L'armadio dimenticato.

 di

Daria Unida

 

Latte, 10 Novembre 1932.

 

Diario segreto di Penelope.

 

Caro diario, oggi non andrò a scuola perché aspettiamo l'arrivo (indesiderato) della signora Adalgisa, mia nonna, che ci ha avvisato con una brevissima lettera.

Ho scritto casa ma sbaglio, perché è una grande villa nobiliare sul mare, con la facciata giallina e le persiane verdine.

Da lontano è imponente e bellissima, circondata da un giardino colmo di cespugli di rose che in primavera profumano l'aria, e da viottoli di ghiaia scricchiolante, ombreggiati da grandi alberi di limone Bignata.

Due rampe di scale eleganti che sembrano ali, portano all'entrata principale che si schiude su un atrio dai pavimenti in parquet lucidissimi e soffitti alti, decorati da stucchi elaborati. 

In tutte le stanze c’è il caminetto e la porta finestra centrale del salotto, dove troneggia l'orologio a pendolo, si affaccia su un terrazzo  semicircolare e dal quale, scendendo dei gradini, si accede ad una spiaggetta privata.

E' un posto incantato e silenzioso, però le finestre non si chiudono bene e d'inverno gli spifferi serpeggiano nelle stanze. Qualche rubinetto perde, i cardini delle porte cigolano come se ci fossero i fantasmi e in certi punti l'intonaco dei soffitti è scrostato, ma la carta a roselline nelle camere da letto è ancora perfetta.

Alcune stanze non vengono mai utilizzate e durante la notte, nella stanza a fianco alla mia, sento rumori strani e passi di qualcuno che peregrina avanti e indietro. L'ho raccontato alla mamma, ma lei dice che tutte le case così grandi vivono ed echeggiano di rumori sinistri.

Mia madre si chiama Vittoria ed è molto raffinata. Si mette sempre il cappello e indossa calze di seta sotto le gonne, e scarpe con il tacco.

Ha i capelli corti, biondi e ondulati, e occhi dorati come i prati in autunno. Quando esco con lei gli uomini fanno sempre degli apprezzamenti.

Il mio padre naturale ha lasciato la mamma quando ha saputo del mio arrivo e la mamma mi ha tenuto con sé a costo di qualsiasi sacrificio.

La sua più grande qualità è quella di far sentire tutti importanti e di rimanere composta qualsiasi cosa accada.

<< Tua mamma è una vera signora.>> mi dicono sempre tutti quelli che conosco.

E' rimasta sola per qualche anno sino a quando ha conosciuto Ersilio, il quale aveva nobili natali e dieci anni più di lei. Ersilio mi ha adottato e amato, diventando il mio vero padre.

A parte noi tre, al matrimonio erano presenti solo un gruppo di amici, perché sia mia madre che Ersilio non avevano più nessun parente in vita, a parte mia nonna Adalgisa, che non ho mai conosciuto, la quale non è venuta alla cerimonia.

Io ero ancora piccola, ma ho fatto la damigella d'onore, in un tripudio di tulle.

Mio padre è morto due anni dopo per una brutta malattia, e la mamma è rimasta sola per la seconda volta. I suoi occhi dorati hanno pianto per lunghissimo tempo.

Quando mamma si è sposata con Ersilio, siamo venute ad abitare in questa grande casa, dove abbiamo trovato Santuzza, la cuoca, che è emigrata in Liguria quando era una ragazzina, e trovato un buon lavoro, non è più tornata al suo paese, come Rosario il nostro giardiniere, il quale fa anche l'autista. 

La cameriera si chiama Huan-Ghai ed è cinese. Mio padre mi ha raccontato che l'ha portata con sé al ritorno da un lungo viaggio in Cina, quando era solo un giovane uomo, strappandola da una vita di povertà e sacrifici. Ci ha spiegato che il suo nome significa " Mare luminoso", ma se la conosceste di persona vi verrebbe in mente tutto tranne che il mare luminoso, perché è diffidente e ha paura di qualsiasi cosa. E' alta un metro e quaranta e pesa trenta chili, ma solo se si bagna. Sembra una ragazzina ma è più grande della mamma di sette anni e quando parla non capisco un fico secco, perché infila elle ovunque.

Ha capelli nerissimi che stringe in una lunga treccia e si veste come i mandarini dell'ottocento, ma è educata e attenta. Controlla sempre di avere le mani pulite prima di toccare qualsiasi cosa.

Infine c'è Stella Maria, cugina di Santuzza, che lava e stira la biancheria e aiuta Huan-Ghai nelle pulizie pesanti. Ha solo due anni più di me, ed è simpaticissima, e quando stira spettegola in continuazione facendoci ridere tutti.

Ha una chioma ricciuta che raccoglie sulla testa e si pittura le labbra con il rossetto rosso, e devo ammettere che le sta divinamente.

Con noi abita anche Artù, il nostro cane, che invece di fare la guardia, rimane sdraiato interi pomeriggi davanti alla porta finestra del salotto, a guardare il movimento del mare.

Abbiamo anche un gatto che si chiama Polenta e che Santuzza tratta con i guanti perché stana tutti i topi della zona, anche se ogni tanto si comporta in modo strano.

Si blocca e rimane immobile arcuando la schiena e i peli gli si rizzano come aculei di porcospino, poi fissando un punto nel vuoto compie dei balzi come se volesse colpire qualcosa che in realtà non c'è'. Santuzza dice che vede i fantasmi mentre la mamma dice che è esaurito.

Questa è la mia famiglia attuale, e fra poche ore arriverà la signora Adalgisa, e anche se la primavera è passata da un pezzo la mamma ha ordinato una rivoluzionante pulizia primaverile.

 

                                                                             

Latte, 10 Novembre 1932.

 

Diario segreto di Vittoria.

 

Questa mattina mi sono svegliata alle cinque per organizzare l'arrivo di mia suocera e rendere me e Penelope presentabili.

Ho chiesto a Rosario di andare alla stazione di Ventimiglia a prendere mia suocera, e ho controllato ancora una volta il menù per il pranzo, insieme a Santuzza, che aveva l'aria infelice e frustrata poiché non ha di lei ricordi edificanti.

<< E' una carogna.>> ha sentenziato sbattendo la pasta del pane sulla spianatoia, con troppa forza.

<< Santuzza…>> ho sussurrato conciliante.

<< Scusate, ma mi limito a riferire i fatti, noi della servitù l'abbiamo sempre chiamata carogna.>>

<< Santuzza...>> l'ho ammonita dolcemente sorridendo.

L'estate si è trasformata in un limpido autunno dai colori brillanti.

L'aria è trasparente come il cristallo e il paesaggio del mare al di là dei vetri della finestra è perfetto come una fotografia, senza avere però l'immobilità della carta.

Mi sono infilata un golfino e sono uscita sul terrazzo lasciandomi avvolgere dal ricordo di Ersilio e dalla sensazione strana che provo sempre in questa casa, come se fossi sempre e solo un ospite.

Il suono del campanello mi ha distolto dai pensieri, e rientrando velocemente ho chiesto a Huan-Ghai di chiamare Penelope.

<< Io palulla.>> ha dichiarato con il viso contrito.

<< Paura? E di cosa, di grazia?>> ho chiesto stupita.

<< Tolnale madle di silole Elsilio. Io palulla.>>

Mi è scappato da ridere ma l'ho rassicurata che ci sono io con lei e non deve più avere paura.

Ha chinato leggermente il capo ed è uscita dal salotto con passettini veloci, aggraziata e fine nella sua divisa blu.

<< Silolina Penelope, mamma Vittolia aspetta salotto.>> l'ho sentita annunciare al di là della porta spalancata.

Prima ancora che Penelope potesse arrivare con Huan-Ghai, mia suocera è entrata in salotto.

L'orologio ticchettava e le assi di legno hanno scricchiolato sotto i suoi passi.

Rosario era partito da venti minuti e ovviamente non era ancora rincasato. Probabile che mia suocera sia arrivata con il treno precedente  e abbia preso un taxi.

Polenta sdraiato sul divano ha rizzato la schiena emettendo un brontolio rauco e poi è scappato dalla stanza con un balzo veloce.

Indossava una giacca nera sopra un abito nero, con un grande fiocco sul colletto della camicia, scarpe nere a mezzo tacco con i lacci e un capellino nero con la veletta, posizionato leggermente sulla destra.

Si è guardata attorno socchiudendo gli occhi come se cercasse qualcosa.

<< Nulla è al suo posto.>> ha sentenziato con una voce che mi ha ricordato una puntina di grammofono che stride sul disco.  Non mi è sfuggita la sua acredine e di colpo ho perso la voglia di darle il benvenuto.

Ho dovuto sforzarmi per domandare: << Avete fatto un buon viaggio?>>

<< Ho affrontato un viaggio che non potreste neppure immaginare, e comunque continuo a diffidare di voi, quindi evitate di prendervi il disturbo di fare moine. Sono venuta esclusivamente per riprendermi delle cose di mia proprietà.>> ha affermato fredda come il ghiaccio, sedendosi sulla poltrona, rigida come un baccalà, come se fosse seduta su un barile di polvere da sparo e potesse esplodere da un momento all'altro, sporgendo il petto scarno come uno scudo.

Ha il viso bianco come il gesso e occhi scuri, piccoli e indagatori, con un breve tratto sottile al posto della bocca, capelli bianchi e la pelle raggrinzita da un nugolo di rughe, davvero notevole.

Devo ammettere che non vela i suoi pensieri, e se non altro è sincera.

Il suo sguardo è scivolato sulla mia persona come su un elemento ributtante, tenendosi la mano sullo stomaco, come se non riuscisse a digerire.

Mi sono seduta di fronte a lei e in quel momento è entrata Penelope, con un nastro tra i capelli, calzini alla caviglia con risvolto di pizzo e scarpe in cuoio con il cinturino.

Sta crescendo alla velocità della luce, mi rendo conto che non è più una bambina, devo comprarle dei vestiti e degli accessori da signorina.

<< Ben arrivata signora Adalgisa.>> ha salutato gentile facendo una piccola riverenza.

<< E questa chi è?>> ha chiesto sgarbata.

<< Mia figlia Penelope.>>

<< Si vede che non è mia nipote. Nelle classi inferiori spiccano sempre bruttezza e volgarità.>> ha dichiarato voltandosi dall'altra parte.

La durezza della sua voce mi ha sconvolta quanto le sue parole.

In quel momento il desiderio di strangolarla con le mie mani è prevalso su tutto, ma poi ho pensato che starà da noi solo due giorni, quindi ho lasciato correre anche se sulla lingua, mi è passata una scarica di corrente elettrica causata da parole pensate che non posso riferire.

<< Tesoro, puoi chiamare Huan-Ghai per gentilezza?>> ho chiesto trattenendo le lacrime e tremando per lo sforzo. Penelope è uscita di corsa senza farselo ripetere.

<< Che bisogno aveva di sposarlo? Sapeva che era il mio unico figlio.>> mi ha interrogato inchiodandomi con lo sguardo.

<< Eravamo innamorati.>> ho replicato sincera.

<< Quando ho saputo che la frequentava non ne sono stata affatto entusiasta.>>

<< Lo so, non mi avete voluto conoscere e non vi siete presentata alle nozze.>>

<< Era ridicolo partecipare ad una cerimonia di cui non ho compreso il senso. Siete solo un'arrampicatrice sociale.>>

Le sue parole sono rimaste sospese nel silenzio della sala finché non è entrata Huan-Ghai.

<< Siliola desidela?>> ha sussurrato abbassando il capo e tenendo lo sguardo a terra.

<< Accompagni la signora Adalgisa nella sua stanza, per favore, immagino che abbia bisogno di rinfrescarsi prima del pranzo.>> ho detto, sorridendo a Huan-Ghai, la quale era particolarmente nervosa.

Mia suocera si è alzata di scatto tenendo stretti i manici di una borsa di cuoio, la quale mi è sembrata vuota e senza peso.

<< Non ho bisogno d'essere accompagnata, questa è casa di mio figlio, ed io la conosco come le mie tasche, so bene dove si trova la mia camera personale.>>

Il mio sorriso si è paralizzato ancora prima di apparire.

Ho fatto cenno a Huan-Ghai di ritirarsi e subito dopo sono andata a cercare Penelope scendendo in cucina, dove la fragranza dolce del budino alla vaniglia, impregnava l'aria.

Santuzza impilava i piatti uno su l'altro mentre le fiamme nella stufa illuminavano i contenitori delle spezie di vetro marroni. 

Penelope leggeva un libro seduta al tavolo della cucina.

<< Non fatevi avvolgere dalla malignità delle sue parole. E' sempre stata così, anche con noi, quando veniva a trovare suo figlio. Una donna sciocca, che ha sempre accampato pretese assurde, e vi dico apertamente che all'epoca non ero pagata abbastanza per subire tutti i suoi maltrattamenti.>> mi ha riferito Santuzza asciugando un piatto da portata con tale vigore da farmi ridere mio malgrado.

<< Avete ragione, le sue parole sono molto efficaci, frecce velenose che lancia con particolare precisione. Probabilmente è convinta di appartenere a una razza superiore. Poco fa ha detto che è venuta a riprendersi qualcosa di sua proprietà.>>

<< Si è sempre sentita la padrona, anche se questa casa non è sua. Abbiamo sperato tutti che cambiasse con il tempo, ma non è stato così. Probabile che la morte del figlio abbia peggiorato la situazione. Signora vi consiglio di trovare un modo per sopportarla finché non ripartirà.>>

<< Sono stata sciocca a credere che potesse funzionare tra noi. Medita vendetta perché lui è morto ed io sono viva.>>

<< Credo che abbia in corpo tutto il veleno del mondo.>> ha commentato Santuzza, poi ha fatto una pausa e sfregandosi il mento ha mormorato:

<< Chissà perché ero convinta che fosse già morta.>>

<< Già morta? Perché?>> ho domandato curiosa.

<< Perché il signore Ersilio ricevette una telefonata strana due mesi prima del vostro matrimonio e gli sentì dire con le mie orecchie, che non sarebbe mai andato ai funerali di sua madre.>>

<< Probabile che si stesse sfogando con un amico del rapporto poco edificante che avevano.>> ho ipotizzato.

Poco dopo con Penelope siamo scese a passeggiare sulla spiaggia in compagnia di Artù, e mentre Penelope cercava sassolini piatti, che sono la sua passione, di colpo mi è venuto in mente che Ersilio non ha mai voluto esporre le fotografie di sua madre, di conseguenza non ne conoscevo il volto.

Ora che l’ho conosciuta comprendo totalmente il rifiuto di Ersilio.

                                                                                

 

Latte, 10 Novembre 1932.

 

Diario segreto di Penelope.

 

Sulla spiaggia trovo sempre delle sorprese: legnetti levigati dall'acqua, sassi che sembrano visi, conchiglie che sono state delle case per piccoli esseri del mare e vecchie monete, ma la mia passione sono i sassolini bianchi rotondi e piatti, quelli continuamente bagnati dal mare e che riflettono la luce della luna se li metto sul davanzale della finestra. Per me sono magici.

Un giorno papà ne ha trovato uno meraviglioso a forma di cuore e me lo ha donato.

Quando sento la sua mancanza infilo la mano in tasca e lo sfrego con le dita, e lui durante la notte viene a trovarmi e mi abbraccia stretta, ed io piango per la felicità.

Con la mamma abbiamo lanciato sassolini ridendo ed esprimendo desideri, e devo essere sincera, credo di sapere quale è il desiderio della mamma. Tornando lentamente verso casa ci siamo prese per mano.  Adoro stare con lei.

Quando siamo entrate nell'ingresso il profumo dell'arrosto invadeva la casa e nel camino della sala da pranzo, le fiamme del fuoco spargevano scintille. Sembravano piccole fatine scintillanti.

Mi piace stare vicino al camino aspettando che Huan-Ghai porti le squisitezze che prepara Santuzza.

Abbiamo mangiato l'arrosto con patate e insalata verde del nostro orto, che Rosario cura ogni giorno amorevolmente. La carne si scioglieva in bocca e le patate al rosmarino erano croccanti, come piacciono a me.

La signora Adalgisa non ha mangiato, affermando che la carne era asciutta, le patate bruciate e l'insalata vecchia, e che il tutto mancava di sale. La mamma l’ha invitata ad aggiungerne un po’ e lei ha risposto che nessuna presa di sale avrebbe potuto aggiustarne il gusto.

Quando Huan-Ghai ha servito il dolce ha commentato che aveva il sapore del fango.

Mi domando come possa sapere che gusto ha il fango.

Ho detto a Huan-Ghai di fare i complimenti a Santuzza e la signora Adalgisa mi ha intimato di non dare confidenza alla servitù.

<< La confidenza toglie la riverenza. Ricordatelo, fate in modo di non farmelo ripetere due volte. >>

<< Ma se fosse una cattiva persona papà non l'avrebbe portata a casa sua.>> ho risposto contrariata.

<< Non ho detto che sono cattivi, ho detto che sono inferiori.>> ha ribadito infastidita, scoppiando in una risata stridula subito dopo, ed emettendo dei versi insopportabili.

<< Ma voi cosa ne potete sapere? In fondo siete della stessa razza, e comunque mio figlio non è vostro padre. Ficcatevelo bene in testa.>> ha aggiunto per dimostrare la sua autorità.

<< In questa casa il razzismo, la cattiveria e l'ingratitudine non sono ammessi. Le persone che vivono con noi fanno parte della servitù, ma sono amici fidati e Penelope è stata adottata da Ersilio, che l'ha cresciuta come un padre. Quindi per la legge umana e la legge di Dio è sua figlia.>> mia madre ha esternato la sua opinione senza scomporsi.

<< Mi chiedo cosa abbiate fatto voi per ottenere ciò.>> ha replicato la signora Adalgisa, maligna, annunciando subito dopo che andava a riposare mentre mi sorrideva con le labbra sottili come lame di coltello.

<< Venite con me, voglio che mi pettiniate i capelli.>> ha aggiunto esigendo d’essere ubbidita.

Avrei preferito bermi una dose massiccia di sciroppo per la tosse.

<< Penelope non viene da nessuna parte.>> ha obbiettato la mamma aggiungendo che se proprio necessitava di un aiuto, le avrebbe mandato Huan-Ghai in camera.

<< Non crederete ch'io sia disposta a farmi toccare da quel muso giallo!!> ha reagito indignata, andandosene impettita come un manico di scopa.

Mamma ha alzato le spalle andando in cucina, dove con Santuzza e Huan-Ghai ha sorseggiato un cordiale. Huan-Ghai mi ha sussurrato:

<< Gualdati dalle pelsone gelose e invidiose, sono mostli.>>

Siamo scoppiate tutte e quattro in una risata, la prima del giorno.

 

                                                                        

 

Latte, 10 Novembre 1932.

 

Diario segreto di Vittoria.

 

Nel tardo pomeriggio l'aria si è impregnata di umidità, e gonfie nuvole di pioggia sono arrivate sul mare. Sono uscita in giardino, immersa nella penombra e nel silenzio, senza giacca, cercando di non fare rumore.

Ad un certo punto ho sentito un fruscio e un crepitio di rametti secchi che si spezzavano e la sua persona è apparsa dal nulla, come se avesse il dono dell'ubiquità: la vedo ovunque.

L'avevo appena incrociata in casa sulle scale mentre scendevo e lei saliva, facendo scricchiolare i gradini. Come poteva essere in giardino in quel momento?

<< Le donne oneste non escono con il buio.>> mi ha redarguita come fossi una bambina.

Non ho risposto anche se la lista delle mie obiezioni era infinita, mi sono voltata decisa a tornare in casa, ma poi pentita l'ho invitata a prendere un tè.

<< Bere qualcosa di caldo vi farà bene.>> ho aggiunto gentile.

In quel momento ha cominciato a piovere e lei non ha potuto fare altro che seguirmi.

<< Sta piovendo, è meglio se stendiamo i panni sui cavalletti in lavanderia.>> ho detto rivolgendomi a Huan-Ghai, intenta ad apparecchiare il tavolino per il tè.

<< Lasci che sia la servitù a sbrigare le faccende domestiche, stia al suo posto.>> si è intromessa mia suocera rifilandomi una filippica sui doveri di una vera padrona di casa, parlando così a lungo da spappolarmi i timpani.

Seduta in poltrona ho guardato la pioggia battere contro i vetri, bevendo in un silenzio scomodo, mentre la luce delle candele si rifletteva nel mio tè. Non si sentiva niente, tranne la pioggia.

<< Questo tè fa schifo.>> ha commentato facendo una smorfia di disgusto e fissandomi malevola al di sopra della tazza.

<< E' di ottima qualità.>> l'ho contraddetta sperando di cancellarla dalla mia vista. Ha posato la tazza sul piattino producendo apposta un rumore fastidioso e prolungato.

<< Non sono riuscita a riposare, il letto è duro come una tavola.>> mi ha informata, contestando la mia ospitalità, stringendo le labbra in una smorfia di disappunto. 

Alzandosi dalla poltrona ha proseguito:

<< Vi avviso che ho l'abitudine di alzarmi prima dell'alba per le mie abluzioni corporali, quindi gradirei acqua calda, asciugamani caldi e la colazione entro le sei di mattina.>>

Non ho risposto fingendo d'essere affascinata dalla nuvola di latte che annegava nel tè.

<< Basterà dirlo alla piccola schiava cinese.>> ha concluso sarcastica muovendo le dita in modo irrequieto intorno al fiocco nero della camicetta.

" Arpia!!!" ho pensato, sapendo che non potevo cullarmi nella gioia di dirlo.

In quel momento il trillo del telefono ha salvato mia suocera dal ritrovarsi il tè in faccia. Mi sono alzata di scatto e sono corsa a rispondere nello studio di Ersilio, di cui ho preso possesso.

La chiacchierata con la mia migliore amica Velia ha agito come balsamo curatore, restituendomi il sorriso mentre guardavo i rivoli di pioggia ricamare i vetri, appoggiata alla scrivania.

<< Si indigna per ogni cosa e non so dove trovi la forza. E' completamente priva di educazione. Non ha nulla della nobiltà d'animo di Ersilio, e non vede al di là del suo naso, nonostante giudichi con estrema cura ogni dettaglio. Non credo di avere mai incontrato una persona più indisponente di lei in tutta la mia vita.>> ho terminato arrabbiata, dopo essermi sfogata con Velia.

<< Perché non riporta il suo culone a casa sua?>> ha domandato ridendo.

<< Fra due giorni se ne va, dice che è venuta a riprendere qualcosa di sua proprietà, ma non so di cosa parla. E' davvero insopportabile.>>

<< Bene, che si prenda ciò che vuole. L'importante è che se ne vada.>>

Ci siamo salutate ripromettendoci di vederci dopo la sua partenza. Quando sono tornata in salotto mia suocera era in piedi davanti alla porta finestra. Mi sono accostata al suo fianco per vedere cosa guardava. Sul terrazzo c'era Rosario che con indosso una mantella e degli stivali di gomma, rastrellava le foglie in un grande mucchio.

<< Ogni volta che lo vedo ha sempre le cesoie in mano, sembra un assassino.>> ha sibilato fosca.

Sono riuscita ad eludere le sue parole lasciandola senza risposta.

<< Alle sette si cena.>> l’ho informata fissando le gocce d'acqua che lasciavano microscopiche pozze sulle foglie dei ciclamini.

<< Probabilmente cenerò in camera mia, poiché in questa casa si appassisce per la noia. Solo tedio e basta.>> ha ribattuto stizzosa.

In quel momento ho abbandonato la diplomazia combattendola sullo stesso terreno.

<< Oggi è la terza volta che me lo dite, quindi se dovete morire fatelo in un'altra casa.>>

Si è voltata di scatto e a giudicare la sua espressione sembrava avermi beccata mentre mettevo del cianuro nel suo cibo. Da quel momento mi ha tenuto il muso tutta la sera fino a quando si è ritirata nella sua stanza, ma avere il muso sembra una sua specialità, per cui nulla è cambiato.

A cena non si è fatta vedere per la nostra felicità, e Rosario le ha portato il vassoio in camera.

Non sono riuscita a chiudere occhio tutta la notte perché fuori la tempesta deflagrava con i suoi tuoni, e nonostante il fragore, sembrava che la calma regnasse immobile.

Sono rimasta seduta davanti al caminetto acceso a guardare le lingue di fuoco danzanti mentre i tuoni si intensificavano.

Ascoltando lo scorrere tumultuoso della pioggia sono caduta in una specie di trance.

 

 

Latte, 10 Novembre 1932

 

Diario segreto di Penelope.

 

Quando la mamma si è ripresa è andata nello studio.

<< Santuzza vado a fare due conti. Devo comprare dei vestiti nuovi per Penelope, le stanno tutti corti. Ormai ha tredici anni e devo abbigliarla adeguatamente. Chiamatemi se avete bisogno.>>

<< State serena signora, comunque per il momento potremmo tirare giù gli orli. Sapete che Huan-Ghai cuce divinamente. Ha le mani d'oro e a fine lavoro non si vedrà nulla.>>

<< Bene Santuzza. Penelope tu resta in loro compagnia, non desidero affatto che in mia assenza tu possa trovarti faccia a faccia con la signora Adalgisa.>> mi ha raccomandato accarezzandomi il viso. Ho annuito ubbidiente.

<< Anche io stale qui. Io palulla di madle di siliole Elsilio.>> ha aggiunto Huan-Ghai sedendosi accanto a me.

<< State serena, se vi dice qualcosa poi se la vedrà con me.>> l'ha tranquillizzata mamma, ma Huan-Ghai non si è mossa dalla panca.

Appena mamma è uscita dalla cucina Santuzza ha posato sul tavolo due enormi terrine, una vuota e una colma di ortaggi, odorosi di terra appena smossa.

<< Visto che siete confinate in cucina, aiutatemi a tagliare le verdure per il minestrone. Huan-Ghai, cerca di centrare la terrina, l'ultima volta c'erano più verdure sul pavimento che in pentola.>> ha commentato Santuzza facendo finta d'essere contrariata.

<< Non è colpa mia se le vedule collono da tutte le palti.>> ha risposto ridendo.

Ci siamo armate di coltelli ed io mi sono infilata un grembiule di Santuzza che mi ha avvolto il corpo almeno due volte.

<< Buon pomeriggio a tutte voi.>> ci ha augurato Stella Maria entrando in cucina con la cesta della biancheria tra le braccia.

<< Buon pomeriggio a te.>> abbiamo risposto tutte insieme.

<< Novità?>> ha chiesto aprendo il mollettone per stirare sulla metà della tavola libera.

<< Nessuna, la signora Adalgisa continua a rompere le scatole a tutti quanti, un incubo.>> ha riferito Santuzza sbuffando.

<< Io semple tlovata sopla le lighe.>> ha esclamato Huan-Ghai tagliuzzando una carota in quadretti microscopici.

<< Huan-Ghai, le carote mi servono per il minestrone non per fare un mosaico.>> l'ha ammonita Santuzza.

<< Cosa sono le lighe?>> ho chiesto ridendo.

<< Righe, si dice righe, sei qui da un milione di anni Huan-Ghai e ancora non parli l'italiano come si deve.>> l'ha rimproverata Santuzza scuotendo la testa.

<< Quando veniva a trovare il figlio prima del matrimonio io non lavoravo qui. Com'era?>> ha chiesto Stella Maria stendendo un asciugamano ricamato sul tavolo e spruzzando goccioline d'acqua con la punta delle dita.

<< Era ed è una persona acida con la faccia da prugna secca.>> ha esordito Santuzza mentre il suo sederone ondeggiava al ritmo delle mestolate.

<< Ma non si dice che dentro ogni donna c'è una fata?>> ha chiesto Maria Stella ironicamente.

<< Si, si dice, ma la sua se né andata da un pezzo.>> ha risposto Santuzza scoppiando in una risata fragorosa, e ovviamente trascinandoci con sé.

<< Io comunque>> ha ripreso Stella Maria << intendevo come persona.>>

<< La prima volta che l'ho vista si è infilata in cucina per controllare cosa stesse cucinando la cuoca, che ha dovuto sorbirsi un'ora di spiegazioni su come inumidire la carne. Inutile dire che siamo rimaste interessate per i primi tre secondi, poi abbiamo cominciato a fare cenni affermativi con la testa. Figurarsi, mia madre mi ha insegnato a frullare, sbattere, affogare e saltare in padella ancora prima di saper camminare. Prima di andarsene mi ha chiamata zoticona ignorante aggiungendo che mai avrei imparato l'italiano, ma si è sbagliata, vecchia strega. Il signore Ersilio mi ha fatto studiare. Invece lei cosa è diventata? Un fossile di un'epoca ormai scomparsa.>> Santuzza ha posato il mestolo di legno sospirando e si è fatta la croce mormorando:

<< Che Dio mi perdoni.>> poi riprendendo il mestolo ha ripreso il filo dei ricordi.

<< Quando la carogna si presentava lo faceva senza invito e non lasciava passare un solo giorno senza romperci le uova nel paniere con tremila domande. Ogni mattina scendeva in cucina e mi faceva un resoconto dettagliato sulle sue funzioni intestinali. Davvero interessante, le dicevo, ma in cuor mio pregavo che sparisse dalla mia vista, e vi assicuro che facevo fatica a non dire cose offensive. La sera si ritirava prestissimo, quindi si svegliava prima dell'alba, rompendo le scatole a tutti con il problema della sua insonnia. Un giorno, che era il giorno di paga di tutti noi, non mi diede i soldi che mi spettavano, dicendomi che per lo meno non sarei vissuta al di sopra delle mie possibilità. Io ero giovane e quei soldi mi servivano per mia madre e la mia famiglia. Per mandare le mie paghe in Sicilia, sono andata in giro con un cappotto vecchio, dalle maniche troppo corte e le scarpe sfondate per anni. La mia famiglia viveva in una casa dai vetri rotti, e mio padre li aveva sostituiti con del cartone. Avevano bisogno di questi soldi come l'aria che respiravano.>>

Santuzza si è zittita di colpo, mentre un lacrimone le è sceso lungo la guancia. Mi sono alzata e le ho offerto il mio fazzoletto.

<< Una serpe velenosa!>> ha constatato Stella Maria mollando il ferro per abbracciare Santuzza, che ormai era in un mare di lacrime.

<< Folza, olmai è passato. Devi faltene una lagione.>> ha sussurrato Huan-Ghai passandole una mano sulla schiena. Siamo scoppiate a ridere.

<< A questo punto ci vuole un caffè!>> ha esclamato Stella Maria riprendendo a stirare << Dobbiamo liberarci di lei.>> ha aggiunto concentrata sul pizzo che stava stirando.

<< E come?>> ho chiesto ridendo.

<< Potremmo rapirla.>> ha risposto convinta.

<< Non hai tutti i tolti, pelò non lisolve ploblema.>> ha ribattuto Huan-Ghai.

<< Perché?>> ho chiesto curiosa.

<< Pelché nessuno al mondo paghelebbe liscatto.>> ha risposto serissima.

Mentre ridevamo Santuzza si è data da fare per preparare un dolce mescolando farina, lievito, miele, burro e un uovo. Rosario è entrato in cucina e sedendosi sulla panca accanto a noi ha chiesto quale fosse l'argomento del giorno. Il suo commento dopo aver ascoltato Santuzza è stato:

<< Dio aiuta solo coloro che hanno imparato a valutare ogni cosa venga loro donata. Il bene verrà premiato e il male punito. Solo allora capiremo i disegni divini.>>

<< Certo>> ho detto io a voce bassa << Il sacerdote Domenica scorsa ha detto che le cattiverie si pagano nel mondo di Dio, dopo la morte, sempre.>> E' scoppiato un piccolo applauso e subito dopo è entrata la mamma.

<< Fate merenda? C'è un odore meraviglioso di dolce in forno o mi sbaglio?>>

<< No, signora, non vi sbagliate. Fate merenda con noi?>> ha chiesto Stella Maria tutta contenta.

<< Magari! Vi ringrazio ma devo tenere compagnia a mia suocera. Santuzza, preparate il tè quando il dolce è pronto, e voi Huan-Ghai servitelo in salotto, per favore. La sua presenza mi provoca inquietudine, ma devo stringere i denti e fingere finché non se ne va. Penelope non ti muovere da qui. Huan-Ghai dopo la merenda dovreste prendere due misure a Penelope, e tirare giù gli orli dei suoi vestiti. Almeno è in ordine finché non le compro qualcosa di nuovo. Buona merenda, a dopo.>>

Ho fatto merenda in cucina e poi ho aiutato Santuzza e Huan-Ghai a rigovernare la cucina.

A cena la signora Adalgisa non si è presentata a tavola, ma la cosa non ha disturbato né me né la mamma. Di certo non abbiamo sentito la sua mancanza, però Santuzza ha trovato un biglietto sul vassoio della cena quando Huan-Ghai l'ha riportato in cucina.

" La minestra aveva lo stesso sapore dell'acqua di rigovernatura dei piatti." c'era scritto con una calligrafia tutta angoli.

Mi chiedo se mangi spesso l'acqua sporca dopo avere lavato i piatti.

Santuzza ha preso il biglietto e in dialetto siciliano ha pronunciato queste parole mentre lo buttava nel fuoco della stufa:

<< Amara a tia, purtari chiummu.>>

 

 

Latte, 11 Novembre 1932.

 

Diario segreto di Vittoria.

 

Mi sono svegliata per il freddo, essendomi addormentata seduta in poltrona, ancora vestita. Ho riattizzato il fuoco e sono rimasta a guardare le fiamme per lungo tempo.

La notte filtrava nella stanza attraverso i vetri, diffondendo l'oscurità, la quale definiva ogni dettaglio. Non pioveva più, ma il gocciolio dell'acqua che stillava dalle grondaie accompagnava il ticchettare dell'orologio sulla mensola del caminetto.

Ho guardato il mare dalla finestra, affascinata da alcune lampare di pescatori chi brillavano in lontananza, senza nessun pensiero particolare, immersa nel silenzio della casa.

Il pendolo al piano di sotto ha scandito l'una. Mi sono infilata la camicia da notte e la vestaglia, poi sono uscita in corridoio e ho visto filtrare la luce sotto la porta della camera di mia suocera. Pensando che si fosse dimenticata una candela accesa, ho voluto verificare per prudenza.

Ho bussato, ma non ho ricevuto risposta. Senza far rumore ho aperto la porta e sono entrata nella stanza, la quale a prima vista è apparsa ordinata e in penombra, nel caminetto guizzavano ancora delle braci.

Lei era seduta sulla poltrona, rivolta verso la finestra e la luce della candela sul tavolino rischiarava il contorno scomposto dei suoi capelli bianchi, come un presagio. Indossava lo stesso abito del mattino. Ho fatto il giro della poltrona chiamandola per nome e le ho sfiorato un braccio. La sua testa ha ciondolato verso la spalla destra, e le sue labbra sbiancate avevano qualcosa del rigor mortis.

Subito mi si è stretto il cuore, ma se devo essere sincera ho provato un gran sollievo. Era morta. Sarebbe stato necessario versare qualche lacrima? Non ho sentito nessuna fitta di dolore salirmi dal cuore, anche perché i miei sentimenti nei suoi confronti sono nulli.

Tornando sui miei passi con una candela in mano sono andata a chiamare Rosario e Santuzza, la quale appena mi ha visto ha esclamato:

<< Signora Vittoria, sembra che abbiate appena fatto un salasso!>> Poi ha capito il perché.

Insieme abbiamo steso la salma della signora Adalgisa sul letto, coprendola come se stesse dormendo. Ho chiesto loro di inginocchiarsi e pregare insieme a me, e di mantenere il silenzio sull'accaduto.

Siamo tornati nelle nostre stanze poiché non potevamo fare di più, se non aspettare l'alba per chiamare il dottore, che ne avrebbe certificato la morte. Non sono più riuscita a prendere sonno e alle sei in punto sono scesa in sala, pronta ad affrontare la giornata, aprendo dentro di me un sipario di immaginabili risvolti per l'immediato futuro. Dopo aver bevuto un caffè bollente ho telefonato al medico di famiglia, mentre le ginocchia mi tremavano come budini.

Cercando di non stare con le mani in mano ho aspettato l'arrivo del dottore dandomi da fare per controllare i conti nello studio e decidere il da farsi per il funerale di mia suocera, senza contare che avrei dovuto poi pensare alla sua casa e ai domestici, sempre che ne avesse. 

Finito di dare disposizioni ho consumato la colazione con Penelope, la quale mi ha guardata guardinga, perché mi vedeva assorta e assente.

<< Cosa sta succedendo?>> mi ha chiesto curiosa.

<< Nulla tesoro, poi ti spiego meglio. Ora ho da sbrigare delle faccende. Vai pure a giocare in giardino con Artù.>>

<< E tutto bagnato.>> mi ha risposto attenta.

<< Allora vai con Stella Maria, deve andare a fare la spesa. Domani è domenica e ti prometto che sto con te tutto il giorno.>>

 

 

Latte, 11 Novembre 1932.

 

Diario segreto di Penelope.

 

Mi sono svegliata quando il pendolo ha scoccato le due, per colpa di uno strano rumore. Ho teso l'orecchio cercando di indagare, ma non è ho cavato un ragno dal buco.

Le gocce di pioggia cadevano sulle persiane con battiti secchi, però non mi hanno impedito di risentire un rumore nella stanza vicina, come l'apertura di ante che si aprivano cigolando. Mi sono alzata e sono uscita in corridoio voltandomi verso destra, dove si trova la camera da letto della signora Adalgisa, e facendomi coraggio sono andata a controllare, camminando sulla punta dei piedi scalzi. 

La porta non era chiusa a chiave, quindi ho aperto piano piano una piccola fessura, guardandomi ogni secondo alle spalle e sbirciando dentro proprio nel momento in cui la signora Adalgisa entrava dentro l'armadio, con il capellino in testa e il borsone di cuoio in mano, il quale sembrava pesantissimo. Mentre guardavo la scena con il fiato sospeso il cuore mi batteva in petto velocemente.

Se si fosse voltata, che scusa potevo inventarmi per spiegare la mia presenza nella sua camera?

Non mi ricordo come sono tornata in camera mia, ma ricordo di aver chiuso la porta a chiave ed essermi infilata nel letto, tremando come una foglia per il freddo e la paura.

Ore dopo sono andata in sala dove la mamma mi aspettava per la colazione, che abbiamo condiviso in totale silenzio, perché la mamma aveva mille pensieri ombrosi dipinti sulla fronte bianca. Si è scusata prima di chiudersi in studio ed io sono andata in cucina da Santuzza a cercare Stella Maria, con la quale dovevo andare a fare la spesa. Santuzza stava pregando appoggiata alla madia.

<< Cosa fate Santuzza?>> ho chiesto confusa.

<< Niente tesoro, stavo pregando per i miei cari genitori defunti.>> ha risposto ricomponendosi in fretta. 

 

 

Latte, 11 Novembre 1932.

 

Diario segreto di Vittoria.

 

Huan-Ghai è entrata in studio dopo aver bussato.

<< Silola Vittolia, dottole allivato.>>

Mi sono alzata di scatto e sono arrivata nell'ingresso proprio mentre il dottore infilava l'ombrello dentro l'apposito appendi abiti appoggiato contro la parete. Huan-Ghai l'ha aiutato a togliersi il paltò.

<< Mi dispiace Signora Vittoria, ma in fondo tutte le grandi tragedie hanno a che fare con la famiglia.>> mi ha detto stringendomi la mano e facendomi le condoglianze. Ho annuito con il capo. Come potevo dirgli che non mi importava nulla della morte di mia suocera?

Huan-Ghai l'ha accompagnato a lavarsi le mani e poi l'ho congedata, tanto non sarebbe entrata nella stanza comunque. Ho aperto la porta della camera e ho ceduto il passo al dottore.

<< Mi scusi, dov'è la salma?>> si è informato guardandosi intorno. Il letto era vuoto, mia suocera non c'era più.

Sono rimasta senza fiato, come se mi fosse arrivato sulla testa un secchio colmo di ghiaccio. Ho dovuto raccogliere tutta la mia forza di volontà per tenere sotto controllo il tremito delle mani.

<< Non so cosa dire, ma ci sarà di certo una spiegazione.>> ho risposto suonando poco convincente persino a me stessa.

<< Magari vi siete sbagliati, probabile che stesse solo dormendo e di sicuro sarà in giro per la casa. Devo lasciarla, ho un giro di visite che non posso disdire, comunque se avesse bisogno non esisti a chiamarmi.>>

<< Sicuramente è come dite voi.>> sono riuscita a dire in un filo di voce.

Chiusa la porta d'ingresso dietro le spalle del dottore ho chiamato a raccolta tutti, compresa Penelope, a cui non potevo certo nascondere ciò che stava accadendo. Ho ordinato loro di sedersi e prendendo un lungo respiro ho raccontato ciò che era appena accaduto.

Il viso di Santuzza era cinereo e Huan-Ghai è crollata in ginocchio con le mani giunte producendo un rumore sordo, ed io mi sono chiesta come mai non si fosse rotta le ginocchia.

<< E ora che facciamo?>> ha chiesto Rosario pratico.

<< Riprendete tutti le vostre mansioni come se non fosse accaduto nulla, io chiamo la polizia. Penelope rimani in cucina con Santuzza. Huan-Ghai e Stella Maria non pulite la stanza dove ha dormito mia suocera. Stiamo sereni e tranquilli. Santuzza, proceda pure con la preparazione del pranzo. Rosario ispezioni tutto il giardino e la caletta, non si sa mai.>>

Tutti hanno annuito e nessuno ha osato proferir parola.

Quando sono rimasta sola ho fissato un punto lontano nella luce nuova che stava illuminando il mare oltre la finestra, pensando meditabonda a cosa mai poteva essere successo.

Pochi minuti dopo ho parlato con il capitano della polizia, il quale mi ha detto che avrebbe inviato immediatamente due dei suoi uomini, poi raccogliendo tutto il coraggio possibile sono salita al piano di sopra e sono entrata nella sua camera.

Sembrava che nessun essere umano avesse soggiornato in quella stanza.

Il letto era perfettamente rifatto e nel camino non c'era traccia di cenere. I cassetti erano completamente vuoti, e anche nel bagno regnava un confortante profumo di rose e di pulito, ma non mancava nulla, e anche l'asciugamano siglato, adorno di un antico pizzo, appeso alla gruccia di ferro smaltato, era perfettamente stirato. 

Stella Maria e Huan-Ghai avevano già riordinato? Come potevano averlo fatto in così poco tempo? E poi ero stata chiara dicendo loro di non toccare nulla. Perché avevano eluso le mie richieste?

Sono scesa al piano di sotto dopo aver chiuso la porta della camera a chiave mentre una sensazione orribile mi avvolgeva nelle sue spire.

Sono uscita in giardino: non c'era nessuno, a parte Rosario che tornava dall'ispezione.

<< Trovato nulla?>> ho chiesto in ansia.

<< Nulla di nulla.>>

Neanche mezz'ora dopo Huan-Ghai ha annunciato l'arrivo della polizia di Stato.

Un uomo maturo e uno molto giovane si sono presentati impettiti nelle loro divise di ordinanza.

Il più alto, bruno e con due sopracciglia foltissime che si toccavano alla radice, poteva avere quaranta anni, l'altro era più basso, giovanissimo e con un viso dai lineamenti ancora infantili.

<< Dove possiamo parlare tranquilli?>> ha chiesto il brigadiere girando su sé stesso.

<< In salotto.>> ho risposto, impegnandomi nel ruolo di brava padrona di casa.

Si sono seduti sul divano ed io in una delle due poltrone gemelle.

<< Vorrei denunciare la scomparsa di mia suocera.>> ho annunciato in un sussurro.

<< Bene, il mio collega prenderà nota di tutto ciò che direte.>> 

Il collega ha sfilato un taccuino e una matita dalla tasca della giacca, ha sfogliato il taccuino e leccato la punta della mina.

<< Mi servono il nome e il cognome e una fotografia di vostra suocera.>> mi ha chiesto il brigadiere pratico.

<< Non ho una sua fotografia.>> ho detto sincera.

<< Perché?>> ha chiesto dubbioso. 

Volente o nolente mi sono ritrovata a narrare tutti i fatti intimi della mia vita. Il brigadiere ha alzato le spalle in un gesto d'impotenza.

<< A volte succede, non sempre i rapporti tra parenti sono come si vorrebbe. Allora procedete con la descrizione fisica.>>

L'ho descritta meglio che ho potuto mentre il collega annotava ogni mia parola.

<< Come la descriverebbe caratterialmente?>> ha chiesto ancora.

<< Irritante. Qualsiasi cosa per lei non andava bene, e poi aveva un modo di parlare che ti faceva sentire interrogata come se tu fossi davanti ad una corte.>>

<< Ma perché parlate al passato? State serena, vedrà che la ritroviamo. Anche se la conoscete da poco, la ritenete in grado di prendere decisioni sensate?>>

<< Direi di sì. Era solo tirannica e inumana. Aveva l'atteggiamento di chi ne sapeva sempre più degli altri. Inoltre era egoista, si sentiva superiore ed era razzista nei confronti delle classi sociali. Di rado ho provato un'antipatia viscerale per qualcuno, ma nei suoi confronti è stata istintiva.>> ho risposto sfidandolo con lo sguardo.

<< Avete notato qualcosa di rilevante interesse nei suoi atteggiamenti nel breve tempo che è stata in sua presenza?>>

<< Si, da quando è arrivata non ha toccato cibo.>>

<< Non avrà avuto fame. Comunque mi sembra di capire che non corra buon sangue tra di voi.>> ha confutato il poliziotto scrutandomi profondamente.

<< Ditemi esattamente cosa avete fatto ieri.>> ha aggiunto mentre il collega si tamburellava le labbra con la matita.

<< Cosa volete insinuare? Credete che la tenga nascosta in soffitta? Sembrate molto sospettoso nei miei riguardi.>> ho obiettato offesa.

<< Diciamo che devo contemplare ogni possibile eventualità, ed analizzare tutto nei minimi particolari. Ciò che avete confermato prima è sicuramente una prova indiziaria a vostro sfavore. Scusatemi, ma devo essere sospettoso per forza: è il mio lavoro.>>

<< Però con il sospetto si possono inventare mille trame. Credo che le prove indiziarie non siano vere e proprie prove.>> ho controbattuto sicura.

<< Comunque, avete idea di dove possa essere andata?>>

<< Andata? Scusatemi, ma secondo voi dove potrebbe mai andare un cadavere?>> ho replicato senza capire cosa volesse dire.

<< Cadavere?>> ha domandato strabuzzando gli occhi, mentre il collega ha lasciato cadere la matita sul tappeto.

Da quel momento ho dovuto rincominciare da capo tutta la storia e di conseguenza sono stati interrogati anche Santuzza e Rosario per testimoniare le mie parole.

<< Si deduce quindi che è stato rapito il cadavere di vostra suocera.>> ha concluso grattandosi il mento, poi ha sfilato l'orologio dalla tasca del panciotto della divisa guardando l'ora:

<< Dobbiamo andare, vi faremo sapere.>>

<< Scusate che aspetto ha un rapinatore di cadaveri?>> ha chiesto Santuzza ingenua.

<< Quello di un essere umano qualsiasi, immagino.>> ha risposto il poliziotto facendo un sorriso di circostanza.

Li ho accompagnati sino alla porta d'ingresso salutandoli cortese.

 

 

Latte, 11 Novembre 1932.

 

Diario segreto di Penelope.

 

Appena ho saputo che sarebbe arrivata la polizia mi sono infilata sotto il tavolo rotondo del salotto, insieme ad Artù. Nessuno poteva vedermi perché la tovaglia che lo ricopre arriva sino a terra, anche se dovevo stare attenta. Poteva non funzionare e mi sarei beccata una sgridata con i fiocchi. Ho avvolto le braccia intorno alle gambe e sono rimasta in ascolto.

Quando sono usciti dal salotto sono uscita dalla porta finestra, facendo una corsa velocissima intorno alla casa, sull'erba ancora bagnata. Ho aspettato nascondendomi dietro il cofano della loro auto.

<< Cosa ne pensate?>> ha chiesto il più alto al collega, con un'espressione dubbiosa.

<< Credo che siano stati loro.>>

<< Loro chi?>>

<< La padrona e la servitù. La odiavano tutti. L'hanno ammazzata e poi hanno fatto sparire il cadavere.>>

<< Avete ragione, ci vuole un permesso per perquisire la casa.>>

A quel punto sono saltata fuori come una cavalletta facendoli morire di paura.

<< Che diamine, vi pare il modo di presentarsi?>> mi ha sgridato il più alto.

<< Scusate, volevo solo raccontare una cosa che ho visto la notte scorsa.>>

<< Sentiamo.>>

Ho raccontato nei minimi dettagli ciò che avevo visto, senza tralasciare il fatto che ero tornata in camera tremando come una foglia.

<< Quindi mi state dicendo che vostra nonna è entrata nel guardaroba?>> mi ha chiesto ridendo.

<< Si.>>

<< Direi che avete sognato. Vostra nonna era morta, non poteva certo entrare nel guardaroba. Punto.>> mi ha risposto ridendo.

<< Ma io l'ho vista veramente, non stavo sognando, e lo posso giurare.>>

<< Non giurate, potreste pentirvi. Se ne guardi bene da dirlo in giro o la gente penserà che siete stramba.>>

<< Stramba? Cosa significa?>>

<< Che siete pazza. Capito? Pazza!!>> e con il dito indice si è toccato la tempia.

<< Adesso andate e non dite mai più scemenze di questo tipo.>> mi ha intimato prendendomi il mento con le dita della mano destra.

<< Siete carina e intelligente, non sarebbe affatto bello che le persone pensassero che siete ritardata, e poi non dovete parlare di cose che non vi riguardano.>>

<< Non sono ritardata, e di quello che dice la gente non me ne importa nulla.>> ho urlato, mentre lui rideva come un matto.

Sono andata sulla spiaggia, dove i sassi sulla riva rimangono scuri dopo il passaggio dell'acqua. Ho raccolto un sasso e l'ho lanciato nella pozza gigante del mare, producendo larghi cerchi vibranti.

Mentre i cerchi si allargavano ho pensato con forza a papà e infilando la mano nella tasca del vestito ho cercato il sassolino a forma di cuore.

L'ho preso tra le mani e l’ho sfregato tra i palmi.

Subito nell'aria è apparsa una sfera di luce ambrata che mi ha avvolta in un fascio di luce sfiorandomi i capelli con una carezza. So che quella sfera di luce è l'anima di papà.

Mi sono fatta coraggio e ho raccontato ciò che ho visto anche alla mamma, la quale mi ha abbracciata accarezzandomi i capelli.

<< Povera piccola, probabilmente hai avuto un incubo.>>

Ma perché non mi crede nessuno?

 

 

 

Latte, 11 Novembre 1932

 

Diario segreto di Vittoria.

 

I poliziotti non mi sono piaciuti e neppure il loro modo di fare, di conseguenza ho chiamato un caro amico che fa il detective al telefono e gli ho dato tutti gli indizi e i ragguagli necessari per operare velocemente.

Infatti il telefono sulla scrivania ha squillato appena due ore dopo, facendomi sobbalzare.

<< Enigma risolto. Vostra suocera è morta.>>

<< Questo lo sapevo già Adolfo, è morta qui.>>

<< No, non mi sono spiegato. Vostra suocera è morta esattamente due mesi prima del vostro matrimonio. Ho qui i documenti che mi ha rilasciato il parroco, il quale ha assistito ai suoi funerali. La sua tomba si trova al cimitero Monumentale di Sanremo.>>

In quel momento il tempo è rallentato, e tutto ciò che mi stava intorno mi è sembrato irreale, e come in un flash ho iniziato a intravedere la trama organizzata da una truffatrice, e mentre le domande dilagavano dentro di me, come un fiume in piena, sono rimasta in silenzio con gli occhi chiusi ad ascoltare le spiegazioni di Adolfo, anche se c'era qualcosa che non capivo e che mi sfuggiva.

<< Allora chi era la donna con cui ho parlato? Si è presentata a casa mia come la madre di mio marito.>>

<< Faremo delle ricerche in merito, adesso non ci pensate. Tra mezz'ora vengo a prendervi per andare a Sanremo. D'accordo?>>

<< D'accordo.>>

Ho riagganciato il telefono e ho radunato la servitù per erudirli sulle ultime novità.

<< Madonna del Carmelo, lo dicevo io che era già morta!!!!>> ha considerato Santuzza, mentre Huan-Ghai sembrava dover svenire da un momento all'altro.

<< Mai sentito parlare di profezie che si avverano?>> ha domandato Rosario mentre sosteneva Huan-Ghai per farla sdraiare sul divano.

<< Certo, ma chissà perché quando arrivano non si riconoscono quasi mai.>> ha sottolineato Santuzza tirando in alto i piedi delicati di Huan-Ghai.

<< Stella Maria portate un bicchiere d'acqua a Huan-Ghai per gentilezza, io devo andare al cimitero per verificare la notizia.>>

<< Amore non ti spaventare, tutto si sistemerà.>> ho detto rivolgendomi a Penelope, la quale, devo dire la verità, mi è sembrata la più tranquilla di tutti.

Sono andata in camera mia e ho indossato un abito scuro, anche se mi sono resa conto di non provare nessun tipo di sentimento, forse solo un gran dispiacere, perché appartenendo ad un mondo lontano dal mio, non sarebbe mai entrata nella mia traiettoria, neanche volendo, e probabilmente saremo entrare in collisione con tutte le conseguenze del caso.

Penso che la donna venuta a casa nostra sia sicuramente una ladra che voleva rubare qualcosa, spacciandosi per la signora Adalgisa, forte del fatto che io non l''avessi mai vista, ed è probabile che ci sia riuscita. Chissà, forse l'incubo di Penelope non è così lontano dalla realtà.

Probabilmente frugava dentro il guardaroba per cercare qualcosa di valore.

Il temporale della notte prima ha lasciato le strade colme di pozzanghere e anche al cimitero gli alberi stillavano lacrime di pioggia.

La tomba di mia suocera era nascosta dall'ombra di un vecchio tasso, quasi sepolta nell'erba e da una corona ingiallita dalla polvere e dal passare del tempo.

Adolfo ha spostato la corona e passato il suo fazzoletto sul vetro della cornice ovale, coperta dallo sporco.

Sono rimasta imbambolata a fissare la fotografia in bianco e nero, da dove gli occhi di una donna mi scrutavano con l’espressione astiosa e puntuta che ho avuto il dispiacere di conoscere.

Non c'erano dubbi, la donna venuta a casa nostra era la stessa che stavo fissando impietrita.

Un sole pallido stava infiltrandosi tra le piccole nuvole rosa riversando deboli luci sul suo viso, mentre il silenzio ingigantiva l'eco dei miei pensieri.

Sono rimasta immobile ascoltando i fantasmi, attraversata da brividi terribili, che mi salivano lungo la spina dorsale con una frequenza inaudita.

I funzionari della scientifica, dopo essere venuti a conoscenza che la morte di mia suocera è avvenuta tanti anni fa, hanno insistito a volere rilevare impronte o segni lasciati da un eventuale ladro, e pur non trovando nulla hanno continuato l'ispezione per alcuni giorni, fino a quando hanno chiuso il caso brancolando nel buio più totale.

Novembre è passato spietato e sorprendente nello stesso tempo, ed io mi preparo ad affrontare Dicembre con un'ombra scura e pesante su ciò che è accaduto e che, ne sono sicura, mi accompagnerà per il resto della vita.

 

 

Latte, 13 Ottobre 2001

 

 

E' Ottobre ma fa ancora caldo anche quando il sole tramonta.

Due mesi fa ho assistito al funerale di Penelope, in una chiesa odorosa di cera, avvolta in una luce azzurrina, mentre calde lacrime rotolavano sul viso ormai vecchio di Stella Maria, finendo sulla sua bocca.

La gente ha continuato a stringerle la mano facendole le condoglianze, ma lei non vedeva nessuno, poiché il dolore l’ha lasciata senza parole.

Penelope aveva perso il marito da cinque anni e anche la memoria da molto tempo ormai, non riuscendo più a dare un senso alle cose o ai visi che le volevano bene.

Qualsiasi cosa per lei non aveva più nessun significato, e con grande serenità è scivolata in una dimensione senza tempo, mentre Stella Maria diventata una grande amica, le teneva la mano guardando i suoi occhi color miele scuro, colmi sempre di bagliori dorati, identici a quelli di sua madre Vittoria.

L'ultima cosa che ha detto a Stella Maria poco prima di andarsene è stato:

<< I diari, Stella Maria, leggi i diari.>>

Subito dopo il funerale Stella Maria erede della proprietà, se pur lentamente e con fatica, ha passato delle giornate a pulire e riordinare insieme a sua figlia e a sua nipote la grande casa, la quale dopo la morte di Vittoria, è diventata un'entità vuota, buona solo a mangiare soldi per la manutenzione, rimasta orfana di Santuzza, di Rosario e di Huan-Ghai che l'hanno servita, devo ammettere, con totale fedeltà sino alla sua morte.

Pochi giorni fa Stella Maria si è decisa a cercare i famosissimi diari, con l’aiuto di sua nipote, trovandoli chiusi in un baule, in camera di Penelope.

Si sono sedute e hanno letto per un tempo infinito, fino a quando per farmi sentire ho chiuso il coperchio del baule con un colpo, interrompendo la magica lettura.

La nipote è sobbalzata guardandosi intorno con ansia, accorgendosi solo in quell'istante che la penombra della sera era scesa sui mobili della stanza, mentre il cielo si tingeva di sfumature violette.

Si sono fatte coraggio e armate di pila e chiavi sono entrate nella camera dove avevo dormito quella lontana notte, la quale non era più stata aperta, anche se io ci dimoro dal giorno in cui ho abbandonato l'astuccio del mio corpo.

La grande stanza era avvolta nel silenzio, sospeso nell'aria, immobilizzato dal tempo, e una coltre sonnolenta di polvere ricopriva mobili e tendaggi.

Hanno spalancato la finestra e le persiane per fare entrare nuova aria e un po’ di luce, anche se era il momento della sera in cui la luce svanisce nel nulla.

La nipote ha sfiorato le rose scolpite nel legno della cornice del camino, ormai scheggiata e secca, poi si è diretta verso il grande armadio.

Ha aperto le ante inalando l'odore di lavanda, di chiuso e polvere, e con le mani ha tastato il fondo e i lati cercando un cassetto segreto.

In quel momento ho deciso di liberarmi dal giogo della materia e inaspettatamente la parete interna di sinistra si è aperta rivelando un buco enorme, nero come la notte.

La nipote di Stella Maria ha acceso la pila infilando la testa dentro l'armadio visualizzando la mia vecchia borsa di cuoio.

L'ha tirata verso di sé, trascinandola sul pavimento della stanza, poiché era pesantissima.

Quando l'hanno aperta non senza difficoltà, sono rimaste a bocca aperta, senza poter credere ai loro occhi, perché dentro c'erano pezzi d'argento antichi, gioielli, e una collezione di monete rare, tesori che avevo trovato nello stipo segreto dell'armadio dimenticato, durante l'ultima mia visita, prima che litigassi definitivamente con mio figlio e non tornassi più in questa casa. Ecco perché ero tornata, volevo portare con me il tesoro, ma essendo fatto di materia, non ho potuto trasferirli nella dimensione dei morti.

Per questo attaccamento alla materia, alla possessività e alla gelosia, ho pagato, rimanendo incastrata tra due dimensioni, costretta a filtrare nel buio e nell'oscurità per un tempo infinito, travolta dal peso della solitudine, vagando senza meta nella densità colma di Spiriti Oscuri.

Stando sola ho capito che le cose più importanti della vita mi sono sfuggite tra le dita, e che la materia che ho tanto desiderato potrà essere utile alla nipote di Stella Maria per aprire una pensione in questa casa.

Sono stanca di lottare, è giunto il tempo di andare e attraversare il ponte per viaggiare incontro alla luce, e chissà che dopo questa buona azione, gli Angeli avendo pietà della mia anima possano darmi un'altra possibilità.

Magari sul ponte riuscirò ad incontrare Ersilio, Vittoria e Penelope e se così fosse potrò chiedere loro perdono, poiché erano perle che ho lasciato abbandonate tra la polvere, nel cassetto segreto del mio egoismo.

Ecco ora vado, lo sto attraversando, sento come un sensazione di straordinaria leggerezza, sto viaggiando veloce, mentre per coloro che ancora vivono sulla Terra continuerà a scorrere il fiume del mistero e dell'amore.

 

        

                                                                                                                                            The end

L'ovvio è quello che non si vede mai,

finché qualcuno non lo esprime

con la massima semplicità.   

                                 Kahli Gibrian