Historia di Oreste

di

Daria Unida

" La vittoria" 1939
Di Rene' Francois Ghilain Magritte. ( 1898-1967)

                                            

 

Sono stato abbandonato poche ore dopo essere nato, e se non fosse stato per la signora Cesira, non sarei qui a raccontare la mia storia.

La signora Cesira abitava a Bordighera, in una via elegante, dove si percepisce l'atmosfera dei primi anni del 900'.

Un'epoca andata che si definisce " La belle Epoque", poiché era colma di fascino.

Una sera la signora Cesira era uscita per mettere delle bottiglie nel bidone della differenziata, e proprio in quel momento ha sentito un mio lamento.

Già perché chi mi ha abbandonato, mi ha infilato in un sacchetto di plastica, lasciandomi tra due bidoni.

Lo so cosa state pensando, che iniziare la propria vita in codesto modo non aiuta a fidarsi del prossimo, ma come ci sono esseri orrendi, ci sono anche esseri stupendi.

Appena la signora Cesira mi ha visto, le sue labbra si sono ammorbidite in un grande sorriso.

Mi ha raccolto avvertendo immediatamente chi di dovere, perché ero conciato maluccio e avevo bisogno di cibo e cure particolari per la mia sopravvivenza. Non dimenticherò mai tutte le persone che mi hanno accudito e coccolato.

Devo essere sincero, sono rimasto stupito da quella meravigliosa manifestazione d’amore incondizionato, e mentre venivo curato alcuni dei miei nuovi amici sono stati addottati da nuove famiglie.

Poi un giorno è toccato anche a me, e il mio cuore si è riempito di gioia e gratitudine, e l'emozione è stata così forte che non ho compreso bene cosa mi stesse accadendo.

Finalmente anche io avevo un papà, una mamma e una sorellina, la quale si chiamava Carlotta.

Aveva i capelli biondi e gli occhi castani, mentre io sono bruno e ho gli occhi verdi.

Non ci assomigliavamo ed eravamo diversi, ma non mi importava, volevo solo che mi portasse con lei.

Non avendo un nome, mi hanno chiamato Oreste, e devo essere sincero, non mi piace molto, ma la felicità di essere parte di una famiglia ha fatto passare questo mio cruccio in secondo piano.

Quando ho visto la loro casa sono rimasto di stucco. Stanze grandi, ariose e luminose, colme di oggetti eleganti e cuscini morbidissimi sparsi ovunque, circondata da un giardino ombreggiato da palme, con panchine di legno e un'altalena rossa.

Avrei potuto correre e giocare senza pericolo. Ero al settimo cielo.

La prima settimana sono stato il centro dell'attenzione generale, persino della signora che veniva a fare le pulizie, e del giardiniere.

Tutti volevano tenermi in braccio, accarezzarmi, darmi la pappa con il biberon e cantarmi la ninna nanna, forse anche perché ero piccolo e facevo loro molta tenerezza.

Ma poi sono cresciuto e sono diventato grandicello, tanto che ho scoperto di avere un'indole indipendente, e che mi piaceva il silenzio e la tranquillità, poiché appartengo agli Spiriti che conoscono il valore del silenzio.

Con il passare del tempo Carlotta era diventata prepotente, e mi costringeva ad indossare abiti che sceglieva lei, annodandomi delle bandane in testa e facendomi indossare le pattine per girare in casa.  Lei si divertiva come una matta, io molto meno, subendo i suoi scherzi e la sua ottusità per giorni interi. Spesso si nascondeva e poi sbucava dai posti più impensati, facendomi morire di paura o tirandomi i giocattoli sulla testa.

Qualche volta ho accettato di fare ciò che voleva lei, ma quando mi rifiutavo mi tirava le orecchie e mi saltava addosso, facendomi urlare per il dolore.

Sembrava un angioletto da presepe, ma ne combinava di cotte e di crude e poi mi additava come fossi io il colpevole.

Cercavo sempre posti dove potermi nascondere: sotto il letto, dentro l'armadio, dietro le siepi in giardino, ma lei mi scovava sempre e poi si vendicava tirandomi per le orecchie.

Finché successe un fattaccio.

Carlotta era una bambina molto viziata e mamma e papà l'accontentavano in ogni suo desiderio, e un giorno in cui non le hanno comprato ciò che desiderava è entrata in salotto furibonda, perché si sentiva abbandonata con solo cinque quintali di giocattoli.

Io dormivo sul divano. Carlotta mi ha scaraventato sul pavimento e mi ha preso a calci.

E' stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mi sono difeso da un attacco di violenza gratuito, imprimendole le unghie sul suo bel visetto.

Lei ha urlato frignando istericamente e la mamma è accorsa a difendere la sua bambina pestifera. Il contrario dell'amore è la crudeltà, e Carlotta ne aveva da vendere.

Un'ottima linea di condotta per mamma e papà sarebbe stata quella di ignorare Carlotta ogni volta che faceva i capricci, finché non avesse cambiato atteggiamento, ma non è stato così ed io sono stato confinato in castigo nel bagno di servizio, con il comando categorico di non uscire a meno che non mi avessero chiamato. Mi dispiace ammetterlo ma mamma e papà erano vittime della sua prepotenza e del suo egoismo.

Sono rimasto chiuso in bagno per tutto il pomeriggio, e nessuno è venuto a chiamarmi per la cena e quando ho visto che scendeva la sera, ho pianto per l'ingiustizia che mi era capitata.

Tristissimo ho tirato giù da una mensola un telo di spugna per prepararmi a passare la notte dentro la doccia.

Ad un tratto ho sentito parlare qualcuno. D'istinto ho guardato verso la finestra che si affaccia sul giardino, la quale aveva un'anta aperta e la tapparella a metà. Mi sono avvicinato e ho guardato fuori.

Mamma e papà erano seduti su delle comode poltroncine di vimini sorseggiando un bicchiere di vino bianco. Mamma ha parlato per prima:

<< Hai visto come ha conciato il viso di Carlotta? Non posso permettere che accada un'altra volta. Non lo voglio più in questa casa, è violento e prepotente. Deve andare via.>>

<< Ti devo dare ragione, anche se sei una madre iperprotettiva. Mi dispiace per lui, ma non può più stare qui.>> ha aggiunto papà.

<< Allora d'accordo. Domani mattina lo porto via. Mi dispiace ma la nostra bambina viene prima di ogni altra cosa e di chiunque.>>

Mi sono staccato dalla finestra con un nodo in gola scoprendo che sarei stato abbandonato un'altra volta.

Alcune volte i genitori per non andare contro i loro figli fanno errori enormi, crescendo bambini che diverranno adulti prepotenti e deboli.

In quel preciso momento ho deciso di scappare perché avevo paura d'essere ributtato nel cassonetto dell'immondizia.

Ho aspettato tranquillo che tutti i rumori della casa si attutissero e quando anche la luce del corridoio che filtrava da sotto la porta si è spenta, ho fatto un salto dalla finestra scappando attraverso il giardino e scavalcando anche il cancello, dopo essermi guardato intorno con circospezione, correndo verso la libertà.

Ho attraversato il centro di Bordighera, dove mi sembrava che la gente mi guardasse da dietro i vetri delle finestre, poi per non farmi vedere dai passanti mi sono diretto verso la collina, camminando tutta la notte tra i fitti rovi che mi graffiavano le gambe, con la paura che qualcuno mi scoprisse.

Senza rendermene conto mi sono ritrovato nel bel mezzo della campagna, dove stanco mi sono lasciato andare come uno straccio, sotto un grande ulivo, e lì prima di addormentarmi ho scoperto la lucentezza delle stelle, e ne sono rimasto incantato, anche se il mio stomaco brontolava per la fame, come una caffettiera.

Solo il giorno dopo ho realizzato mentalmente che ero scampato ad una vita da recluso, perché nei giorni passati con Carlotta avevo vissuto nel terrore, e guardandomi intorno ho scoperto la magnificenza della natura, la quale offre protezione e moltissimi nascondigli, seguendo le sue regole.

Ho ripensato a tutte le botte che mi dava Carlotta e all'attimo in cui ho deciso di andarmene per sempre, e mi è sembrato di rinascere un'altra volta.

Per parecchi giorni ho vagato nei boschi sino a quando il sole scendeva e le ombre della sera avvolgevano il contorno d'ogni cosa, arrangiandomi con quello che trovavo per cibarmi e ovviamente dormendo sotto gli alberi, sembrava quasi che la mia esistenza fosse segnata dalla solitudine, ma vivendo in una casa senza pareti mi sentivo felice.

Una mattina, in mezzo alla pace e al silenzio ho sentito l'odore di fumo salire nell'aria, e subito dopo ho visto alcuni strascichi di quel fumo creare strani disegni eterei nell'azzurro del cielo, per il resto tutto sembrava immobile.

Non ho sentito nessun suono, a parte un leggero soffio di vento che serpeggiando tra le pietre di un muretto a secco, sembrava il suono di un'arpa, mentre il sole caldo ricamava sui sassi ghirigori di luce.

Dovevo fare qualsiasi cosa per non cadere preda della malinconia, perché il dolore mi aveva fatto cadere in un buio profondo, lasciando dentro di me un vuoto incolmabile.

Mi sono seduto sopra il muretto aspettando fiducioso che qualcosa accadesse.

In quell'esatto momento è arrivato un uomo con i capelli d'argento. Indossava un cappello di paglia, un paio di jeans consunti e una maglietta blu. I suoi passi erano lenti e i suoi gesti pacati. Aveva il sorriso sghembo velato d'ironia e uno sguardo remoto.

<< Cosa fai qui tutto solo? Sei un po' troppo magrolino. Vieni andiamo a mangiare qualcosa.>> ha detto accarezzandomi la testa.

Un gesto breve, lieve come uno sfioramento di vento, ma è bastato perché lo seguissi come un'anima senza storia.

Dopo poco siamo arrivati su un piccolo promontorio da dove ho visto le barche dondolare legate ai moli.

" Che meraviglia" ho pensato.

<< Quello che vedi è il porticciolo di Bordighera e questa casa l'ho ereditata dai miei nonni. Ho fatto pulire la canna fumaria, le grondaie e sostituito tutti i vetri. E' già pronta per l'inverno. Sono venuto a vivere qui la scorsa primavera, quando ho perso mia moglie. Non c'era più nulla che mi tenesse ancorato alla città. Nulla. Quello a sinistra è il capanno degli attrezzi. Ho già tagliato tutta la legna che mi può bastare per tutto l'inverno. Per cui se non sei schizzinoso puoi tenermi compagnia. Io non ti chiedo nulla e tu fai la stessa cosa. Ognuno è libero di andare e venire. Ovviamente se ti va.>>

Non credevo alle mie orecchie. Davvero esisteva qualcuno tanto caritatevole da non chiederti nulla in cambio, senza toglierti la libertà? Sicuramente doveva essere un Angelo.

<< Vieni, in cucina ho del pollo arrosto e delle cicorie saltate in padella.>> ha detto invitandomi ad entrare in casa.

Da quel giorno sono rimasto con lui prendendomi una pausa dalla solitudine e dal dolore, nel quale tutti i particolari che avevo vissuto in precedenza, anche i più insignificanti, hanno avuto di colpo un loro perché, dissolvendosi in un misterioso potere di dimenticanza.

Le giornate si sono allungate, i passeri e i merli hanno cominciato a volare sui rami gonfi di gemme, e io sono rinato correndo tra gli alberi, riempiendomi i polmoni dell'aria profumata in primavera, o languendo all'ombra sotto la pergola, quando il caldo piega le foglie sfibrate e le vespe si accaniscono sulla prima uva ancora acerba, mentre il vento si insinua tra gli spazi vuoti.

Ho passato ore a sognare, socchiudendo le palpebre per guardare tra i rami degli ulivi in contro luce. Ho inseguito le lucertole che guizzavano velocissime tra i fili d'erba e i sassolini, andando a nascondersi dentro gli anfratti dei muretti a secco.

Mi piace stare all'aria aperta durante il mutare delle stagioni. Sole, vento, pioggia e neve.

D'inverno sonnecchio sulla sedia a dondolo mentre il fuoco nel camino crepita allegro.

Non mi importa più di Carlotta, voglio solo guardare le stelle di notte e seguire il loro movimento, perché ho imparato che vivere lontano dalla natura significa stare lontano dalla bellezza e il potere di Dio. Stare qui mi fa sentire in pace con l'universo tutto, perché sono avvolto dalla cura e dalla fiducia.

Ho conosciuto anche Silvia, la nipotina del mio papà, che ha una cascata di capelli nerissimi e gli occhi verdi, proprio come me. Quando mi ha visto ha sorriso avvolgendosi la coda di capelli lucenti intorno al collo, imitando il mio verso quando faccio le fusa.

Mi sono acciambellato accanto a lei sul divano, e Silvia sentendosi protetta si è addormentata. Siamo rimasti insieme tutta l'estate scambiandoci amore e reciproco rispetto.

Qualche volta i miei amici cittadini, salgono in collina e insieme guardiamo la luna che riflette la sua luce argentata sul mare.

Rispetto la natura e me stesso e finalmente respiro, anche perché la vita non è affatto complicata come si pensa. Invece è come fare un viaggio, certo un viaggio pieno di incognite, ma che gusto ci sarebbe se sapessimo in anticipo cosa può succederci? Alcune persone pensano per questo di organizzare tutta la loro vita controllando anche quella degli altri, e facendo così si perdono il gusto delle sorprese e i momenti più divertenti.

Si sa che non possiamo scegliere dove nascere, ma possiamo crescendo, scegliere dove vivere e con chi vivere, e se tutti gli esseri della Terra si riempissero l'anima delle vibrazioni d'amore, non ci sarebbe più posto per le cattiverie e le malattie.

A proposito cari bambini, nei libri non si trovano tutte le verità assolute del mondo, ma sicuramente aiutano a buttare giù i limiti mentali del pregiudizio, quindi andate sempre a trovare le mie amiche Emanuela e Donatella per cercare una storia da leggere. Ricordate sempre che gli animali sono creature intelligenti e sensibili, amateli con delicatezza e garbo, rispettando la loro natura, e non mollate mai, qualsiasi cosa possa succedervi.

Un grande abbraccio dal vostro amico, Gatto Oreste.

 

The end.

 

Dedico questo racconto a Orlando e Vitas

Amici felini di lunga data.

 

Leggo da quando ero una bimba piccola, e ho continuato a leggere, affamata di storie, di conseguenza ho comprato una quantità di libri esagerata in svariati negozi, conosciuti e meno conosciuti.

Quando abitavo a Genova, sotto i portici di Piazza Colombo, in pieno centro, c'erano le bancarelle dei libri usati, e appena avevo un soldino lo spendevo in quelle bancarelle. Lo faccio ancora adesso.

Un giorno sono entrata nel negozio Mondadori di via V. Emanuele, 252 a Bordighera, trovando un'attenzione al cliente che raramente riscontra doppioni. Emanuela e Donatella sono due splendide anime che ti accompagnano nella scelta delle tue ricerche, con pazienza e amore, aiutandoti in tutti i modi a scovare la storia giusta per te, poiché i libri sono come medicine che possono lenire la tua sete di conoscenza, la tua voglia di avventura, il tuo sogno d'amore, la tua riscossa nella vita, regalandoti inaspettate e sorprendenti emozioni.

 

Grazie ragazze.

Daria.