Amore di mamma


                                                               

 

 

Fa caldo, Bordighera si pavoneggia in un tripudio di alberi e siepi in fiore e un venticello leggero mi accarezza le tempie.

Dal terrazzo posso ammirare il mare, che al tramonto si veste di luce dorata. I raggi del sole filtrano tra le palme che fiancheggiano la passeggiata sul mare, la quale contiene tutto l'azzurro del cielo.

I negozi rimangono aperti fino a tardi con palloncini rosa annodati alle maniglie delle porte. I turisti arrivano da ogni dove, e come ogni estate, tutto si ripete. I ristoranti e i bar eleganti arredano i marciapiedi con sedie di Le Corbusier, le più scomode sulla faccia della Terra. Neppure nelle sale dei medici generici ci sono sedie così brutte.

I camerieri con la puzza al naso sembrano aver ricevuto il tassativo commando di non sorridere, pena il licenziamento immediato e le porzioni nel piatto sembrano proiezioni olografiche. La cittadina elegante, pulita e tranquilla che è Bordighera in inverno, nei primi giorni di Giugno si trasforma in un luogo confuso e chiassoso.

Ahimè, ciò significa che un'altra estate è cominciata, e per me che considero il rumore e il chiasso come l'anticamera dell'inferno, significa fine della pace, fine della vita intesa come serenità e godimento del bello. Mi rendo conto che è arrivata l'estate non perché il sole splende alto nel cielo, anche perché qui il sole splende alto nel cielo anche in pieno inverno, o perché gli stabilimenti balneari hanno aperto i battenti, ma per un suono lontano che va crescendo fino a diventare un rombo assordante.  Voi vi chiederete:

<< Scusa, ma di che rumori parli?>> certo, non lo potete sapere. Si tratta del ciabattare delle infradito sui marciapiedi, un misto gommoso tra il viscido e il disgustoso.

Dopo il rumore che riempie le orecchie, arriva anche la scena visiva: calcagni di ogni tipo con croste più o meno spesse, unghie dei piedi lunghe e la maggior parte oscenamente nere.

Le peggiori sono le donne, convinte che tingersi le unghie con lo smalto sia tutto ciò che devono fare per apparire meravigliose. 

E se si lavassero, non sarebbe meglio?  Nauseante!!  Sembra che i sandali in cuoio, in corda o qualsiasi scarpa elegante estiva sia stata bandita dalla faccia della Terra. Sono ammesse solo infradito di plastica puzzolente di vari colori nauseabondi: giallo fluorescente, verde acido, fucsia accecante, marrone cacca di neonato e arancione baluginante.  Una meraviglia!!!  A quel punto posso dire con certezza che è arrivata l'estate, grazie anche al fatto che la cittadina si popola di esseri provenienti da altri pianeti: piemontesi, lombardi, veneti, ecc.

Per me è finita la pacchia, poiché devo fare i conti con chi pensa che le vacanze siano nate per disturbare coloro che in vacanza non sono.  Accettato il fatto, dopo una giornata di lavoro stancante, torno a casa sfinita e sudata, decisa a farmi una super doccia rinfrescante e raggiungere in spiaggia Monica, Mario, Daniele, Jenny e mio marito, che mi aspettano davanti ad un mojito ghiacciato.  Come entro in casa il cellulare squilla in una musichina orripilante. Devo decidermi a scaricare una suoneria più soft, poiché quelle in dotazione sono un vero insulto al mondo musicale.

Frugo nella borsa alla ricerca dell'alieno vibrante: << Pronto.>>

<< Ciao Laura, sono Giorgia, come stai?>>

<< Bene, grazie.>> ma direi bene anche se stessi per morire, poiché ogni volta che la sento, una volta ogni due anni, per l'esattezza, mi succede qualcosa di sgradevole.

<< Sai, pensavo di venire qualche giorno in vacanza a Bordighera, magari le ultime due settimane di Agosto.  Vorrei stare un po’ con te.>>

<< Ah, bene.>> dico come se mi stessi esprimendo per l'ultima volta nella vita.  " Bene, un cazzo." penso come se stessi pensando per l'ultima volta nella vita.

Giorgia è un'amica che ho conosciuto nel 1990 durante una vacanza all'isola D'Elba.  Eravamo giovani e libere, sempre pronte a divertirci, ma poi le nostre strade si sono divise.

Lei abita a Torino mentre io ho fatto un giro itinerante tra, Genova, Torino, Milano, Firenze, Genova, Mentone e Bordighera. In poche parole va dove ti porta il lavoro, altro che cuore, con tutto il rispetto per Susanna Tamaro.

Nonostante la distanza, Giorgia mi è rimasta appiccicata addosso come un tatuaggio.

Ci sentiamo una volta ogni due anni, io la invito ovunque, lei non mi invita da nessuna parte.  Simpaticamente tirchia e abbastanza egoista, rimane l'amica meno amica che ho, ma solo perché è un po’ opportunista e poco incline ad aiutare gli altri.

Lei è il centro del mondo, il resto dell'umanità gira intorno al suo ego, dandole un estremo fastidio.  La conosco da venticinque anni, ma non ricordo un suo gesto di pura gentilezza.  Diciamo che le sfugge il significato delle parole " amore incondizionato".  Prego sempre per lei però, non sia mai che un mattino si rendesse conto, guardandosi attorno, che sul pianeta Terra esistono altri esseri umani.  Comunque metto da parte i pensieri negativi e rispondo:

<< Mi fa piacere, ma perché proprio a Bordighera?>>

<< Perché ci sei tu, mi manchi!  Cerco su Internet e prenoto una stanza in albergo per me e Grace.>>

<< Ok, ricordati però che Andrea ed io lavoriamo, quindi avremo poco tempo per stare insieme.>> la informo gentile.

<< Non importa, voglio scaricare la stanchezza e riposare. Non ho nessuna intenzione di limitarmi con i vostri orari.>> rimango un po’ in silenzio e sul chi va là.  Sbaglio o poco prima ha detto che veniva per stare con me e che le mancava la mia compagnia? Ne approfitto e metto le mani avanti:

<< Ci mancherebbe, ti comprendo. Le vacanze sono sacre, quindi ritieniti libera di muoverti come meglio credi.>>

<< Certamente, già mi sono liberata da quel rompi coglioni, ci manca che mi crei inghippi assurdi anche in vacanza.>>

<< Mi dispiace tanto per il tuo divorzio.>> dico, ma non me ne può fregar di meno considerando la grazia che ha nel parlare di me.  In fondo sarei un inghippo?  Brutta stronza!!

<< Ih, ih, ih>> sento lontano. Che fa piange?

<< Dai Giorgia non fare così, passerà.  Mi dispiace molto per il tuo divorzio, davvero.>> dico super pentita dei miei pensieri poco caritatevoli.

<< Ma chi se ne frega, morto un Papa, se ne fa un altro!!>> e ride tanto da non poter parlare per qualche minuto.  " Ma vaffanculo idiota." penso tra me e me. " Il lupo perde il pelo ma non il vizio."

<< Mi raccomando fammi sapere quando arrivi.>> l'avviso.

<< Ok, ti chiamo appena so qualcosa di preciso. Bye bye, Laura.>> finita la comunicazione rimango un po’ perplessa.

In spiaggia dò la meravigliosa notizia al gruppo di amici che mi ascoltano con interesse, compreso mio marito che è un po’ giù di morale perché ha appena saputo che la settimana di Ferragosto non avrà il giorno libero che gli spetta, poiché il titolare ha deciso di schiavizzare l'intero staff.

<< Certo>> dico tutta compita, << perché a Ferragosto aprono le gabbie e tutti decidono di recuperare dalla cantina una vecchia valigia e riempirla di indumenti e oggetti a caso per partire verso mete alla moda.  Affrontano un viaggio comodissimo stipati in dieci in una 500 del 500' decidendo per la partenza intelligente, dopo essersi accordati con il resto della famiglia, che equivale alla popolazione di mezza regione.  Partenza ore 24.00, si sa che con il fresco si viaggia meglio e le strade ti appartengono, non fosse che a quell'ora si sono mossi in massa dagli Appennini alle Ande, e che si accodano a piedi, anche i monaci Tibetani.

Viaggiano quindi verso Milano per salutare dei lontani cugini che non sono in casa perché intenti a viaggiare verso la casa di coloro che ora stazionano davanti alla porta della casa vuota. Accorgendosi che i lontani cugini sono assenti e lontani nel senso vero della parola, ripartono verso la Liguria. Quindi: Calabria-Piemonte-Liguria-Genova-Bordighera, tre giorni, due ore, quattordici secondi, una ruota bucata e il nonno morto di crepa cuore nel piazzale dell'auto grill, mentre era in coda sotto il sole cocente, davanti alla toilette.

Onorato il morto e lanciate le ceneri dal viadotto si salta in auto verso mete esotiche.  Se non altro morto il nonno, si è liberato un posto che facilita non poco la riabilitazione del coccodrillo gonfiabile, per la felicità dei piccoli mostri che mamma e papà hanno messo al mondo, incrementando le nascite di sotto sviluppati mentali, ed aggiungere, se mai ce ne fosse bisogno: bellezza al mondo.  Teneri maleducati che regaleranno loro, esclusive figure di merda.

Così tra una frenata e l'altra arrivano a destinazione in quel di Bordighera, ritrovandosi tutti nello splendido centro balneare "Mare blu".

Quando si palesano va loro incontro la sorella del titolare, che con un leggerissimo accento meridionale li accoglie come fossero superstiti dell'Arca Perduta.

<< Arrivaste eh? Veniste a Cà. Stanchi siete? Nui un rimediu ci avessimo. Sole, cibo e musica allegra. Veniste a cà.>> Gli avventori sudati marci, dentro le loro canottiere, con i piedi gonfi come pagnotte dentro ciabatte di plastica cinese, di due taglie più grandi, con le dita aggrappate all'asfalto, sono stanchi, ma ascoltando la signora riconoscono il loro idioma e scoppiano in un pianto liberatorio.  Pagano quindi due settimane di cabina, due lettini e un ombrellone che useranno a turno, per l'equivalente costo di un mese al Negresco di Nizza.  Tutti contenti e convinti di aver fatto un affare indossano i loro costumi anni 60, nel senso che sono originali degli anni 60 e si cacciano in mare, dove sguazzano per qualche minuto, non prima di essersi bagnati ascelle e sedere per una mezz'ora buona, facendo quindi un bagno fresco e ristoratore omnicomprensivo di pipì.  Dopo di che rosolano sotto il sole come hot-dog alla griglia, per svolgere poi il lavoro di giubbotti fluorescenti, in caso di necessità, nelle notti in autostrada.  A quel punto sono pronti per un pranzetto leggero.

" Pasta con le sarde, melanzane alla parmigiana, arista di maiale ripiena di non si sa bene cosa, piatto di formaggi assortiti, pastiera napoletana.  Il tutto accompagnato dal vino della casa. Caffè, ammazza caffè con rutto finale libero alla Fantozzi."

Marito e amici sono piegati in due dal ridere e a mala pena riescono a parlare, solo Mario mette insieme due parole:

<< Ti prego smettila, attenti alla mia vita.>> in fondo ha ragione, ci sono giorni che non faccio altro che dire scemenze.  Il punto è che sono un po’ in ansia per questo arrivo imminente, ma chissà che la lontananza e l'età che avanza abbiano prodotto un cambiamento radicale nella mia quasi amica torinese, aiutata anche dal fatto che cinque anni fa è diventata mamma, e come si sa la maternità rende le donne più morbide e dolci, più attente, riflessive, più sensibili. O no?

Quando la rivedo il 15 di Agosto, sembra diversa.  Mi abbraccia due volte dicendo che mi vuole bene, che per lei sono come una sorella, parole che non mi ha mai detto.

Sarà vero? Non è che uno di questi giorni mi trafigge il costato con un coltello?  Oppure potrebbe tramortirmi con una chiave inglese, mentre fa finta di cambiare la candela alla vespa di Andrea. E se mi sparasse dicendo poi alla polizia che le è partito un colpo mentre puliva la pistola che tiene in borsa per difesa personale? O ancora potrebbe prendere spunto da Lucrezia Borgia e avvelenarmi con un bicchiere di bonarda. O sono io che sto diventando maniaca-ossessiva?  O è la demenza senile che inizia a farsi spazio nei meandri della mia povera mente?  Mi sono sfogata con mia sorella Miriam, la quale ridendo mi ha detto:

<< Guardati alle spalle, Sherlock Holmes!>>

 

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Cara Miriam, avevi ragione tu, dovevo guardarmi alle spalle!  I ti " voglio bene" erano solo parole fittizie.  Pur lavorando Andrea ed io facciamo i salti mortali per andare a prenderla in albergo.  Mio marito è impegnato tutto il giorno ed io lavoro tutta la mattina, poi ho una micro pausa sino alle 15.00, ma non sempre. In pausa non mangio mai, ma rifaccio il letto, carico la lavatrice, spolvero, stiro, lavo il bagno, ecc. Mi faccio una doccia e poi torno al lavoro, sfinita ma pulita.  Insomma invece di riposarmi, mi sconvolgo un po’. Sono una truccatrice libera professionista, ma lavoro anche per una profumeria di Sanremo.  Avete presente quei negozi dove se ti accosti alla porta già ti chiedono dei soldi per poter entrare?  Ecco, però un po’ peggio, nel senso che la puzza al naso della titolare arriva sino al naso degli esquimesi, na simpaticona!!!!   Comunque ci lavoro solo quest'anno. Ho capito di aver fatto un errore, ma ormai ho dato la mia parola e devo mantenerla sino alla fine di agosto. D'estate trucco solo signore milanesi rompicoglioni, che con questo caldo potrebbero andare a farsi rottamare. Alla fine della fiera però non sono mai libera prima delle 18.00.

Con due caviglie che sembrano due tronchi della felicità corro a fare la spesa, poiché G&G cenano da noi tutte le sere.  Apparecchio, cucino, servo, lavo i piatti, i fornelli, spazzo il pavimento, asciugo i piatti, preparo un ottimo caffè scecherato, mentre Giorgia, sprofondata nella " mia " poltrona parla a vanvera senza muovere un dito o almeno far finta di muoverlo. E Grace?  Ve lo state chiedendo vero?  Grace, un nome, una garanzia.  Tanto elegante, raffinata, nobile ed eterea era la Principessa di Monaco, tanto l'esatto opposto è Grace, che ha pensato bene di distruggermi l'appartamento, e ci è riuscita meravigliosamente bene.

Ieri ho accompagnato Giorgia per una visita al centro cittadino dirigendola astutamente alla CONAD, caso mai le venisse l'idea di comprare un pane croccante per le bruschette o una bottiglia di ottimo vino. Ciò però non succede, poiché nonostante la laurea in architettura sembra impossibilitata a memorizzare qualsiasi sito. Arriva sempre a mani vuote sostenendo d'essere andata via dalla spiaggia quando ormai i negozi erano tutti chiusi, che in riviera risulta, in piena estate, come una bestemmia. Braccine corte? Ma al di là di ogni ragionevole dubbio rimane il fatto che ogni sera, qualsiasi cosa accada, dobbiamo portare Grace a prendere una boccata d'aria. Cos'è? Una mongolfiera? Rimane all'aria aperta dalle 9.00 del mattino alle 2.00 notturne. Perché mai avrebbe bisogno d'aria? Che le facciano fare degli esami approfonditi ai polmoni.

 

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Oggi in preda ad un attacco di bontà, decido di andare a trovare G&G alla spiaggia, invece di passare da casa per un riposino durante la pausa, (si fa per dire).

Le avviso comunque a metà mattina. Mi attardo per comprare due pesche e una bottiglietta d'acqua per il mio micro pranzo. Cippa totale, sole a picco e mare come una lastra d'olio. Localizzo l'ombrellone e la borsa di Giorgia, ma di loro neppure l'ombra, eppure le ho avvisate. Dove saranno?

Dopo un'ora sotto il sole cocente, sudata e imbambolata a fissare l'orizzonte, la passeggiata sul mare, il mare, la sabbia, l'orizzonte: sabbia, mare, orizzonte e passeggiata, decido di andarmene. In quel preciso momento le vedo arrivare. Giorgia mi spiega che Grace è scappata e che insieme al bagnino hanno scandagliato 12 km di litorale alla ricerca della pupa perduta. Chiedo scusa e rispondo che la mia pausa è finita. Giorgia annuisce con falsa comprensione.

<< Che hai dentro il sacchetto?>> mi domanda curiosa.

<< Niente, due pesche e..... >> ma non faccio in tempo ad ultimare la frase che Giorgia mi toglie il sacchetto dalle mani.

<< Grazie, mi hai letto nel pensiero, beata te che vai a lavorare.>> Mi prende per il culo?

Anche questa sera cenano da noi ed io vado a prenderle, anche se l'albergo dista cento metri da casa nostra. Non si sa per quale motivo non riescono a memorizzare la strada del ritorno. 

Bisognerà che accompagnandole io lasci cadere sul marciapiede dei sassolini bianchi come nella favola di Hansel e Gretel, almeno quando entrano in casa le attiro in cucina con un lecca-lecca e le chiudo nel forno!

Passando davanti al negozio di fiori mi viene un'idea.  Entro e commissiono un piccolo bouquet di roselline bianche con tanto di fiocco rosa, spiegando al titolare che passerò di lì a breve e che lui dovrebbe uscire chiedendo:

<< Sei tu Grace? Perché c'è un regalino per te.>> Così fa e Grace rimane a bocca aperta, anche se poi sulla strada verso casa risparmia del lavoro agli operatori ecologici pulendo il marciapiede con il mazzolino. Tempo un minuto e il bouquet è ridotto da far schifo.

Ovviamente Giorgia non ringrazia né la incita a ringraziare, ma più tardi, dopo cena, parlando con una sua amica al cellulare dice (riporto parola per parola):

<< Ma lo sai Clara che mentre andavamo a casa di Laura passando davanti ad un negozio di fiori, il titolare è uscito con un mazzolino di fiori per Grace? Incredibile ma vero, credo proprio che il fioraio le voglia bene.>>

" Eh?" penso " ma c'è o ci fa?"

1- Il fioraio non sa chi sia Grace, per cui non conoscendola, non avrebbe potuto donarle un bel niente.

2- Ma veramente Giorgia ha pensato che un emerito sconosciuto e di sua iniziativa, regali un mazzo di fiori alla prima persona che passa davanti al negozio?

3- Come si può volere del bene a qualcuno che non si è mai visto e di cui si ignora l'esistenza?

4- Non ce la posso fare. Help!!!

Ma ciò che mi ha lasciata perplessa è che per il resto della serata non ha parlato d'altro, insistendo sul fatto che la sua bimba si fa voler bene da chiunque e dovunque vada. Fate voi.

 

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Come posso raccontare la giornata di oggi?

Posso, posso. In primis le ultime due clienti del pomeriggio hanno abdicato la poltrona del trucco.  " Bene" penso " sarà il caldo." Mi sono sempre chiesta: " Ma con questo caldo e considerando che non sono modelle di Armani o Versace, perché si truccano in pieno pomeriggio estivo?"

<< Perché vado al mare e desidero essere splendida.>> mi risponde l'ultima cliente, la quale sembra uno scheletro ricoperta da pelle così abbronzata da sembrare cuoio, tutta collier di perle e labbra sottili come un foglio di carta.

" Ah " penso " che ragione è? " ma incuriosita dall'immensa stupidità umana domando:

<< Mi scusi, ma non fa il bagno?>>

<< Certo, ma tengo la testa fuori.>> rimango in silenzio, ma solo per rimettere in ordine i pensieri.

<< Mi perdoni>> mi azzardo a domandare << sotto il sole si suda molto e il trucco non dura a lungo, dopo un po’ si scioglie.>>

<< Se si sta attenti proprio no.>> afferma la signora mummificata.

<< Crede? >> domando beffarda e un po’ stronza, poiché mi sto divertendo parecchio.

<< Mi spiega come si fa? Più che altro per una mia personale conoscenza.>> Cerco comunque di non riderle in faccia, anche se vorrei mandarla a fare una passeggiata presso un centro riabilitativo per malati di mente.

<< Prima di ogni altra cosa indosso gli occhiali da sole, calco in testa un capello dalle falde larghe che mi faccia ombra sino al collo. Poi mi si sdraio sotto l'ombrellone e ogni tanto (le confido un segreto) mi rinfresco il viso con gocce nebulizzate di acqua Evian.>>

Non rispondo, ma le rivolgo un sorriso di finta comprensione.

Se ti nascondi agli occhi del mondo il trucco non si vede, e mi spieghi per quale motivo dovrei perdere un'ora della mia preziosissima vita per truccarti?

Per stare coperta come una talebana e non prendere neppure il più piccolo raggio di sole altrimenti il trucco si scioglie, mi spieghi per quale motivo dovrei perdere un'ora della mia preziosissima vita per truccarti?

E se non prendi il sole e non vuoi bagnarti la faccia, che caspita ci vai a fare al mare?

La signora si specchia tutta compiaciuta poiché si vede bellissima. Ha ragione, non sembra la stessa donna di un'ora prima. Anni di esperienza mi danno la possibilità di fare miracoli, forse è un dono del cielo. Ma sto divagando. Sono solo le 17.00 e sono libera, mai successo dall'inizio dell'estate. La titolare del negozio mi concede uno sguardo di supponenza, poi si guarda intorno per controllare se per caso una cliente si è mimetizzata tra le eleganti bottiglie di profumo o le creme di bellezza. Sbircia sotto il banco e dentro la cassa. Sposta anche il filo d'argento e i fogli di carta da regalo rosa cipria. La fisso strizzando gli occhi. Penso: " Ehi, cretina, ti stai dimenticando di guardare nel cestino della carta straccia e nella mia borsa, caso mai pur di uscire prima nascondessi una cliente piegata nella tasca interna del portafoglio." Controlla l'orologio bracciale Breil che porta al polso destro, tossicchia, si sposta la tendina di stoppa bionda che ha per frangetta e alla fine annuncia:

<< Ci vediamo domani se qualche cliente richiederà le sue maestranze, buona serata.>>

" Maestranze? " penso interdetta, ma mi riprendo alla velocità della luce.

<< Grazie, buona serata anche a lei.>> Esco felice d'essere libera, monto in Vespa e volo a casa.  Doccia, costume, spiaggia. Voglio fare una sorpresa a G&G.

Quando arrivo localizzo immediatamente Giorgia nella spiaggia a fianco che è una spiaggia a pagamento e ha un centro giochi per bambini.  Ovviamente sta correndo dietro alla figlia. Rimango in piedi presso i loro teli da bagno e le osservo correre per un buon quarto d'ora, fino a che Giorgia riesce ad agguantare la peste trascinandola (letteralmente) verso la loro postazione. Quando finalmente mi vede, la sua bocca si apre in un grande sorriso. Grace mi salta al collo con una sequenza di baci bavosi sparsi un po’ ovunque. Almeno è affettuosa, ma da qualche parte ho letto che sono affettuosi anche i topi se dai loro del cibo. Mi svesto e mi siedo sul telo che mi sono portata da casa, ma non c'è pace poiché Grace organizza un gioco chiamato l'acchiappa bimba. In poche parole si alza e scappa. Passiamo il resto del pomeriggio a correrle dietro come due sceme. La gente ci guarda con commiserazione. Ci sono pure due miei vicini di casa che mi fissano con disapprovazione. Sono una coppia di Milano che passano tutte le estati a Bordighera.  Lui è un signore anziano ancora aitante, che veste elegante e ha la pelle color pece per la troppa esposizione solare. L'accento milanese è tosto e c'è di bello che non si fa mai i fatti suoi.

Torno dalla spesa carica come un asino della Gallura che lavora in miniera e lo vedo in piedi con le gambe divaricate e le braccia sui fianchi, fermo davanti alla porta di casa sua, sul ballatoio che dà sul giardino. Mi guarda e ride senza emettere suono. Non ho più fiato per respirare ma lo saluto educatamente, lui ride e poi mi apostrofa:

<< Ha fatto la spesa?>>

" No" penso " siccome non sapevo che cazzo fare, ho preso dei sacchetti e li ho riempiti all'a rinfusa di cose che non mi servivano e poi ho deciso di farmi del male trasportandoli sotto il sole per qualche centinaio di metri." ma essendo molto educata rispondo:

<< Si, ho fatto la spesa.>>

<< Brava, anche noi abbiamo fatto la spesa ieri mattina. Lei dove la fa?>> vorrei rispondere che non me ne può fregare di meno se hanno fatto la spesa, ma ovviamente rispondo:

<< Non ho un posto fisso, dipende dove mi trovo quando finisco di lavorare.>>

<< Noi la facciamo al Carrefour, ci troviamo benissimo.>> Intanto sempre carica come un mulo arranco sudata attraversando il giardino, ma lui continua a parlarmi come se fossimo in salotto davanti a un thè con pasticcini.  << Ci troviamo bene sia per i prezzi che per la qualità.>>

<< Bene.>> dico all'aria poiché ho raggiunto la porta dell'ascensore e non lo vedo più. Poso i sacchetti ai miei piedi. Pigio il pulsante. Sento ancora la sua voce che blatera:

<< Il prosciutto cotto e crudo sono ottimi, e lei cosa ha comprato?>> Penso: " Cacca, ho comprato della cacca. " ma educatamente rispondo: << Cibo, ho comprato cibo.>> Apro la porta dell'ascensore e mi lascio andare ad un allegro: << Arrivederci.>>

<< Certo che se andiamo al Carrefour a fare la spesa dobbiamo andare con l'auto. Lo sa? Facciamo la spesa per tutto il mese e quindi andiamo con l'auto.>> Sistemo i sacchetti dentro l'ascensore e la sua voce mi arriva a tratti. Chiudo le porte e pigio il tasto del piano.

Penso: " Finalmente al sicuro."

Uscendo dall'ascensore sento ancora la sua voce, probabile che stia parlando con qualche altro inquilino, il quale è stato colto di sorpresa. Tiro fuori i sacchetti mentre lui ancora ciarla dal piano inferiore.

<< Quest'anno andiamo in crociera ad Ottobre. Il Natale lo passiamo a Milano e poi andiamo ancora in crociera per festeggiare il Capodanno.>>

" Bene" penso " troveranno qualcuno a cui rompere i coglioni."

Mi incammino esausta verso la porta di casa.

<< Lei è mai stata in crociera?>> Mi volto e mi affaccio dalla ringhiera verso il ballatoio sottostante. Gravissimo errore. Lui è lì, dritto con le mani sui fianchi e le gambe divaricate. Mi fissa dal basso verso l'alto ridendo senza suono. Sta guardando me? Non sono sicura poiché ha un occhio strabico, magari sta guardando qualcun altro. No, sta guardando me. Sono l'unico essere sul ballatoio in tutto il palazzo. Il giardino è deserto quindi parlava con me anche mentre salivo con l'ascensore? Credo proprio di sì!!!

Non sono mai stata in crociera in vita mia a parte i viaggi fatti verso la Sardegna, la Corsica e l'isola D'Elba, ma presa da un raptus di scemenza acuta esclamo:

<< Si, ci sono stata. Parecchie volte. I miei genitori ci portavano in crociera tutti gli anni. Per dire tutta la verità non facevamo altro.>>

Si zittisce di colpo. Sarà triste perché non può più raccontare cosa fanno in crociera, visto che ci sono andata decine e decine di volte. Infilo la mano dentro la borsa alla ricerca del mazzo di chiavi.

<< Ha visto che si è rannuvolato?>> domanda. Ah, mi sembrava non avesse più nulla da dire! Non trovo le chiavi. Accidenti!

<< Ah sì? Non me ne sono accorta.>> rispondo dandogli le spalle continuando a rimestare dentro la borsa alla ricerca delle chiavi perdute.

<< Si, l'hanno detto anche al meteo in televisione. Arrivano le nuvole. Arriva il brutto tempo.>> Trovo le chiavi. Canto un inno alla Gloria Celeste. Infilo le chiavi nella toppa della serratura tutta contenta. Sono così contenta che mi lascio andare e dico:

<< Ci vuole un po’ di fresco ogni tanto.>>

<< Però il sole fa bene. Ci vuole il sole per la vitamina D. La vitamina D fa bene alle ossa.>> Apro la porta.

<< Perché la vitamina D è indispensabile.>> continua lui imperturbabile << noi che non siamo più giovani ne abbiamo bisogno.>> porto in casa i sacchetti con la spesa strisciandoli e tirandoli senza ritegno, ma lui insiste:

<< Non siamo più giovani come voi, sa? Bisogna prendere tanto sole per avere la vitamina D nelle ossa.>>

<< Arrivederci e buona serata.>> dico con un sorriso forzato chiudendomi la porta alle spalle.

Penso: " Se prendi ancora un po’ di sole ti si brucia l'ultimo neurone che ti è rimasto in testa, altro che vitamina D, imbecille!"

Tutto sommato si tratta di non incontrarlo quando rientri a casa, in qualsiasi stagione e ora della giornata. Non lo blocca neanche la pioggia torrenziale. Si piazza sul ballatoio al riparo di un ombrellone colorato gigante, aspettando le sue vittime ignare della trappola preparata ad arte. Ormai mio marito ed io lo sappiamo, quindi cercando le chiavi per aprire il cancello invochiamo tutto l'elenco dei Santi conosciuti sperando di farla franca e muovendoci come ladri nella notte, ma neanche San Pietro, che a sentire i cattolici ha la chiave della chiave,  può fare qualcosa. Lui sta lì, ma riesce ad essere nello stesso tempo anche in spiaggia con sua moglie. La moglie è una donna vanitosissima certa d'essere in possesso dell'elisir di giovinezza. Dice sempre che le persone non gli danno più di trent'anni anni. Lo dice convinta. Quando me lo disse la prima volta la guardai perplessa, anche perché sulle prime pensavo che stesse scherzando. Poi ho captato nelle sue parole una certezza che non ammetteva repliche. L'ho lasciata libera di crogiolarsi nella sua stupidità dicendole che ero terribilmente in ritardo. Aldilà delle sue convinzioni dimostra tutti i suoi 75 anni, come naturalmente dovrebbe essere, compreso il suo continuo lamentarsi per i dolori alle gambe. Quando la vedi passare ha un'andatura lenta e strascicata, tanto che le lumache la battono sempre nei rettilinei.  Però questa andatura si verifica (come per caso) a fine estate quando partono per le vacanze di Natale. Quando arriva l'estate l'ufficio del turismo di Bordighera espone nelle sue vetrine il calendario delle feste danzanti, dei concerti, delle fiere, delle notti bianche, delle sagre nei paesi dell'entroterra, dei balletti di danza classica a teatro, delle luminarie sulla spiaggia proprio di fronte a casa nostra, ecc. Solo allora la vediamo sgambettare per ore senza tregua, mentre zampetta da un punto all'altro della pista cambiando ballerino ogni tre per due e saltando come una cavalletta impazzita in polke e gighe terrificanti che ci stanchiamo solo a guardarla. Potere delle sagre, altro che acqua di Lourdes!!!!!!!!!!!!!!!!

Appena li vediamo scappiamo in casa come se avessimo cani ringhiosi alle calcagna. Anche ora sono lì a pochi metri di distanza e si godono lo spettacolo di me e Giorgia che corriamo in tondo cercando di afferrare Grace. Mi fermo per riprendere fiato.

<< E' sua nipote?>> domanda la signora alzando la testa verso di me, sprofondata in una microscopica seggiolina di plastica rosa e coperta da un orrido cappello, grande come una tenda da circo.

<< No, è sua figlia.>> e indico Giorgia con un dito, la quale tutta sudata minaccia la peste di castighi che non arriveranno mai.

<< Grace, se non ti fermi subito giuro che non ti faccio più guardare la televisione finché’ non compi diciotto anni.>> la sentiamo gridare nevrotica. Grace risponde con una grande pernacchia.

La signora alza le spalle:

<< Strano non le assomiglia per niente.>>

<< Mi scusi a chi non assomiglia?>> mi sa che ho perso un passaggio.

<< Dicevo che non assomiglia a sua sorella.>>

<< Non è mia sorella.>> puntualizzo e non so neanche io perché.

<< Ah no? Ma allora di chi è la bimba?>>

<< Della mia amica.>> e indico ancora Giorgia. La signora scrolla la testa come dire:

" Non capisci un cazzo! " << No, no>> continua << intendevo dire che non assomiglia per niente a sua sorella. E' sicura che siano sorelle?>>

" No" penso " l'unica cosa di cui sono sicura è che hai l’Alzheimer."

<< Beh, sa com'è.>> incomincio.

<< No >> insiste << non so com'è. >> Alzo gli occhi al cielo e ricomincio:

<< La bambina che si chiama Grace è la figlia della mia amica Giorgia.>> poi mi interrompo. Ma perché sto dando tutte queste spiegazioni sui tratti somatici di G&G a sta cariatide che non si fa uno straccetto di fatti suoi?  Finalmente arriva Giorgia trascinando la peste per un braccio. E' sfinita. Torniamo alla nostra postazione con la signora che ci grida dietro:

<< Sa, pensavo che fosse sua sorella perché la bambina assomiglia a lei in modo impressionante.>>

" Ah, ecco" penso " l'ultimo neurone non verrà bruciato dal sole perché ha sloggiato da tempo di sua iniziativa."  Delusa raccolgo il telo di spugna e saluto Giorgia incamminandomi verso casa. Non ho fatto il bagno, non mi sono rilassata e soprattutto ora vado a cucinare per G&G. Mentre mi avvio mi rivolgo a Dio: " Perché ti ostini a tenermi ancorata su questa terra zeppa di sottosviluppati?

                           

*******

 

Questa sera Bordighera risplende nella sua notte bianca, con i negozi aperti sino alle 24.00 e strade chiuse al traffico, per fare spazio alle bancarelle di oggettistica scadente di cui tutti potremmo fare a meno. Ogni due metri sostano su pedane rialzate, gruppi musicali non bene identificati, i quali ti massacrano i labirinti auricolari con qualcosa di misterioso che loro definiscono musica. Che meraviglia!!

Dopo avere pulito per benino la cucina e aver rimesso al proprio posto tutto ciò che la peste ha tirato fuori dai cassetti, dal comodino, dalla mia borsa, dal frigo, usciamo per una passeggiata sul lungo mare. La luna crescente ci fa l'occhietto da lassù, elegantemente vestita dalla sua pelle d'argento.

La passeggiata brulica di turisti sudati, tutti alla ricerca di un doppio drink rinfrescante. Mi pregusto una bella serata rilassante. Relax che dura esattamente dodici secondi netti, poiché la peste prende di mira un banchetto dove si vende gelato artigianale urlando che vuole un gelato, buttandosi a terra e strepitando come un'indemoniata. Aggrappata alle gambe materne urla con tutto il fiato che ha in gola: << Voglio il cono gigante.>>

Pur di non sentirla più Giorgia compra un cofano di gelato. Mentre loro aspettano in coda Andrea ed io ci sediamo su di una panchina miracolosamente libera. Un miraggio nel deserto. Grace piange disperata perché il cono gelato mille gusti è caduto davanti ai piedi di un bambino, con lo stesso tonfo che avrebbe fatto se lanciato dal decimo piano. Due cani si apprestano a leccarlo con perizia. Giorgia acquista un altro cono molto più piccolo che Grace riesce a mangiare lordandosi come un maiale e distribuendo manate appiccicose anche sui nostri abiti. Che carina!! Poi sua madre la issa a cavallo di una mucca volante. Al sesto giro della giostra Andrea mi fissa disperato. Comprendo che incomincia a rompersi i coglioni. Grace urla e piange perché non vuole scendere dalla mucca anche se ha finito i gettoni. Il titolare della giostra e Giorgia impiegano un tempo considerevolmente lungo per staccarla dalla mucca, mentre i genitori dei bambini che aspettano il nuovo giro, ci guardano schifati. Non facciamo in tempo a recuperare un poco di dignità che Grace scappa infilandosi nella masnada di gente che affolla la passeggiata. Perderla sarebbe facilissimo. Iniziamo una corsa all'ultimo respiro dietro la fuggitiva. Alcune persone penseranno che siamo sulle tracce di un ladro. Andrea si arresta di colpo:

<< Sono stanco, ho lavorato tutto il giorno e non ho nessuna intenzione di trascorrere la serata a rincorrere quel mostriciattolo.>> Detto, fatto. Non solo le siamo corsi dietro togliendole di mano tutto ciò che rubava dalle bancarelle scusandoci colmi di vergogna con i titolari, ma l'abbiamo guardata saltare da un gioco all'altro con una stanchezza infinita, mentre lei esplodeva di energia subatomica: energia che (penso) non dia neppure una sniffata di pura cocaina. Ma che cazzo!!! Non fa altro che mangiare, saltare, ballare, urlare e scappare. Ogni tanto si ferma, ma solo per rilasciare nella tazza del cesso stronzi di merda di grandezza innaturale!!!

Intorno a noi c'è un mare di bambini, ma perché si sente solo Grace? All'una di notte siamo molli come budini.

<< Giorgia scusaci ma noi andiamo, domani abbiamo la sveglia alle sei.>> si scusa Andrea, poi rivolgendosi a me sussurra:

<< Se aspetto solo un minuto di più mi ammazzo.>> Io rido.

<< Certo, capisco benissimo, veniamo anche noi.>> risponde lei tirando Grace per un braccio. Di conseguenza ci vogliono altri venti minuti per staccare la peste urlante dall'elefante a dondolo.

" Perché" penso incacchiata " non hai preso una pastiglia anticoncezionale?" Per andare all'albergo ci mettiamo lo stesso tempo che servirebbe per andare a piedi a Ventimiglia. Grace si ferma a parlare con tutti i passanti, con le piante, con i sassi e anche con una merda spiaccicata sul bordo del marciapiede. Ci si perde anche un po’ augurandole la buonanotte. Arrivati all'hotel la peste non vuole entrare:

<< Voglio andare con Laura, voglio dormire con Laura>> e salta e grida come un'ossessa. Andrea ed io scappiamo a gambe levate.

Seduta sulla sdraio al fresco notturno ascolto i grilli frinire, guardando la luna quasi gonfia come un pane fatto in casa. Andrea arriva con due bicchieri e del vino fresco:

<< Un po’ di vino?>>

<< Un po’? Passami la bottiglia, devo annegare i miei dispiaceri.>> Scoppiamo a ridere sino alle lacrime.

 

*******

 

Oggi sono un po’ stanca, forse perché ho passato la notte a rincorrere la peste?

Finisco di lustrare l'ultima cliente, la quale ha progettato una cena a lume di candela con il nuovo fidanzato.

<< Voglio essere bella>> mi dice sedendosi sulla poltroncina per il trucco << più bella che mai.>>

La guardo e penso che non v'è dubbio ch'io la debba migliorare, poiché gli occhi da triglia, il naso con la gobba da far invidia a Dante Alighieri e i denti in fuori non la aiutano spontaneamente. A vent'anni ha già l'aria della babbiona. Con pennelli e piumino mi butto con foga in un estroso trucco azzurro, comprese le labbra, lasciando la ragazza piacevolmente sorpresa e oserei dire, diversamente bella. Esco dalla profumeria e volo a casa con la mia vespa. Faccio una doccia e indosso un costume. Quando arrivo alla spiaggia non le trovo sotto l'ombrellone. Rimango impalata per qualche minuto cercandole con lo sguardo nel marasma della folla estiva. Poco dopo arriva Giorgia:

<< Ciao Laura.>>

<< Ciao, e Grace?>>

<< E' al parco giochi della spiaggia accanto. Anzi, ora che sei qui potresti darmi un po’ di cambio.>>

<< In che senso?>> chiedo facendo la finta tonta.

<< Nel senso che vuole rimanere là, ma senza un adulto non può. Ti prego vai tu, almeno riposo un po’, sono sfinita.>> Faccio un finto sorriso e mi offro volontaria. Che impudente. Lei si deve riposare un po’! Rimango con Grace per più di un'ora. Scende e sale da una piramide di ferro, costruita per alpinisti professionisti e vuole che la prenda al volo quando si butta a testa in giù dal secondo piano. La spingo sull'altalena per un tempo che sembra infinito. L'acchiappo alla fine dello scivolo un centinaio di volte. Mi tocca riprenderla quando spinge gli altri bimbi con prepotenza. Le spiego che non deve fare domande imbarazzanti quando chiede ad un signore calvo, perché non ha i capelli. Il signore, che ha un bimbo in braccio mi guarda malevole suggerendomi di educare meglio mia figlia.

Alla fine con la schiena a pezzi riesco ad ipnotizzare Grace con una fiaba che parla di sirene, ma ogni volta che dico " sirene" lei risponde:

<< Si chiamano fate del mare.>>

<< Sirene.>> insisto

<< Fate del mare.>>

<< Sirene.>> e così via…fino a quando mi rompo gli zebedei e le faccio annegare tutte. Non erano Sirene, dico bene? Quando arriva Giorgia sono sudata marcia, con il vestito appiccicato addosso e il suo intervento non serve più. Mi faccio una doccia fredda poiché il mare si rivolta in enormi cavalloni. Mi prendo qualche minuto per rispondere al telefono. E' Loretta un'amica carissima di Genova, la quale ascoltando le cronache dei miei ultimi giorni con G&G, ride come una pazza.

<< Povera te. Però era un po’ che non ridevo così. Domani chiudo il negozio e fra pochi giorni sono da te. Stai su con il morale, sto arrivando.>>

<< Ti aspetto, e mentre aspetto ti tengo informata.>>

<< Perché non scrivi un libro intitolato: " Ti accorgi che le tue vacanze sono iniziate (anche se non sei in ferie) quando sono finite quelle della tua amica torinese con prole rompicoglioni. Lungo, ma rende l'idea.>>

<< Loretta?>>

<< Si?>>

<< Va’ a quel paese.>> ridiamo e confabuliamo ancora un po’, poi torno da G&G con lo stesso entusiasmo con cui andrei a farmi impiccare. In cima alla torretta della postazione del bagnino, sferzata dal vento, una bandiera rossa sbatte rumorosamente, simbolo in tutto il mondo di divieto assoluto di bagno in mare, ma per Grace non è così. Mentre sua madre ed io cerchiamo di stendere un telo in balia del maestrale, che oltre a strapparci il telo dalle mani ci annoda i capelli schiaffeggiandoci gli occhi, la pupa corre verso il mare più veloce di Valentino Rossi. Giorgia urla mollando il telo che si ribalta su di me con la forza di una molla, aderendo al mio corpo unto di crema, incollandomi ovunque una miriade di granellini terrosi. Un piacere infinito…quasi una goduria. Porca di quella Eva...!!! Cerco di non dire parolacce oscene mentre intrattengo una lotta furiosa con l'asciugamano in questione. Giorgia invece ingaggia una sorta di guerriglia armata con Grace tirandola per le braccia mentre la peste si butta a corpo morto nella schiuma delle onde. Il bagnino continua a fischiare furioso. Più tardi avrà le labbra a forma di culo di gallina. Decido quindi di intervenire perché modestamente con i bambini ci so fare. Pensando di convincerla a desistere dal desiderio insano di accorciarsi la vita annegandosi nel mar di Bordighera, le prometto il pupazzo di Peppa Pig, che io abborro con tutta me stessa. Ma dove è finita la mia meravigliosa e divertente Pantera Rosa? In risposta ottengo mezzo metro di lingua e una pietra gigante che trasportata dal risucchio marino mi colpisce l'osso della caviglia destra con il triplo della spinta. " AAAAAAAAAAAAHHHHH” ma lo penso solamente. Che dolore!!! Mi lascio cadere dove sono con le mani sul viso, mi mordo le labbra per non urlare mentre mi scendono delle lacrime grosse come cocomeri. G&G continuano a litigare tra loro. Il bagnino mi accompagna alla sua postazione e il secondo bagnino mi domanda guardando verso G&G:

<< E' tua sorella?>> " Ah" penso " ma allora è un vizio?"

<< No, è un'amica.>>

<< Non ci sa proprio fare, avrebbe bisogno di due lezioni di Tata Lucia.>> e ride.

<< Direi di sì, peccato che non siamo su LA 7.>> rispondo sarcastica.

<< Tieni gli Streep per almeno due giorni e non bagnarla.>> mi consiglia serio, che tra l'altro ora che lo osservo un po’ meglio scopro che è un gran bel vedere.

<< Ok, ti ringrazio molto.>> rispondo con ancora le lacrime agli occhi. Dopo un'ora di tiramolla, schiena a pezzi e palle a strisce Grace si arrende alla stanchezza. L'unico cambiamento risulta la mia caviglia fasciata.

<< Mamma sono stanca.>> annuncia il mostrillo in un filo di voce.

" Alleluia" penso " il miracolo è avvenuto."

<< Mamma ho sete.>> Sua madre le porge una merendina al finto cioccolato colma di agenti chimici e vari coloranti e le intasa il fegato con mezzo litro di coca-cola.

<< Mamma ho sonno, faccio la nanna.>> Avete capito? La povera piccina è stanca e affaticata!!! Giorgia mi guarda complice e posiziona l'ombrellone per far ombra alla sua dolce bimba dormiente, mentre noi ci releghiamo in un fazzoletto di spugna grande come un francobollo, poiché il mio telo è servito per coprire la povera bimba dal freddo che imperversa sulla cittadina di Bordighera, nonostante i 30 gradi.

Per dieci minuti buoni la peste rompe i marroni perché vuole essere avvolta nel telo solo in un determinato modo. Quando finalmente si sistema a mo’ di involtino primavera, chiede silenzio. La possino….

Giorgia rimane in adorazione della figlioletta prossima al sonno con un'espressione da ebete stampata sulla faccia. Io penso che probabilmente il dolore del parto toglie il senno, altrimenti non mi spiego certi comportamenti. Mentre formulo mentalmente il mio pensiero Grace si alza di scatto, facendo cadere l’impalcatura di ombrellone, vestiti e borse, direttamente sulla mia fronte. Colpita e affondata. Stelle del firmamento e dolore che mi mozza il respiro. Decisamente non è la mia giornata fortunata.

<< Mamma>> ci confida la peste << non posso dormire. Devo costruire un castello.>>

" Aiuto" penso " non ce la posso fare."

Appurato il fatto incontrovertibile che il mostriciattolo ha problemi di rilassamento e concentrazione mi alzo e vado a bagnarmi la fronte sotto la doccia, ovviamente saltando su un piede e tenendomi una mano sulla fronte: sono patetica.

Giorgia rincorre Grace per tutta la spiaggia togliendole dalle mani secchielli e palette che ruba a qualsiasi bambino, con annessi e connessi di urla e strepitii vari. Sfinita dalla circumnavigazione del litorale bordigotto, Giorgia individua un secchiello "abbandonato sulla sabbia" così dice lei, sempre che si possa definire "abbandonato" un secchiello prelevato da sotto un ombrellone, momentaneamente senza inquilini, ma con tanto di teli e borse posizionati sotto. Aldilà di ogni logica il secchiello viene riempito d'acqua e portato dietro la nostra postazione a poca distanza dal confine della spiaggia accanto che per altro è una spiaggia da fighetti a pagamento.

La peste si immedesima quindi nel nuovo gioco dove recita da geometra, architetto, muratore, idraulico, imbianchino, arredatore e naturalmente padrona di casa. Finalmente un po’ di spazio per parlare delle nostre cose, cose da adulti, si intende. Il primo entusiasmo però si trasforma in delusione, poi in tristezza infinita e poi in una triturazione di palle così ben definita da farmi rimpiangere il discorso di fine anno del Capo dello Stato. Il che è tutto dire. Perché? Perché la conversazione si svolge a senso unico, con una panoramica di fatti raccontati con dovizia di particolari, sui grandi progressi di Grace, sulla padronanza della lingua italiana, come tiene la forchetta, su come attacca gli stickers, su quanto sia intelligente, buona, gentile, simpatica, curiosa e bla, bla, bla…proseguendo sugli aneddoti della vita di Grace, se pur breve, dalla nascita ai giorni nostri.

" Help" grida la mia mente " Aiutatemi, che qualcuno intervenga, fate presto." Mentre Giorgia si prodiga nel racconto tutta orgogliosa sulla sua bimba-genio, il genio-bimba urla:

<< Ho finito! Ho finito il castello della principessa!!!>>

Girandoci all'unisono vediamo alle nostre spalle una voragine nella sabbia da cui spuntano dei pali di legno. A me sembrano i pali divisori delle due spiagge, ma non faccio in tempo a formulare neppure una parola. Il titolare della spiaggia accanto si sta avvicinando in compagnia di un vigile urbano, il quale ci informa con malcelata cortesia che la multa ammonta ad euro 50. Che vergogna! Come abbiamo fatto a non accorgerci di nulla? Io mi discolpo poiché intenta a difendermi dalle informazioni non richieste sulla vita di Grace. I bagnanti vicini ci fissano come se ci avessero beccate a rubare nelle loro borse. Sono in imbarazzo, ma se non altro ciò è servito a bloccare i racconti edificanti di Giorgia, la quale, senza macchia né vergogna esprime al vigile il suo concetto, aggiungerei con una buona dose di coraggio:

<< Non ho parole, il mondo va alla rovescia. La creatività va premiata. Non si tarpano le ali ad un essere geniale. Le maestre dell'asilo mi hanno detto che è portata per l'arte, di conseguenza io la lascio libera di esprimere tutto ciò che la sua mente intelligente partorisce, poiché sono convinta che le sue idee possono divenire opzioni di studio per la crescita artistica di tutti quei bambini che non ne hanno la capacità.>>

" Eh??????" penso, ma credo che lo pensi anche il vigile, il quale la guarda visibilmente schifato scuotendo la testa.

<< Non vorrei deludere tutte le sue aspettative, ma sua figlia non ha creato un bel niente, anzi ha distrutto delle cose private. La prossima volta si limiti a darle carta e matita e mi creda, non penso che sia un buon esempio per nessun bambino. Firmi qui.>>

Chiamassi codesta: "Figura di merda."

Giorgia è furiosa ma non risponde. Firma e paga. La peste, furbetta, capendo che è meglio non esagerare se ne sta stranamente quieta sotto l'ombrellone giocando con il mio cellulare.

<< Brava la mia piccina che costruisce i castelli e sa usare il cellulare!!!>> le dice Giorgia accarezzandola sulla testa, poi rivolta a me sentenzia:

<< Cretino, idiota che non è altro, stupido essere inutile. Come può non saltare agli occhi la genialità di ciò che ha fatto? Come si fa a non cogliere la sua vena artistica? Sarà invidioso perchè avrà una figlia deficiente. Pensa che la porto in un asilo privato che mi costa un occhio della testa, dove tutti i giorni hanno a disposizione lo psicologo. I bambini vengono educati con il metodo Montessori, lasciandoli liberi di fare tutto ciò che vogliono. Quel cretino non sa neanche chi sia la Montessori!>>

" Ma quanto sei patetica." penso incredula.

Due secondi dopo sento una piccola mano entrare nel dietro dei miei slip e rilasciare della sabbia fredda e bagnata. G&G ridono come delle matte, io penso al lavoro come a un'isola felice.

Potrei rimanere ancora un po’, ma sono così incazzata che se rimango rischio di prendere Giorgia per i capelli e scrollarla fino a che non si ravvede. Vorrei dirle tutto ciò che penso della sua bimba genio e del suo metodo educativo alquanto discutibile. Vorrei farle notare quanto è tirchia e quanto è egoista…invece conto sino a 2.770, faccio respiri diaframmatici profondi, stringo i denti e raccatto il telo di spugna. Lo scrollo per mandare via la sabbia, ma contro vento non risulta una splendida idea. A casa impiego un'ora a togliermi la sabbia dal sedere, mentre mando la Montessori e le sue idee di libertà infantile affanculo. Se non altro ho provato l'ebbrezza di uno scrub dove non sarebbe assolutamente necessario. Poi chiamo Monica che ridendo mi domanda:

<< Povera te, ma quando se ne vanno?>>

<< Con certezza non lo so, ma non ce la faccio più.>> piagnucolo come una bimba.

<< Dai non disperare e poi senza i tuoi racconti come faccio? Mi fai troppo ridere! >>

<< Tu ridi, io un po’ meno. Ti saluto, devo andare a cucinare per gli ospiti.>> spengo il cellulare e solo in quel momento mi accorgo che è sparita più della metà della rubrica. Porca di quella Eva e la mela. Sono incacchiata con il mondo, vado in cucina e l'energia mi abbandona di colpo, poiché il vento di maestrale e il sole a picco hanno fatto di me un gambero al forno. Mi brucia tutto anche dove il sole non batte mai. Mi guardo allo specchio e mi spavento. Il colore della mia pelle varia tra l'arancio e il rosso cardinale, con qualche chiazza fucsia qua e là. Mi tocco la fronte: scotto e mi gira la testa. Devo sdraiarmi, ma come mi appoggio urlo per il dolore. Rimango seduta sul bordo della poltrona con dolori atroci che mi salgono per la schiena e per le braccia. Mi rendo conto sconsolata che ho il torcicollo da ambedue i lati. Andrea mi trova rigida come un bacco nella stessa posizione di un'ora prima. Gli racconto la mia giornata di merda, inconsapevole d'essere comica, Andrea ride senza ritegno.

<< Stai serena>> mi dice quando si riprende << faccio un salto in farmacia. Alla cena ci penso io. Prendo il termometro e misuriamo la febbre.>>

Mentre lo aspetto misuro la febbre e verso qualche lacrimuccia, più che altro per la rabbia. Poco dopo l'arrivo di Andrea si presentano anche G&G per la cena e non solo non mi chiedono come sto, ma Giorgia mi apostrofa simpaticamente:

<< Sei uno strazio! Perché non sei venuta a prenderci? Sei una palla al piede. Vengo qui per distrarmi e rilassarmi e invece mi tocca stare con un'impedita che non fa altro che farsi male. Addirittura la febbre per un po’ di sole. Sei un vero disastro.>> Andrea sta per esplodere, lo conosco bene, ha l'espressione da incazzato represso, ora la manda a quel paese.

<< Scusa ma non sono tranquillo. La febbre è alta e le gira la testa. Potrebbe essere un colpo di sole. La porto al Pronto Soccorso.>> risponde serissimo. Deve ancora finire la frase che madre e figlia sono già in piedi presso la porta con le borsette in mano. Si, poiché anche il genio pontieri ha la borsetta: una specie di orsetto lavatore di peluche rosa, veramente, veramente brutto. Tutto sommato sono carine, vogliono accompagnarmi al Pronto Soccorso. No, mi sbaglio.

<< Ci stai dicendo che non possiamo fermarci a cena? Dobbiamo togliere il disturbo? Forse è meglio dal momento che non siamo gradite. In una settimana non ci avete invitati neanche una volta al ristorante. Tua moglie mi ha fatto passare la voglia di stare qui. Un giorno è impegnata e un altro viene alla spiaggia e se ne va subito dopo. Non è di compagnia e ha pure le braccine corte. Ci ha portato il pranzo una sola volta e sai che pranzo, una pesca a testa! Ci siamo annoiate a morte, questo paese è una palla. Oggi si è tagliata un piede pur di stare al centro dell'attenzione e non si è offerta di pagare la multa che mi hanno dato pur essendo sua ospite. Non possiamo rimanere. Non insistere tanto non cambio idea. Ho bisogno di emozioni forti che mi scuotono dentro e mi facciano sentire giovane, non voglio ridurmi come tua moglie: sposata e in sovrappeso.>> si gira, apre la porta ed esce e Andrea le sbatte la porta alle spalle senza tante cerimonie. Mi abbraccia ed io piango, un po’ per il dolore e un po’ per tutte le brutte cose che Giorgia mi ha detto e che non penso di meritare. Ho brividi atroci, come se fossi seduta su di un iceberg. Andrea mi spalma di crema decongestionante ungendomi come una spigola al forno. A letto non chiudo occhio per l'ustione alla pelle e il dolore pulsante alla caviglia, per non parlare del bernoccolo lievitato sulla fronte simile ad una mezza pallina da ping-pong, color viola.

 

*******

 

Oggi è domenica, niente lavoro, niente mare, niente sole, ma soprattutto niente G&G. Mi gusto il branzino con patate che ha preparato Andrea e mi rilasso sulla sdraio con un buon libro. Ogni tanto farsi coccolare fa bene al cuore.

Questa sera vengono a trovarmi i nostri migliori amici. Prepariamo le poltroncine sul terrazzo dal quale si vede la rotonda sul mare, dove si allestiscono le feste danzanti. Riempio i calici di vino bianco ghiacciato mentre racconto come sono avvenuti i fatti. Si sprecano risate e gli involtini di pesce spada marinato. Per parlare dobbiamo alzare un po’ la voce poiché la musica della festa sulla spiaggia ha aperto l'inizio delle danze. Elena, figlia di Monica e Mario, anni sei, si accorge di Giorgia e Grace:

<< Laura, ma quella non è la tua amica?>> mi domanda indicando la pista, dove baldi settantenni stanno ballando un'allegra mazurca. Fissiamo Giorgia che corre in tondo dietro la bimba-genio la quale scappa zizzagando fra i danzatori colmi di verve. Grace scappa come un'invasata per tutta l'area. Ridiamo, sembra d'essere a teatro.

<< Poverina, non vorrei essere al suo posto per nulla al mondo.>> esclama Jenny asciugandosi le lacrime per il troppo ridere. Annuiamo, tutti d'accordo. Elena mi salta in braccio:

<< Non è vero che sei grassa Laura, sei bella, sei tutta bella. Hai i capelli che sembrano seta, come quelli delle fate.>> prende una ciocca dei miei lunghi capelli e li liscia con la piccola mano. Siamo felici, in armonia, spensierati…mentre G&G continuano a girare in tondo in un moto perpetuo che mi fa pensare ad un incantesimo che mai potrà rompersi e che le seguirà per tutta la vita.

 

                                                                                                                                              The End.

 

Quando si nasce, si nasce scevri da qualsiasi malizia e impurità.

Il lavoro dei genitori sta nel preservare la purezza, instillando i principi del rispetto e dell'onestà, senza mai dimenticare di far loro conoscere le malizie, le brutture, i pericoli e gli espedienti per poter vincere facile, in modo che riconosciuti possano tenersene alla larga.

Non ho figli, ma sono stata bambina. Conosco il loro mondo e i loro pensieri, nonché la curiosità di sapere e scoprire cose nuove.

La strategia sta nel far loro esplorare il mondo sotto ogni aspetto. Solo così comprenderanno la differenza tra il bene e il male.

Tenerli dentro una campana di vetro come la rosa del " Piccolo Principe", non li aiuterà a crescere.

Educarli alla vita significa renderli liberi pensatori.                                                                      

                                                                                                                                                 Daria Unida.