Domus de Janas

 

   

Dafne

                                                                                                                                                                                                          

Torino. Giugno 2012.

 

Oggi ho sostenuto l’ultimo esame per il diploma. Finalmente, e fra pochi giorni saprò se sarò stato promosso, ma non ho dubbi poiché basta memorizzare tutto ed è fatta. L'istruzione è una vera truffa.

Avrei potuto impegnarmi per essere bocciato e deludere i miei tanto per dare una svolta alla mia adolescenza, ma poi ho concluso che se voglio allontanarmi da casa il prima possibile, devo essere promosso a qualsiasi costo.

L'unica professoressa che ci ha seguito tutto l'anno è l'insegnate di lettere, gli altri professori li abbiamo alternati cambiandoli come si cambiano le mutande, senza mai fare in tempo a memorizzare né le facce né i nomi: solo supplenti.

La prof. di lettere è una minuscola signora alta un metro e quaranta, secca come uno scheletro, con lenti bifocali che le fanno sembrare gli occhi grandi come scodelle, capelli grigi, e un neo peloso sul mento.  Il suo metodo di insegnamento è rigido e severo e ha passato più tempo a parlare delle Sacre Scritture che a insegnarci l’italiano. Ogni fine semestre mia madre le ha portato un regalo, per esprimerle la sua gratitudine, ma non si sa bene perché, dal momento che il merito di aver studiato è solo mio. Comunque non avendo il fisico né il fascino di Belen, abbracciarla e baciarla è stato sconfortante.

Abbiamo salutato anche il professore di fisica che in questi tre anni ci ha insegnato qualsiasi cosa a parte fisica, e che ci ha accompagnato in tutte le gite scolastiche insieme alla prof. di lettere e la prof. di matematica. Ho salutato anche la bidella, una signora corpulenta che deve essere nata con lo sgrassatore in una mano e lo strofinaccio nell'altra.

<< Arrivederci signora Rosa.>> ho detto presentando i miei saluti agitando la mano.

<< Buon lavoro e buon proseguimento.>> ha aggiunto mia madre.

<< Grazie, ci scusasse che non potessi darvi la mano, ma ciò i guanti di gomma.>> si è giustificata gentile.

<< Ma non si preoccupasse.>> l'ha tranquillizzata mia madre sempre politicamente corretta per farla sentire a suo agio, con il rischio che se questa se ne fosse accorta le avrebbe tirato lo spazzolone sulla testa.

Nel cortile della scuola ho salutato tutti i miei compagni e il mio migliore amico Nicolò, il quale abita nel mio stesso quartiere e con cui mi vedo ogni giorno. Poi ho ritenuto mio dovere salutare l'unica femmina della mia classe degna di questo nome, colei che attrae tutti i maschi come orsi sul miele.

Ci siamo fidanzati due anni fa, mollandoci e riprendendoci a più riprese come in Beautiful, io gelosissimo anche se parlava con la ringhiera dell'aiuola in cortile, lei avvolta in abitini a fiori, con giubbotto di jeans, gambe nude, converse rosa e un alone di menefreghismo che la segue ovunque. Capelli biondi ondulati a caschetto, occhi grigi con pagliuzze gialle nei contorni dell'iride e una bocca a cuore che sembra dipinta.

" Ecco" ho pensato " non la vedrò per tutta l'estate."

 Le ho rivolto un cenno con la testa ostentando indifferenza.

<< Ciao, allora ci si vede, fatti sentire se ti trovi nei paraggi.>>

<< Non penso che rimarrò nei paraggi.>>

<< Parti? Vai via?>> ho chiesto con noncuranza.

<< Certo, con la mia famiglia, ma preferirei farmi un giro su Marte.>>

 Mi sono fatto coraggio e mi sono proposto:

<< Fico, ti va se ci andiamo insieme?>>

<< Non posso, ho un appuntamento con un tipo che ho conosciuto in palestra.>>

Ma cosa mi aspettavo? Volevo baciare ancora quelle labbra a forma di cuore, ma sono stato io a lasciarla per una ragazza di un'altra classe, che per altro ho lasciato appena due settimane fa.

Le ho stampato un bacio sulla guancia, lei mi ha preso il viso tra le mani e ha tenuto le sue labbra sulle mie talmente a lungo che ho pensato di morire per asfissia: dolce morte.

Poi si è staccata, si è infilata il casco ed è partita sgommando con il motorino. L'ho contemplata finché non è sparita dietro la curva della strada, mentre il suo abitino svolazzava nell'aria come uno strascico da sposa.

" Ecco" ho pensato " ora cadrò in depressione."

Ho letto su una rivista di mia madre che la depressione è tra le prime cause di suicidio. La colpa sembra sia della diminuzione della serotonina e della noradrenalina. Nel mio caso sarà solo colpa della mia idiozia. Come si fa, dico io a farsi scappare un bocconcino del genere? Idiota, ho ripetuto per sei volte dentro di me. Idiota, stupido idiota.

    

*******

 

Questa sera a cena mia madre ha discusso con mia sorella Alice perché ha lasciato il bagno dopo essersi fatta la doccia, sporco e in disordine. 

Mia sorella ha quindici anni e ha appena terminato il primo anno di liceo classico con ottimi risultati, ma anche se è la prima della classe in tutte le materie è l'ultima della lista in simpatia. Si veste senza stile, è viziata da far schifo, ed è perfida come tutte le figlie femmine.

E' fidanzata con un tamarro che indossa gli occhiali da sole con la nebbia e i temporali, il quale lavora come cassiere alla Conad della zona. Possiede una moto KTM enduro e quando viene a prenderla tiene il motore acceso finché lei non scende, rompendo le palle a tutti i condomini.

E' sempre vestito finto trasandato con un ciuffo di capelli rigido di gel e sparato sulla fronte a mo’ di terrazzamento per atterraggio di elicotteri e un orecchino a forma di cerchio nella narice sinistra.

Quando l'accompagna a casa rimangono ore a sbaciucchiarsi a mo’ di ventosa, tenendo il motore in folle. Dio li fa e poi li accoppia dice una frase famosissima, ma nel loro caso, chi si somiglia si piglia non è un bene.

<< Hai capito che devi lavare la doccia e asciugare? Quante volte te lo devo dire? Lavare e asciugare. Poi si può sapere perché ci metti tutto quel tempo per farti una doccia? Consumi sempre tutta l'acqua calda. Mettiti una buona volta in testa che non ci sei solo tu in questa casa. Questa casa non è un albergo, hai capito?>>

<< Uffa...non ho fatto solo la doccia, ma anche la ceretta al miele e mi sono spalmata la crema auto abbronzante. Ci vuole il suo tempo.>> si è giustificata sbuffando.

<< Ti fai la doccia e il resto lo fai in camera tua, dove mi sembra tu abbia spazio a sufficienza, intesi?>> Alice si è alzata di scatto.

<< Riesci sempre a farmi passare la fame.>> ha urlato rabbiosamente uscendo dalla cucina.

Mamma stava per seguirla, ma papà l'ha bloccata tenendola per un braccio.

<< Liliana, lasciala andare.>>

<< Non voglio che salti la cena. >> ha risposto ansiosa.

<< Ti prego non ricominciare con questa storia, pesa come un cucciolo d'elefante, prima che muoia di fame tu ed io saremo già morti e sepolti, poi lo sai che si rimpinza di patatine mentre guarda la televisione.>>

<< Si lo so, l'altro giorno ho lasciato sopra il tavolino del salotto un bottone di madreperla a forma di pallina che si è staccato dalla mia camicetta di seta, e Alice l’ha mangiato convinta che fosse una caramella.>> ha replicato mamma sconsolata.

<< Stai scherzando?>> ha chiesto papà sconvolto.

<< No, sono serissima.>>

<< Speriamo che lo dia via andando di corpo allora!>> ha affermato papà ridendo.

Ho vissuto questa triste scenetta senza dire una parola e appena ho potuto defilarmi in camera mia l'ho fatto con gioia. Ho appoggiato i gomiti al davanzale della finestra è ho alzato gli occhi verso il cielo.

Il cielo di Torino, città esoterica, colma di misteri, ma anche di smog, rumore e spazzatura.

 

 

*******

 

Oggi dopo cena papà ci ha convocati in salotto per una piccola riunione casalinga. Riunioni che si tengono almeno una volta alla settimana e che ovviamente non servono a niente.

Quando siamo entrati mia sorella era avvinghiata al cavernicolo del suo fidanzato in un groviglio di braccia e gambe annodati. 

Si baciavano facendo un rumore molesto, come una specie di risucchio, per intenderci lo stesso che si ottiene succhiando una cozza dal suo guscio. Mamma ha tossito convulsamente e mia sorella si è staccata dal tamarro di scatto, lisciandosi le cosce da suino strizzate dentro jeans attillati, rimanendo impassibile.

Il tamarro invece aveva un'espressione di strafottenza sulla faccia dalla pelle bruciata, reduce da lampade perenni. Che bella immagine, vero?

<< Antonino, ma non ce l'hai una casa?>> si è informato ironicamente papà.

<< Certo, ma qui ciò la mia fidanzata.>> ha specificato grattandosi le palle.

I maschi involuti non spariranno mai, almeno finché ci saranno femmine come mia sorella che vanno matte per gli stupidi.

<< La mamma ed io abbiamo preso in affitto una casa sul mare per due settimane. Esattamente in Sardegna. Quindi siete pregati di preparare le vostre valigie e tu Alice facci il favore di non portarti dietro tutto il guardaroba. Costume e prendisole sono più che sufficienti.>>

Alice li ha scrutati in cagnesco, rispondendo di getto:

<< Io non vengo, sono grande per le vacanze con i genitori, non vengo da nessuna parte.>>

Mamma e papà sono scoppiati a ridere.

<< Cara la nostra Alice, potrai stare da sola quando sarai in grado di occuparti della casa responsabilmente, e per il momento ci sembra che tu non sia ancora capace di lavarti il piatto in cui mangi, figuriamoci stare da sola dedicandoti alla casa e a te stessa.  Non sai avviare la lavatrice, usare il ferro da stiro o accendere un fornello, e sembra che non ti interessi neppure imparare. Terzo, non si discute.>> ha sentenziato papà senza tanti giri di parole.

<< Ma ci sarebbe Antonino con me!! Certe volte non riesco neppure a finire la domanda che mi arriva un bel no in anticipo.>> ha protestato alzando la voce.

<< Ecco, appunto.>> ha ribattuto papà senza entrare nei dettagli.

<< E poi perché proprio in Sardegna? Perché non andiamo in Africa per esempio? Non ci siamo ma stati!>> ha suggerito imperterrita.

<< Perché l’Africa non fa per te. Odi i capelli crespi e lì non riusciresti a tenerli lisci neanche con la piastra, e poi le zanzare le puoi schiacciare anche in Sardegna. E tu Edoardo sei contento?>> si è informata mamma gentilmente. Ho sorriso cercando di dare al mio grugnito una sfumatura di gratitudine.

<< Uhm, certo.>>

“Ecco" ho pensato " vacanze in contatto perenne con sorella, padre e madre. Mi aspetta una bella imposizione di merda, senza nessuna possibilità di miglioramento."

<< Signor Adriano, scusi se dico la mia, ma perché non lasciate Alice da sola? Ci penso io a lei.>> Antonino ha esternato il suo pensiero colmo di contenuti, pulendosi i denti con l'unghia del mignolo, poi si è dato una sistemata alla patta dei jeans.

Da quando lo conosco il mio giudizio sul genere umano è precipitata pietosamente.

<< Antonino comprendo la tua buona volontà, ti ringrazio, ma per il momento non abbiamo bisogno di suggerimenti. Quando torneremo potrete stare insieme quanto volete, anzi la lontananza vi farà innamorare ancora di più.>> papà si è alzato congedando Antonino, il quale ha alzato le spalle in un gesto di menefreghismo e dopo averci salutato con una pacca sulla spalla è uscito dal salotto con Alice al seguito, in odore di lacrime future.

<< Mi piacerebbe sapere cosa ci trova in quel ragazzo!>> è sbottato papà << sono stufo di averlo sempre tra i piedi, sta diventando gradito come una gomma da masticare nei capelli.>>

Quando la porta di casa si è chiusa dietro le spalle di Antonino, Alice è tornata in salotto furiosa.

<< Perché non avete chiesto il nostro parere? Siamo i vostri figli, abbiamo le nostre esigenze. Cosa ne sapete se ci poteva piacere o no? E poi perché non andiamo a Parigi?>>

<< A Parigi è sempre autunno, anche d'estate.>> ha scherzato mamma facendomi ridere.

<< Non faccio altro che discutere con voi. Disapprovate tutto ciò che faccio o non faccio.>> ha concluso sedendosi sul divano con un barattolo gigante di arachidi, cominciando a masticare senza requie.  I miei si sono guardati complici nel lasciare correre, solo che mio padre ha rovinato tutto dicendo:

<< Alice hai intenzione di mangiarli tutti? Perché con quella quantità potresti sfamarci una famiglia di scoiattoli per due anni.>>

Da quel momento è seguita una discussione che si è protratta per un secolo, nel frattempo mi sono preparato un panino e sono sparito in camera mia.

Prima di sdraiarmi sul letto ho guardato le stelle e il cielo immenso, con il rumore delle auto che in sottofondo rovinava il silenzio della notte. Sono convinto che ci sono tantissimi esseri oltre a noi umani e prima o poi qualcuno si affaccerà alla soglia dell'universo per parlare come me.

Pensando ciò mi sono addormentato sulla poltrona accanto alla finestra, come una maglietta abbandonata.

 

 

*******

 

Sardegna. Luglio 2012.

 

Dopo aver concluso un viaggio in mare particolarmente edificante, in cui Alice ha vomitato ancora prima di salire sulla nave, anche se aveva dei cerotti contro la nausea dietro le orecchie, i quali le sono serviti più che altro come orecchini, e 229 chilometri di super strada statale per attraversare l'isola sarda, mia sorella ha pianto tutto il tempo perché le mancava il fidanzato, mangiando tutto ciò che ha trovato nella sua borsa: cracker, biscotti e caramelle. Masticando e piangendo, piangendo e masticando.

I miei hanno discusso senza sosta su quale fossero le direzioni giuste da prendere, fino a quando ore dopo ci siamo fermati per una pausa in un paese chiamato Guspini. 

<< Mi sa che qui l'avanzata tecnologica, non è un rischio imminente.>> ha esordito papà uscendo dall'auto.

<< Questo è l'ultimo paese servito di negozi prima della nostra destinazione, per cui se vi serve qualcosa ditelo ora.>> si è premurata di avvisarci mamma chiudendo la portiera.

Ci siamo diretti verso una costruzione in pietra con su scritto “Trattoria da Antioco”

Appena entrato nel locale ho chiesto a un signore dietro il banco del bar se potevo usufruire della toilette. Quando sono uscito il resto della famiglia era in coda dietro la porta.

<< E' pulito?>> si è informata mamma in ansia.

<< Esti su bagnu prusu puliu de su mundu.>> ha garantito tutto fiero il titolare. Noi ci siamo guardati senza capire se parlava aramaiko o se ci stava prendendo per il culo.

Più tardi il titolare ci ha fatto accomodare ad un tavolo all'aperto con vista sulla piazza del paese, e subito dopo si è presentato un signore basso, molto basso, non dico che camminava in ginocchio, ma poco ci mancava, il quale guardandoci dal basso verso l'alto (noi eravamo seduti) ha chiesto a mio padre:

<< Vostra signoria ita si arrechediri cumenti de primu?>>

Non abbiamo capito un fico secco, di conseguenza papà facendo finta d'essere un uomo di mondo ha lasciato che fosse il signore a scegliere per noi, suggerendoci le specialità del posto.

Ci sono stati serviti dei gnocchetti microscopici che si chiamano malloreddus o qualcosa di simile, e del pane che si chiama civraxiu, da spalmare con un formaggio che si chiama, casu marzu.

Appena il piatto da portata con il formaggio è arrivato sulla tavola mia sorella è scattata in piedi.

<< Cosa sono quelli?>> ha strillato indicando la forma di formaggio.

<< Grilletti del formaggio sono.>> ci ha delucidato il signore basso ridendo.

<< E lei porta in tavola il formaggio andato a male?>> ha recriminato schifata, allontanandosi dal tavolo di almeno due metri. E' bravissima nelle scene isteriche.

Il signore basso ci ha fornito di nozioni interessanti sul formaggio in questione e di un vino bianco freddo che ci ha piegato le ginocchia, anche se io l'ho sorseggiato appena.

Il formaggio era squisito, cremoso e saporito.

Papà ha convinto mia sorella ad assaggiare il formaggio dopo averle allungato dieci euro e da quel momento Alice non ha smesso un attimo di spalmarlo sul pane, tanto che ad un certo punto il signore basso l'ha sequestrato dalla tavola.

Dopo aver pagato siamo andati a stenderci su di un prato nei dintorni del paese per una siesta, poiché il caldo anestetizza e rende passivi, soprattutto se ti sei appena divorato un piatto gigante di gnocchetti sardi.

Una leggera brezza profumata di sole ed elicriso vagava nell'etere. Si stava divinamente.

Da quando guardo i documentari su Focus che parlano della natura, la mia opinione su Dio è migliorata moltissimo. Quando tutti ci siamo beatamente appisolati un rumore molesto ha scosso il nostro relax, ma non ho capito cos'era.

<< Alice, ti trilla la borsa.>> l'ha avvisata papà con gli occhi chiusi.

Mia sorella ha tirato fuori il cellulare dalla borsa andando a rispondere una decina di metri più in là, ma le sue corde vocali ignorano i toni bassi, perché quando crede di mormorare la sentiamo sempre come fosse a pochi centimetri:

<< Sono stufa, non voglio stare qui, mi manchi, vieni a prendermi.>> Non abbiamo sentito la risposta di Antonino, ma ne abbiamo intuito il contenuto.

<< Mi sembra di essere arrivata su un altro pianeta, pensa che volevano che mangiassi un formaggio pieno di vermi saltellanti. Che schifo!>>

<< Come che schifo! Il cameriere l'ha dovuto portare via o non sarebbe rimasta neppure la crosta!>> ha esclamato papà. Siamo scoppiati in una sonora risata.

Quando è tornata sui suoi passi ha sollevato un sacco di polvere lungo il vialetto sterrato.

<< Sembra che tutta la polvere del mondo si sia data appuntamento in questo posto di merda.>> ha asserito sedendosi sull'erba. 

<< Guardate i miei poveri sandali di strass come si sono conciati.>> ha proseguito lamentosa mentre scartava un chupa-chups. Mentre succhiava le guance si sono gonfiate come quelle di un castoro, a quel punto papà si è alzato.

<< Ragazzi andiamo a fare la spesa, forza!>> e tendendo la mano alla mamma l'ha aiutata a sollevarsi.  Ci siamo diretti quindi nel centro del paese.

<< Ma che negozi ci sono qui? La gente che vive in questo posto non va a fare shopping? Mi avete promesso una vacanza favolosa, e guardate dove siamo. Tutto il mio stile modaiolo ormai andrà a farsi benedire.>> si è lagnata Alice pestando i piedi come un'infante e urlando come una pazza.

Alcuni locali si sono fermati, sperando in un po’ di divertimento gratuito.

<< Non mi sembra un paese piccolo, sei sempre la solita esagerata.>> ha commentato mamma entrando in un super-market con noi al seguito. I miei genitori hanno fatto la spesa per un anno circa e Alice ha comprato una scatola gigante di snack al cioccolato. Credo che l'unico posto da dove tornerebbe senza cioccolato, sarebbe il Polo Sud.

<< Hai visto Adriano? Come siamo entrati le due ragazze dietro il banco del pane non hanno fatto altro che fissare Edoardo.>> ha constatato mamma mettendomi in imbarazzo.

<< E' bello come suo padre, alto, biondo e bello.>> ha ricalcato papà.

<< Alto sei alto, bello sei bello ma biondo no. Io sono bionda e loro due hanno preso da me.>> ha puntualizzato scherzosamente mamma.

Alice non ha detto nulla perché intenta a mangiare una barretta di cioccolato.

Dopo venti minuti di viaggio siamo arrivati su una strada sterrata vicino ad una casa costruita con il granito rosa dell'isola, sita ai piedi di un promontorio collinare, con la veranda che si affaccia su una ampio giardino delimitato da un cancello, colmo di fiordaliso spinoso e alberi di euforbia.

In fondo al prato erboso troneggia un ginepro che ha chiome dai rami sottili ma allargate verso l'esterno, i quali si allungano sulla sabbia perlacea della baia, protetta da scogli di granito rosa, levigati dal vento.

Sono rimasto folgorato, anche perché mi è sembrato di aver sentito chiamare il mio nome per tre volte di seguito, ma credo che sia l'incanto magico del posto ad avermi fatto sentire il mio nome sussurrato nell'aria.

La calma delle ore più calde è andata scemando mentre una barca a vela beccheggiava ancorata al largo e le cicale cantavano. Ogni sospiro freme di vita.

La casa ha un ingresso che si apre su un open-space composto dalla cucina ed un salotto enorme.  Una scala porta al primo piano, dove ci sono due camere da letto e un bagno, infine un'altra scaletta porta al piano mansardato. Mamma mi ha assegnato la stanzetta con un letto in ferro battuto contro la parete e una finestra da dove posso ammirare il ginepro maestoso e la spiaggia.

C'è così tanto silenzio che posso sentire crescere l'erba.

Dopo cena, seduto sotto il ginepro ho scrutato le stelle tra gli intrichi dei suoi rami, aspettando un segno, un messaggio che mi indicasse qualcosa di nuovo.

Una stella cadente ha disegnato in cielo una scia luminosa.

 

 

*******

 

Questa mattina mi sono svegliato dal letargo della notte con la musica della radio in cucina. Sono uscito sulla veranda a piedi nudi camminando sulle piastrelle di cotto già calde.

Ho seguito con gli occhi la bellezza del giardino fino al ginepro, dove appoggiata al tronco c'era una ragazza vestita di verde, con i capelli neri e lisci cadenti sul viso ovale, che qualsiasi pittore definirebbe perfetto.

Mi sono sentito attrarre come una calamita e di conseguenza mi sono diretto verso di lei.

Appena le sono arrivato accanto si è alzata una folata di vento, e dal momento che non c’era una bava d’aria, mi è sembrato strano.

<< Ti dà fastidio il vento?>> le ho chiesto per rompere il silenzio, pentendomi subito per la stupidità della domanda.

<< No, anzi...il vento rinfresca, crea movimento, pulisce l'aria e porta nuova energia.>> ha replicato con una voce deliziosa, fissandomi con uno sguardo di consapevolezza nei grandi occhi verdi, talmente avanti, da farmi sentire perduto per sempre.

<< Scusa, pensavo non ti piacesse.>> mi sono giustificato in totale imbarazzo, dandomi del cretino.

<< Il vento non piace agli stupidi.>> ha sentenziato con una piccola smorfietta delle labbra, mettendo in mostra denti da cucciolo di lupo.  Il mio giovane cuore ha fatto una capriola tra le costole.

<< Se ti va ci vediamo in spiaggia, c'è anche mia sorella.>>

<< Per me stare sotto al sole è una tortura.>> mi ha informato voltandosi per andare via. Un'altra folata di vento mi ha portato il suo profumo.

Non credo che vincerà l'oscar per la simpatia, ma sicuramente posso affermare che profuma in modo inebriante.  Sono andato in camera mia per indossare un costume, ma ero un po’ giù di tono, perché è la prima volta che una ragazza non cede al mio fascino maschio.

In spiaggia c'era un caldo torrido e tre signore in disarmo che praticavano esercizi di ginnastica sotto il sole cocente. Ho atteso immobile sotto l'ombrellone che un po’ di fresco mi procurasse un brivido di freddo. Ovviamente non è arrivato.

Papà ha sbadigliato, e per la grande sonnolenza non è riuscito a tenere dritto il suo ghiacciolo, il quale ha eseguito un salto carpiato nella sabbia. Non se ne è neppure accorto.

Poco dopo è arrivata mamma seguita da una signora anziana con la pelle in carta pecora e delle vene varicose sulle gambe che sembrano ghirigori dipinti a mano. 

La signora ci è stata presentata dalla mamma mentre si sfilava i sandali e il pareo:

<< La signora Piera.>>

<< E' in vacanza?>> si è informato papà, più che altro per buona educazione.

 << Alla mia età si è sempre in vacanza.>> ci ha fatto sapere mentre si rivolgeva a papà per stringergli la mano.

Alice seduta sul telo di spugna ha smanettato nevrotica il cellulare per ore sbuffando come una locomotiva.

<< Perché non leggi? >> mamma le ha allungato un libro.

<< Non ne ho voglia.>>

<< Allora vieni con me a fare una nuotata.>> l'ha invitata cercando di spronarla ad abbandonare il cellulare.

<< Se Dio avesse voluto che stessi sempre in acqua mi avrebbe fornito di pinne.>> ha risposto acida. Mamma l'ha ignorata avviandosi verso l'acqua limpida.

Non si avvertiva il più piccolo refolo di vento. Dopo un buon quarto d'ora mia madre è tornata euforica.

<< Ragazzi, che goduria, fantastico, meraviglioso, andate anche voi.>> ha esclamato con enfasi scrollando la testa e spruzzando intorno goccioline salate.

<< Mamma, mi spalmi la crema?>> Alice si è tirata giù le spalline del costume. Mia madre si è avvolta in un telo di spugna e con amore materno ha unto mia sorella come un maialino al forno, con una crema solare dal fattore di protezione pari a zero.

Subito dopo si sono addormentati tutti. E’ assodato che la mia famiglia non sa che cosa fare in spiaggia. Mi sono alzato e mi sono tuffato in acqua, cercando di rimanerci il più possibile. Quando sono ricomparso ho trovato mia sorella che ingurgitava un panino con il tonno. Mangia come un plotone di soldati e si vede.

<< Non è ancora ora di pranzo.>> ho specificato controllando il mio orologio subacqueo.

<< Chiudi il becco.>>

<< Perché? Chiudilo tu.>>

<< Ti odio.>>

<< Scema, hai il sedere a forma di piattaforma petrolifera.>>

<< Sfigato.>> ha urlato per ultima e mamma ha reagito lanciandomi l’infradito di papà.

L'ho schivata per un millimetro. Sarà il caldo afoso dell'estate che le fa scattare come archi?

Il resto della giornata è passata con una lentezza esasperante o almeno così mi è parso e senza volere non ho fatto altro che pensare alla ragazza dagli occhi verde smeraldo e dai lunghi capelli neri, che a ben pensare non so neppure come si chiama.

Ho fatto l'indifferente e l'ho chiesto a mia madre.

<< Si chiama Dafne. Me l'ha detto lei stamane quando si è presentata con un cesto colmo di fichi d'india. Voleva darci il benvenuto. Deliziosa. Mi ha detto che abita da queste parti, ma non ho capito dove.>>

La signora Piera si è intromessa.

<< Dafne? Vengo qui in vacanza da più di trent'anni ma non conosco nessuna Dafne. Sarà una turista.>> Mamma ha sorriso annuendo con un movimento della testa.

<< Ragazzi, papà ed io andiamo a casa, almeno ci facciamo una doccia con calma e prepariamo la cena.>> ha annunciato raccogliendo le sue cose.

<< Vengo anche io.>> ha gridato mia sorella con la sua dolce voce.

La signora Piera ha borbottato qualcosa su delle pastiglie che doveva prendere e di conseguenza le ha seguite.

<< Io rimango ancora un po’.>> li ho avvisati chiudendo gli occhi e godendo del fatto che in spiaggia non c'era più nessuno. Un'ora dopo il sole è sparito. Ho aperto gli occhi pensando ad una nuvola passeggera.

Dafne era lì davanti a me. Indossava l’abitino di cotone verde che mi ha ricordato i vestiti delle bambine dell'ottocento, gonfi e leggeri e un paio di occhiali da sole enormi. Ha la pelle così bianca che sembra avere una lanterna accesa all'interno del corpo. In mano aveva una specie di telo di pizzo che ha steso sotto il ginepro. Mi sono alzato di scatto in totale imbarazzo dicendo la prima stupidaggine che mi è saltata in mente:

<< Hai degli occhiali giganti.>>

<< Mi proteggo da un eccesso di vitamina D.>> ha ironizzato.

<< Perché non sei venuta prima?>> ho chiesto timido, assolutamente inusuale per me.

<< Non amo il caos né il contatto ravvicinato con corpi sudati e seminudi.>> ha risposto concisa. All'improvviso ho avvertito che avevamo un sacco di cose in comune.

<< Anche a me non piace, ma sembra che per il resto della popolazione terrena non sia così. Tutti amano stare sotto il sole cocente sudati marci, appiccicandosi l'uno contro l'altro in una spiaggia affollata. Almeno così sembra. Oggi però c’erano solo quattro gatti sdraiati in stato comatoso, ma solo perché la spiaggia è piccola e nascosta alla vista, altrimenti non ci sarebbe neppure lo spazio per sedersi.>> ho constatato ridendo.

<< Pecore. Se non ti piace non farlo, non andare contro la tua natura. Non copiare mai nessuno e sii originale.>> ha ribattuto senza tante cerimonie togliendosi gli occhiali. Ha conficcato le sue iridi verdi, nei miei occhi ipnotizzandomi come un serpente.  Mentre mi guardava ha lasciato cadere l'abito in un mucchietto intorno alle caviglie. Indossava un bikini verde che sembrava essere fatto di foglie e che le copriva lo stretto necessario. Si è lasciata scivolare sott'acqua sinuosamente e non l'ho vista per un bel po’, finché ho rivisto la sua testa al largo, sull'acqua increspata. Quando è apparsa sul bagno asciuga con i capelli neri aderenti al corpo, era bella da schiantare il cuore. Si è avvolta nel telo di pizzo sedendosi poi in posizione yoga verso ovest, con gli occhi chiusi.

Questo suo gesto ha portato con sé un tempo indefinito di silenzio e un momento che mi è parso eterno. Ho pensato:

" Questa è l'ora che le appartiene."  Quando si è alzata si è scusata:

<< Perdonami, ma ogni sera saluto il sole. Lo faccio sempre, ovunque io mi trovi.>>

Le ho sorriso comprensivo raccogliendo il mio telo di spugna e incamminandomi verso casa.

Lei mi ha seguito con l'abitino bagnato aderente al corpo e il telo di pizzo in mano.

In veranda ho riconosciuto la voce di mia madre:

<< Puoi separarti dal palmare per tre minuti?>> Ovvio che si stava rivolgendo ad Alice.

<< Non posso, sto scrivendo ad Antonino.>>

<< Taglia i pomodori.>> le ha ordinato.

<< Come si taglia un pomodoro?>> ha domandato mia sorella sbuffando.

<< Vuoi che ti disegno sulla buccia dei numeri e poi tu tracci le righe come si fa nei giochetti della Settimana enigmistica?>> le ha chiesto ironicamente mamma, poi è uscita in veranda.

<< Dafne sei tutta bagnata, vai a farti una doccia, non vorrei tu prendessi un raffreddore.>> ha esclamato appena ci ha visti tutti zuppi.

<< Caspita mamma è estate e fa un caldo schifoso, ce li avrà pure lei degli anticorpi in grado di proteggerla.>> ha protestato Alice gelosa.

<< Non li chiamerei anticorpi, ma Angeli Custodi molto potenti.>> ha risposto Dafne voltando la schiena e andando via con una grazia che l'ha seguita come un'ombra.

<< Alla faccia della presunzione!>> ha esclamato Alice. Mamma l’ha incenerita con uno sguardo.

Dopo la doccia sono uscito in veranda per guardare il tramonto che avvolgeva la casa e il mare, sfalsando la prospettiva dell'orizzonte. Sono rimasto incantato a fissare il cielo, assorbito dalle ombre della sera e dalla figura di Dafne seduta ai piedi del ginepro, che al crepuscolo sembra un mostro dai mille tentacoli. Era intenta a fare qualcosa, con i capelli neri che le spiovevano sul viso come una tenda.

<< Cosa fai di bello, seduta qui sotto?>> mi sono informato sedendomi accanto a lei, sperando che non mi mandasse a quel paese.

<< Ricamo.>>

Sono rimasto in silenzio, mentre lei con le piccole dita agili ricamava un pezzo di stoffa sottile e leggera con un filo color argento. Sono rimasto impressionato ad osservare, con la sensazione di non poter respirare, mentre l'ultimo raggio di sole si rifletteva sui vetri delle finestre calando in un gioco di riflessi e rifrazioni fantastici, mentre dalla cucina arrivava il profumo del sugo, ma poi la voce di mia madre ha interrotto il mio volo pindarico tra le volute eleganti del suo ago, chiamandomi per la cena.

<< Cosa significa esattamente il tuo nome?>> ha chiesto all'improvviso papà rivolgendosi a Dafne, mentre ci gustavamo il gelato in veranda e Dafne è apparsa come d'incanto in giardino con in mano un cesto di pesche meravigliose. La luce della candela appesa in veranda le danzava sui capelli neri.

<< Dafne è un nome greco che significa alloro. Dafne era figlia di Peneo in Tassaglia che per non cedere all'amore di Apollo che l'amava invano, chiese agli Dei di essere trasformata in una pianta di alloro. Zeus la trasformò.>> ci ha erudito serissima.

Mio padre aveva un’espressione allucinata e mia madre ha cercato di sondare:

<< I tuoi genitori sono appassionati di epica? Ricordo quando alla Galleria Borghese di Roma vidi la statua di " Apollo e Dafne" del Bernini. Ne rimasi folgorata. Per non parlare dei poeti che sono stati ispirati dal tuo nome: Ovidio, D'Annunzio e altri...>>

<< Queste pesche ve le manda mia madre, le ho raccolte io stessa.>> ha rivelato posando la cesta sul tavolo. Ha girato le spalle ed è andata via.

<< Miss simpatia.>> ha commentato papà scolandosi un po’ di birra.

Il cellulare di Alice è squillato e lei si è alzata di scatto per rispondere:

<< Ciao, no, una noia mortale.>> ha fatto una pausa arrotolandosi una ciocca di capelli sull'indice, sedendosi sul tavolo della veranda con il suo sedere non proprio piccolo.

<< Si che c'è la televisione, ma non funziona. D'accordo a più tardi.>> ha spento il cellulare sbuffando.

<< Ma quando non esisteva la televisione, cosa facevano le ragazze tutto il giorno?>> ha chiesto annoiata.

<< Andavano a messa e ricamavano.>> ha risposto papà ironico.

<< Davvero? Oh misericordia, povere ragazze.>> Papà e mamma si sono guardati attoniti.

Io mi sono defilato in camera mia e ho chiamato Nicolò al cellulare.

<< Ciao Edo, come stai? Tutto bene? Quante belle gnocche ci sono in spiaggia? Dicono che le sarde non sono male.>> si è informato ancora prima che lo salutassi.

<< Ho conosciuto una ragazza, ma è diversa dalle altre.>>

<< Certo, dicono tutti così.>>

<< No, questa è diversa, veramente. E' come se tutte le grazie di madre natura si fossero messe d'accordo per migliorare la sua già insultante perfezione.>>

<< Ma bene... descrizione immediata. Come sono le tette? Che taglia ha?>> ha chiesto ridendo.

<< Sei un cretino, ma ti perdono. Sono convinto che un essere così bello non può essere nato da comuni mortali. Ci deve essere lo zampino degli Angeli intergalattici. Comunque ha i capelli e gli occhi e....>> subito Nicolò mi ha interrotto:

<< Andiamo bene, me lo auguro con tutto il cuore che abbia i capelli e gli occhi, perché sembra che sulla Terra le cose stiano così.>> ha ribattuto ridendo e io gli sono andato dietro.

<< No, davvero>> ho ripreso serio, perché desideravo che Nicolò capisse.

<< Si chiama Dafne ed è magnetica, intensa, pura come una bambina ma è anche adulta, saggia e silenziosa e quando parla ha una voce bassa e melodiosa, completamente priva di accento, e poi fa una cosa che nessuna ragazza fa più: ricama.>>

<< Ho capito, ti sei preso una bella cotta, di quelle toste, ma le tette?>> ha ribadito.

<< Le sue tette sono la conferma scientifica della legge di gravità.>> ho testimoniato, almeno per ciò che mi è sembrato vedendola in costume.

<< Perfetto, allora provaci.>>

<< Provaci? A far cosa?>> ho chiesto stupido.

<< Ma che ti sei rincitrullito? Provaci in quel senso…hai capito? E mandami una sua foto, intesi?>>

<< Ah, sì, certo, ma non è un tipino molto facile, sta un po’ sulle sue. E' decisamente snob.>>

<< Vedrai che cede, le fai sempre innamorare tutte. La tua famiglia invece, tutto bene?>>

<< Mi scelgono sempre come orecchio occasionale per i loro discorsi senza senso e mia sorella, come sai, è specializzata in figure poco edificanti.>>

<< Per dirlo correttamente, in figure di merda.>>

<< Già.>> abbiamo riso e detto scemenze per un'altra mezz'ora, poi mi sono affacciato alla finestra fissando il cielo notturno.

C’erano le stelle luminose e un grande immenso silenzio, che si è srotolato come un nastro che scivola.

 

*******

 

<< Com'è il tempo oggi?>> si è informata Alice sedendosi a tavola per la prima colazione.

<< E che ti importa? Tanto non lo puoi cambiare.>> ho sentenziato ridendo.

<< Scemo.>> mi ha risposto e subito dopo ha dato il tormento a mia madre perché il toast non era abbastanza abbrustolito.

<< Guarda questa banana, è molliccia. Come faccio a bagnarla nel latte senza che si sfaldi?>> si è lamentata ancora.

Le guance di mamma si sono gonfiate e sgonfiate più volte.

<< Davvero Alice, non riesco a capire come fai a mangiare un toast con prosciutto e formaggio insieme a banana, latte e cacao. Sembri abitata da un'idrovora.>> ho considerato scrollando la testa.

<< Cretino, non fai altro che giudicare me. Pensa per te che sei un disadattato sociale con grossi problemi!>>

<< Sono associale? Chi se ne frega. Sarà negativo per te, ma io mi basto.>> ho risposto alzandomi in piedi e prima di andarmene ho aggiunto:

<< Non sono come te che pur di non stare sola ti sei fidanzata con un deficiente, zoticone arretrato.>>

<< Ragazzi state calmi, non potete concedervi nessun problema irrisolto perché non abbiamo i soldi per portarvi dallo psicanalista.>> ci ha redarguito scherzosamente mamma, aggiungendo, sperando di ristabilire la pace:

<< Krishnamurti diceva che è impossibile avere buone relazioni se si rimane invischiati nelle proprie aspettative. Quindi Alice fai la brava e non insultare tuo fratello.>>

Alice mi ha fatto una linguaccia ed io le ho mostrato i denti andando via. Quando sono tornato erano pronti per andare alla spiaggia.

<< Non vieni? Hai intenzione di ciondolare tutto il giorno?>> ha domandato papà.

<< No, scendo più tardi. Ho voglia di leggere, e sotto il sole non riesco a concentrarmi.>>

<< Ma non ti annoierai a stare solo?>> mi ha interrogato scrutandomi attento, come se fossi vittima di una nuova malattia.

<< E se anche mi annoiassi? Non è obbligatorio essere perennemente occupati.>> ho ribattuto scocciato.

<< Va bene, allora divertiti.>> mi ha augurato mamma trascinandolo via.

<< Lasciamolo solo, vorrà stare un po’ con Dafne>> ha commentato Alice con voce melensa.

Ho alzato le spalle sdraiandomi sul lettino in veranda, lasciando il mondo esterno fuori dalla mia mente, e chiudendo gli occhi ho sospirato di piacere. Più tardi una voce mi ha svegliato.

<< Che fai di bello?>> Ho aperto gli occhi, Dafne era seduta sui gradini della veranda.

<< Sto cercando di sopravvivere alla presenza di mia sorella. L'unica cosa che abbiamo in comune, è che siamo abitanti del pianeta Terra.>> ho risposto cupo mentre lei mi fissava lanciandomi segnalazioni criptiche.

<< Capisco, ma non riempire il tuo spazio con discorsi inutili. Più discorsi inutili farete e meno vi capirete.>>

<< Lo so, hai ragione, ma a volte vorrei non avere a che fare con persone stupide. >>

<< Il che include la maggior parte della popolazione e tua sorella?>> ha domandato con una sottile ironia, silenziosa ma implacabile.

<< Scusa, non volevo essere presuntuoso.>>

<< No, non scusarti, purtroppo la società odierna ne offre un vasto campionario. La realtà è che sei più acuto e intelligente della maggior parte delle persone, quindi ti senti solo e incompreso. Usa la tua intelligenza per non cadere in banali discussioni e non fomentare la stupidità perché ciò contamina l'energia cosmica. Puoi farcela, non è fisica quantistica, e poi non ti preoccupare, tanto la storia di tua sorella con il tipo con cui sta, non supererà questa vacanza.>>

<< La verità è che mi sento prigioniero di questo mondo non troppo evoluto, e per quanto riguarda Alice me lo auguro con tutto il cuore, ma non credo che sia probabile.>>

<< Parla poco e aspetta. Parlare troppo non serve a nulla. Sii sempre breve e conciso. Vieni con me, ti porto in un posto magico.>> si è alzata ed io l'ho seguita senza parlare.

Abbiamo percorso un sentiero che si snoda dietro la casa, fiancheggiato da cespugli di more e piccole piante selvatiche, camminando sotto l'ombra di ulivi giganti, sfiorando ovili costruiti con muri a secco abbelliti da piante di fichi d'india e gruppi di pecore che brucavano tranquille, con l'erba che crepitava sotto le nostre infradito.

Il suo abito verde si mimetizzava fra lo scuro della vegetazione e il suo grande scialle di pizzo legato intorno alla vita frusciava nell'aria ingiallita.

Da lassù lo sguardo catturava il colore del mare che si fondeva contro l'azzurro del cielo in un unico sfondo mentre l'odore della salsedine speziava l’aria.

<< Tutto ciò che è sulla Terra è connesso al cielo.>> ha sussurrato ad un tratto facendomi sobbalzare.

<< Mi hai letto nel pensiero?  Stavo proprio pensando a come il mare sembra incastrato nel cielo, come se né l'uno né l'altro avessero un inizio e una fine.>>

<< Diciamo che ho accesso a portali che altri non vedranno mai. Conosco tutto ciò che accade dentro un'altra persona e cosa sente. Una specie di sesto senso, ma molto più intenso.>> mi ha informato ridendo e aumentando il passo.

<< Sarei felice di percepire quei portali, perché sono sempre annoiato dai fatti che accadono sulla Terra, annoiato a morte.>> ho detto quasi a me stesso.

<< Fai tacere la ragione e la volontà, lascia i tuoi pensieri liberi di vagare e solo allora arriveranno le grandi scoperte. Devi avere pazienza, l'evoluzione interiore ha bisogno di spazio.>>

Siamo arrivati in cima alla collina, dove sembrava che il silenzio avesse incantato la terra riconquistandola, perdendosi ai suoi piedi, verso l'acqua scintillante. Ho provato un senso di espansione che si allargava dentro me e fuori di me. Dafne mi ha preceduto verso un viottolo in discesa, poi si è fermata di colpo e con il dito sul naso ha suggerito di fare silenzio.

Mi sono ritrovato a spalancare la bocca come un ebete perché davanti a me c'erano decine di piccole case circolari scavate nella roccia, coperte di licheni.

Quando mi sono ripreso ho chiesto sottovoce.

<< Cosa sono?>>

<< Domus de Janas.>> ha detto in un soffio.

<< Che caspita di lingua è?>> ho chiesto perplesso.

<< Sardo. Significa " Case delle Fate" >> ha spiegato continuando a scendere verso il vialetto. Le sono andato dietro curioso come mai sono stato in vita mia. Le costruzioni erano strabilianti e scavate dentro la roccia con porte che non superano il metro e mezzo d'altezza.

<< La Sardegna ne è piena. Sono costruzioni che erano qui molti secoli prima che venissero costruiti i Nuraghe. Gli scienziati affermano che sono tombe. Poveri esseri incapaci, per loro qualsiasi costruzione che non sia parte del mondo moderno, sono tombe. Invece queste sono veramente case dove abitano i popoli della Grande Madre. Il cosiddetto Piccolo Popolo. >>

Siamo scesi ancora trovandoci in una radura erbosa verdissima con intorno le case delle Fate che occhieggiavano come spiriti invisibili, e nel centro una quercia maestosa.

Si è tolta le infradito viola stendendo ai piedi della quercia il suo grande scialle di pizzo, e si è seduta incrociando le gambe. L'ho imitata, solo allora si è tolta gli occhiali da sole.

<< Le querce sono luoghi di ritrovo per Maghi, Fate e Folletti.>> mi ha aggiornato convinta.

<< Raccontami qualcosa di queste Fate. Immagino che ci sarà una leggenda a riguardo.>> ho detto sperando di rimanere con lei per sempre.

<< Era un popolo che viveva in tutta la Sardegna, e la maggior parte di quel popolo se n'è andato amareggiato dall'avidità e dalla malizia degli umani. Le femmine sono ricche e bellissime e fanno del bene al popolo degli umani poiché li amano. Pensa che il piccolo popolo è talmente bello che non si distinguono i maschi dalle femmine. Ancora oggi in tutta la Sardegna si usano come termine di paragone per indicare una bellezza superiore. Infatti si dice " Bella comènti una giana”. Hanno un'intelligenza superiore a quella dell'uomo e voci deliziose. Si costruiscono sia le case che gli utensili e coltivano il grano per fare il pane, ma a parte il pane e la frutta non hanno bisogno di altro cibo perché sono graziate da Dio. Dicono anche che si offendono facilmente e divengono terribili se vengono molestate. Però si dice anche che se si è onesti con loro ricompensano largamente per le gentilezze ricevute.>> ha raccontato convincente.

<< Sembra una storia tratta dal libro Il Signore degli anelli.>>

<< Tolkien con la scusa di raccontare storie inventate, ha infilato in quel libro tantissime verità.>>

<< La maggior parte delle persone, compresi tanti scienziati affermano che la Terra è l'unico pianeta abitato nell'universo. Tu pensi ciò che penso io?>> ho chiesto sperando che mi desse ragione.

<< L'universo è pieno di pianeti identici alla Terra. E tutti hanno i loro portali per arrivarci e sconfinare. Esattamente come sulla Terra, nella quale ci sono portali in cui puoi passare per entrare in altre dimensioni, abitate da altri popoli.>>

<< Trovo meraviglioso sapere che c'è al mondo una persona che la pensa come me. L'universo è costituito da miliardi di galassie, stelle e pianeti che mi ruotano intorno, e ciò mi fa sentire in compagnia. Ma perché gli scienziati non dicono la verità? >>

<< Perché gli esseri umani hanno paura di tutto, e perché gli scienziati non vogliono si sappia la verità. L'uomo insiste nel considerare solo la parte materiale del viaggio. Facendo così non si ottengono risultati, perché lo spazio non è misurabile come loro lo intendono. Sono tecnologici, è vero, ma non evoluti. Per poter andare su un'altra galassia o entrare in un'altra dimensione, ci vogliono i portali.>> ha riferito sfoderando un sorriso così elegante da ricordarmi epoche passate. << Ci vuole il teletrasporto, e l'unico modo per tele trasportarsi è svincolarsi dalla materia.>>

<< Di questo passo l'uomo non ci arriverà mai.>> ho concluso.

<< Ci arriveranno in pochissimi rispetto all'umanità, poiché non serve nessun tipo di tecnologia per elevarsi verso le dimensioni superiori. Gli scienziati associano il concetto di evoluzione alla tecnologia, poverini, si illudono che diventando più ricchi e più comodi possano diventare immortali.>>

<< Dicono che venti miliardi di anni fa ci sia stata una grande esplosione primordiale che ha dato inizio all'universo e a tutto ciò che esiste.>> ho dichiarato dopo una lunga pausa.

<< Chi lo dice? >> ha domandato sbadigliando.

<< Gli scienziati.>>

<< Ah, ah, ah, e tu ci credi? Come se fossero stati presenti…ma fammi il piacere.>> ci siamo guardati complici e siamo scoppiati a ridere. La sua risata non si sprigiona dalla gola, ma dalla profondità delle sue pupille, verdi come un lago di montagna. Ci siamo accorti solo in quel momento che delle nuvole avevano spento il sole qua e là, attenuando i colori del bosco.

<< Presagio di pioggia.>> ho asserito sottovoce per non disturbare il silenzio appena ritrovato.

<< Si, anzi, presagio di temporale estivo. La natura è ingegnosa e intelligente, oggi la Terra ha sete e la pioggia farà bene a tutto ciò che deve crescere. La pioggia d'estate è pura bellezza, spazza via la polvere dall'aria come un respiro infinito.>> ha sussurrato accarezzando l’erba con le dita dei piedi.

<< Ti capita di avere dei presentimenti che poi si avverano?>> le ho domandato ancora. Non mi sembrava vero di parlare con un essere simile a me.

<< Sempre. Il presentimenti e i presagi appartengono al mistero dell'universo divino e credo nessun scienziato al mondo ne troverà mai la chiave.>>

Ci siamo alzati mentre le nuvole nere si addensavano all'orizzonte, attraversate da lampi gialli. La pioggia ci ha sorpreso di colpo bagnando tutto ciò che c'era intorno a noi, ma scivolando sui rami della quercia come se fosse un tetto. L'ho tenuta stretta tra le braccia, tuffando la faccia nei suoi capelli, premendo il naso contro il profumo appena conosciuto, trattenendo il respiro, sperando così di bloccare il tempo.

" Con lei vicino potrei affrontare qualunque cosa." ho pensato, appena un istante prima di baciarla, il suo fiato sapeva di ciliegia. Un fulmine si è scaricato ai nostri piedi. Io ho urlato balzando indietro, lei è rimasta impassibile. Subito dopo il temporale si è rovesciato a cascata e in un attimo la pioggia è diventata un diluvio.

Ci siamo presi per mano correndo verso casa sino a restare senza fiato, mentre le nuvole sparivano oltre le colline e dell'acquazzone sono rimaste solo grosse rare gocce che bucavano la sabbia sulla spiaggia, completamente deserta.

Dafne si è tolta il vestito e si è tuffata in acqua come una piccola vela leggera, elegante nel movimento sinuoso del corpo. L'ho seguita senza pensarci due volte, annullando lo spazio tra di noi.

<< Sai di ciliegia.>> le ho sussurrato.

<< Ti piacciono le ciliegie?>>

<< Da morire.>> le ho risposto riflettendomi nei suoi occhi. So che se la guarderò negli occhi per sempre, io non morirò. " Ecco" ho pensato "mi sono perso." 

Quei momenti mi sono sembrati eterni.

<< Dove ti sei nascosto tutto il giorno? Ti abbiamo cercato ovunque.>> ha esordito mia madre appena ho attraversato il giardino.

<< Non mi sono nascosto, mi sono isolato. Avevo voglia di stare per conto mio.>> ho risposto impaziente, ma poi ho ripensato a ciò che mi ha consigliato Dafne.

<< Scusa, sono andato con Dafne a vedere le Domus de Jana.>> mi sono corretto fissando Dafne per essere appoggiato. Lei ha annuito con dolcezza.

<< Oggi la signora Piera ci ha raccontato la storia sugli abitanti di quelle piccole case e sulla loro terra magica di confine, decantando la loro bellezza. Mi ha rapita una malinconia insopportabile. Che strana coincidenza.>> ha riferito mia madre passandomi una mano nei capelli.

Alice è arrivata in veranda con una confezione di crema per il corpo in mano.

<< Mamma, mi passi la crema dopo sole sulle spalle? Mi bruciano, mi cadrà la pelle come un pomodoro lessato?>>

<< Non esagerare Alice, mi sfinisci. Non fai altro che lamentarti e quanto fa caldo e quanto fa freddo, ma quanto piove, ma perché non piove. Ma perché non ti fermi a cogliere la poesia che ti circonda come fa tuo fratello?>> è sbottata togliendole la confezione dalle mani.

<< Ma quale poesia, sto scemo crede alle fate, le fate non esistono!>> ha sentenziato sghignazzando.

<< Non ti rispondo perché non ho energia sufficiente per sopportarti, neppure per due nani secondi.>> le ho fatto sapere dandole la schiena.

<< Sei veramente convinta che la realtà sia solo quella che tu vedi? Non ti poni mai delle domande? Che per esempio nulla è come sembra?>> ha domandato Dafne gentilmente.

<< I tempi sono cambiati, viviamo in un mondo tutto nuovo e tecnologico.>> ha risposto Alice con una smorfia poco gentile.

<< Allora a cosa credi se per te il vecchio mondo era tutto sbagliato?>> Dafne ha risposto intristita, poi ci ha salutato ed è andata via.

Mia sorella le ha fatto la linguaccia impegnandosi subito dopo in una logorroica radiocronaca della sua giornata, passata in compagnia di una ragazza appena conosciuta.

Per non sentirla più mi sono avviato verso la spiaggia dove il mare scintillava come uno specchio investito dal sole, mi sono tolto la maglietta e con un tuffo ho bucato un'onda. Quando sono uscito gocciolante e ansante ho trovato Dafne seduta in posizione yoga verso ovest, con gli occhi chiusi e le labbra socchiuse.

Seduto accanto a lei ho seguito il rumore della risacca come fosse una musica celestiale, finché il sole non è sceso oltre il profilo del mare.

Sdraiato sul letto ho passato la notte tornando con il pensiero a ciò che è successo sotto la quercia e mentre la pioggia ha ripreso a battere contro le persiane della finestra, ho ringraziato Dio.

 

*******

 

Questa mattina le nuvole si sono diradate scoprendo il sole e schegge d'azzurro elettrico di cielo mentre le tende candide del salotto pendevano nella pesante aria afosa del mattino.

Sul tavolo ho trovato una ciotola colma di ciliegie e l'aroma invitante di caffè che aleggiava ovunque.

<< Hai visto che meraviglia? Te le manda Dafne, ma nascondile perché se le vede tua sorella fanno una brutta fine. Le avrà pagate un occhio della testa.>> ha considerato mamma allungandomi un biglietto.

<< Questo è per te.>>

<< L'hai letto?>> le ho domandato ridendo.

<< No gioia, sai che non lo farei mai. Vuoi un caffè?>>

<< In questa famiglia non si può stare un attimo in pace! Volevo dormire, ma a quanto sembra non si può.>> ha esordito Alice entrando in cucina tutta stropicciata, poi si è accorta delle ciliegie e ha allungato la mano verso la ciotola, ma non ha fatto in tempo perché sono stato più veloce di lei.

<< Sono di Edoardo, regalo di Dafne>> l'ha informata mamma allungandole il barattolo della marmellata.

<< Allora spero che ti vadano di traverso.>> mi ha augurato simpaticamente mentre immergeva le dita direttamente dentro il barattolo.

<< Sei ingrassata Alice, non esagerare.>> l'ha ammonita mamma con gentilezza, Alice non ha risposto ma ha sospirato soddisfatta, leccandosi le dita. Mi sono nascosto in bagno per leggere il biglietto.

 

" Nulla giunge inaspettato se si presta attenzione ai messaggi."

                                                                        Dafne.

 

Sono rimasto seduto sul bordo della vasca perdendomi nel pensiero delle sue labbra per un tempo indefinito. Quando sono uscito dal bagno ho sentito piangere qualcuno con grandi singhiozzi e versi strani. In salotto c'era mia sorella accasciata sul divano e mamma l'abbracciava accarezzandole la schiena, sussurrandole di calmarsi.

<< Lo so tesoro, ora sei arrabbiata perché non hai ancora capito il senso della vita, e questo mondo, non è certo nato per le principesse come te, che amano la poesia.>> ha sussurrato mamma alzando gli occhi al cielo, forse chiedendo scusa a Dio per la bugia, consapevole di mentire riguardo alla poesia insita in sua figlia.

<< Voglio morire, in questo momento nella mia vita c'è meno poesia che in un cesso della stazione!>> ha risposto Alice smentendo la bugia di mamma.

Mi è sembrato che mamma non riuscisse nel suo intento. Papà mi ha preso per un braccio trascinandomi in veranda.

<< Cosa è successo?>> ho domandato sottovoce.

<< La fine del mondo, ...almeno per tua sorella. Antonino l'ha lasciata e per giunta al telefono. Vigliacco.>> mi ha confidato sussurrando.

<< Mi dispiace.>> ho detto sincero.

<< Per carità di Dio, ma che dici? Dobbiamo festeggiare, tua sorella ha vinto un terno al lotto.>> ha ironizzato papà ridacchiando sotto i baffi.

<< In effetti, però ora soffre, poverina.>> ho aggiunto comprensivo anche se ero più felice di papà.

<< So bene che alla vostra età le esperienze dolorose possono far diventare il cuore di piombo, ma soffrirà qualche tempo e poi passerà.  Arriverà un nuovo ragazzo e presto si renderà conto che era fidanzata ad un idiota che si allenava per la gara di rutti, un microcefalo capace di giocare a palla contro un muro per ore.>>

<< Un genio...>> ho esclamato ridendo insieme a lui.

<< Dobbiamo assolutamente accompagnarla a fare shopping, almeno si distrae e smette di piangere, magari la invitiamo a mangiare la pizza.>>

<< Ok, mi sembra il minimo.>>

Ma non c'è stato nulla da fare. Tutto ciò che siamo riusciti a farle fare è stato convincerla ad uscire in veranda dove ha continuato a piangere senza pausa.

Il caldo era polveroso, immobile e senza respiro. Dafne è arrivata in quel momento con il suo telo di pizzo in mano e i piedi scalzi. Va in giro sempre a piedi nudi, con una libertà così naturale che diventa il suo punto di forza.

<< Posso parlare qualche minuto con Alice?>> ha chiesto gentile dopo aver assistito al pianto di mia sorella per qualche minuto.

<< Se riesci a farla smettere ti faccio un regalo, accomodati.>> detto questo mia madre si è alzata per lasciare il posto a Dafne facendo segno con la mano di ritirarci in silenzio.

Le abbiamo lasciate e dopo solo un quarto d'ora sono entrate in casa. Alice non piangeva più. D'istinto ho passato a mia sorella la ciotola con le ciliegie perché mi ha guardato con occhi da cucciolo abbandonato e per un attimo mi sono aspettato uno sfogo, oppure che mi scagliasse la ciotola sulla testa, invece, niente. Ha preso solo due ciliegie.

<< Grazie, sei molto gentile.>> I miei genitori ed io ci siamo guardati straniti.

<< Vado ad infilarmi un costume, mi aspettate?>> ha chiesto umilmente, qualità che non ha mai fatto parte della sua personalità.

Abbiamo annuito con la testa aspettandola in veranda.

<< Dafne cosa le hai detto? >> ha chiesto papà curioso.

<< Segreti.>>

<< Cioè?>> ho ribadito sollecito.

<< I segreti e i misteri non vanno mai svelati.>> ha mormorato abbassando lo sguardo. Noi tre abbiamo annuito. Quando Alice è tornata si sono avviate verso il ginepro.

Le abbiamo seguite lasciandole tranquille sotto l'ombra dell'albero, e facendo finta di nulla siamo scesi in spiaggia.

Pochi minuti dopo sono venute da noi tenendosi per mano e conoscendo Alice non ho creduto ai miei occhi.

<< Ecco qui, tutto a posto. Io devo andare, a presto e buon pomeriggio.>>

Chiedendo scusa è andata via facendo un gesto con la mano per farmi intendere che ci saremo visti più tardi. Sulla spiaggia mi sono disteso poco distante da Alice, come se avessi voluto scrutarne le reazioni perché non so per quale inspiegabile ragione ho sentito l'istinto di proteggerla, di prenderla per mano e guidarla lungo i pericoli della vita, anche se sono convinto che a mia sorella non poteva capitare fortuna migliore.

All'ora del pranzo Alice ha mangiato una mela, poi si è calata nella lettura di un libro con impegno, con grande nostro stupore, che per non metterla in imbarazzo abbiamo finto un improvviso interesse per la signora Piera, la quale ci ha raccontato la cronaca della sua ultima crociera con un sorriso tutto gengive.   L'esperienza si è rivelata gradevole come un colpo in testa.

Quando ci ha salutato dicendoci che sarebbe partita la mattina dopo per tornare a Roma, mia madre sempre particolarmente educata, le ha gridato dietro mentre se ne andava:

<< Ci mancherà tanto signora Piera.>>

<< Si, come un attacco di colite.>> ha aggiunto papà facendo ridere anche Alice.

Più tardi mi sono sdraiato sotto i rami del ginepro i quali erano percorsi da scintillii dorati. Il sole in mezzo ai rami ha reso irreale il momento dell'attesa facendomi appisolare all'ombra, la quale rende uniforme ogni cosa.

Al crepuscolo, mentre sguazzavo in acqua è arrivata Dafne a piedi scalzi, nella luce granulosa del tramonto. Gli altri camminano, lei galleggia a mezz'aria. Si è tolta lo scialle di pizzo dai fianchi e l’abito verde, lasciandoli cadere sulla sabbia in un unico abbraccio.

Abbiamo nuotato l'uno accanto all'altra e insieme ci siamo seduti sulla riva per salutare il sole, il quale tramontando sui vapori afosi della giornata ha formato una striscia arancione sul bordo curvo della terra.

<< Come sta tua sorella?>> ha chiesto poi con gentilezza.

<< Stamane ha pianto tanto che sembrava una focaccia sfatta. Non so cosa tu le abbia detto, ma sembra che le tue parole le abbiano restituito la dignità che sembrava aver perso.>> l'ho informata sincero.

<< Sembra che l'amore sia qualcosa di travolgente per cui gli umani sono disposta a morire, a meno che Shakespeare non abbia mentito di brutto.>> siamo scoppiati in una gran risata, poi l'ho baciata e ribaciata.

<< Mi piaci da morire.>> ho mormorato un po’ in imbarazzo.

Siamo rimasti in silenzio per un tempo indefinito mentre ascoltavo il mio cuore battere veloce.

<< Ci sentiremo dopo che sarò partito? >> ho chiesto deglutendo e sperando che mi giurasse eterno amore.

<< Non pensare a ciò che sarà il nostro futuro, tanto non conoscerai mai il tuo destino in anticipo. Certamente puoi immaginare tutto ciò che desideri, ma poi il viaggio della vita cancella le immagini che hai creato lasciando integro solo ciò che non sei riuscito a vedere.>>

<< Devo lasciare che sia il tempo a modificare il mio destino?>> ho chiesto confuso.

<< Ognuno di noi nasce con un disegno già inciso. Inutile tentare di sconvolgerlo, se veramente vuoi migliorarlo lo devi assecondare guidandolo con amore e coscienza. Solo allora puoi essere certo di chi sei veramente. E se vuoi un consiglio lascia perdere il tempo, non è una misura. Fidati invece dello spazio poiché trasportando i tuoi pensieri nell’etere li fa tornare indietro trasformandoli in azioni. Quindi se vuoi che i tuoi desideri si avverino formula solo pensieri d'amore.>> ha risposto con la voce bassissima come se mi stesse rivelando un mistero segreto. Ho appoggiato la testa sulle sue cosce e subito dopo ho sentito una carezza sui capelli. Una carezza lenta e delicata, come se arrivasse da una incolmabile distanza.

Quando sono tornato a casa per la cena l'ombra della sera scivolava lungo la veranda alzando verso il cielo un velo di polvere color zafferano.

I grilli hanno cantato tutta la notte.

 

 

*******

 

Stamane tutta la costa era sferzata dal Maestrale. Dalla finestra della mia camera ho distinto un cielo turchese colmo di respiro e quando sono uscito all'aperto il vento mi ha investito come uno schiaffo. Sulla spiaggia la sabbia era ammassata in alti cumuli formando colline desertiche e in giro non si vedeva anima viva.

In cucina ho gustato un caffè scrutando con occhi socchiusi Alice che mangiava una mini porzione di frutta fresca. Mi sembra di avere a casa una sorella tutta nuova.

<< Come ti senti oggi?>> ho chiesto amorevole.

<< Mi sento equipaggiata contro ogni tipo di sciagura.>>

<< Caspita che ti ha detto ieri Dafne?>>

<< Che essere feriti nei propri sentimenti succede a tutti ed è inevitabile e che non posso arrabbiarmi per questo, però posso fare grandi cose per rendere la mia esistenza un'opera d'arte. Mi ha detto che le persone da affiancare si possono scegliere come quelle da evitare, Dipende da quanto ti stimi, tutto dipende da me.  Quindi non permetterò ad uno sfigato privo di educazione e buon senso di farmi del male. Per questo motivo mi sono messa a dieta, diventerò super ordinata e non ti offenderò più.>>

<< Faccio immediatamente redigere i documenti per il processo della tua beatificazione.>> ho concluso prendendola tra le braccia, ridendo con lei sino alle lacrime.

<< Cos'è la giornata della solidarietà?>> ci ha interpellato papà entrando in cucina.

<< No, da oggi ogni giorno sarà il giorno della solidarietà.>> ha decretato Alice abbracciando papà.

<< Che ti ha detto Dafne per avere ottenuto un cambiamento così drastico?>> ha domandato papà non sapendo di ripetersi.

<< Oh, no...>> abbiamo esclamato uscendo dalla cucina. Papà ci ha seguito commentando:

<< Un sogno si sta avverando, un sogno che era nascosto da nebbie fittissime.>>

Poco dopo papà e mamma ci hanno salutato poiché in partenza per Cagliari, dove hanno prenotato una visita guidata per musei. Seduti in auto ci hanno raccomandato di non combinare casini.

Alice ed io abbiamo passato il resto della giornata in spiaggia, tra nuotate, partite a ping-pong, lotte sulla sabbia, battute e risate. Siamo tornati a casa prima del previsto per farci una doccia. Quando sono uscito di casa sono andato a sedermi sotto il ginepro dove c'era Dafne ad aspettarmi.

<< Sei invitato ad una festa a sorpresa. Quindi ti bendo gli occhi e devi aspettare finché non ti chiamo. Intesi?>>

<< Ok, mi piacciono le sorprese.>>

Senza togliermi la benda mi ha accompagnato tenendomi per un braccio. Quando ho aperto gli occhi sono rimasto incantato dalla visione delle candele che illuminavano la veranda e dai ragazzi e dalle ragazze che parlavano sparsi ovunque, uno più bello dell'altro, tutti longilinei e delicati, vestiti con strani costumi fatti di stoffe leggere e colorate. Sembrava di stare ad una sfilata di moda. Decine di torce illuminavano il giardino e i rami del ginepro erano decorati con figure ritagliate di angeli, stelle, fiocchi colorati e campanelli festosi. Una musica di violini si diffondeva nell'aria rinfrescata dal maestrale.

Dafne era avvolta in un abito di tulle verde smeraldo come i suoi occhi, tutto gonfio come la corolla di un fiore e un nastro verde nei capelli sciolti, che poi è risultato essere una foglia lanceolata. Ero frastornato e senza fiato.

Mi ha presentato tutti i ragazzi trascinandomi con sé orgogliosa. Non mi sono ricordato un solo nome continuando a seguirla con lo sguardo, poiché si è mossa nell'impalpabile mondo della sera con la grazia di una fata e il riverbero del chiarore delle candele sul viso.

Sembrava che fosse attraversata da una grazia speciale che l'avvolgeva come una spirale di luce. Ero completamente sedotto dall'eleganza dei suoi movimenti.

Ci siamo diretti in veranda, sotto la quale c'erano vari tavolini colmi di ciotole con pane carasau, fette di pecorino dolce, dolcetti con ricotta e miele e un'infinità di spiedini di frutta.  Ho smangiucchiato mentre lei ha ballato spensierata con tutti i ragazzi presenti, le gote appena colorate e il tulle della gonna svolazzante nell'aria.

<< Hai visto quant’è bella?>> mi ha fatto notare un ragazzo prendendo uno spiedino di frutta.

<< Si, è stupenda. Piacere Edoardo.>> ho detto stringendogli la mano e pensando di non avere mai visto un ragazzo così bello, con dei lineamenti talmente perfetti da sembrare una ragazza.  Lui mi ha sorriso:

<< Ha scelto te, non farla soffrire.>>

<< Vieni a vedere i lumini con me.>> mi ha pregato Dafne arrivando di corsa e prendendomi per mano.

Il vento che arrivava dal mare da nord-ovest le ha sollevato la gonna, che la luce radente della luna ha colpito all'altezza dell'orlo.  Sembrava che il vento le girasse intorno al solo scopo di toccarla. Ci siamo avvicinati alla riva dove centinaia di lumini galleggiavano nel mare già spennellato dai fili d’argento della luna. Piccole onde cullavano le candeline tremolanti. L'ho presa tra le braccia e l’ho baciata.

<< Vieni sediamoci sotto il ginepro.>> ha sussurrato piano. Negli occhi le ho letto una determinazione incrollabile. L'ho seguita senza fiatare, poiché in lei vive una forza profonda, antica direi. Quando decide di fare qualcosa mi viene istintivo seguirla, come se avesse un potere superiore.

Sotto il ginepro c'era il suo scialle bianco ricamato con fili d'argento. Siamo rimasti lì sotto per un'eternità fissando le stelle mentre la festa finiva e gli invitati andavano via.

Quando intorno a noi il silenzio è rimasto l'unico testimone l'ho sfiorata e lei ha riso. Le mie dita sono scivolate dentro il manto nero dei suoi capelli. Una carezza, poi un'altra e un'altra ancora mentre un silenzio fondo si è addensato tra i rami del ginepro come se qualcuno avesse abbassato il volume dell'intero universo.

<< Dormire sotto la luna ripristina il fluido della purezza.>> ha sussurrato quando poi ci siamo abbracciati esausti con la luce gialla della luna che addolciva i profili dei nostri giovani corpi nudi.  L'ho baciata.

<< Sei la mia ragazza ora?>> ho domandato impaziente. Si è coperta le gambe con un lembo dello scialle e si è seduta.

<< Non so come dirtelo ma io non posso. Non posso prendere impegni di nessuna natura.>>

<< Per quale motivo? La distanza? Ok, d'accordo Piemonte e Sardegna non sono proprio attaccate, ma io non voglio che tutto finisca così. Almeno proviamoci.>>

<< Non è la distanza, ma la dimensione. Io non sono umana.>> ha detto contraendo il viso in una smorfia triste.

<< Cosa dici? Perché mi prendi in giro?>>

<< Non mi permetterei mai. Potrei uscire dalla tua vita senza dirti addio o darti spiegazioni, ma ti voglio bene e desidero che tu sappia la verità. Potrei andarmene dicendoti semplicemente che ci vediamo domani e poi non mi vedresti più. Ma con te non posso farlo. Io sono una fata, di conseguenza sono immortale. Tu invecchieresti, io rimarrei esattamente come sono adesso, non possiamo stare insieme. Comprendi?>>

In quel momento mi è scappato da ridere, ma per non offenderla ho deglutito e ho retto il suo gioco fatto di misteriosa immaginazione.

<< D'accordo, dimmi cosa devo fare per non perderti e rimanere per sempre giovane.>>

<< Un passo, un solo passo verso la soglia, dove berrai acqua pura di sorgente e la linfa del ginepro.>>

<< Se passo la soglia e bevo l'acqua di sorgente e tutto il resto avrò come dono l'immortalità e il tuo amore per sempre?>> ho recitato cercando di non ridere.

<< Si, e troverai il tesoro delle Fate. Ricordi?>>

<< Ovviamente, ma lo devo immaginare.>>

<< Certo, l'immaginazione apre porte su mondi sconosciuti.>>

<< Bene, ci sto, adesso però restiamo ancora un po’ qui.>>

Mi sono seduto con la schiena contro il ginepro raccogliendola dentro le mie braccia, contemplando la luna e le stelle attraverso i rami, rimanendo sveglio ad ammirare il suo viso chiaro, sino al momento in cui anche le ultime stelle si sono spente e la luce dell’aurora è spuntata a est per colpire i suoi capelli neri, colmi di riflessi bluastri.

Mi è sembrata una notte senza inizio né fine, sino all’alba, quando il sonno mi ha colpito prima che potessi aspettarmelo.

   

 

*******

 

 

 

Quando mi sono svegliato Dafne non c'era più. Mi sono alzato con fatica trascinandomi verso casa e in silenzio sono andato in camera mia. Dalle persiane filtrava il primo pallido raggio di sole. Ho spalancato la finestra per godermi la sua nascita appoggiando i gomiti al davanzale.

<< Edo, posso entrare?>> la voce di Alice mi ha chiamato con toni delicati. Non riconosco più mia sorella.

<< Si, vieni.>> Alice ha aperto la porta richiudendola con delicatezza, muovendosi come un ladro nella notte. Indossava il pigiama e a giudicare dagli occhi gonfi sembrava aver dormito poco.

<< Scusa se ti ho svegliato, ma dovevo vederti prima di papà e mamma.>>

<< Perché?>>

<< Perché ieri sera mamma mi ha mandato a chiamarti per la cena. Io ti ho cercato ovunque e non trovandoti ho detto che dormivi, per coprirti ovviamente. Quindi ora mi devi assolutamente dire dove sei stato, mi spetta di diritto.>>

Devo avere avuto un'espressione allucinata perché Alice ha esclamato:

<< Mamma mia sei più bianco di uno yogurt!>>

<< Scusa ma mamma e papà non sono andati a Cagliari?>>

<< Si, ma che c'entra? Alle venti erano già di ritorno, e tu non c'eri.>>

<< Aspetta un attimo, ma ieri tu ed io non siamo stati tutto il giorno alla spiaggia!>>

<< Si, ma siamo venuti a casa intorno alle diciannove. Tu sei andato a farti una doccia e poi non ti ho più visto. Ho pensato fossi uscito con Dafne e non mi avessi avvisata. Comunque non ti preoccupare, tutto è bene ciò che finisce bene, nel senso che papà e mamma non si sono accorti che sei stato fuori tutta la notte. Accidenti a te però, potevi dirmelo, magari mi sarei preparata meglio.>>

Il suo tono non ha vacillato e le sue parole non hanno conosciuto incertezze. Ho cercato di mettere insieme i ricordi della sera prima.

<< Giusto, ieri sera ero alla festa di Dafne.>>

<< Quale festa? C'è stata una festa io non sono stata invitata?>>

<< E' stata una festa a sorpresa, organizzata all'ultimo minuto.>> ho detto per giustificare il mancato invito.

<< Vi perdono anche se non mi avete coinvolta. Rimaniamo d'accordo che ti sei addormentato presto. Non farmi fare la figura della bugiarda, ok?>>

<< Ok, a buon rendere. Grazie, davvero.>> mi ha baciato sui capelli ed è uscita chiudendo con delicatezza la porta.

Sono rimasto a fissare il soffitto della stanza per ore, chiedendomi dove fossi andato la scorsa notte. Mi sono posto mille domande e tutte e mille sono rimaste senza risposta. L'unica possibilità plausibile è che ho sognato, obbligato a decifrare ciò che mi è sembrato impossibile. Un sogno meraviglioso, ma un sogno. Il caldo mi ha costretto ad alzarmi per farmi una doccia rifrescante.

Quando sono sceso mamma e papà ridevano seduti all'isola della cucina mentre Alice tentava di preparare un'insalata.

<< Buongiorno Edoardo, qual buon vento? Stare tutto il giorno con tua sorella ti ha stancato al tal punto da andare a dormire alle otto di sera?>> ha chiesto papà passandomi un braccio intorno alle spalle.

<< Accidenti, sei più alto di tuo padre, vuoi un caffè?>> ha chiesto mamma sempre gentile.

<< No grazie.>> ho risposto cercando di mascherare la mia angoscia per aver omesso la verità.

<< A proposito, è passata Dafne a salutarci perché parte. Aveva ragione la signora Piera, era una turista. Devo aver capito male quando mi ha detto che era di queste parti. Ha lasciato per te delle ciliegie.>> mamma mi ha allungato la ciotola colma di ciliegie con uno sguardo pieno di comprensione.

<< Grazie.>> ho detto in un soffio con il cuore a pezzi. Sono uscito nella canicola estiva andando a sedermi sotto il ginepro cercando di capire per quale motivo non mi avesse salutato. Ho alzato gli occhi verso i rami del ginepro e in quel momento mi è parso che il brillio delle foglie si fosse spento.

 

 

 *******

 

Torino. Agosto 2012

 

Sulla città grava una cappa di afa stagnante. Le sere estive sono lunghissime e luminose ed io passo le serate con gli amici e Nicolò che vedo ogni giorno. Andiamo in piscina o in bicicletta facendo progetti per l'università.

Mia sorella è dimagrita ed è più bella, tanto che Nicolò le sta facendo spudoratamente il filo.

Finirà che diventerà mio cognato.

L'unico momento greve nella mia giornata è il crepuscolo, che porta con sé la malinconia, poiché so che non la rivedrò mai più.

 

 

 

 

 

*******

 

 

Sardegna. Luglio 2032

 

 

Mia moglie Lara ha voluto a tutti i costi portare i nostri figli a passare una vacanza in questa casa, che ha sentito decantare dai nostri genitori ogni volta che si parla di vacanze. Ovviamente sono venuti anche loro, felici di rivedere il posto. Con noi c'è anche mia sorella Alice, sposata felicemente con Nicolò, come avevo predetto. Alice aspetta un bambino da pochi mesi e lo si nota dallo sguardo languido e la mollezza nei gesti.

Questa mattina siamo andati tutti in spiaggia e mia figlia Cloe anni sette ha giocato tutto il giorno sotto il ginepro parlando e gesticolando con le mani e scuotendo i boccoli biondi.

<< Cloe ha una fantasia incredibile. O diventa un'attrice o una scrittrice. Guarda come è animata.>> ha osservato Nicolò ridendo.

<< Si, ha una collezione di amici immaginari non indifferenti.>> ho certificato sincero mentre mi alzavo per giocare a ping-pong con mio figlio Filippo che ha cinque anni e sono sicuro avrà un futuro nel tennis. Mi batte sempre!

E' stata una giornata stupenda e al crepuscolo siamo andati a casa tutti insieme.

Sono rimasto indietro per convincere Cloe a tornare con noi con la promessa di un gelato dopo cena.

<< Con chi hai parlato tutto il giorno sotto l'albero?>> le ho chiesto per distrarla e convincerla a venire con me.

<< Ho giocato.>> ha puntualizzato.

<< Ok, scusa, con chi hai giocato?>>

<< Con una fata. C'era anche ieri, è' bellissima.>>

<< Ah, davvero? Descrivila, dimmi com'è.>> parlando sono riuscito a farla venire via, anche se si girava in continuazione a salutare con la manina aperta.

<< Ha i capelli neri, lunghissimi e lisci e gli occhi grandi e verdi. Verdi come le foglie degli alberi.>>

Il mio cuore ha fatto un tuffo nello stomaco.

<< Deve essere bellissima allora. Come si chiama?>>

<< Dafne. Si chiama Dafne e mi ha detto che vi siete conosciuti quando tu eri un ragazzo.>>

Mi sono bloccato in mezzo al giardino piegandomi sulle ginocchia per avere il viso all'altezza del suo sguardo.

<< Cloe con chi hai parlato? Dimmi la verità, sai che non mi piacciono le bugie.>> l'ho redarguita un po’ severo. << Hai parlato con la zia Alice?>>

<< No, ho parlato con Dafne.>>

<< Cloe, sai che se scopro che mi hai detto una bugia poi ti becchi un castigo.>>

<< Ti ho detto che ho parlato con Dafne.>> ha risposto battendo i piedi sul prato. Ha frugato nella tasca del prendisole di cotone azzurro e mi ha dato un biglietto piegato in due.

<< Mi ha detto di darti questo.>>

<< Dove hai preso questo foglio? Dimmi la verità Cloe.>>

<< Me lo ha dato Dafne.>> ha urlato scoppiando in un pianto terribile.

 Subito Lara è corsa verso di noi mentre con gli occhi mi ha letteralmente fulminato.

<< Ma che bisogno c'è di farla piangere? Lasciala giocare ancora. Ci sono pochi metri da qui all'albero. La possiamo tenere sott'occhio anche se resta li. Ma che fastidio ti dà?>> ha preso Cloe per mano ancora in lacrime ed è sparita in casa.

Io sono tornato indietro verso la spiaggia e con il cuore in tumulto ho letto il biglietto:

 

" Sto scrivendo alla luce delle candele, poiché è l'unica luce che mi fa riposare gli occhi.  Noi fate possiamo uscire solo quando il sole tramonta perché la nostra pelle è delicatissima. I nostri corpi, come avrai notato, sono evanescenti e tanto luminosi da abbagliare. Abbiamo il dono della profezia e determiniamo il destino degli uomini già alla nascita.  Se chiamiamo il nome di un umano tre volte di seguito vuol dire che una fata l’ha scelto per portarlo nel suo mondo. Passiamo la vita a filare il lino con fili d'argento, tessendo preziose storie d'amore e se stendiamo il telo di pizzo ricamato davanti al prescelto, esso rimarrà incantato per sempre. Sognare mentre si vive è un modo per immaginare la verità, per questo l'amore tra un giovane ragazzo e una fata spande intorno un alone magico. Sicuramente è un incantesimo e gli umani ne rimangono affascinati, ma non credono possa essere vero. Per questo sono andata via, perché comprendo sin nel profondo che apparteniamo a razze diverse e a mondi diversi, e si sa che un amore per sopravvivere all'eternità deve essere sostenuto da tutta la fiducia dell'universo. Fiducia che non mi hai concesso. Ci rivedremo? Chissà, tutto può essere. A volte ciò che è improbabile è molto più bello e interessante del probabile poiché fra tutte le cose che ti potevano accadere te ne è accaduta una sola, cioè la più improbabile. L'unica interessante. Appena puoi vai alla quercia e alle Domus de Janas. Ti ho lasciato un ricordo. Buona vita. Dafne."

 

Senza pensare neppure per un nano secondo mi sono messo a correre come un pazzo verso le Domus de Janas. Quando sono arrivato in cima alla collina l'aria era pregna dell'odore di elicriso e il tramonto colorava il mare di lampi arancioni.

Sono entrato nel cerchio magico della radura ed è lì che ho trovato il suo scialle di pizzo, appeso alla quercia, come una ragnatela di neve tra i rami. L'ho staccato con delicatezza e ho annusato il profumo della sua pelle, incastrato tra i ricami d'argento.

Sono tornato a casa lentamente, inciampando nei sassi, mentre il sole spariva dietro la curva tonda della Terra e i pendii della collina si velavano di lacrime inserite tra i miei occhi e la realtà.

Durante la notte mi sono alzato sfinito dall'insonnia e senza far rumore sono uscito in veranda. Sono rimasto a bocca aperta a fissare il suo viso giovane e splendente di luce sotto i rami del ginepro. Mi sono avvicinato piano rendendomi conto che era proprio lei. Ancora giovanissima, come nell’estate del 2012.

<< Dafne, sei tu?>>

<< Si.>>

<< Avevi detto la verità.>>

<< Si.>> ha risposto con gli occhi colmi di infinita tristezza.

<< Ti ho persa per sempre?>>

<< No, i veri amori hanno fili robusti, trame di ragni bagnate d'argento. Nulla può distruggerli. Nulla. Hai trovato il tesoro. La possibilità di avere conosciuto l’amore puro. L’amore che ti lascia andare se vuoi andare. L’amore che ti lascia libero di agire e pensare. L’amore che non prova gelosia, ma solo amore. L’amore che ti ama per come sei, che non ti cambia e non ti lega. Scusami ma ora devo andare.>>

Una luna rossa come una fiamma l'ha illuminata di bagliori cangianti mentre in silenzio e con una grazia infinita spariva dentro il tronco del ginepro.

 

 The end.

 

Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento

O tende a svanire quando l'altro si allontana

Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai

Amore non muta in poche ore o settimane

Ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio

Se questo è errore e mi sarà provato

Io non avrò mai scritto

E nessuno ha mai amato

W.Shakespeare

 

 

Le frasi in lingua sarda sono state gentilmente tradotte dall'italiano da mia cugina Maria Luigia Unida.