Fucsia per un giorno.

"Foto di Daria Unida"

 

 

 

 

Sestri Ponente.  Marzo 2016.

 

 

Ieri mi hanno licenziata, ma non è stata colpa mia. No, davvero. Ho sempre saputo quanto valgo, ma peggio per loro.

<< Sa chi è il proprietario di questa famosissima azienda?>> mi ha sollecitato il direttore di reparto.

<< No.>>

<< Bene, sa che cosa farebbe in questo momento?>>

" Direi di no, idiota" ho pensato " ti ho appena detto che non so chi sia."

<< Non risponde? Bene, allora la informo io. Avrebbe l'espressione dello schifato e parole di rimprovero molto dure. Lei è in prova da due settimane e da due settimane arriva in ritardo ogni santo giorno!>> ha sottolineato imbufalito.

Ho cercato di limitare il danno:

<< Si ma arrivo in ritardo di solo dieci minuti. Viviamo in una regione super trafficata e i ritardi ferroviari sono all'ordine del giorno.>>

Il direttore ha digrignato i denti e me li ha mostrati. Non è stato un bel vedere, avrebbe bisogno di una visita dentistica.

Ad ottobre i dentisti visitano gratis, basterà che aspetti più o meno sette mesi e avrà una visita gratuita.

<< Quindi cara signorina, dal momento che è in prova, siamo tenuti a mandarla a casa senza farla passare dal via.>> mi ha informato con un ghigno degno di un film horror.

Il quel momento mi sono ricordata di una frase che mi dice sempre mio padre:

<< Il modo migliore per superare i momenti dolorosi è ammantarli di dignità.>> di conseguenza mi sono alzata e mi sono avviata verso la porta.  Sulla soglia però mi sono ricordata di una frase che mi dice sempre mia nonna:

<< Diventerai ricca, quindi non avrai bisogno di lavorare.>>

Ho alzato le spalle con superiorità fissandolo con compassione e condiscendenza, poi sono andata via sbattendo la porta dietro di me con una violenza inaudita. 

Le nuvole scure avevano coperto il cielo, premendo i gas di scarico contro l'asfalto. Mentre camminavo verso la stazione ho ripensato alla frase di mia nonna. Con queste premesse appare chiaro che nella vita non combinerò un benemerito nulla.

Il mondo è pieno di opportunità, basterà guardarmi intorno e fare qualche domanda con relativo curricula ed è fatta. Ho ancora qualche soldino da parte. Sicuramente troverò un lavoro prima della fine del mio gruzzolo. Con questo pensiero positivo, il giorno dopo, mi sono alzata per preparami una colazione degna di una regina, anche se entrando in cucina mi sono venuti i sensi di colpa perché era una vita che non aiutavo nonna Chanel a fare le pulizie. In realtà una volta alla settimana viene una signora che sbriga le faccende più pesanti, il resto lo faccio io con nonna Chanel che fa finta di aiutarmi. Appena mi intercetta seduta su una sedia mi propone sempre qualche lavoretto cercando di intenerirmi con la sua infanzia infelice di bambina obbligata ad aiutare la madre nei lavori più pesanti, quindi quando non ho nulla da fare cerco di defilarmi il più velocemente possibile. Mi sono buttata tutto alle spalle e per il resto della giornata ho recitato la parte della nipote disponibile.

Ancora in pigiama e con i capelli scarmigliati sono entrata in cucina, ho acceso la radio e preparato il caffè.

<< Che ci fai a casa Veronica?>> ha chiesto nonna Chanel togliendomi la caffettiera dalle mani.

In realtà si chiama Crocefissa per un voto fatto da sua madre, il quale sfortunatamente per lei ha avuto esito positivo, quindi non le è rimasto altro da fare che spargere in giro la voce di chiamarsi Chanel. Ciò che avrebbe comunque dovuto fare è limitarsi un po’ nella scelta del nome, alquanto discutibile, anche se non dovrebbe stupirmi, dal momento che ha ottantacinque anni compiuti e si veste come una Winx.

<< Sto cercando di sfuggire da un posto di lavoro obbligatorio.>> mi sono giustificata con sarcasmo.

<< Fammi indovinare, sei stata licenziata?>>

<< Si.>> ho replicato controvoglia.

<< Oh, merda!>>

<< Nonna! Non dire parolacce.>>

<< Scusa, ci sono rimasta male. Mi dispiace, le cose dovrebbero ritornare come ai tempi in cui l'economia non era in malora.>>

<< Parli dei primi anni del settecento?>> ho ribattuto ridendo.

<< Magari...ma tu non preoccuparti, lo sai che diventerai ricca.>>

<< Grazie nonna sai sempre come tirarmi su il morale.>> ho detto abbracciandola e facendo scintille, poiché mia nonna indossa solo abiti acrilici, ma solo perché (dice lei) non si stropicciano e non si stirano.

<< Grazie tesoro, ma è solo merito della tua bellezza, che funzionerà come un potente afrodisiaco.>>

<< Crocefissa, non dica stupidaggini, le donne vanno valutate per la loro personalità e intelligenza, non per la grandezza delle tette.>> ha esordito la compagna di papà entrando in cucina.

Mio padre e mia madre sono divorziati da quando ero poco più di una bambina, e la nonna mi ha spiegato che hanno passato metà del loro matrimonio a cercare un bimbo che non arrivava, fino a quando mia madre è rimasta incinta di me, in un momento in cui non se lo aspettava più, avendo da poco compiuto quarant' anni. A quel punto erano già distanti anni luce e con coraggio hanno deciso di separarsi. Mia madre poi si è risposata con un signore inglese, con il quale vado d'accordo, e di conseguenza è andata ad abitare a Londra. Io non me la sono sentita di seguirla e sono rimasta a vivere con papà e la nonna. Mio padre ha avuto varie storie ma senza legarsi mai e da pochi mesi frequenta Eleonora, ma dubito, conoscendo papà, che la storia possa prendere una piega matrimoniale, anzi.

<< Buongiorno Eleonora, come mai a quest'ora di mattina?>> mi sono informata sorpresa.

<< Sono venuta per il fine settimana. Comunque non dare retta a tua nonna perché essere l'oggetto del desiderio da un senso infinito di potenza, ma essere solo ciò è una prospettiva piuttosto squallida. Posso avere anche io una tazza di caffè?>>

Eleonora e mia nonna non sono spiriti affini, non hanno una sola cosa in comune, si danno del lei e si detestano cordialmente. Sedute al tavolo della cucina abbiamo sorseggiato il nostro caffè e mia nonna si è accesa una sigaretta.

<< Lo sa Crocefissa che non deve fumare.>> l'ha ammonita Eleonora.

<< Non credo che siano affari che la riguardano Eleonora.>> ha obiettato nonna, appellandola con il nome intero, cosa che non fa mai perché non la chiama mai.

<< Mi preoccupo poiché le fa male alla salute.>>

<< Fumo da quando avevo vent'anni anni e ora ne ho ottantacinque: dimostrazione palese che le teorie della medicina non valgono un accidente. Non ho nessuna intenzione di fare come mia sorella Agata, che ha passato la vita ad invecchiare bene senza bere, senza mangiare, senza fumare, stendendo tutte le rughe, occultandole, cancellandole e fingendo d'essere molto più giovane, barando sull'età. Ma che vita è? E poi è morta, come tutti, ma solo vent'anni prima del previsto. Trovo che invecchiare bene sia giusto, ma rimbecillire, no.>> detto ciò si è alzata uscendo dalla cucina come una regina.

<< Che ha mia madre? Le ho dato il buongiorno e mi ha risposto con un grugnito. Di solito è sempre cordiale e di buonumore.>> papà si è palesato sulla porta con un’espressione sorpresa.

<< Eleonora le ha detto di non fumare.>> ho spifferato facendo la spia.

<< Eleonora lasciala tranquilla, è l'unica mamma che non rompe le palle nel mondo e tu vuoi farla diventare come le altre? C'è un po’ di caffè anche per me Veronica?>> papà mi ha baciata sulla fronte prima di sedersi: << Come mai sei a casa Veronica?>>

<< E' stata licenziata perché è arrivata in ritardo ogni giorno. >> l'ha aggiornato Eleonora perché probabilmente stava origliando dietro la porta, senza darmi il tempo di spiegare.

<< Ovvio, abita a Sestri Ponente e andava a lavorare a Chiavari, dimmi te se poteva arrivare in orario. >> papà mi ha sostenuta senza remore e dopo aver gustato il suo caffè mi ha dato una splendida notizia:

<< Tesoro non disperare, ieri un mio cliente mi ha chiesto se conoscevo qualcuno che stesse cercando un impiego e avesse voglia di imparare. Gli ho parlato di te, guarda il caso a volte. Ti aspetta appena puoi. Adesso lo chiamo e lo avviso. Andiamo Eleonora, ti accompagno in albergo.>>

E ' uscito tutto contento e anche io mi sono sentita elettrizzata all'idea di un nuovo lavoro e del fatto che non mi debba alzare alle quattro del mattino per arrivare in orario.

<< Veronica mi accompagneresti al supermercato nel pomeriggio? Domani vengono a pranzo Eleonora e Sonia. >> mi ha chiesto la nonna rientrando in cucina mettendomi al corrente della disgrazia mentre lavavo le stoviglie della colazione. Una tazzina mi è sfuggita dalle mani frantumandosi in mille pezzi dentro il lavandino.

<< Scusami nonna, ma la notizia mi ha sconvolto.>> ho dichiarato cercando di discolparmi e dandomi subito da fare per raccogliere i cocci.

<< Lascia stare tesoro, faccio io, però mi consola il fatto che non possediamo servizi di porcellana dello Zar Imperiale di Russia.>> siamo scoppiate a ridere e ciò è servito a farmi rilassare, poiché la notizia del pranzo in compagnia di Eleonora e figlia, mi ha innervosita.

Sonia ha sette anni più di me, cioè trentuno ed è laureata in psicologia come sua madre, vivono a Milano e ciò mi rende felice perché ci separano vari chilometri.

Non ho nulla in comune con loro e a mala pena le trovo sopportabili perché si confermano le due persone più rompiscatole dell'universo e perché sono pallosissime. Hanno sempre qualcosa da rimproverare a tutti noi e ci trattano con superiorità, credendo di essere le persone più intelligenti sulla faccia della Terra. Indossano sempre gonna grigie e camicette di seta di un bianco accecante, e passano tutto il loro tempo libero a fare torte, che per altro sono immangiabili.

Dichiaro solennemente i miei dubbi sul fatto che papà si sia accorto di ciò.

Alle 11.00 in punto mi sono presentata all'indirizzo che mi ha dato papà per il colloquio, il quale è sito in via Sestri: via principale di Sestri Ponente e passaggio obbligatorio per chi vuole mettersi in mostra.  Noi locali diciamo: " Fare le vasche."

Il numero civico corrisponde ad un agenzia di pompe funebri. Sono rimasta un po’ interdetta a fissare l'insegna nera con una scritta in oro “Pompe funebri F. Allegri". C'è poco da stare allegri, mi sono detta spingendo la porta a vetri con la pesante maniglia in ottone.

La porta si è aperta su un vasto atrio dal pavimento ricoperto di morbida moquette color sabbia e una grande scrivania laccata di nero con profili dorati, lucidissima.

L'atmosfera era ovattata e silenziosa e nell'aria aleggiava un sentore d’incenso e acqua di rose.

<< Avrei un appuntamento.>> ho annunciato in un filo di voce ad un signore seduto rigidamente dietro la scrivania con un viso funebre, pallido e scavato. Se fossi stata maschio mi sarei toccata i gioielli di famiglia.

<< Lei deve essere la figlia del Signor Giulio, dico bene?>> 

<< Si.>>

<< Bene, mi segua.>> Zio Fester mi ha preceduta lungo un corridoio.

Quando sono entrata nell’ufficio ho avuto un mancamento, chiedendomi se per caso fossi finita sul set di un film hollywoodiano. Davanti a me c'era un essere strafico di sesso maschile, abbigliato con un completo giacca pantaloni elegantissimo, con cravatta e gilet. Capelli lisci color caramello che gli sfioravano il colletto della camicia, mascella definita e occhi color del cielo terso.

Ho fatto l'indifferente sedendomi sulla poltroncina di fronte alla sua scrivania, sperando che non mi chiedesse di diventare la sua nuova segretaria, perché altrimenti avrei passato le mie ore di lavoro a guardarlo a bocca aperta. Per fortuna a casa mi sono esercitata davanti allo specchio per sfociare il mio sorriso più sexy.

<< Veniamo subito al dunque signorina...signorina?>> mi ha interrogato con una voce bassa, colma di timbri baritonali, mettendo in mostra un'arcata di denti bianchissimi. Accidenti, ma lo avrà un difetto che me lo faccia apparire odioso?

<< Veronica.>> ho risposto cercando di dare alla mia voce un'impostazione professionale.

<< Io sono Allegri Federico e conosco suo padre da alcuni anni poiché ho comprato da lui le mie due ultime auto. Due giorni fa parlando del più e del meno gli ho chiesto se conosceva qualcuno disposto ad imparare in fretta, e oggi sono venuto a conoscenza che è stata licenziata.>>

" Oh, cazzo, bella figura di merda. " ho pensato infuriata con papà che ha spifferato ai quattro venti la mia disgrazia lavorativa.

Ho abbassato lo sguardo sulla borsa, cioè lo zaino, che per quanto in pelle è sempre uno zaino. In quel momento avrei voluto indossare un abitino sexy e i tacchi alti, invece dei jeans strappati e new balance rosse, e magari avere i capelli conciati in una bella pettinatura sulla nuca invece che averli sciolti sulle spalle, e forse anche un filo di trucco che non guasta mai. Papà poteva avvisarmi che avrei avuto un colloquio con un becchino bello come un angelo.

<< Sto cercando una persona che possa diventare la mia segretaria, o braccio destro. Non riesco più ad occuparmi di tutto, per cui ho bisogno di una persona responsabile che in mia assenza faccia le mie veci e che si occupi dei clienti che vengono per un consulto.  Ho bisogno quindi di una persona sveglia, disponibile ad imparare velocemente. Sarebbe interessata?>> si è informato guardandomi con gli occhi socchiusi.

<< Assolutamente sì.>> ho risposto serissima, anche perché pur di lavorare con lui sarei stata disposta a farmi tumulare viva.

<< Bene, farà orario di ufficio dal lunedì al sabato mattina. Ciò che dovrà fare è imparare erudendosi sui pacchetti funerari. Bare, fiori, cremazioni, imbalsamazioni e i vari riti religiosi.>>

In quel momento ho preso consapevolezza che la mia conoscenza riguardo ai riti sacri si limita al segno della croce con conseguente genuflessione.

<< D'accordo.>> ho detto cercando di immaginarmi tutti i giorni al suo fianco.

<< Ovviamente nei primi tempi io le spiegherò tutto senza tralasciare nulla di nulla, quindi qualsiasi dubbio abbia chieda pure senza problemi. Dovrebbe però vestirsi in modo più appropriato. Intendo che un tailleur e capelli raccolti sarebbero più consoni.> >

<< D'accordo.>> ho annuito incassando il consiglio senza battere ciglio.

<< L'aspetto lunedì alle nove in punto. >>

<< A lunedì.>> mi sono alzata e lui ha fatto altrettanto seguendomi sino alla porta d'ingresso, che ha tenuto aperta galantemente per farmi uscire, mentre il signore dietro la scrivania laccata mi ha rivolto un arrivederci che sapeva di condoglianze.

A casa ho comunicato la bella notizia a papà e alla nonna, la quale ha fatto una faccia incredula esprimendosi con tristezza.

<< Povera piccola, starai sempre in mezzo ai morti.>>

<< Non dica sciocchezze Crocefissa.>> l'ha ammonita Eleonora invitata a pranzo da papà.

<< Le sciocchezze aiutano a distendere i nervi.>> ha replicato nonna sbuffando palesemente.

<< Sono quasi certa di non esserne all'altezza.>> ho annunciato sconsolata.

<< Non voglio farti coraggio con frasi banali. Certamente non sarà un lavoro semplice, ma credo che saprai impegnarti e portarlo a termine con umiltà.>> ha confermato papà orgoglioso.

<< Tesoro come sei messa con gli abiti scuri e un po’ eleganti?>> ha poi domandato nonna Chanel ritornando pratica come sempre.

<< Pochi e da discoteca, tipo magliette di pizzo trasparenti, minigonna in pelle e leggings di "Dimensione danza" con la scritta sul sedere.>> ho risposto ridendo.

<< Uhm.>> ha mugugnato mio padre << e le scarpe?>>

<< Solo ballerine, scarpe da ginnastica colorate e tacco dodici a stiletto.>>

<< Oggi shopping. Non si discute, non puoi andare a lavorare in una agenzia di pompe funebri vestita come un folletto o come una squillo.>> ha sentenziato papà allungandomi la sua carta di credito.

Nel pomeriggio con la nonna e Eleonora al seguito, abbiamo setacciato tutti i negozi di abiti alla ricerca del look perfetto.

<< Vestita così avrò la sensazione d'essere giovanissima!>> ha commentato la nonna uscendo da un negozio, dopo essersi comprata un piumino e delle scarpe da ginnastica fucsia in saldo perché fuori stagione.

<< Peccato che sia solo una sensazione.>> ha constatato Eleonora cattiva. << Sembrerà un bonbon alla fragola.>> ha aggiunto facendo una smorfia di disprezzo.

<< Mi vesto così perché non voglio ammantarmi di decadenza e le scarpe da ginnastica sono comodissime, soprattutto alla mia età. Non voglio rompermi il femore, sarebbe la fine. Comunque vorrei rammentarle che invecchierà pure lei.>>

<< Il fucsia non è il top dell'eleganza, soprattutto quando si ha qualche chilo di troppo.>> ha rincarato Eleonora, anche se, secondo il mio parere poteva evitare.

<< A me sta bene così, non voglio diventare come lei che sembra pronta per un’autopsia.>> le ha risposto mia nonna facendomi scoppiare in una fragorosa risata. In effetti Eleonora è tanto magra da sembrare uno scheletro.

Ne è seguita una diatriba su ciò che è elegante e su ciò che è volgare, rozzo e sgradevole, ma nonostante tutto sono tornata a casa con una giacca, due pantaloni, due tubini al ginocchio, ovviamente rigorosamente grigi e neri, tre camicette di cotone bianco e un sacco di risate.

 

*******

 

Stamane il sole risplendeva come in un paradiso colmo di pace e la temperatura era mite. Si presagiva una bella giornata, finché non è sopraggiunta Eleonora con sua figlia Sonia, le quali hanno frantumato le palle con la puntigliosa narrazione delle loro ultime ricerche di lavoro, senza che nessuno della nostra famiglia sia riuscito a proferir parola.

Eleonora annuiva con la testa ad ogni affermazione di Sonia, rivolgendole domande su domande che non interessavano a nessuno e facendola rimanere per ore il centro dell'attenzione. Non si sono degnate neppure di chiederci come stavamo, e non hanno salutato la nonna, che le ha interrotte con coraggio facendo tornare l'atmosfera leggera e scanzonata di sempre:

<< Perché in questa casa quando viene Eleonora non possiamo mai mangiare carne?>> ha chiesto nonna Chanel davanti al suo quadratino di tofu.

<< Perché siamo vegetariane. Lo sa che il consumo di carne fa invecchiare precocemente?>> ha sostenuto Sonia scortese, facendo a pezzi l’ultima scintilla di tolleranza di nonna Chanel, la quale ha troncato sul nascere una delle tante non richieste informazioni, rispondendo stizzita.

<< Vorrei ricordarle che invecchiare non è una cosa di cui vergognarsi.>> 

<< Nonna non pensarci, pensa a qualcosa di bello.>> le ho bisbigliato a bassa voce, dandole di gomito.

<< Facile per te che sei più giovane, ma stavo appunto pensando a qualcosa di bello, cioè ad un pollo arrosto bello succoso.>> ha risposto ridendo.

<< Tutti sono più giovani di lei in questa stanza Crocefissa, quindi la smetta di lagnarsi e mangi il tofu che le fa bene. Se fossi Giulio la metterei in una casa di riposo.>> le ha fatto notare Sonia facendo una smorfia di disgusto e sbriciolando di conseguenza l’ultima remora di educazione di nonna.

<< Per mia fortuna lei non è mia figlia, perché altrimenti invece di mandarla all'università l'avrei spedita a lavare cessi, e sa dove se lo può infilare il tofu cara Sonia?>> Papà ed io abbiamo fatto fatica nel trattenere una risata mastodontica, poi papà ha cercato di mettere pace cambiando subito discorso per tagliare sul nascere qualsiasi litigio, e l'argomento in questione è stato l'immaginabile svolta della mia vita lavorativa.

<< Se tu avessi proseguito con l'università ora non ti troveresti in questa assurda situazione. Non avere una posizione importante è una vergogna e senza università si rimane fuori dal gioco, cioè senza nessuna prospettiva per un futuro degno di nota.>> mi ha fatto sapere Sonia dall'alto della sua amabilità.

<< Credi che il cervello funzioni solo a coloro che hanno frequentato l’università? Tu sei laureata, eppure non mi sembra che ti abbiano dato l'Oscar per la genialità.>> ho replicato sperando che gli andasse di traverso il suo caro tofu del cavolo, che tanto per la cronaca sa di gomma da disegno.  A quel punto Eleonora si è intromessa nella conversazione con fervore difendendo sua figlia e regalandoci una filippica sull'utilità della famosa laurea, insistendo pesantemente sul fatto che se non hai la laurea non sei nessuno. L'avrei presa a scarpate. La nonna l'ha interrotta ancora, senza tante gentilezze.

<< In verità non ho mai compreso l'utilizzo di stare distesa su un divano a farsi dissezionare la psiche, ma da voi non mi farei dissezionare neppure il tofu che sto mangiando, anche perché sono completamente contraria alla psicanalisi: è il male del secolo. Potreste guardarvi intorno e scoprire improvvisamente che nel mondo ci sono esseri non laureati molto più intelligenti di voi.>>

E' stato oltremodo gratificante notare come si è offesa la stizzosa Sonia, che io papà e nonna abbiamo sopranominato " bocca di culo", merito del suo modo di strizzare le labbra quando è offesa e nervosa.  Sonia si è alzata di scatto urlando:

<< Non le permetto di parlarmi in questo modo.>>

A quel punto ho portato nonna Chanel in cucina, lasciando papà a sbrigarsela con le due isteriche. Siamo rimaste in cucina a berci un buon caffè mentre la nonna faceva l'imitazione di Sonia. Adoro nonna Chanel!!!

Quando sono partite per Milano la giornata ha ripreso il suo respiro, anche se papà era giù di tono.

Prima di andare a dormire ho dato la buonanotte alla nonna.

<< Perché in questa stanza c'è così buio?>> ho chiesto cercando l'interruttore della luce con la mano.

<< Mi preparo per quando sarò chiusa dentro una bara.>> mi ha risposto serissima.

Mi sono sdraiata sul grande letto al suo fianco prendendole la mano grassottella e fresca. Tutta la sua persona odora di violette.

<< Oggi a pranzo sei stata una grande, quando hai zittito Sonia.>> mi sono complimentata ridendo.

<< Mi viene naturale, e poi le riserve di tolleranza che ho in me quando la vedo cominciano a scarseggiare dopo solo dieci secondi.>> ha ironizzato facendomi l'occhietto.

<< Siamo così diverse Sonia ed io, eppure sarà stata educata pure lei.>>

<< Nessuno al mondo riceve la stessa educazione, e nessuno la interpreta nello stesso modo, quindi stai serena.>>

<< Lei però nella vita è riuscita a concretizzare tutto ciò che desiderava. Non è come me che a ventiquattro anni non ho ancora concluso nulla.>>

<< Tesoro, quando sei diversa hai solo due possibilità, o diventi un genio acclamato nel mondo o fai di tutto per distinguerti dagli altri. Tu hai scelto la seconda possibilità.>>

<< E Sonia?>>

<< Sonia è stata educata a realizzare le aspettative di sua madre, infatti è la sua fotocopia. Inoltre si ostina a preparare torte che non sono neppure lontanamente commestibili: quella di oggi sembrava calcestruzzo. Mentre tu sei come tuo padre, libera e indipendente, lo sei sempre stata anche da piccina, perché ti abbiamo insegnato da sempre che la vita è dura e bisogna inventarsi un mondo interiore colmo di immaginazione e gioia per poter comprenderla appieno. Infatti sei diventata un'adulta consapevole, senza aver abbandonato il mondo leggero dei bambini, ed è per questo che sei così bella. Perché ti circondi di grazia e armonia, ingredienti base per essere belli. Ora però sparisci che ho la schiena dolorante e le gambe di piombo.>>

<< Grazie nonna, non so come farei se non ci fossi tu a farmi capire certe cose.>> l'ho baciata sulla fronte fresca e sono uscita spegnendo la luce.

Prima di addormentarmi ho pensato, forse per la prima volta, che potrei perderla, e ciò mi ha scavato dentro un vuoto incredibile, perché le nostre conversazioni mi aiutano a vivere, ricordandomi la morbida leggerezza della seta.

 

 

                                                                       

 

Sestri Ponente, Maggio 2016

 

Il cielo oggi è una cupola azzurra sui tetti della città, la quale ha abbracciato l'arrivo dell'estate.

All'agenzia di pompe funebri tutto procede per il meglio, cioè, scusate…intendevo le mie capacità lavorative. Perdonatemi. Ormai conosco tutto a memoria e posso consigliare i clienti nel modo migliore, senza fare danni. Poco tempo dopo aver cominciato il mio nuovo lavoro ho conosciuto il fratello di Federico Allegri, e a onore del vero pur essendo Federico un gran bel vedere, suo fratello Maurizio lo supera di gran lunga, e anche se è più giovane di due anni è più riservato e maturo. Inoltre quando mi parla è sempre in imbarazzo e non comprendo perché. Ho scoperto che è un dentista e che sta progettando di aprire uno studio tutto suo. In quel momento ho compreso il biancore luminoso e la perfezione dei denti di famiglia.

<< Buongiorno Veronica.>> Federico è entrato in negozio carico d'energia.

<< Buongiorno Federico.>> ho risposto educatamente rimettendomi subito al lavoro. Federico è riapparso dopo pochi minuti lasciandomi una lista di telefonate da fare ed è uscito di corsa. Dovrebbe imparare a rilassarsi un po’.

A metà mattinata la porta si è aperta ed è entrata mia nonna Chanel.

<< Nonna, che ci fai tu qui? E' successo qualcosa a casa?>> ho chiesto in ansia.

<< No, non è successo nulla, tutto bene.>> ha sorriso, e il volto ha assunto un'espressione infantile e un po’ birichina.

<< Ah, ok, ma allora che ci fai qui?>> ho domandato ancora, senza capire.

<< Sono venuta per una consulenza.>> ha asserito serissima.

<< Consulenza? E su cosa? Questa è un'agenzia di pompe funebri ed io sto lavorando, non posso perdere tempo a parlare con te. Di qualsiasi cosa si tratti né parliamo a casa.>>

<< Appunto, è un'agenzia di pompe funebri. Ho bisogno di una consulenza per organizzare il mio funerale.>> ha dichiarato accomodandosi sulla poltroncina davanti alla scrivania.

Sembrava una vecchietta delle commedie americane, stravagante nella sua camicia a fiori e l'aria svanita.

<< Nonna, ti comunico che per organizzare un funerale ci vuole un cadavere. Cioè devi essere a tutti gli effetti, clinicamente morta.>> le ho fatto sapere ridendo poiché scherza sempre su le cose più serie.

<< Vero, non sono ancora morta, ma il tempo comincia a stringere ed io sto cadendo a pezzi. Ho le rughe, la pelle floscia, i capelli bianchi, la forza di una formica schiacciata da un trattore e non riesco più a piegare le ginocchia. Hai provato a camminare senza piegare le ginocchia? Sembro Frankenstein! E quando mi siedo poi non riesco più ad alzarmi: ci vuole una gru.>>

<< Nonna hai ottantacinque anni, è naturale che tu abbia le rughe, la pelle cadente e i capelli bianchi.>>

<< Questo non lo metto in dubbio, di conseguenza non metto neppure in dubbio che io possa morire da un momento all'altro, quindi sono venuta a scegliermi un funerale di mio gusto, anche perché mio figlio e la sua compagna hanno sempre qualcosa da rimproverarmi, di conseguenza non voglio affidare il mio look mortuario a due incompetenti. L'unica di cui posso fidarmi sei tu.>> ha concluso trasmettendomi un mare di tenerezza.

<< Ok, cosa devo fare esattamente?>>

<< Mostrami i vari pacchetti funerari. Voglio scegliere e lasciare scritto tutto presso un notaio. Tu mi devi appoggiare, per cui niente di quello che ci diremo dovrà uscire dalle tue labbra. Promesso?>>

<< Prometto solennemente.>> ho detto facendomi la croce sul cuore, però mi scappava da ridere.

<< Vorrei che fossi tu a scegliere gli abiti per la mia vestizione, ovviamente scegli qualcosa di fucsia, e prendi nota che preferirei farmi cremare, perché mi sembra più divertente che finire imbalsamata come un alce dell'Alaska. >>

<< Prendo nota anche di ciò, però nonna mi stai facendo diventare triste.>>

<< Non fare la sciocca, la morte non è la fine di tutto. E' come partire per una vacanza.>>

<< Io non voglio che tu parta per una vacanza.>>

<< L'erba voglio non cresce neppure nel giardino del Re, e poi tutti moriremo, è una verità incontrovertibile, anche se nella nostra società nessuno ne vuole parlare. Le persone vogliono vivere moltissimo e sembrare più giovani, e finirà che la vita si allungherà terribilmente, diventando mostruosa e noiosissima, mi dispiace ma il solo pensiero mi fa orrore. L'unica cosa importante è invecchiare con bellezza. I giovani belli sono creazioni della natura, ma gli anziani belli sono opere d'arte, almeno parlo per me.>>

<< Intendi rifarti qualcosa con la chirurgia plastica?>> ho chiesto perplessa.

<< No di certo, parlavo di bellezza interiore.>>

<< E la funzione come la desideri?>> ho domandato con cautela.

<< Cattolica, ma senza processioni che fanno il giro della chiesa sino al presbiterio.  Se proprio devi mettere della musica avvisa l'organista che voglio un pezzo dei Bee-gees. La bara la voglio chiara, niente di scuro, e scrivi che tutti si devono vestire di fucsia. Mi piacerebbe che tu leggessi qualche parola ai presenti, rievocando l'immagine della defunta, che poi sarei io, anche perché di solito i preti dicono sempre le stesse cose, infilandole a caso dentro un sermone noiosissimo, di qualsiasi cadavere si tratti. >>

<< Nonna ciò riguarda il rigore liturgico.>> ho detto serissima anche se mi scappava da ridere. Adoro nonna Chanel!

<< Per quanto mi riguarda il rigore liturgico può andare a farsi benedire, dal momento che è stato inventato dall'uomo. In fondo i riti religiosi sono recite teatrali, e se puoi versa qualche lacrima di circostanza, ma senza esagerare. Non mi sono mai piaciute le scene alla Mario Merola. Alla fine della fiera i funerali servono per salutare il defunto, di conseguenza non è obbligatorio drammatizzare.>>

<< D'accordo>> ho accettato ridendo << cercherò di mantenere un atteggiamento di mortificato dolore senza cadere nel patetico. Andiamo avanti. Che fiori desideri?  Vuoi una corona o dei cuscini? E il copri cassa come lo vuoi?>> ho domandato ancora pronta a scrivere.

<< Ricordati che i fiori sono un dono di Dio, quindi preferirei lasciarli attaccati al terreno. Mi piacerebbe solo un piccolo bouquet di viole del pensiero.  Niente corone o cuscini, sono soldi buttati via e vite sprecate.>>

<< Nonna le viole appassiscono velocemente e poi non è detto che le troviamo. Tutto dipende dal periodo in cui mancherai.>> mi sono bloccata di colpo perché non volevo più continuare quella conversazione, a mio avviso, fuori luogo.

<< Voglio le violette che poi verranno cremate insieme a me. Punto, non si discute. Le mie ceneri le spargerai dove ti dirà il notaio, e voglio che sia tu a farlo. Solo tu. Intesi? >>

<< Certo nonna, sto prendendo appunti. E' tutto ciò che desideri?>>

<< No. Poiché tutti i funerali sono tristi, ma non perché il defunto è defunto, ma solo perché dopo non c'è nulla da mangiare e da bere, gradirei che tu organizzassi un brindisi con qualche tartina gustosa e tutti i pezzi ballabili dei Bee-Gees. Ora vado che ho fretta. Fammi sapere quanto mi costa il pacchetto funerario tutto compreso, i soldi non mi mancano.>> si è alzata un po’ a fatica togliendosi dai pantaloni un'invisibile pelucco.

<< Cosa mai potrei desiderare d'altro?>> ha domandato soprappensiero guardandosi attorno come se fosse in un negozio zeppo di dolciumi.

<< Per esempio che tu non debba morire?>> ho proposto ironicamente.

<< Tutto ciò che desidero dopo la mia morte è che tu sparga le mie ceneri e promettimi sul tuo onore di metterle dentro un'urna fucsia e di non far cantare nessuna messa per il mio futuro suffragio. Troverai le mie disposizioni presso il notaio Paoletti e non fare quella faccia, la morte è l'evento più banale nell'universo.>> ha confermato telegraficamente girando intorno alla scrivania per darmi un bacio sulla fronte.

Per il resto della mattina sono stata distratta da una lunga sequenza di telefonate, avvolta dalla malinconia fino a quando preparandomi per andare a casa è entrato Maurizio Allegri.

<< Buongiorno.>> ha sussurrato in imbarazzo, come sempre.

<< Buongiorno, stavo andando in pausa pranzo.>> ho detto allegra per metterlo a suo agio.

<< Ah, bene, che ne dici di mangiare un boccone insieme?>> ha chiesto abbassando lo sguardo.

<< A dire il vero mi aspettano a casa, ma non c'è problema, avviso che non vado.>> ho risposto per non fare la figura della bambinetta.

<< Non vorrei crearti problemi, se hai già un impegno non lo disdire per me.>>

<< Ci metto solo un attimo.>> ho annunciato spostandomi per parlare al cellulare con mia nonna. Da quel momento ho sentito diffondersi nello stomaco un inebriante sensazione di primavera inoltrata, come uno sfarfallio di fatine microscopiche.

 

*******

 

 

Sestri Ponente, Luglio 2016.

 

I ferormoni di Maurizio si sono incontrati con i miei, provocando uno stato di trance biochimico, in poche parole ci siamo innamorati. Suo fratello Federico, mi ha confessato che se lo aspettava poiché dal momento in cui Maurizio mi ha conosciuta, il suo cervello ha avuto un arresto momentaneo delle funzioni cerebrali. Anche io mi ero accorta di piacergli, ma ho fatto la finta tonta ricordandomi le parole di mia nonna:

<< Quando nei paraggi c'è un maschio che ti piace cammina a testa alta e dissimula qualsiasi interesse. Ignoralo. Funziona, funziona sempre.>> così ho fatto anche se devo ammettere di non essere nata per flirtare, anzi...però da quando l'ho conosciuto mi sono ammazzata in palestra in ore e ore di corsa sul tapis-roulant. Cosa assurda, perché se c'è una cosa che non mi piace è correre. Ho cercato di buttarmi a testa bassa nel lavoro per conservare un po’ di dignità, perché ogni volta che incontravo i suoi occhi azzurri il cuore mi saliva in gola.

Il primo bacio me lo ha dato ieri sera sotto una luna luminosa che gravitava sulla spiaggia di Pegli.  Ci siamo avvicinati alla riva dove gli spruzzi delle onde nebulizzavano l'aria e il rumore dell'acqua che tornava indietro assomigliava ai brividi che mi scuotevano in quel momento. Non vedo l'ora di raccontarlo a nonna Chanel.

<< E' stato bellissimo, non mi sono neanche accorta che il tempo passava.>> ho concluso alla fine del mio racconto seduta sul suo letto nella semi oscurità della stanza.

Solo una striscia di luna argentata decorava il parquet.

<< Quando si è innamorati non ti importa un fico secco del tempo che passa.>> ha commentato prendendomi la mano nella sua.

<< L'hai provato anche tu?>> ho chiesto curiosa.

<< Certo.>> di colpo ha girato il viso dai lineamenti morbidi verso la finestra.

<< Nonna cosa c’è?>>

<< Vuoi sentire una storia?>> ha proposto rispondendo alla mia domanda con un'altra domanda.

<< Ho tutto il tempo che vuoi.>> ho risposto accoccolandomi ai suoi piedi pregustandomi la storia, anche perché mia nonna ha un modo di raccontare che ti avvolge completamente.

<< Era l'estate del millenovecentocinquanta e da pochi anni era finita la guerra e la gente aveva solo voglia di divertimento, desiderando un momento infinito di generale leggerezza.  Quando ero una ragazzina, nella nostra famiglia ci furono momenti durissimi in cui la mamma vendette l'oro e anche dei vestiti per comprare del cibo, e tornare alla normalità è stato faticoso, ma la fine della guerra diede a tutti la spinta giusta, se così si può dire. Anche i miei genitori dopo il ritrovato equilibrio decisero di partire per le vacanze per distrarsi un po', scegliendo una località sul mare nelle vicinanze di Sanremo, che all'epoca era una località molto ambita, anche perché vicina alla Costa Azzurra. Decisero di prenotare all' Excelsior di Bordighera due settimane di vacanza. Io e mia sorella non stavamo nella pelle e facemmo le valigie tra risate e schiamazzi cercando di informarci su cosa fosse all'ultima moda. Come vedi passano le epoche, ma certe cose non cambiano mai. Ricordo la passeggiata sul mare di Bordighera piena di bar e ristorantini, dove i turisti si affollavano per trovare un tavolino libero sotto gli ombrelloni colorati, tutti alla ricerca di uno spicchio d'ombra. Sento ancora l'odore delle polpette di pesce. La sera serpeggiava sempre un venticello fresco che ti costringeva ad infilare un golfino di cotone. Noi indossavamo quelli lavorati ai ferri da nostra madre, sempre rigorosamente in colori pastello. Azzurro per me e verdino per mia sorella Agata, la quale passava le sue giornate immersa nella lettura del romanzo rosa " La passeggera nel vento" di Liala. Il giorno dopo il nostro arrivo scendemmo alla spiaggia, dove un efficiente bagnino aprì l'ombrellone e le sdraio. Mentre mi arrostivo al sole ho aperto gli occhi e ho guardato verso la riva, dove un ragazzo abbronzato e bello come un dio mi fissava seduto sul pattino di legno. Sul mare regnava la bonaccia e decine di barche scivolavano verso il largo cercando il vento. Il ragazzo mi piantò addosso i suoi occhi scuri con una sfacciataggine impudente. Tra noi si insinuò subito una singolare tensione, come una specie di vibrazione di calma apparente, ma con un sottofondo di temporale in arrivo. Una specie di bizzarria meteorologica del sesso. All'epoca dei fatti avevo già vent'anni, ma ero ancora vergine e mi trainavo dietro un carro colmo di desideri, ma era assolutamente naturale e normale che i nostri genitori vegliassero su di noi come gendarmi in uniforme, togliendoci la possibilità di decidere dove andare, con chi andare e quale strada percorrere. Quindi anche il nostro più piccolo movimento doveva essere sottoposto al vaglio degli inquirenti genitoriali, e tanto per non farci troppo divertire anche in vacanza nostra madre ci delegava compiti ingrati, come fare centrini all'uncinetto o leggere e rileggere " I promessi sposi", ma alla fine dei conti non ci dispiaceva perché i ragazzi di allora erano un po’ tutti nella stessa situazione. Educazione, rigore, discrezione e decenza erano fondamentali, soprattutto per noi ragazze. Di conseguenza quando gli estranei mi chiedevano cosa volessi fare da adulta, rispondevo che volevo fare il maschio.>> qui la nonna si è fermata, ma solo perché io sono scoppiata in una sonora risata, e lei ne ha approfittato per accendere una sigaretta, confermando l'amore per il suo unico vizio, definito da Eleonora " Scandaloso."

<< E poi?>> l'ho incalzata curiosissima.

<< E poi ci siamo avvicinati. Si chiamava Michel ed abitava a Sospel, un paese sopra Mentone, in Francia. Aveva un accento molto sexy ma il suo italiano era corretto. Metteva in moto la sua lambretta azzurra italiana e veniva ogni giorno al mare a Bordighera dove lavorava presso l'albergo Excelsior come cameriere. Da quel giorno mi inventai mille scuse per poter stare anche solo pochi minuti in sua compagnia, lontano da occhi indiscreti e di conseguenza mi innamorai di lui. Quando serviva a tavola aveva l'aspetto efficiente, laccato e sicuro, e quando la sera terminava il suo turno io salivo in camera con la scusa di prendere il golfino, che puntualmente dimenticavo. Lui saliva subito dopo e ci baciavamo dentro un disimpegno per i carrelli delle pulizie, di cui lui possedeva il doppione della chiave e il quale sembrava creato apposta per pomiciare indisturbati, e lì la sua compostezza andava a farsi benedire. Furono momenti unici e ci facemmo trascinare, tanto che cominciai a chiedermi a cosa sarei stata disposta a perdere per lui. E ciò che persi fu la verginità, esattamente l'unica volta che non mi depilai come avrei dovuto, e comunque ero stufa d'essere vergine.>>

<< E' stato solo sesso?>> ho chiesto ridendo.

<< Se consideri il sesso solo sesso, risulta una cosa vuota, ma se lo consideri amore, risulta una danza. Tutto dipende come lo vivi. Una sera in cui i miei genitori furono invitati ad una festa, andammo in collina con la lambretta, cercando un posto solitario, lontano da sguardi indiscreti. Michel si definiva l'ultimo dei romantici, diceva di discendere da una stirpe di sangue blu e si vestiva sempre con grande eleganza. In quell’occasione portò con sé un piccolo barattolo con il quale catturò una lucciola per me. La guardai danzare luminosa dentro il vetro con la bocca aperta per lo stupore e la meraviglia, poi insieme la lasciammo andare libera nel bosco. Era un essere molto sensibile e amava la natura, forse più delle persone. Per me fu un momento magico. In quel periodo ero convinta che la vita mi dovesse promettere tutto ciò che sembrava aver donato ad altri, ma non fu così perché la vita riserva sempre delle sgradite sorprese. Una sera in riva al mare Michel mi parlò in modo speciale regalandomi il suo anello e chiedendomi di diventare sua moglie. Non toccai il cielo con un dito, ma ci entrai con tutto il corpo. Ricordo che eravamo seduti dentro una vecchia barca, e il sole tramontava davanti ai nostri occhi, colmando di bagliori d'oro i nostri visi vicini. Spesso nella vita si scambiano i riflessi per veri fari nella notte e di conseguenza li seguiamo convinti che ci possano accompagnare sino a riva evitando gli scogli.>> di colpo si è bloccata e ha deglutito.

<< Brutto stronzo, ti ha mollato e non si è fatto più vedere!!!>> ho quasi gridato arrabbiata.

<< No, morì in un incidente, ritornando a casa, sbandando con la lambretta e precipitando dopo la curva. Da quella notte le stelle si sono rifiutate di accendersi creando l'oscurità più lunga della storia. Ogni giorno sento il suo profumo nell'aria e ancora conservo la sua fotografia dentro una latta di caramelle Sperlari tra monetine francesi e l’anello d’oro che si sfilò dal dito per infilarlo nel mio. Non ero sicura se c'era la vita dopo la morte, ma da quel momento ho desiderato con tutta me stessa che l'aldilà fosse un posto dove lui potesse attendermi. Quando sono tornata a Sestri ho scoperto di essere incinta e senza pensarci due volte ho informato i miei genitori durante una cena, aspettandomi di venire tramortita con il piatto da portata. Sorprendentemente però non andarono in escandescenza, ma il giorno dopo mi accompagnarono in Piemonte, da una vecchia zia di mia madre, nel mezzo del nulla. A quei tempi il parere degli altri e la facciata contavano molto più dei sentimenti e mentre ai ragazzi era concesso sbagliare, per noi ragazze non vigeva la stessa legge. Da quella sera, come ogni sera, ho acceso una candela sul davanzale della finestra, per fargli trovare la strada che lo conducesse sino a me, mentre il dolore mi cullava come le braccia di una madre. Aggrappata al ricordo del suo amore ero felice, anche se i giorni mi sembravano tutti uguali: nascosti in una nebbia fittissima. Poi un giorno è nato tuo padre...e il resto lo sai.>>

Il silenzio è caduto nella stanza come un quadro dal muro, ed io l'ho avvolta nel mio abbraccio mentre scoppiava a piangere, dando sfogo a un dolore infinito, rimasto dentro di lei per troppo tempo.  Mentre si asciugava gli occhi con i palmi delle mani ha sussurrato:

<< Scusa gioia, non ti preoccupare, le lacrime si asciugano in fretta.>>

<< Mi dispiace nonna, mi dispiace davvero. Ma perché non me ne avete mai parlato? Io credevo che tu fossi sposata e che il nonno fosse morto prima della mia nascita.>> ero incredula e anche dispiaciuta che non mi avessero detto la verità.

<< Perché? Non ho voluto intristirti e poi forse eri ancora troppo giovane per comprendere fino in fondo. Dovevo crescere e farcela da sola e per crescere Dio mi ha dato il dolore, il quale è stato la mia benedizione...>> la sua voce si è affievolita, come se la sua energia vitale si stesse scaricando, poi ha ripreso accarezzandomi il viso con delicatezza dopo una lunga pausa << perché se ciò non fosse accaduto, ora non avrei te. A volte la vita percorre strade assurde per restituirti un maltolto, facendo dei doni, e questo dono sei tu, e poi tesoro, la morte arriva sempre senza chiedere il permesso e contro di lei non si può fare nulla.>> mi ha sorriso e come al solito l'incantesimo ha avuto esito positivo, anche se il suo sorriso aveva un sentore di forzatura.

<< Perché non ti sei più risposata?>> ho chiesto con delicatezza.

<< Perché l'ho amato e lo amo ancora.  Mi sono semplicemente lasciata trasportare dalla corrente, come una piccola isola in mezzo all'oceano. Ora però basta con ricordi vecchi come il cucco. Ho scritto una lista di cose che voglio fare nel fine settimana.>>

La nonna mi ha allungato un foglio di carta a cui ho dato una scorsa minuziosa, leggendo a voce alta.

<< Tingermi i capelli di fucsia. Mangiare un fritto misto di altissimo livello. Scolarmi una bottiglia di Champagne. Gustarmi un cono gelato gigante alla fragola. Mangiare la pizza sprofondata sul letto davanti alla televisione, in pigiama, guardando " Vacanze romane" con un mega bicchiere di vino rosso. Andare in un sexy shop e sconvolgere il titolare con domande imbarazzanti sui vibratori in commercio, farmi un piercing al naso e comprarmi un monopattino. Nonna sei per caso impazzita?>>

<< No, ho solo fretta, sento che per divertirmi davvero mi è rimasto poco tempo, quindi approfitto del fatto che tuo padre va da Eleonora questo fine settimana. Ho davvero ottantacinque anni, ma dentro sono la stessa ragazzina di quei giorni. Ho deciso di dedicarmi ad alcune brutte abitudini, ma con il massimo impegno.>>

<< Ma nonna, se papà ci scopre, siamo rovinate.>>

<< Non costringermi a fare tutte queste cose di nascosto.>> ha sentenziato ridendo, trascinandomi con lei in una grande risata.

<< No, per carità. Comunque il monopattino non ti serve.>> ho puntualizzato continuando a ridere.

<< Non mi serve neanche l'artrosi, ma ce l'ho.>>

Abbiamo riso per un bel pezzo, mentre le sistemavo il lenzuolo.

<< Devi dormire adesso.>> le ho sussurrato baciandola sulla fronte.

<< Chissà chi mi terrà la mano quando morirò.>> ha detto all'improvviso con la voce malferma.

<< Nonna, ci sarò io con te. Lo prometto. Starò accanto a te finché non parti e ti terrò la mano così non potrai perderti.>>

<< Sei così dolce che mi fai venire il mal di denti, guarda che sono una donna pratica e non mi sciolgo per qualche moina.>> mi ha risposto burbera.

Ho chiuso le persiane e la striscia di luce lunare sul pavimento è scivolata via come un piccolo serpente di luce.

 

 

*******

 

 

Questa mattina papà è partito per Milano lasciandoci con una sfilza di raccomandazioni che non finiva più. Dopo aver salutato nonna Chanel sono corsa al lavoro, e quando sono uscita dall'agenzia di pompe funebri a mezzogiorno, nonna Chanel mi aspettava accanto all'ingresso con i capelli tinti di fucsia, le ballerine e la camicia fucsia. Per poco non sono stramazzata a terra.

<< Nonna, cosa hai combinato?>> ho chiesto sconvolta poiché sembrava un marshmallow gigante.

<< Non ti preoccupare>> ha risposto tutta contenta << non è una tinta, ma uno spray, va via con lo shampoo.>>

<< Ah, mi sento meglio. Però ti devo fotografare immediatamente.>> e insieme ci siamo fatte dei selfie da tutte le angolazioni, ridendo come matte. Nonna Chanel è sparita sotto un cappello di paglia indossandolo con un gesto elegante, informandomi che era arrivato il momento del gelato. Sedute a un tavolino all'esterno di un’elegante gelateria, abbiamo ordinato due gelati enormi alla panna e fragola con due bicchieroni di acqua tonica frizzante con la cannuccia e una fetta di limone.  Alla vista del gelato il suo viso si è illuminato come quello di una bambina.

Nonna Chanel ne ha mangiato solo metà, io l'ho fatto fuori tutto, ovviamente dopo averlo fotografato.

Alle tredici ci siamo incontrate con Maurizio, il quale ha fatto i complimenti alla nonna per il suo nuovo look facendola accomodare sul sedile anteriore della sua auto. Dopo aver legato mia nonna con la cintura di sicurezza, mi sono seduta dietro. Maurizio ci ha portato a Genova, esattamente in centro, dove abbiamo comprato un anellino da naso per un finto piercing. Nonna Chanel l'ha posizionato nella narice sinistra con nonchalance mentre Maurizio ed io ridevamo come dei cretini. Abbiamo scattato altre foto, e poi ci siamo diretti in un sexy shop, e qui stendo un velo pietoso su ciò che è accaduto. Mia nonna ha dato il meglio di sé, mettendo il titolare, che sarebbe dovuto essere preparato in materia, in un imbarazzo tremendo, mentre Maurizio ed io cercavamo in tutti i modi di non ridere.

Alla fine ha comprato un vibratore rosa. Non potrei descrivere la faccia del cassiere.

<< Nonna ma che caspita te ne fai?>> le ho chiesto fuori dal negozio.

<< Io assolutamente nulla, ma tu lo scoprirai molto presto. Abbi pazienza. La pazienza è la virtù dei forti, anche se dopo questa mia scelta so che prima di entrare in Paradiso dovrò stare anni e anni in Purgatorio per redimermi.>>

Ci siamo quindi diretti in un negozio di giocattoli, dove la nonna ha comprato un monopattino di quelli vintage in legno con le manopole rosa. Ha voluto provarlo nel garage sotto terra dove Maurizio ha parcheggiato l'auto, di conseguenza l'abbiamo sostenuta ai lati e lei ha fatto qualche giro ridendo e imitando il rumore delle moto.

<< Caspita >> ha commentato sghignazzando << sono una schiappa!! >

Messo il monopattino nella scatola siamo tornati a Sestri, dove abbiamo noleggiato il film "Vacanze Romane" e comprato del vino rosso un po’ frizzante, poiché a nonna Chanel piace tutto ciò che frizza.

Maurizio si è congedato dandomi appuntamento per il pranzo del giorno dopo, poiché ha deciso di portare la nonna a mangiare il fritto misto più buono del mondo in una trattoria di Prà.

Mentre la nonna era in bagno per lavarsi e infilarsi il pigiama ho ordinato due pizze Margherita e preparato il letto in camera sua, subito dopo ho chiamato mio padre rispondendo alle sue domande con una sequenza infinita di bugie madornali.

1- Niente di nuovo.

2- Tutto come sempre.

3- Una noia mortale.

4- A pranzo abbiamo mangiato pesce bollito e insalata.

5- Dopo pranzo la nonna ha fatto un pisolino.

6- Abbiamo giocato a dama e bevuto un thè.

7- Ora sto preparando la minestrina.

8- Salutami tanto Eleonora e Sonia, mi mancano.

Quando sono arrivate le pizze, la nonna ha battuto le mani attraversando la stanza in pigiama fucsia avvolta in una nuvola di colonia di violetta.

<< Mamma mia che felicità. Quanto era che non mangiavo una pizza? Fammi pensare. Forse più di cinque anni. Il medico mi tiene a stecchetto.>>

<< Lo so. Adesso infilo il CD e ci guardiamo il film.>> ho detto versando il vino rosso in due bicchieri capienti. Subito si è formata la schiumetta bianca.

Abbiamo fatto un brindisi:

<< Alla gioia per la vita. Brinda alla mia vita con la tua coppa ed io brinderò alla tua. Deponi un bacio sulla coppa ed io non chiederò più vino.>> i bicchieri si sono baciati tra loro ed io ho baciato il mio bicchiere. Anche nonna Chanel ha seguito il rito.

<< Che bella frase, dove l'hai letta?>> ho chiesto curiosa.

<< In un libro che parlava di altre dimensioni e altri pianeti. Mi è piaciuta così tanto che l'ho imparata a memoria.>> ha risposto gustando un sorso con soddisfazione.

Ho cliccato sul telecomando e ci siamo buttate sulla pizza.

Quando la parola " Fine” è apparsa sul video la nonna dormiva da almeno mezz'ora. Mi sono alzata dal letto, ho spento la tivù e preso i bicchieri di vino per portarli in cucina. Il mio vuoto, quello di nonna quasi intonso. Poi ho tolto i cartoni, il mio vuoto, quello di nonna con più della metà della pizza. Ho sorriso pensando che in realtà voleva solo passare qualche ora di spensieratezza immaginando di essere ancora nel pieno della giovinezza. Le ho sistemato il lenzuolo sotto il mento e l'ho baciata sulla fronte.

La mattina dopo ho portato alla nonna il caffè su un vassoio, con le zollette di zucchero di canna.

 << Scusami tesoro per ieri sera, ma il mio corpo non mi rivolgeva più la parola, ero sfinita. Ho passato un pomeriggio che avrebbe steso un elefante! Quando sono scesa dall'auto le mie gambe erano rigide e malferme. Sono arrivata alla fine della corsa, lo sento.>>

<< Nonna non dire così, e goditi il caffè.>>

<< Grazie, ma ero così esausta che le palpebre mi si chiudevano mio malgrado, ma oggi mi do alla pazza gioia, tre zollette invece che una.>> ha detto mentre faceva cadere le zollette dentro il caffè con un piccolo tuffo. Abbiamo bevuto il caffè sedute sul letto.

<< Devi aiutarmi a farmi bella.>> ha detto posando la tazzina sul piattino e lisciandosi i capelli fucsia.

<< Allora è meglio farlo subito, Maurizio sarà qui verso le undici.>> 

Il fritto misto della trattoria era buonissimo anche perché l'abbiamo innaffiato con una bottiglia di prosecco freddo e poi ci siamo fatti fuori una bella porzione di tiramisù.

Dopo pranzo abbiamo passeggiato sul lungo mare di Pegli, e la nonna camminava con il respiro un po’ affannato. A casa Maurizio ha stappato una bottiglia di Ferrari che avevo messo in fresco la sera prima. Dopo il brindisi la nonna si è appisolata sulla poltrona e io ho dovuto congedare Maurizio caricandolo di sacchetti dell'immondizia, anche perché dovevo cancellare le tracce dei nostri misfatti e lavare i capelli a nonna Chanel.

 Alle 19.00 in punto è arrivato papà, sfinito dal viaggio, poiché è stato in coda in autostrada per ore.

<< E la nonna?>> ha chiesto dopo avermi baciata.

<< E' nella sua camera, penso che stia già dormendo.>> ho risposto facendo la gnorri.

<< Bene, allora non la disturbo.>> ha detto tirando fuori da un sacchetto una specie di ruota marrone. << Guarda qui, Eleonora e Sonia hanno preparato una torta alle mele per te e Maurizio.>>

<< Oh, grazie, ma che gentili.>> ho risposto sorpresa prendendo la torta e barcollando per la perdita dell'equilibrio, dal momento che pesava un quintale.

" Caspita" ho pensato " ci ha messo dentro fettine di mele o lame di piombo?"

Inutile dire che un'ora dopo ho portato la torta a Maurizio e nonostante tutti gli sforzi non siamo riusciti a tagliarla con nessun tipo di coltello.

<< Potremmo usarla come ferma porta.>> ha commentato Maurizio mentre ci asciugavamo le lacrime per il troppo ridere.

Prima di andare a dormire sono passata a salutare la nonna.

<< Nonna sei sveglia?>>

<< Si tesoro vieni e chiudi la porta.>> Come al solito mi sono seduta accanto a lei sul lettone.

<< Come ti senti?>> ho chiesto premurosa.

<< Sarei felice di possedere solo un decimo della tua energia, anche se vicino a te mi sento meglio.>>

<< Grazie nonna sei sempre così gentile.>>

<< Per carità, cambiamo argomento. Apri il primo cassetto del comò e guarda a sinistra sotto i pigiami. C'è una vecchia scatola della Sperlari, prendila.>>

Ho seguito le indicazioni e le ho portato la scatola, la quale era verde scuro e dorata ai margini, un poco arrugginita e con un piccolo colpo sul coperchio che ne deformava la latta.

<< Guarda, questa è la foto di Michel.>> la nonna mi ha allungato la foto in figura intera di Michel vestito da cameriere, bello, tenebroso ed elegantissimo, con il papillon nero al collo. Lo sguardo della nonna era colmo d'amore.

<< E questi siamo noi, insieme. La foto ce la fece un suo collega. Ti piace?>>

<< Siete bellissimi. Una coppia da fare invidia. Eri magrissima nonna e che bel corpo. Sembri una modella.>> ho commentato sincera.

<< Mentre si cresce si cambia, ma dentro ti porti dietro tutte le esperienze e le emozioni precedenti. Ricordo che quella sera scesi alla spiaggia e Michel portò una chitarra e bevemmo una birra direttamente dalla bottiglia. Se mia madre mi avesse visto avrebbe gridato allo scandalo. Ma noi ci sentivamo giovani e probabilmente anche immortali, anche se la bellezza fisica non è altro che una forma materiale dell'apparenza, e sicuramente è la prima cosa che si perde, ecco perché bisogna costruirsi una bellezza interiore. Dal giorno della sua morte ho imparato ad apprezzare l'universo e la vita come un dono rarissimo.>> ha sospirato e il suo viso si è riempito di ombre. Ho girato la fotografia per vederne il retro.

<< Più dolce sarebbe la morte se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto e se così fosse......mille volte vorrei nascere per mille volte ancora morire. William Shakespeare. Con amore, Michel.>>

<< Oh nonna, che meraviglia!>>

<< Questo è per te. Conservalo, mi piacerebbe che lo potessi regalare a Maurizio qualora dovesse diventare tuo marito. Mi farebbe veramente piacere.>>

Ho preso l'anello e l'ho rimirato mentre un'infinita gratitudine mi colmava l'anima.

<< Grazie nonna, non sai cosa significhi per me, è come portare avanti il vostro amore. Prometto che farò di tutto per onorarlo.>>

Nonna Chanel ha infilato l'anello nella scatola:

<< Non ho dubbi. Ora è tuo.>>

L'ho abbracciata forte. Era pallida e gli occhi ridotti a due fessure.

<< Non voglio separarmi da te.>> le ho sussurrato nell'orecchio con la paura nella voce.

<< Quello che il Signore dà il Signore toglie, quindi ti chiedo di goderti la vita, e ricordati che il vero amore non toglie la libertà.>> ha detto mentre il suo sguardo si addolciva riempiendosi di tenerezza e mille rughine.

Mi sono sforzata di apparire entusiasta nonostante tutto.

<< Adesso sparisci che devo fare una puzzetta.>> ha esordito ridendo.

L'ho baciata sulla gota che odorava di violetta ridendo insieme a lei. Sulla porta mi sono voltata e le ho chiesto:

<< Gli Angeli ti porteranno da lui?>>

<< Gli Angeli possono fare qualsiasi cosa!>> ha risposto in un soffio e subito dopo al di là delle persiane spalancate ho visto entrare in camera un bagliore dorato.

 

 

 

Sestri Ponente, Agosto 2016.

 

Ferragosto è passato sotto una cappa opprimente, ma un temporale benedetto ha portato via afa e umidità.

Oggi la calma è irreale, come se tutta la Terra avesse smesso di respirare. La pioggia è caduta per tutta la notte a scrosci rumorosi e la nonna se n'è andata mentre l'alba è scivolata lungo le pareti della stanza annunciando una giornata di caldo splendore.

Ho accarezzato il suo viso che si è disteso perdendo le ombre che l'oscuravano negli ultimi tempi, ritrovando la delicatezza dell'infanzia, mentre i miei pensieri giravano intorno alla consapevolezza che non l'avrei più rivista. Papà mi ha quasi staccata di forza dal suo letto.

Organizzare i suoi funerali è stato un lavoro semplice poiché l'ho fatto con amore seguendo alla lettera le disposizioni depositate dal Notaio Paoletti, ed è lì che ho scoperto di avere ereditato una casa a Bordighera che la nonna ha comprato per me, ed una somma incredibile che nonna aveva in un conto francese e che faceva amministrare dal Notaio Poletti, da sempre.

Il sole è apparso attraverso le vetrate della chiesa mentre la bara avanzava lungo la navata, illuminando i granelli di pulviscolo.

Ero seduta nel primo banco con al collo uno dei suoi foulard fucsia, e con gli occhi chiusi ascoltavo i rumori prodotti dalle persone che entravano in chiesa, spostamenti di sedie o ticchettii di passi sul pavimento di marmo, mentre aspettavo che iniziasse la funzione, la quale è scivolata lenta mentre il prete, che aveva un taglio di capelli improponibile diceva che mia nonna era una persona discreta, onesta e gentile, pur non avendola mai conosciuta.

Dopo la cerimonia parenti e amici si sono ritrovati a casa nostra dove con le canzoni dei Bee-Gees in sottofondo si sono abbuffati di tramezzini, dolcetti e bicchieri di prosecco, mentre disquisivano di qualsiasi argomento, compresa l'importanza della psicanalisi nella società moderna, portato avanti con insistenza da Sonia e sua madre. Mi è sembrato di sentire la voce di nonna Chanel dire:

<< Se Sonia facesse più sesso non avrebbe bisogno di nessuna psicanalisi.>> di colpo mi è salita una risata alla gola e per non farmi beccare in odore di allegria, anche perché sarebbe sembrato fuori luogo, mi sono chiusa in bagno, dove mi sono lasciata andare in una sonora risata, dopo aver aperto tutti i rubinetti.

La sera, quando tutti gli amici e i parenti hanno abbandonato la casa dopo aver baciato mio padre per l'ennesima volta, ho dato una scatola molto grande ad Eleonora, da parte della nonna e una lettera.

Sentendosi il centro del mondo si è seduta in salotto preferendo aprirla sul momento e leggendo la lettera ad alta voce.

 

" Cara Eleonora sa bene che noi due non abbiamo legato molto durante la nostra conoscenza, di conseguenza non ci siamo mai confidate, né ci siamo mai abbracciate. Dentro questa scatola troverà dei piccoli messaggi di cui non le spiego il significato poiché sono convinta che con la sua laurea in psicologia riuscirà a decifrarli in men che non si dica. Se per caso non ci riuscisse, c'è un piccolo foglietto delle istruzioni sul fondo, esattamente come nelle scatole di montaggio dell'Ikea. "

Chanel o per farla felice, Crocefissa, come in realtà mi ha sempre chiamata nonostante io lo detestassi, la saluta caramente per un arrivederci da queste parti.

 

Durante la lettura abbiamo tutti trattenuto il fiato, soprattutto Maurizio ed io che ne conoscevamo il contenuto.

Eleonora e Sonia avevano dipinta sulla faccia una smorfia di disapprovazione poiché non è loro piaciuto ciò che hanno letto. Quando dalla scatola hanno tirato fuori una confezione di tinta spray fucsia non hanno capito, né quando hanno visto il monopattino di legno, la bottiglia di champagne o il piercing per il naso. Continuavano a scuotere la testa senza parlare, ma quando hanno tirato fuori il vibratore hanno urlato scandalizzate buttando tutto all'aria. Da quel momento c'è stato un parapiglia terribile poiché papà le ha inseguite per tutta la casa mentre urlavano invettive nei confronti della nonna. Dopo poco meno di mezz'ora erano già partite, offese nel profondo.

Papà, Maurizio ed io abbiamo cercato il biglietto delle istruzioni.

 

" Come sapete ho sempre adorato scherzare e questo era un modo per far loro capire che aver studiato psicologia non le ha portate da nessuna parte poiché come tutti i fanatici, mancano completamente d'ironia, ma non avevo dubbi. Desideravo solamente che si lasciassero andare un po’ poiché stanno bruciando la loro vita senza l'accompagnamento della leggerezza. Ovvio che anche il piercing serviva a farle sorridere. Invece lo champagne per farle brindare e il vibratore…beh credo che per voi guardare le loro espressioni sia stato gratificante. Il monopattino era un inequivocabile messaggio per non dimenticare che il gioco non è quello dell'arrampicata sociale, ma quello dei bambini puri. Nonostante tutto mi auguro che la loro vita sia soddisfacente e piena di sorprese, ma ne dubito fortemente. Vi abbraccio tutti e tre."

Siamo scoppiati a ridere e non la finivamo più, poiché mia nonna Chanel si è confermata per ciò che era in vita: burlona, intelligente e dolcissima.

Il giorno dopo papà è partito per Milano, ma solo per liberarsi di Eleonora e Sonia.

 

 

Bordighera, Sant'Ampelio Ottobre 2016

 

Maurizio ed io siamo venuti a vivere qui, dove nonna Chanel ha trovato l'amore per sempre.

L'aria è insolitamente calda per questa stagione e il mare è increspato in decine di minuscole onde. Nonna Chanel non c'è più e rimangono solo i ricordi che porto dentro di me. Il suo corpo è diverso da quello che aveva posseduto in vita, ormai è fatto di cenere dorata dal sole d'autunno, che dipinge le rocce di luce ramata.

Mi sono tolta le scarpe e sono salita sul piccolo ponte che unisce gli scogli, sentendo la pietra calda sotto i piedi nudi. Ho aperto l'urna fucsia e l'ho inclinata verso il mare. Subito la fragranza di Colonia di Violetta ha invaso l’aria trasportata da una folata impetuosa arrivata all'improvviso. Ho guardato il mare a lungo, augurandole di incontrare il suo grande amore, poi ho alzato lo sguardo, dove un aereo diretto in Francia ha firmato con una scia bianca il cielo azzurro, testimone di nuove storie d'amore.

Mi sono voltata per tornare da Maurizio, il quale mi aspettava sul sacrato della piccola chiesa di Sant'Ampelio.  Ci siamo dati un bacio voltandoci per l'ultimo saluto verso il piccolo ponte che unisce gli scogli, ed è lì che li ho visti, giovani e belli che si tenevano per mano.

Mentre il crepuscolo scioglieva caldi bagliori sull'increspatura del mare, se ne sono andati alla ricerca di lucciole da chiudere in un barattolo. 

 

                                                                                                        The end.

 

Come cantavano i Bee-Gee in " Island in the stream”: " Siamo isole nella corrente."