani, ma ne ho una napoletana. Si chiama Vicenzina ed è una mia compagna di classe e di catechismo. Ha il viso rosato, tondo come una luna piena e occhi che sembrano due castagne mature. I capelli sono gonfi e ricciuti e lei cerca di tenerli in ordine con fasce colorate. Si tinge le unghie di blu e ha un piercing nel naso: un piccolissimo strass luccicante. E' sempre allegra e trasmette a tutti noi il suo fluido positivo. Nonostante sia nata a Genova possiede un po’ di accento napoletano regalandoci, quando parla, risate a non finire.

A ricreazione tira fuori dallo zaino piccole pizzette fritte che sua madre impasta a mano, e per quelle pizzette Laura ed io siamo disposte a fare qualsiasi cosa. Ogni mattina Vicenzina ci porta le pizzette e noi contraccambiamo con qualsiasi favore. Una volta abbiamo spedito dei fiori a sua madre per ringraziarla della sua generosità. Le merendine incellofanate e impastate con prodotti sconosciuti ai più, vengono elargite ai colombi della città. In poche parole, ogni mattina da due inverni, mi lecco le dita dai resti di pomodoro. Non oso pensare a " Maman" e alla crisi isterica che avrebbe se venisse a sapere che ingurgito alimenti fritti alle 10.30 del mattino i quali mi vengono donati da emigranti napoletani.

 

 

 

Capitolo 11

 

 

Torno a casa dopo l'uscita con papà, sicura di trovare Teresa ballare scalza sul tavolo della sala con in mano una bottiglia di champagne.  Nulla di tutto ciò, poiché Giusy & appendice si stanno preparando per uscire, e a quanto sembra non sono circondate dai loro bagagli.

Davanti allo specchio della consolle Giusy armeggia con lo stick dorato di un rossetto rosa, mentre Apple attende seduta sulla panca antica, intabarrata in sciarpa, capello e guanti di lana pelosa color fucsia.  Mi dirigo verso camera mia senza degnarle di uno sguardo.

Al mio ritorno Giusy indossa l'orribile pelliccia di visone, nascondendo il blocco di stucco che ha per capelli, dentro un altrettanto orrido berretto di pelliccia visonesco, sopravvissuto ad una triste alopecia. Appella Teresa urlando come una cornacchia, neanche fosse a casa sua. Mi girano le famosissime cose di cui sono sprovvista.

<< Mi raccomando Teresa non faccia consumare troppo il brodo vegetale e non ci metta il sale. Un piccolo pugno di stelline, mi raccomando. Non voglio che Apple faccia indigestione. Arrivederci.>> Escono sbattendo la porta d'ingresso. Teresa sbuffa. Come la comprendo! Ci guardiamo ridendo.

<< Mai conosciuto nessuno di più inutile.>> commenta facendo una smorfia di disgusto.

<< Cosa intendeva quando parlava di brodo vegetale?>> domando sempre ridendo.

<< Un tegamino con dentro dell'acqua senza verdure e senza sale.>>

<< In poche parole, acqua naturale!>>

<< Più o meno si, con dentro dieci stelline di numero. Non vogliono ingrassare.>>

<< Il sogno di allungare la vita le si ritorcerà contro come un incubo. Ricordati che pa’ ed io non torniamo per cena. Quindi finito di cucinare la risciacquatura di piatti per le due pazze, vai a casa.>>

<< Si gioia.... Devo cucinare per quelle due...quelle due...accidenti non mi viene la parola giusta.>>

<< Succhia sangue? Vampiri viventi?>> le suggerisco aprendo la porta.

<< Brava, proprio vampiri viventi. Adesso controllo se c'è del veleno per topi nel capanno degli attrezzi.>>

<< Per farne cosa?>> chiedo speranzosa.

<< Per spedirle all'altro mondo!>>

<< Stai scherzando?>>

<< Affatto!>> la risposta lapidaria e il viso serio e contrito di Teresa lasciano tutto lo spazio per immaginare la fine di Giusy & appendice scritta da Agatha Christie.  Una morte atroce.

<< Potresti metterne un pizzico nel brodo. Poi le seppelliamo in giardino.>> oltrepasso la soglia e chiudo il portoncino. Sento Teresa sghignazzare. Attraverso il giardino con in mente la visione di Giusy & appendice che si contorcono con dolorosi spasmi allo stomaco.

<< Tuo padre parla tanto di buona educazione, di sani principi e così via, ma non vede che sua figlia è la prima ad essere cattiva e maleducata.>> mi sembra di sentire la voce di Giusy.

" Oh Dio" penso " è il suo fantasma. Le ho uccise col pensiero."

<< Parlo con te signorina, ti stavamo aspettando.>> Giusy mi sbarra la strada spuntando da dietro la siepe.

<< Quindi?>> chiedo ridendo.

<< Quindi ride bene chi ride ultimo. Una come te finisce sicuramente all'inferno.>> risponde Apple bloccandomi il passaggio.

<< Molto bene, l'importante è non incontrarci te.>> Corro verso il cancello che Giovanni tiene aperto. Lo saluto riproponendomi di iscrivermi ad un corso di magia. Devo imparare a farle sparire in una nuvola di vapore come mi ha suggerito Laura. Apple blatera parole senza senso compiuto, ma non sento nulla grazie al transito di una moto con marmitta non a norma. Uno dei rari momenti in cui benedico il rumore.

Il cielo, illuminato da un sole tiepido è terso, grazie ad una tramontana fredda che penetra dentro gli indumenti. Chiudo bene il piumino blu. Amo il freddo, obbliga il corpo a reagire. Stimola la mente, crea atmosfere irreali spingendoti alla ricerca del morbido e del calore. Ti lascia dentro un'infinità di sensazioni. Allento un po’ la sciarpa scoprendo il naso. Svolto a destra dirigendomi verso la passeggiata sul mare, canticchiando una canzone. Mi accorgo d'essere seguita dalle arpie.

Si tengono a braccetto come due vecchie comari camminando poco sicure sui tacchi da trampoliere, con la borsa di coccodrillo dondolante sul braccio. Dicono che le borse siano le migliori amiche delle donne, ma non in questo caso. Povero coccodrillo, oltre il danno anche la beffa. Apple scopiazza la camminata di maman: la punta dei piedi pericolosamente convergenti verso l'esterno e la postura di un asparago congelato. Mi infilo le cuffie dell'i-Pod e accelero il passo verso il capolinea dell'autobus. Scendo davanti alla stazione Brignole e mi dirigo in tutta fretta verso via San Vincenzo: caratteristico budello pedonale della città vecchia. La fragranza calda della focaccia investe il mio stomaco vuoto davanti ad un panificio. Chiudo gli occhi immaginando di mordere la focaccia sottile e salata al punto giusto.

<< Hai visto petit-maman? Beatrice si è leccata le labbra. Sogna di mangiare quella focaccia unta e schifosa. Ha gli occhi chiusi. E' stupida.>>

Per poco non mi viene un infarto, ma mi riprendo subito nonostante lo spavento:

<< Si Mata Hari, tengo gli occhi chiusi per non vedere la tua brutta faccia rinsecchita.>>

<< Maman, hai sentito che villana?>> piagnucola Apple pestando i piedi sull'asfalto come una bambina di due anni.

<< Non darle ascolto, Beatrice è infantile e molto sciocca. Non farti toccare dalle stupidaggini che dice. Lasciala perdere. Vedrai che fra pochi giorni cambierà tono. Di questo puoi essere certa. Adesso facciamo shopping, poi come fanno le vere signore andiamo a far merenda in un posto molto chic. Ti va?>>

<< Si, che bello, sei una mamma eccezionale!>>

<< Amore mio, tutto ciò che vuoi. Per il resto sii paziente. Ricorda che la pazienza e la virtù dei forti. Un giorno riderai di questa piccola saccente.>> ha risposto Giusy rabbiosamente, tanto che la faccia le è diventata tutta rossa trapassando il fondotinta aranciato.

Alzo gli occhi al cielo, ma davvero Giusy è convinta di intortare papà entrando nella nostra vita per sempre? Non ha compreso che non è stata buttata fuori a calci solo perché sta per tornare a Milano?

<< Sai cosa ho sentito dire maman? Che il thè verde disintossica l'organismo dalle tossine.>>  

Alzo ancora gli occhi al cielo. Spero che una momentanea perdita della voce la faccia tacere, anche se questa volta non ha del tutto torto. Peccato che si è dimenticata di aggiungere che per espellere delle tossine bisogna prima introdurle, ed io in questo periodo non corro certo questo pericolo.

In via xx Settembre il roboante macinare dei motori sovrasta qualsiasi altro rumore. Senza più far caso alle due pazze, corro decisa verso la chiesa di Nostra Signora della Consolazione. Ma quale consolazione mi può dare sorbirmi due ore di catechismo? Don Prati dice che se voglio ricevere il Santo Sacramento della Cresima devo praticare. Me lo disse anche quando mi sciroppai due anni di catechismo per ricevere il Santo Sacramento della Prima Comunione.

" Se vado avanti di questo passo" penso " scriverò un Vangelo tutto mio. Vangelo secondo Beatrice."  So anche che avrei potuto farmi cresimare da adulta o non cresimarmi affatto, ma considerando che i nonni hanno perso la loro unica figlia, voglio coinvolgerli in tutto ciò che faccio. Tutto sommato però ripensando al thè verde amaro di Apple, mi ritengo una ragazza super fortunata.

Arrivata davanti all'ingresso mi rendo conto di averle seminate. Spingo la porta a battenti e mi tolgo la sciarpa e il capello, ritrovandomi tra il respiro gelido del marmo e la penombra che avvolge gli altari laterali.  In realtà, avrei dovuto frequentare la chiesa della zona in cui abito, ma prima del trasloco nella bella casa della zia abitavamo in via Serra e giustamente papà non ha voluto farmi interrompere la scuola di catechismo già incominciata.

Nelle ultime panche alcune vecchiette sbiascicano il rosario, sembra che succhino gustose gelatine alla frutta. Sono così vecchie che mi chiedo se sono qui dal 1706, quando la chiesa fu aperta al culto. Fisso il grande crocefisso che sovrasta l'altare maggiore. Povero Gesù, perché si ostinano a tenerlo inchiodato? Dopo secoli di sofferenza si meriterebbe una postura di degno riposo, giusto? Pesco una moneta dal fondo del borsellino e la lascio cadere in offerta dentro una cassetta di ferro. Accendo una sottile candela bianca posizionandola nelle pinzette da sostegno e prego per la mamma. Mi vengono in mente i cugini di Guido e Silvana, ritrovandomi ad immaginare un papà, una mamma e dei bambini. La fiammella tremola.  Guardo l'orologio incamminandomi verso la Sacrestia. I passi risuonano sui lastroni di marmo rimbalzando verso l'alto, dove enormi finestre ad ogiva proiettano attraverso i vetri colorati, la luce esterna. Mi soffermo ad ammirare la statua della Vergine Maria: gli occhi dolci, l'ovale perfetto.

<< Mi sembra di non averti visto genufletterti davanti all'altare, né ti ho visto fare il segno della croce.>> Padre Costanzo appare dal nulla e i suoi occhi porcini mi fissano in modo malevolo, le dita delle mani corte e gonfie intrecciate sopra l'addome prominente.

<< Come al solito hai la testa tra le nuvole. Torna indietro e fai ciò che devi fare.>> la sua espressione è tutta un compiacimento per avermi beccato in errore, sembra quasi provare un piacere perverso a spaventare i ragazzini.

Ripercorro lo spazio sino all'uscita trascinando i piedi. Sembro Teresa che si appresta al richiamo di Giusy. Davanti all'acquasantiera fingo di bagnarmi le punta delle dita nel pozzetto di acqua Santa, che per quanto Santa sia, è lurida, perché chiunque ci immerge le mani. Solo al pensiero mi sale la nausea.

Davanti all'altare maggiore abbasso gli occhi rasentando il pavimento con il ginocchio destro facendomi la croce. " Sarò credibile?" penso " Sicuramente mi sta spiando da dietro una colonna."  Rifaccio la strada in senso inverso sperando che le Trombe del Giudizio Universale suonino annunciando la fine del mondo. Tanto ormai ci siamo. Dico bene? Niente di fatto. Nessun strepitio di trombe e Padre Costanzo è ancora in piedi presso la colonna. Mi fissa burbero.

<< Fai l'esame di coscienza e chiedi perdono. Tre Ave Marie per penitenza.>> comanda greve. Ruota la sua imponente figura e se ne va. La testa pelata e senza collo incassata nelle spalle grasse. Non credo affatto che Dio si sia offeso per il mancato inchino, credo invece che abbia riso guardando le natiche di Padre Costanzo sobbalzare ad ogni passo, pensando:

" Questo non mi è venuto molto bene."

Davanti alla sacrestia incontro Filippo, mio compagno di classe, di catechismo e storico chierichetto domenicale. Quando parla agita le braccia senza mai sapere dove collocarle, poiché è cresciuto di colpo in altezza e ciò non gli permette di controllare bene i propri movimenti. Da qualche mese ha in bocca un apparecchio infernale che dovrebbe riportare gli incisivi superiori nella loro giusta sede. Sarà, ma io trovo le persone con i denti in fuori molto carine. Sua madre ha confidato a papà che dovrà pagare a rate il dentista per almeno due anni. Speriamo che gli vengano denti meravigliosi, poiché la pronuncia non è delle migliori.

In aula catechismo i compagni scherzano spingendosi. Filippo ed io occupiamo due sedie impagliate tra le tante, poste a file di cinque. La stanza è spoglia a parte una scrivania intarsiata da nomi e cuoricini. Sicuramente ha vissuto tempi migliori. Sopra di essa una croce con Gesù crocefisso. Poveretto...mi viene da urlare…tiratelo giù!!! Appese alle nostre spalle una serie di stampe raffiguranti il martirio di Santa Rita da Cascia.

Affissi alla parete di destra ci sono degli attacca panni orridi, per intenderci quelli che si vedono nei filmati del dopo guerra su RAI STORIA. Le pareti sono tinte di verde spatolato color vomito e lo zoccolo nero è alto un metro. Don Prati dice che è stato colorato di nero per non mettere in risalto lo sporco, ma a giudicare dalle impronte bianche stampate come francobolli, non si direbbe che serva poi molto. L'aula si riempie in un Amen, subito inizia un commercio clandestino di fumetti Manga e scambi di giochi elettronici di dubbia provenienza. Arrivano anche Laura e Vincenzina, quest'ultima tutta agitata:

<< Ma avete visto quanti compiti per le vacanze? Mi piacerebbe sapere perché si chiamano vacanze se poi ce le rovinano.>> sentenzia togliendosi il piumino.

<< Il primo giorno di vacanze mi alzo all'alba e sgobbo fino a quando non finisco tutto, così non ci penso più.>> rispondo tutta orgogliosa.

<< Allora ti batto.>> ride Laura << Io ho già iniziato. E tu Vincenzina?>>

<< Anche io. Prima inizio, prima finisco. Voglio i pomeriggi liberi per andare al Luna Park.>> ride e due fossette meravigliose le appaiono sulle guance. Adoro le fossette di Vincenzina! Le avrei volute anche io, ma non le ho. Però ho le lentiggini. Papà per consolarmi mi ha detto che alla nascita gli Angeli mi hanno spruzzato polvere di stelle sul viso. Giusy parlando con Apple pensando che io non la sentissi ha detto che ho delle macchie della pelle ereditate da una vecchia ava di mio padre, brutta come il peccato, di cui ha trovato le foto all'interno di una scatola, frugando dove non avrebbe dovuto ficcare il naso.  Ai posteri l'ardua sentenza!

<< Possiamo dirlo dell'arrivo dei tuoi cugini?>> domando a Laura.

<< Buon pomeriggio a tutti voi.>> Nicola, nostro catechista ci saluta chiudendosi la porta alle spalle, appoggia la chitarra, avvolta nella custodia, contro la parete, si sfila la sciarpa (che assomiglia in modo impressionante allo strofinaccio per la polvere di Teresa) e si sbottona l'eskimo verde.  Si siede sulla scrivania fissandoci con i suoi occhi strabici, ma dolci. In realtà l'occhio sinistro è dritto, mentre quello destro ogni tanto prende ferie e vaga per l'orbita senza sosta come un asteroide nell'universo. Ha il viso quadrato e il mento pericolosamente in avanti e una bocca grande come quella di Gianni Morandi, ma è la persona più buona che io conosca e durante le lezioni, quando perdiamo la concentrazione e non sa come recuperaci, distribuisce pezzi di cioccolato, affermando che il cervello ha bisogno di zuccheri. Indossa sempre maglioni di lana shetland infeltriti e pantaloni di velluto a coste, qualsiasi stagione sia. Dalla mia postazione vedo le sue gambe dondolare nel vuoto e noto i suoi calzini di spugna bianchi, contrassegnati da due racchette incrociate tra loro, rosse e blu.

Punta l'indice verso Lidia:

<< Marco, spiegami con parole tue il significato dell'Eucarestia.>>

<< Eucarestia.>> incomincia Lidia.

<< Non tu Lidia, ho chiesto a Marco.>>

<< Ma lei mi ha indicato con il dito.>> risponde Lidia sorpresa.

<< Ma io guardavo Marco.>> il maestro sembra scusarsi. Nelle ultime file serpeggia una risatina idiota e stupidità di varia natura. Nicola sorvola sugli atteggiamenti infantili e prosegue:

<< Dai Marco, parlami dell'Eucarestia.>>

<< Maestro non me lo ricordo.>>

<< Allora parlami della nascita di Gesù. Come avvenne?>> Marco tossicchia più volte come se fosse risucchiato improvvisamente da un vortice nebuloso di polveri sottili.

<< Ehm, ehm, cioè. Maria stava guardando le comari dalla finestra e le ascoltava spettegolare, quando vide un Angelo volare in cielo, il quale le sparò un raggio fotonico sulla pancia. Qualche giorno dopo iniziò a vomitare e scoprì d'essere incinta. Però non poteva confidarsi con i suoi genitori perché altrimenti suo padre l'avrebbe massacrata di botte. Quindi si mise d'accordo con un suo amico anziano di nome Giuseppe. Giuseppe decise di aiutarla scappando con lei nella notte. Con Maria seduta a dorso di un mulo Giuseppe attraversò il deserto, ma dopo ore di cammino erano sfiniti, tanto che decisero di chiedere ospitalità presso un albergo, il quale però era tutto prenotato. Andarono ancora avanti e chiesero asilo in una pensione, ma era tutto prenotato. Non trovarono neppure una cantina libera, ma era Natale, non si poteva certo pretendere. Si sa che durante le feste il turismo aumenta. Così si accontentarono di stare in una stalla fuori città, dove per loro fortuna c'erano un asino e un bue che scaldavano l'ambiente come un termosifone. Come Maria scese dall'asino nacque Gesù.>> Tutti ridono, qualcuno preso da raptus da imbecillità acuta, applaude.

<< Ragazzi calmatevi. Marco la storia non è proprio come la stai riassumendo. Si sente che non hai studiato.>> piano piano la voce va scemando distogliendo la mia attenzione dalla lezione.

Laura mi allunga una rondella di liquirizia. La spezzo in due per dividerla con Filippo, ma guardando meglio la sua macchinetta infernale che gli cingola i denti ci ripenso e gli allungo una gelatina di frutta che può succhiare. Lui mi sorride riconoscente.

<< Allora.>> Vincenzina si piega in avanti con fare misterioso << me la date o no questa notizia?>> mi piego in avanti pure io come se Laura stesse per spifferare il terzo segreto di Fatima.

<< Fra due giorni arrivano i miei cugini che passeranno le vacanze di Natale da me e domenica andiamo tutti a casa di Bea per il pranzo.>> Filippo esclama:

<< E' una gande e bella notisia, ma lo sapevo già. Due gioni fa tua mamma è venuta in negosio e l'ha accontato a papà. Poi ha pagato il posciutto che la sua vicina si ea dimenticata di pagae peché non aveva il potafoglio. Più sono icchi più sono ticchi.>>

La risata scoppia irrefrenabile.

<< Cosa si dice di così divertente in seconda fila? La gioia è sempre bene accetta da Nostro Signore. Fate ridere pure noi.>> si informa Nicola gentile. Filippo si alza e annuncia:

<< I cugini di Laua panseanno a casa di Beatice.>> La risata di prima che non era del tutto scemata esplode in un boato liberatorio. Nicola si unisce alla classe, poi con dolcezza aggiunge:

<< Bene, non ho dubbi sull'ospitalità del papà di Beatrice. Dio ci insegna questo.>>

Annuiamo tutti all'unisono.

La lezione continua tra parabole e fioretti che suonano falsi come ciondoli di squallida bigiotteria, pernacchie varie e un peto pestilenziale che ammorba l'aria, costringendo Nicola ad aprire la finestra che si affaccia sul cortile interno. Ci tappiamo il naso ridendo sino alle lacrime.  Nicola chiude la lezione dopo una lunga filippica sull'ubbidienza, infine tira fuori la chitarra ocra dalla custodia invitandoci ad unirci a lui in un coro di alleluia al Signore. Tutti in piedi teniamo il tempo battendo le mani, storpiando le parole. Il piede sinistro del maestro accompagna il ritmo colpendo il pavimento mentre l'occhio destro gira nel vuoto. Ridiamo tutti senza ritegno. L'ultimo accordo si spegne nel caos generale.

<< Ok ragazzi, per le lezione di catechismo ci rivediamo il 10 Gennaio alle 16.00. Domani pomeriggio ore 17.30 prove del coro. Buon serata e salutate le vostre famiglie.>>

Nicola sembra esausto. Passandogli davanti ci congeda con scappellotti benevoli sorridendo tra sé. Immagino sia contento di non essere costretto a vederci tutti i giorni. Scendiamo le scale in una sciame disordinato e chiassoso mentre le nostre parole rimbalzano contro il soffitto a volta. Davanti alla sacrestia ci zittiamo di colpo. Nessuno di noi gradisce imbattersi contro la panciona di padre Costanzo. Mi viene in mente la penitenza.

<< Ragazzi devo fermarmi per dire tre Ave Maria per penitenza.>>

<< Quale penitenza?>> mi chiede Laura fermandosi di colpo con la conseguenza che Filippo e Vincenzina, che la seguono in fila indiana, sbattono l'uno contro l'altro.

<< Quando sono entrata ho dimenticato di farmi il segno della croce e padre Costanzo mi ha beccata.>>

<< E' sempre nascosto nelle buio, sembra un pipistrello.>> sentenzia Vicenzina sghignazzando.

<< Ci pensiamo noi. Io mi metto davanti che sono più alto, Laua dieto, Vincensina di lato veso la navata, e tu stai nel meso. Pocediamo lentamente, come fanno nei films di guea. Avete pesente i vietcong? Pade Costanso non si scopià. Mi accomando fate le indifeenti.>> decide Filippo con grande serietà, organizzando la fuga e procedendo verso una delle porte laterali, a zig zag con noi che potremmo morire per ridarella repressa. In pochi secondi guadagniamo l'uscita ritrovandoci davanti a Silvana. Poco distanti ci sono Giusy & appendice che confabulano tra loro.

Silvana spalanca le braccia: << Ecco il futuro dell'umanità. Buona sera ragazzi.>>

<< Buona sea signora Silvana.>>

<< Buonasera Filippo. Cosa ne dite di venire con noi a fare merenda? Ovviamente offro io.>> risponde la mamma di Laura accarezzando il viso di Vincenzina. Devo ammettere che un refolo d'aria gelida è corsa tra i miei amici.

<< Ehm, la ringrazio Signora Silvana, ma ho appuntamento con la mamma davanti al suo ufficio. Magari la prossima volta, se non le spiace.>>

<< E' molto bello da parte tua passare a prendere la mamma. Non ti preoccupare, sicuramente ci sarà occasione. Vai pure e non fare tardi che è già buio. E tu Filippo, che ne dici?>>

<< Mi piaceebbe, ma devo andae con la mamma all'ospedale a tovae la sia Fenanda che è stata opeata al tendine capale.>>

<< Mi dispiace tanto per tua zia Fernanda. Ammiro i ragazzi disponibili come voi. Magari appena iniziano le vacanze scolastiche venite a pranzo da noi. Va bene?>>

<< Si, volentiei. Buona sea. Ciao Laua, ciao Bea.>> Gli amici traditori se la danno a gambe. Pochi secondi e la masnada di gente li inghiotte come un'aspirapolvere, mentre noi sventoliamo le mani in un ritmico ciao-ciao. Silvana ci prende per mano:

<< Bea, questa sera sei a cena da noi. Papà mi ha telefonato per chiedermi di portarti a casa con me.>>

<< Si, lo sapevo. Sono troppo contenta.>> rispondo stringendomi a Laura.  Facciamo un passo e Giusy ci blocca il passaggio.

<< Non capisco per quale motivo Oberto ha scomodato lei. Ci sono io per Beatrice.>> Silvana è una donna intelligente ed educata, per cui risponde con gentilezza:

<< Nessuna scomodità. Ho avuto la richiesta direttamente da Roberto. Da questo momento Beatrice è sotto la mia responsabilità.>>

<< Bene, vuol dire che ci uniamo a voi. Oberto sa bene che siamo sue ospiti, non credo sia educato lasciarci da sole a casa.>>

<< Mi scusi signora, forse eravate d'accordo in un altro modo?>>

<< Non credo proprio. Lei si sta sbagliando. Ora lo chiamo.>> Giusy risponde nervosa rovistando dentro la borsa in cerca del cellulare. In quel preciso istante arriva papà con il fiatone:

<< Buonasera a tutti, ciao Giusy, allora non sei partita.>>

<< Perché mai sarei dovuta partire?>> domanda lei fra i denti.

<< Dopo la discussione di oggi a pranzo ho pensato che sareste tornate a Milano.>>

<< Mi sottovaluti Oberto, sono molto più spiritosa di quanto non appaia. Ora possiamo andare tutti e quattro a casa.>> e un ghigno le deforma le labbra già deformate dal botulino.

<< Forse non mi sono spiegato, io ceno da loro.>>

<< Bene, allora Beatrice viene a casa con me.>> insiste Giusy.

<< Bea viene con me. Se volete facciamo merenda insieme e poi vi porto a casa.>>

<< Accettiamo la merenda, ma possiamo tornare a casa con un taxi. Basta che tu mi dia le chiavi.>> per la prima volta in vita mia vedo sul volto di mio padre un'espressione cattiva.

<< Teresa ha allungato il suo orario di lavoro per prepararvi la cena e buttare via il cibo non è nelle mie priorità. Chiedermi le chiavi di casa mi sembra fuori luogo, poiché non abbiamo un legame così stretto ed intimo.>>

" Touché" penso " Adesso cosa risponde la serpe? " Giusy non risponde proprio un bel niente. Starà pensando come uccidere Oberto, o più semplicemente ha avuto un buco di fantasia verbale?

Silvana prende pa’ sottobraccio, subito Giusy gli prende l'altro braccio. Laura ed io apriamo il micro corteo avviandoci verso un Bar Pasticceria elegantemente arredato in stile liberty.

<< Sai Roberto che Bea sta diventando proprio bella e ultimamente quando sorride mi ricorda tanto Giulia.>> dice Silvana a papà.

<< E' vero, lo dicono tutti.>> risponde pa’.

<< Anche ad Apple dicono che assomiglia a Julia Roberts, e secondo me le assomiglia più che Beatrice.>> pa’ scoppia a ridere e Silvana non si trattiene:

<< Ma lo sa signora che è proprio simpatica. Dovrebbe fare la comica. Comunque io mi riferivo alla mamma di Bea.>>

Laura ed io ci guardiamo ridendo, i suoi occhi grigio fumo catturano il mondo e mi sorridono colmi dei nostri segreti, i suoi lunghi capelli neri escono dal berretto di lana svolazzando come piccole serpi. Al contrario i miei capelli non si vedono perché ho un caschetto a paggio che nonna Ella mi fa rinnovare ogni due mesi dal suo parrucchiere di fiducia. " Per renderli più forti." dice lei. Ogni volta che ci vado gli assistenti si complimentano per la bellezza e per il colore, definendoli " Biondo dorato". Una volta Giusy, in assenza di mio padre, mi ha detto che sembro una zucca con una tazza rovesciata in testa.

<< Sempre meglio che andare in giro con i capelli di un morto!!! >> le ho risposto senza scompormi. Ma in questo momento non mi importa un bel nulla delle due arpie perché sono in compagnia della mia amica del cuore. Papà apre la porta del Bar-pasticceria facendoci strada verso il piano superiore. Ci accomodiamo ad un tavolo d'angolo innalzando una piramide di capotti sull'unica poltroncina libera. Un cameriere zelante si informa sui nostri desideri.

<< Sei cioccolate con panna. Grazie>> ordina Silvana a nome di tutti. Il viso di Giusy assume un'espressione di granito dal colorito giallastro.

<< No, per noi due, thè verde.>>

<< Giusy, fa freddo. Per una volta un piccolo sgarro lo puoi fare.>>

<< Hai ragione Oberto, fa freddo, ma non gradisco che Apple introduca nel suo corpo delle porcherie. Desidero che si alimenti solo con cibi sani. Considero la cioccolata una droga da indigeni.>> Noi quattro ci guardiamo colmi di punti di domande sopra la testa.

<< Siamo d'accordo con te che i ragazzi si debbano nutrire con cibi sani, ma una cioccolata con panna non ha mai ucciso nessuno. In più hai appena detto che noi ci cibiamo di porcherie e lasciamelo dire ti trovo alquanto scortese.>> Come al solito Apple si sente in dovere di soccorrere sua madre.

<< Maman ha ragione da vendere, perché fra qualche anno io sarò esile come uno stelo e Beatrice e Laura saranno obese.>> Silvana e pa’ non battono ciglio e chiedono al cameriere quattro cioccolate calde con panna e dell’acqua frizzante a temperatura ambiente. Pochi minuti dopo i cucchiaini affondano nella cioccolata calda annegata nella panna ricoperta di cannella. Il calore del cacao scende a scaldare il nostro stomaco passando prima dalle papille gustative, inebriandoci il cuore e unendoci tutti nel piacere di stare insieme.

Giusy & appendice sorseggiano i loro thè senza l'aroma del limone o la nota dolce dello zucchero di canna, nel silenzio più totale e nell'aridità d'animo più agghiacciante.

Durante la cena, a casa di Laura, le risate si susseguono senza sosta.

<< Ma ti sei reso conto di chi ti sei portato in casa?>> chiede Silvana.

<< Si, due deficienti. Ma ormai manca poco alla loro partenza, e state certi che non sentiranno più parlare di me e di Bea. Ho fatto un errore di valutazione e ne sto pagando le conseguenze. Preferisco fare il signore e non rispondere alle varie allusioni o alle offese gratuite.>>

<< Certamente.>> risponde Silvana versando del vino rosso nei bicchieri << fai bene ad essere diplomatico. Stringeremo i denti fino a quando le caricheremo sul treno, perché ti assicuro, io ci sarò. Però devo ammettere che oggi stavo per perdere il controllo quando Apple ha detto che fra qualche anno lei sarà uno stelo e Bea e Laura saranno obese. Le avrei volentieri piazzato uno schiaffone sonoro su quella faccia da tacchino che si ritrova.  Le avranno riprodotte con la fotocopiatrice le due stronze? Scusate.>> conclude servendo gli spaghetti caldi e profumati di basilico mentre ridiamo.

<< Finalmente un po’ di carboidrati.>> esclama pa’ affondando la forchetta nella pasta fumante.

<< Si, non ne possiamo più di pesce lessato e carote bollite.>> ribadisco ridendo.

<< Propongo un brindisi.>> annuncia Guido alzando il bicchiere << Alla partenza di Giusy e Apple. Solo andata, ovviamente. Cosa ne dici Oberto?>>

Le risate sono proseguite per tutta la serata.

A casa mi infilo il pigiama e vado in bagno a lavarmi i denti e passando davanti alla loro stanza le vedo riflesse nello specchio intente a fare piegamenti di Pilates sul tappeto.

<< Stringi i glutei, devono diventare di marmo.>> consiglia Giusy alla figlia cercando di toccarsi i piedi con le dita delle mani, ma inutilmente.

" Ci mancava giusto la ginnastica serale " penso " sono flessibili come manichini."   

Sono le 24.00 notturne, ma perché non dormono? Roba da suicidio di massa!!!

 

 

 

Capitolo 12

 

 

<< Cosa state facendo?>> domanda Apple entrando in salotto come una cospiratrice.

<< Abbiamo finito di costruire il presepe, e ora accendiamo le lucine. Vuoi partecipare anche tu?>> risponde pa’ inginocchiato davanti alla cassapanca antica nella quale ogni anno allestiamo il presepe.

<< No grazie. Il presepe è un passatempo per bambini piccoli.>> intanto però si avvicina per curiosare.

<< Fra poco usciamo e andiamo in centro per acquistare dei regali. Poi accompagno Bea alle prove del coro. Ti va di unirti a noi?>> chiede pa’ con gentilezza.

<< Non penso proprio. Ho sentito dire che i vicoli della città vecchia sono luoghi malfamati dove vivono emigrati, delinquenti, pazzi e prostitute. Non capisco Oberto, tu sei un uomo distinto, come fai a mischiarti con certa gente?>>

<< Cara Apple, questa volta ciò che hai sentito è tutto vero. Allora? Vieni?>>

<< Neanche morta. Maman ha detto che Genova è priva di bei negozi. I regali di Natale li compreremo a Milano in via Montenapoleone.>>

<< Come preferisci.>> risponde pa’ alzandosi in piedi. << Andiamo Bea.>>

<< Non dovresti chiamare tua figlia Bea. Storpi il nome e non sta bene. Poi non si appiccica il nastro adesivo sul muro, si rovina.>> detto questo Apple gira sui tacchi e sparisce.

I nostri sguardi si incrociano in una muta domanda: " Abbiamo rovinato il muro con il nastro adesivo?" Due secondi dopo siamo piegati in due per le risate. Io non riesco a parlare. Ci asciughiamo gli occhi.

<< Perché le hai detto che tutto ciò che ha sentito è vero?>> domando spazzolandomi i jeans da una polvere inesistente.

<< Era l'unico modo che avevo per tenerla lontana da noi. Avrebbe passato tutto il tempo a dirci di non fare quello e quell'altro. Questo fa male, questo non si fa. Un martirio. Ho giocato d'astuzia. Dai proviamo le nuove lucine. Spegniamo la luce.>>

La stanza cala nel buio e le casette di cartone pressato si illuminano prendendo vita, come se invisibili padrone di casa avessero acceso una candela sul tavolo della cucina. Alcuni aloni dorati appaiono nella volta blu del cielo di carta, altre lungo i piccoli viali o nelle verande davanti alle porte di casa. Le statuine si animano, parlano tra loro, si sente il brusio delle voci del panettiere, del falegname, le lavandaie sulla sponda del fiume, l'arrotino sotto le finestre, la cardatrice di lana sulla soglia di casa, la venditrice di pesce, i pastori e i loro greggi che vengono radunati dal cane. Osservo i piccoli giardini delle case, immaginando di camminare tra i viottoli di ghiaia, tra gli orti, i campi aperti e profumati della campagna, sopra il ponticello romano che unisce le rive del ruscello gorgogliante e trasparente in un laghetto abitato da anatre, germani reali e un cigno bianco dal lungo collo, i quali si bagnano le penne scivolando sull'acqua increspata. Fa molto freddo e sui monti di carta c'è la neve, ma io spero dentro il cuore che ogni essere abbia una coperta calda e cibo da condividere. Controllo che il fienile dove sostano Giuseppe e Maria in compagnia del bue e l'asinello sia abbastanza riparata dal vento, non dimenticando di lasciare un dono per loro. Ho letto su internet che Gesù non è nato il 25 dicembre ma in Primavera e che la chiesa Cattolica abbia stravolto l'intera storia. Sono convinta che sia vero, ma penso che a Dio importino altre cose, per esempio come ci avviciniamo agli altri. Con quanta delicatezza e grazia allunghiamo le mani per aiutare il nostro prossimo e la Terra su cui abitiamo. Papà mi abbraccia stringendomi al suo petto. Rimaniamo vicini e con il fiato sospeso, in un momento d'amore che ricorderò per sempre.

<< Allora si va?>> mi domanda un po’ commosso. Schizzo in piedi.

<< Copriti bene.>> mi grida dietro mentre entro nella mia stanza. 

<< Siete pronte? Noi usciamo. Ci diamo un appuntamento per tornare insieme? Se invece preferite rimanere a casa, ci vediamo questa sera. Fate come meglio credete.>>

<< Usciamo anche noi naturalmente, andiamo in centro a fare un giro.>>

<< Bene, mi era sembrato di capire il contrario parlando con Apple.>>

<< Hai capito male Oberto. Noi siamo animali da esterno. A Milano non stiamo a casa un solo giorno su sette. Siamo pressate dagli impegni e dagli amici che ci invitano ovunque.>>

<< Buon per voi!>> esclama papà alzando le spalle in un gesto un po’ scortese. Però lo capisco. E' arrivato alla frutta!

<< Scusa Oberto, non prendi l'auto?>> chiede Giusy mentre ci segue traballando sui famosi tacchi delle sue scarpe di Prada.

<< No, ho chiamato un taxi. In questi giorni in centro c'è troppo caos. Meglio girare a piedi.>>

<< Avreste potuto darci un passaggio in auto.>> dice Apple stizzita.

<< Un passaggio in taxi non va bene? Scendiamo a Brignole davanti alla stazione e poi ognuno va dove deve andare. Ci ritroviamo davanti alla chiesa alle 18.00 per prendere Bea e torniamo insieme.>> taglia corto pa’ aprendo la portiera del taxi.

<< Certo, veniamo anche noi. Grazie, grazie.>> urla Giusy mentre ci corrono dietro.

<< Basta che vi diate una mossa.>> risponde pa’ sbuffando.

Mi piace uscire con papà perché fa apparire tutto interessante e divertente. In centro ci dividiamo da Giusy & appendice e argomentiamo per un po’ sul thè al bergamotto che Apple non vedeva l'ora di sorseggiare. Noto un gruppetto di signorine che si voltano tutte a guardare papà ridacchiando. Non posso dar loro torto poiché pa’ è alto ed ha un fisico atletico e asciutto dal portamento elegante. Ha un viso dalle mascelle marcate, il naso dritto e una bocca decisamente bella. Gli occhi sono identici ai miei, color ambra dalle ciglia lunghe. Nei giorni di sole si punteggiano di screziature verde prato. Dopo aver acquistato alcuni regali ci fermiamo sotto Porta degli Archi per comprare le caldarroste, sbucciandole mentre camminiamo, scottandoci le dita. Arrivati in piazza De Ferrari scendiamo verso via San Lorenzo. In via Prè gli odori divengono più penetranti, l'umanità più eterogenea. Le razze si mischiano, gli idiomi si intrecciano. Che direbbe Giusy? Davanti ad una friggitoria pa’ mi fa l'occhietto. Salto dalla gioia perché il ricordo delle ultime patatine fritte mangiate è ormai disperso nel tempo passato remoto. Facciamo la strada a ritroso con il cartoccio di patatine calde e salate tra le mani guantate. Ci infiliamo al mercatino di San Nicola, dove pa’ acquista dei salumi e dei formaggi per il giorno di Natale. Il vento gelido di tramontana che percorre la città sbatte i cartelloni pubblicitari, solleva le foglie e le gonne delle signore. Pa’ guarda l'orologio ed ha un sussulto:

<< Bea gambe in spalla o arrivi tardi alle prove.>> l'ultimo tratto di strada lo percorriamo di corsa.

<< Ciao piccola, ti aspetto qui alle 18.00 in punto. Buone prove.>>

<< Ok, ti lascio in custodia tutti i miei sacchetti. A dopo.>> e volo via, spensierata come un uccellino in primavera.

In aula canto c'è un po’ di confusione. Ogni sabato pomeriggio si ripete la stessa scena. Laura, Filippo, Vicenzina ed io ci salutiamo abbracciandoci e baciandoci come se non ci vedessimo da anni.

<< Bea, Filippo ed io vorremmo chiederti scusa per ieri pomeriggio.>> esordisce Vincenzina guardandosi le unghie laccate d'azzurro.

<< Perché?>> chiede Laura fissandola con la bocca aperta.

<< Perché abbiamo detto una bugia, non avevamo nessun appuntamento con le nostre madri.>>

<< E' veo. Ci pedonate?>> conferma Filippo chiedendo venia.

<< Non ho capito.>> affermo sincera.

<< Questi due imbecilli si sono inventati degli impegni per non fare merenda con noi.>> mi spiega Laura ridendo.

<< Diciamo che non ci sorrideva l'idea di fare merenda con la tua futura matrigna e la sorellastra.>> puntualizza Vincenzina ritrovando tutto il suo coraggio.

<< Si, popio non ci soideva.>> papagalla Filippo. Rimango qualche attimo in silenzio, quel tanto che basta per farli sentire un po’ in colpa, poi rido.

<< Ah, ah, ah, l'avete scampata! Chi meglio di me vi può capire? Non si distinguono certo per la loro simpatia.>>

<< Io però merenda con Giusy e figlia l'ho fatta, e vi assicuro che non è uno spasso! Mi merito un premio?>> domanda Laura ironica.

<< Mamma mia, non ci voglio neppure pensare.>> dice Vincenzina in napoletano, facendoci rimpiombare nella ridarella.

<< Buona sera figlioli.>> padre Mario entra in aula e tutti rispondiamo all'unisono.

Con lui siamo sempre educati e silenziosi perché si merita il nostro rispetto. Forse sarà il suo aspetto fragile e la sua delicata gentilezza? Oppure il fatto che terminate le prove distribuisce caramelle? Oppure perché non l'abbiamo mai sentito parlare di peccati mortali, veniali e penitenze? Mentre padre Mario prepara gli spartiti davanti al pianoforte Filippo domanda:

<< Aivano domani i vosti cugini Laua?>>

<< Si. Non vedo l'ora.>> risponde felice.

<< Speiamo vada tutto bene, con quelle apie che Bea ha in casa.>> sentenzia Filippo proprio nell'attimo in cui Padre Mario intona " Tu scendi dalle stelle."

 

 

 

Capitolo 13

 

 

Apple non ha il senso del tempo né dello spazio, ma neanche quello dei bisogni altrui, poiché tutto vortica intorno al suo splendente essere, sicché tutto ciò che non è compreso nelle sue esigenze, rimane escluso come per magia. Nonostante abbia sprecato la mattinata davanti allo specchio del bagno per donare a sé stessa un'immagine impeccabile, mentre come al solito la imploravo di entrare per fare pipì, i risultati non sono stati dei migliori, poiché davanti alla chiesa, amici e parenti non mancano di avvisare Apple dello sbaffo di mascara sulla palpebra destra e del rossetto rosa sugli incisivi superiori. Rossetto rosa che ha pensato bene di abbinare ad una maglia a collo alto, rosso ciliegia. Si è offesa a tal punto da minacciare un suo immediato rientro a casa, finché Giusy è riuscita (mentre riparava i danni estetici con un fazzoletto di carta e non pochi sputi rigorosamente francesi) a convincerla a rimanere, promettendole un braccialetto nuovo di zecca. Vissuta questa triste scenetta, mi defilo dietro l'altare maggiore con il coro.

A fine messa ci ritroviamo nell'aula di canto adibita ogni domenica a stanza degli incontri e dove Don Prati offre un aperitivo ai genitori dei futuri cresimandi e comunicandi.

<< Signor Roberto non gradisce il nostro aperitivo?>> Don Prati si rivolge a papà, il quale ha il bicchiere in mano e lo sguardo perso nel vuoto.

<< Gradisco, stavo solo pensando. Mi scusi.>>

<< La signora è con lei?>>

<< Certo. Un'amica di Milano in vacanza.>> pa’ sospinge Giusy verso Don Prati presentandoli.

Mentre Giusy argomenta con Don Prati la poca educazione dei giovani d'oggi, pa’ ne approfitta per trascinarmi fuori dalla stanza con i nonni al seguito, Guido, Silvana e Laura. Padre Costanzo ci intercetta sbarrandoci la strada.

<< Potrei dirle due parole in privato?>>

<< Dica pure.>> risponde pa’ nello stupore generale.

<< Ho detto in privato.>> ribadisce Padre Costanzo innervosendosi.

<< Non penso sia il caso.>> taglia corto pa’ mentre Giusy e Apple ci raggiungono. << Può parlare tranquillamente davanti ai miei parenti ed amici.>> Padre Costanzo diventa tutto rosso e si mette sull'attenti.

<< Il comportamento di sua figlia Beatrice lascia molto a desiderare. Non è consono ai precetti del catechismo.>>

Papà mi strige la mano per farmi sapere che è totalmente dalla mia parte.

<< Mi dica, di quale orrendo peccato si sarebbe macchiata l'anima di una tredicenne?>> L'ironia nella voce di pà non sfugge a nessuno, Padre Costanzo alza la voce:

<< Venerdì è entrata in chiesa e non ha fatto il segno della croce. Le ho dato da recitare una penitenza per espiare la mancanza, ma non l'ha portata a termine, scappando e pensando che io non la vedessi.>>

<< Beatrice, come hai potuto?>> esclama Giusy portandosi le mani sulla bocca.

<< Padre comprendo le sue ragioni, ma è una mancanza che si può perdonare, poiché, ne sono certo, non è stata premeditata. Se mi vuole scusare, avrei degli impegni.>>

<< Oberto non devi rispondere in modo così poco cortese, in fondo il Padre mette in luce un lato di Beatrice che va assolutamente corretto.>> pa’ non risponde, ma nonna Ella prende Giusy per una manica obbligandola a fermarsi.

<< La prego di finirla qui. Le ricordo che per Beatrice lei non è nessuno, quindi lasci che dell'educazione di mia nipote se ne occupi suo padre, cioè mio figlio. Intesi?>>

Inondata da un mare moto di imbarazzo Giusy non risponde una sola parola e tutto sembra finire nell'istante in cui è cominciato. Stringendoci nelle sciarpe salutiamo Filippo, Vincenzina e i loro genitori, poi ci dirigiamo in piazza Della Vittoria, dove abbiamo parcheggiato le auto. Saluto i nonni materni, e mentre mi stritolano in un abbraccio sento la mano di nonno Luigi intrufolarsi nella tasca destra del mio piumino. Nonna Marisa mi fa l'occhietto. Mi sfilo il guanto e frugo nella tasca dove le monetine che mi regalano ogni domenica mattina tintinnano festose. Salutiamo anche Guido, Silvana e Laura che devono correre a casa ad aspettare i cugini.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 

<< Mi sembra che tu te la sia presa un po’ troppo.>> sentenzia Giusy mentre entriamo in casa rivolgendosi a papà << in fondo il Padre ti informava di una mancanza di Beatrice.>>

<< Una mancanza appunto. Non penso che Bea l'abbia fatto a posta.>> risponde nonna Ella fiondandosi in cucina a preparare il pranzo.

Domani Giusy ed Apple tolgono il disturbo e noi non le vedremo mai più, penso che pa’ sia intenzionato a cambiare anche il numero del cellulare.  Da quando sono arrivate non hanno mai aiutato Teresa o si sono fatte da sole un letto o un pasto. Anzi si sono adoperate alacremente per dare più lavoro possibile. Almeno ieri si sono preparate le valige da sole. La nonna Ella non le può vedere neanche dipinte e mal si adatta ad averle tra i piedi.

Nonno Carlo e papà apparecchiano la tavola, io cerco di aiutarli.

Nel momento in cui la nonna rigira l'arrosto nel forno, il rumore del cancello che si apre ci blocca tutti. Ci guardiamo incapaci di prendere una decisione, finché pa’ si dirige verso la porta. Giusy & appendice si guardano bene di alzare i loro secchi sederi dal divano.

<< Sono contento che sono arrivati.>> dice nonno Carlo.

<< Chissà che viaggio scomodo che avranno fatto in treno, poveracci.>> esclama Giusy sfogliando una rivista. Forse pensa che sia l'unica al mondo a possedere un'auto?

<< E come saranno? >> domanda ancora << secondo me saranno neri neri e pelosi pelosi.  Come le blatte. Vengono o no dalla Sicilia?  Potremmo chiamarla simpaticamente " La famiglia blatta." Ah, ah, ah.>> dice Giusy ridendo di gusto e dimostrando tutta la sua imbecillità.

<< Non possiamo saperlo. Non li abbiamo ancora visti.>> rispondo cercando di non tirarle in testa la prima cosa che mi capita in mano.

<< Saranno anziani e con il fazzoletto nero in testa.>> ridacchia Apple nella sua sconfinata intelligenza. Vado in cucina dalla nonna.

<< Sono arrivati?>> mi chiede rimestando la pasta nella pentola.

<< Si, immagino che pa’ li stia facendo parcheggiare.>> La nonna gira ancora l'arrosto con un forchettone stile diavolo.

<< Quando se ne vanno il gatto e la volpe?>> scoppio a ridere pescando un quadratino di focaccia dal cestino del pane e intingendolo nella terrina colma di pesto fresco. Nonna Ella mi colpisce le nocche con il mestolo di legno:

<< Ladra, non toccare, piuttosto rispondi alla domanda.>>

<< Domani in mattinata. Giuro che brinderò con lo champagne.>>

<< Ho la sensazione che brinderemo tutti.>> conclude la nonna ridendo.

Sentiamo la voce di Silvana e subito andiamo in salotto.

<< Roberto ha un sorriso così largo che mi rallegro che abbia le orecchie a bloccarne l'espansione.>> esclama ridendo. << Li ha accompagnati in bagno a rinfrescarsi.>>

Laura mi strizza l'occhio. Penso sia un messaggio in codice, come dire. " Non sai che roba!!"

<< Bene.>> esclama nonno Carlo.

<<Possiamo sapere qualcosa su di loro?>> domanda Giusy curiosa. << Come padrone di casa Oberto dovrebbe essere bene informato.>>

<< Si dice bene. Infatti è stato informato.>> risponde Silvana serissima. Il viso di Giusy si sgonfia per la delusione, poi con voce stridula aggiunge:

<< Ovviamente lo dicevo per Oberto e per fare un po’ di conversazione. Speriamo che non si sentano fuori posto. Immagino si possano sentire tremendamente in imbarazzo in casa di un estraneo.>> Nessuno le risponde, solo il nonno fissa Silvana con un'espressione che significa:     

 " Ma questa è sana di mente?" Non essendo stata calcolata, Giusy sente la necessità di dare fiato alla bocca ancora una volta:

<< Ma quanto ci fanno aspettare? Non è gentile da parte loro, ma immagino che la signora avrà bisogno di molto tempo. Noi donne abbiamo l'esigenza di farci belle anche quando siamo belle, figurati se non si è belle! >>

<< Mia cugina non è una di quelle donne che necessitano di ore di restauro davanti allo specchio.>> replica Guido sorridendo tra i denti e direi con un filo di sarcasmo nella voce.

<< Confermi Silvana?>> chiede rivolto alla moglie.

<< Confermo assolutamente.>> risponde Silvana ridendo sotto i baffi.

<< Sicuramente sarà come dice lei, caro Guido, quando una persona conosce i propri limiti, sa che nulla potrà migliorarli.>> sentenzia Giusy, che come al solito non ha capito il senso della frase. Poverina, manca completamente di perspicacia. Ci guardiamo tutti con un punto di domanda sulla testa come nei fumetti, Guido sta per rispondere quando si sentono dei passi e subito dopo la Primavera dei Botticelli entra in salotto, apparendo come per incanto dalle mani eccezionali di madre Natura. Media statura, abbigliata da un abitino a campana color glicine che lascia scoperte le ginocchia e le gambe perfette ricoperte da collant trasparenti. Scarpe decolté nere con la punta arrotondata in elegante stile inglese. Sull'abito indossa un golfino nero tenuto chiuso da un solo bottone, al collo luccica una catenina d'oro bianco con un ciondolo a forma di goccia. Il viso è un ovale perfetto dall'incarnato di porcellana e a parte un tocco di mascara nero e un lucido satinato sulle labbra ben modellate, è completamente pulito. Gli occhi sono grandi, azzurri come un cielo estivo, i capelli sono una cascata di boccoli biondi che arrivando sino alle scapole ne incorniciano il volto delicato, colmandolo di luce. Al suo fianco, in una copia di formato più piccolo c'è una bimba di circa sei anni, solo il viso ancora tondo e gli occhi grigi, differiscono un poco dall'originale.

Alla sua apparizione siamo rimasti tutti a bocca aperta e solo in quell'istante ho compreso il sorriso di papà, un po’ statico, sghembo, diciamo pure tipo ictus. La prima a riprendersi è nonna Ella, che le va incontro prendendole le mani tra le sue.

<< Benvenuta, venga si accomodi. Io sono Ella, mamma di Roberto.>>

<< Grazie signora Ella, grazie infinite per l'invito, mi chiami Anna e mi dia del tu. Suo figlio mi ha già mostrato la casa.  Siete stati così gentili ad invitarci per il pranzo, grazie di cuore.>>

<< Per così poco? Ci mancherebbe, venga le presento mio marito Carlo e mia nipote Beatrice.>>

Il nonno Carlo le stringe la mano trattenendola nelle sue con tenerezza, ed Anna risponde con lo stesso entusiasmo, regalandogli un sorriso dolcissimo che non si limita alle labbra. Non so per quale motivo, ma per istinto mi porgo a baciarla sulle guance. Lo fa anche lei.

<< Hai un nome importante e sei molto bella.>> sussurra e con un gesto quasi impalpabile mi accarezza i capelli. Un nodo mi stritola la gola e sento tutte le lacrime del mondo affiorarmi agli occhi. Abbasso lo sguardo riprendendo il controllo della situazione. Perché ho voglia di piangere di gioia se una sconosciuta mai vista prima mi sfiora i capelli? Ma non posso perdermi in lucubrazioni mentali e sentimentali perché sento la nonna che dice:

<< Questa signora è una conoscente di Roberto ed è qui con sua figlia per una visita a Genova. Domani torneranno a casa.>>

<< Anna.>> si presenta allungando la mano verso Giusy, la quale ancora sotto shock per la visione inaspettata restituisce il saluto porgendo ad Anna le punta delle dita e una mano moscia che più moscia non si può. Anna la guarda un secondo di più, poi esclama:

<< Il suo viso non mi è nuovo. L'ho già vista, e più d'una volta. Ora però non rammento dove, sicuramente mi verrà in mente più tardi.>> Giusy le rivolge uno sguardo di sufficienza:

<< Non credo proprio che si frequenti lo stesso entourage.>> Papà si irrigidisce, ma Guido gli dà una piccola gomitata e gli sussurra qualcosa che non si capisce. Cosa sta succedendo? Anna non commenta ma porge la mano ad Apple, la quale segue le orme della madre in quanto a mollezza, superandola nel campionato mondiale di falso snobismo.

Finite le presentazioni tra adulti ci concentriamo sul putto dai boccoli d'oro che sta buona buona al fianco di Anna, la quale la presenta come sua figlia Marta. Infine papà prega Anna di accomodarsi, il nonno prepara gli aperitivi e la nonna ed io corriamo in cucina. Giusy & appendice rimangono impettite e rigidamente sedute, sostenendo magnificamente lo spot di Divani & Divani.

A tavola pa’ chiede un brindisi di benvenuto per Anna e Marta.  Giusy & appendice non alzano i bicchieri sostenendo che l'alcool prima delle 21.00 serali è un vero e proprio suicidio, rifiutandosi di mangiare le trenette al pesto poiché i carboidrati fanno ingrassare. Mentre ci stiamo gustando la pasta al pesto Giusy fa la sua prima domanda ricolma di arguzia:

<< Mi scusi Anna, com'è andato il viaggio in treno dalla Sicilia?>>

<< Sono partita da Milano.>>

<< Mi scusi, Oberto mi aveva detto che siete siciliani.>>

<< Non sono siciliana. Sono nata a Milano da madre milanese e padre inglese.>> l'espressione di Giusy comincia a raggrinzirsi.

<< Capisce l'inglese?>>

<< Sono bilingue.>> detto questo si volta per fare i complimenti alla nonna per il pesto. Noto con gioia che ha un tono di voce basso e caldo.

<< Mi scusi>> ricomincia Giusy << ha fatto un buon viaggio?>>

<< Viaggio ottimo. Amo viaggiare senza pormi limiti di orari. Non sono un'amante della fretta. Guido con calma e ascolto della buona musica. Lei no?>> le risponde Anna gentilmente. Apple interviene:

<< Maman adora guidare, abbiamo una Mercedes extra lusso.>>

<< Sono felice per voi, ma sono io che vi devo chiedere scusa, non avevo capito che siete francesi. Se lo preferite vi parlo nella vostra lingua, me la cavo piuttosto bene.>>

" Touché" penso " ora sono proprio curiosa di sapere cosa risponde."

<< Siamo italiane ma abbiamo avi francesi aristocratici.>> ci informa Giusy altezzosa.

" Che tristezza!" penso. Anna non risponde, invece ringrazia la nonna che le porge un piatto con l'arrosto di tacchino. Tutti disquisiscono di vari argomenti con grande partecipazione, finché Giusy interrompe Giudo per fare una domanda:

<< Mi scusi Anna, ma suo marito quando arriva?>>

<< Non arriva.>>

<< Oh, separata?>>

<< No.>>

<< Vedova?>>

<< No, non mi sono mai sposata.>>

<< Oh, allora lei è una ragazza madre?>> 

<< Giusy stai mettendo in imbarazzo la mia ospite, non mi sembra il caso.>> papà si sente giustamente in dovere di mettere un limite alla curiosa stupidità di Giusy. Gli altri rafforzano la difesa commentando che sono notizie troppo intime per esporle a persone appena conosciute.

<< Vi prego, vi ringrazio, ma non è il caso. Non ho nulla di peccaminoso da nascondere. Sono rimasta incinta dopo un rapporto breve con una persona che non era fatta per me. Lui si è defilato, ma non mi sono persa d'animo. Ho tenuto Marta e le ho dato il mio cognome crescendola e amandola come un bellissimo dono della vita.>>

<< Noi le facciamo le nostre più sincere congratulazioni, poiché Marta non è solo bella, ma estremamente educata. Da quando è entrata in casa nostra si è comportata magnificamente e non si è mai lamentata. Non solo, ha mangiato tutto ciò che le è stato messo nel piatto senza capricci. Complimenti, lei è una madre eccellente.>> si complimenta nonno Carlo. Tutti annuiamo solidali mentre Anna ringrazia. Ad un tratto Giusy si alza di scatto dalla sedia dicendo:

<< Scusate sento il cellulare squillare.>> esce dalla sala correndo con Apple al seguito. La nonna ed io andiamo in cucina. Posizioniamo la torta di mele su un bel piatto di porcellana, ed io impilo piattini e forchettine per dolci su di un vassoio capiente. Quando entriamo in sala Giusy e Apple non ci sono ancora.

<< Sono andate in bagno a rifarsi il trucco?>> domando ridendo.

<< No, Giusy ha detto che sentiva il suo cellulare squillare. Apple l'ha seguita.>>

<< Ah. >> commento aspettando la mia fetta di torta. Due secondi dopo Giusy e Apple entrano in sala:

<< Dovete scusarci, ma ho appena ricevuto una telefonata che ci costringe a partire immediatamente. Per fortuna le valige sono pronte! Oberto, potresti chiamarci un taxi per favore? Dobbiamo prendere il primo treno disponibile.>> mio padre si alza subito seguito a ruota da Guido e nonno Carlo, il quale si è espresso con gentilezza:

<< Mi auguro che non sia nulla di grave.>>

<< Purtroppo si, vi farò sapere appena saprò qualcosa di più preciso. Sembra che la mia ex suocera abbia avuto un brutto malore.>> risponde Giusy asciugandosi delle finte lacrime sugli zigomi finti con un fazzoletto di finto lino. Vorrei sentirmi dispiaciuta per la signora Ortensia, ma qualcosa non mi torna. Le sue finte lacrime?

<< Chiamo subito un taxi. Papà, Guido, potete aiutarmi a portare i bagagli davanti al cancello?>> chiede pa’ attivandosi velocemente. Non ricordo di averlo visto così zelante nelle ultime due settimane.

Poco dopo le valige vengono caricate con varie borse e sacchetti che all'arrivo non avevano. Vedo che pa’ sta dando dei soldi al taxista. Dire che è un signore è dire veramente poco. Ci salutano da dietro i finestrini con le mani. A parte papà, non hanno salutato nessuno e neanche hanno ringraziato per l'ospitalità. Rientriamo. Pa’ sembra dieci anni più giovane e Laura ed io accenniamo dei passetti di danza per la felicità. Papà stappa una bottiglia di Berlucchi. Mangiamo la torta e gli adulti sorseggiano il caffè. Dopo aver aiutato la nonna a pulire usciamo sotto il sole invernale, per una lunga passeggiata. Al rientro i nonni ci salutano e tornano a casa. Noi rientriamo stanchi e sereni.  Papà chiede ad Anna se gradisce un thè. Siamo tutti d'accordo e in perfetta sincronia entriamo in cucina, finalmente senza pretese e senza cambio d'abito. Non vedo l'ora di vedere la faccia di Teresa quando domani mattina non troverà palo & figlia. Marta si siede vicino a me e mi prende per mano. Quant'è carina! Anna chiede se può essere utile e pa’ le dice di prendere le tazze e i piattini indicandole l'anta del mobiletto. Tutto si ricompone trasformandosi in un quadro di semplice vita comune tra esseri semplici. Lascio andare un lungo sospiro e pa’ mi guarda con comprensione. Seduti intorno al tavolo papà chiede scusa ad Anna per il comportamento di Giusy raccontandole per filo e per segno tutta la storia della vacanza sin dal giorno in cui l'ha conosciuta.

Noi lo ascoltiamo in silenzio senza proferir parola, poi Anna lo tranquillizza:

<< Non si scusi, non c'è nulla per cui si deve scusare. Queste cose bisogna lasciarsele alle spalle. Far finta che non siano successe. Deve rimanere però un messaggio importante nella sua vita. Lo stesso errore meglio non ripeterlo due volte.>>

<< Passo per indiscreto se le chiedo di darmi del tu?>>

<< Assolutamente no, ma richiedo lo stesso trattamento.>>

<< D'accordo.>>

Mentre sorseggiamo il thè, Anna spalanca gli occhi e si dà un piccolo colpo con il palmo della mano sulla fronte: << Ora ricordo dove ho visto Giusy!!!>> Tutti quanti ci sporgiamo in avanti come un'onda marina.

<< Davvero? Allora veramente l'avevi già vista?>> chiede Silvana.

<< Si, assolutamente sì, non scherzavo. L'ho conosciuta a casa di una mia cara amica tre anni fa, alla festa di anniversario di Elena e suo marito Walter. Sono amici che frequento da tanti anni. Hanno anche una figlia dell'età di Beatrice. Per farla breve Giusy era la loro colf o aiutante domestica come preferite. Ma non me la presentarono come Giusy ma come Giuseppina. Da quella festa poi non la vidi più perché fu licenziata. >>

Ci guardiamo tutti sconvolti e a bocca aperta. Papà ha posato la tazza del thè e ha preso una bottiglia di vino dal frigo.

<< Bea prendi dei bicchieri e mettili su un vassoio. Mi sa che abbiamo bisogno tutti di un sorso di alcool.>> Ci trasferiamo in salotto completamente scioccati.

<< Quindi non è un avvocato.>> chiede Guido.

<< No, era una collaboratrice domestica. So con certezza però che non lavora più da Elena.>>

<< Ho fatto un gravissimo errore. L'avevo incontrata in tribunale. Lei mi ha detto d'essere un avvocato. Ho pensato che stesse dicendo la verità.>>

<< Perché non avresti dovuto crederle? Probabile che fosse lì per una sua questione personale.>> dice Guido tranquillizzante.

<< D'accordo, ci può stare. Fin qui ci siamo. Mi sono fatto fregare. Ora se non ti dispiace potresti descrivere la casa dei tuoi cari amici?>> domanda sempre più sconvolto.

Sotto gli occhi e le orecchie attente di tutti Anna descrivere la casa con dovizia di particolari e appena finisce papà racconta la nostra visita nella loro casa di Milano.

<< Ho capito vi ha fatto visitare la casa dove lavorava dicendo che era la sua, in un momento propizio in cui i proprietari erano in vacanza. Ovviamente.>> esclama Guido sconvolto.

<< Infatti non ci ha ospitato. Abbiamo dormito in albergo.>> aggiungo io.

<< Si, è vero.>> testimonia pa’.

 << Possiamo sapere come si chiama la madre del tuo amico Walter?>> chiede ancora papà con la maschera del senso di colpa stampata in faccia.

<< Ortensia. Perché?>> domanda Anna che non comprende.

Pa’ descrive la clinica e la signora Ortensia senza dimenticare di riportare le frasi che la signora Ortensia disse a Giusy.

<< Roba da squilibrati. Ma perché raccontarvi tutte queste bugie? Non ha senso.>> conclude Silvana sconvolta.

<< Senso ne ha. Giuseppina è una persona che si sente fortemente inferiore e per potersi sentire importante si inventa un mondo immaginario. Tutto ciò le serve per farsi passare per ciò che non è. Così facendo può frequentare persone che lei ritiene importanti per gli scopi materiali che si propone.>> risponde Anna sicura di quel che dice.

<< Mi sembra logico. Ma come donna delle pulizie non può avere uno stipendio tale per potersi permettere tutti quei vestiti, scarpe o borse firmati.>> aggiunge pa’ stupito.

<< Vero, ma penso che le sue bugie le siano sempre servite per farsi invitare a scrocco e ricevere regali da uomini che ci sono cascati in pieno.>> risponde Anna. Papà si mette le mani tra i capelli e poi mi chiede mille volte scusa per avermi trascinato in una storia così squallida. Mi chiede perdono e si dà del cretino per non avermi dato retta.

<< Non voglio che mi chiedi scusa. Non esiste.>> dico io intristita.

<< Lo so, ma le ho portate in casa. Questo non va bene. Ti ho coinvolta mio malgrado.>>

<< Smettila, non potevi sapere.>> lo calma Guido passandogli un braccio sulle spalle.

<< Trovava mille scuse per non pagare nulla.>> dice scuotendo la testa incredulo.

<< Pensa cosa poteva accadere se ti fossi lasciato andare a dei sentimenti. Però non capisco come abbia potuto farvi entrare in una casa in cui non lavora da tanto tempo. >> dice Silvana scuotendo il capo.

<< Sicuramente ha ancora le chiavi.>> afferma Anna << meglio se avviso subito i miei amici. Lo devono sapere.>> Si alza chiedendo scusa e esce dal salotto.

<< Senti non voglio metterti nessuna pulce nell'orecchio, ma se fossi in te controllerei la casa.>> consiglia Guido perspicace.

<< Perché? Cosa pensi?>> chiede pa’ completamente stranito.

<< Penso che potrebbero aver rubato delle cose. Quando sono andate via avevano troppe borse.>> suggerisco io.

Pa’ beve un sorso di vino e sospira:

<< Hai ragione. La storia della signora Ortensia era una finta. Se ne sono servite per scappare a gambe elevate quando si sono accorte di aver riconosciuto Anna.>> conclude stanco.

<< Ti aiutiamo noi a controllare. Siamo già qui.>> dice Silvana.

Ci siamo muniti di pazienza e partendo dalla loro stanza abbiamo perlustrato tutta la casa da cima a fondo. La scoperta è stata sconvolgente e la lista di oggetti mancanti particolarmente lunga. Libri, una scatolina d'argento, un vasetto in cristallo, un piccolo quadro ad olio antico, alcuni miei braccialetti ed un anello, una camicia di papà, due cravatte e delle cinture, sia mie che sue. In bagno mancavano i bagnoschiuma, i sali, il borotalco, il dentifricio, alcune saponette che teniamo sempre in esubero, alcuni miei cerchietti e nastri per i capelli, la crema per il corpo, lo specchio ingranditore, alcuni trucchi, una spazzola e delle mollette graziosissime. Nel mio guardaroba mancavano dei vestiti, delle calzamaglie, delle sciarpe, dei guanti e due borsette. In sala mancavano da una credenza dei bicchierini d'argento e un vassoietto sempre in argento, nonché una scatolina colma di segna posti in argento, e potrei continuare per un po’. Lo sconcerto è stato immenso. Abbiamo deciso di comune accordo di non dire nulla ai nonni e papà ha sporto denuncia. Denuncia che è stata fatta anche dagli amici di Anna.

Teresa ha avuto una reazione proporzionata allo stress accumulato: dopo aver gettato la divisa nel bidone della pattumiera ha parlato con pa’ senza mezze termini.

<< Roberto la prossima volta che le piace una signorina la porti a cena fuori e poi al cinema, ma dopo la riporti da dove è venuta, per l'amor di Dio.>>

Le feste di Natale sono arrivate e finite. La cugina di Guido è tornata a Milano ed io ho tolto i festoni e riposto l'albero di Natale e naturalmente buttato la punta di plastica nel bidone del riciclo. Papà ha imparato la lezione, e ha deciso, per il momento, di rimanere un padre single, anche se ha già chiamato Anna due volte da quando è partita...mi sa che questa è la volta buona.

Dal giorno della partenza non abbiamo più avuto notizie di Giuseppina e figlia che a detta della amica di Anna, si chiama Carmela, ma la polizia le ha rintracciate e arrestate.  Alcuni oggetti ci sono stati restituiti e a quel punto pa’ ha ritirato la denuncia certo che stiano già scontando la loro pena vivendo una vita vuota di contenuti e priva di amore, di rispetto, di gentilezza e disponibilità.

 << Da tutto ciò di cui un essere umano evoluto deve essere circondato, ricordatelo bene.>> ha aggiunto papa' ed io condivido appieno il suo pensiero. Prego che Giuseppina e Carmela si ravvedano, ma non credo che ritroveranno la strada giusta da percorrere per proseguire il loro viaggio. Sono convinta però che Giuseppina riuscirà a trovare l'uomo giusto, cioè colui che ci cascherà in pieno e le farà frequentare quella famosissima cerchia elitaria di finte persone che vivono solo esclusivamente nel mondo assurdo della materia illusoria.

 

Ieri a lezione di catechismo Nicola ha citato l'Apostolo Paolo, il quale scrisse:

" NON DIMENTICATE MAI L'OSPITALITA’, PERCHE’ PRATICANDOLA, SI ACCOLGONO DEGLI ANGELI SENZA SAPERLO:"

Dubito con tutta me stessa che l'Apostolo Paolo parlando di Angeli si riferisse a Giusy & appendice.  Ah, ah, ah.

P.S.

Apple significa mela. Carmela.......mela. Che tristezza. !!! Ah, ah, ah.

 

                                               The end.