Il sole d'inverno.

 

"Foto di Daria Unida"

 

 

L'amicizia tra la signora Prudenza e la signora Pazienza nacque alla vigilia dei fatti che sto per raccontare, dopo anni di educato e rispettoso vicinato, costruito solidamente su di un reciproco sentimento di diffidenza.

Ambedue avevano la bella età di settant'anni e si godevano la meritata pensione, e non vorrei apparire cinica, ma anche la libertà ritrovata per una vedovanza anticipata.

Le porte dei loro appartamenti distavano di pochi metri nello stesso pianerottolo, con le belle maniglie di ottone lucido e gli zerbini a semi cerchio color caffè, siti in un palazzo di architettura neoclassica.

Uno di quei bei palazzi eleganti di Roma dove ancora c'è il portinaio a darti il buongiorno e la buonasera, anche se il portinaio incollato al video della televisione sembrava una statua di carta pesta.

Le due signore si portavano gli anni accumulati durante il viaggio della vita con grande dignità e qualche vezzo femminile, con la sola differenza che la signora Prudenza era magra come un chiodo, mentre la signora Pazienza aveva qualche chilo di troppo, che però non sembrava darle nessuno incomodo.

Amavano fare lunghe passeggiate e leggevano molto, anche se non snobbavano la televisione, oggetto che si sa, tiene molta compagnia quando la solitudine si fa un po’ sentire.

Già che ci siamo mi presento e vi informo che mi chiamo Lulù.

Detto questo lasciate che vi racconti l'andazzo di questa storia, che posso affermare con certezza, essere veramente avvenuta.

 

*******

 

<< Buongiorno signora Prudenza.>>

<< Buongiorno signora Pazienza. Come sta?>>

La signora Prudenza rispose al saluto con un sorriso allargato, forse più del necessario, dovuto al fatto che quando incontrava sul ballatoio la sua dirimpettaia, si sentiva in dovere di dare il meglio di se.

In poche parole, l'educazione prima di tutto.

Per dire la verità fino in fondo alla signora Prudenza non poteva importare di meno di salutare la signora Pazienza, non perché fosse scortese, anzi, ma perché la signora Pazienza come tutti i romani era, per i suoi gusti, eccessivamente colorata nel gergo e nei modi di fare, anche se le riconosceva, senza ombra di dubbio una raffinatezza squisita nel vestire e il buon gusto, ormai perso nei tempi andati, di non tingersi i capelli con nuance rosa cipria, azzurrino nuvola, viola tramonto, rosso ciliegia, rosso terra o nero blu.

Moda ormai perseguita da tutte le donne del pianeta che non vogliono cedere lo scettro al passar del tempo.

I capelli della signora Pazienza erano dunque, bianchi neve, esattamente come i suoi: sani, lucidi e forti.

Dal canto suo la signora Pazienza, romana di nascita, aveva sin da subito, provato una leggera avversione per la signora Prudenza, che con il suo accento torinese le rievocava il semolino degli ospedali, anche se doveva ammettere che possedeva un notevole modo di esprimersi e un coraggio non comune.

Nell'ultima riunione di condominio aveva messo a tacere l'amministratore con frasi argute e intelligenti, atte a far crollare la decisione dei condomini sul desiderio insano di cambiare le cassette della posta di legno e ottone, perfettamente conservate, con rettangoli di plastica beige.

In quell'occasione le due signore si erano trovate d'accordo, sostenendosi a vicenda, smantellando la decisione degli altri, con soluzioni particolarmente convincenti.

Da quel momento una logica invisibile di sano apprezzamento l'una per l'altra, si era insinuato tra loro, senza farsi vedere, lavorando con discrezione nel cambiamento dei loro pregiudizi.

La signora Pazienza superò la signora Prudenza per avviarsi verso la porta di casa, trascinandosi dietro il carrellino nero con rotelle, colmo di cibarie. Frugò dentro la borsa per cercare le chiavi di casa, che infilò nella serratura, mentre un pensiero nuovo prendeva forma nella sua mente.

Anche la signora Prudenza frugò, ma non dentro la borsa, bensì dentro la scollatura della sua camicetta, mentre un pensiero germogliava spontaneo nella sua mente.

Si girarono all'unisono con ancora le chiavi nella toppa, ma fu Prudenza a comunicare per prima:

<< Le chiavi le tengo sempre qui, nell'eventualità di scippi.>> disse battendosi il petto, tossì e proseguì:

<< Signora Pazienza, scusi se mi permetto, le sarebbe gradito prendere un thè con me nel pomeriggio?>>

La signora Pazienza rimase di stucco per lo stupore:

<< Ma sa che stavo per chiederle se le andava di gustare qualcosina con me nel tardo pomeriggio? Ho l'abitudine di cenare presto da sempre, perché mi sembra di dormire più serena. Cosa dice? Le andrebbe?>>

La signora Prudenza sorrise pensando che un invito a cena fosse troppo intimo, ma tutto sommato anche il suo invito era relegato alla cena, poiché se prendeva un thè con un tramezzino poi non mangiava più nulla.

<< D'accordo, allora facciamo da me! Alle diciassette e trenta. Se le va possiamo guardare insieme la striscia quotidiana del reality “Naufraghi". >>

<< Ma certo, quest'anno non ho seguito. E' già iniziato?>>

<< Sono andate in onda due puntate e ci sono già state due eliminazioni, ma non si preoccupi, le racconto tutto io.>>

<< Con grande piacere! Allora alle diciassette e trenta. A più tardi e buon pranzo.>>

Frastornate per ciò che era accaduto entrarono nei loro appartamenti visibilmente scosse.

Ambedue pensarono di aver corso troppo e forse di aver frainteso cosa volesse dire l'altra, anche se tutto sommato si sentivano compiaciute per un diversivo che cadeva a fagiolo in un momento di piattezza sociale, durato troppo a lungo.

Allontanarono i dubbi dall'animo e si apprestarono a mettere in moto la loro routine quotidiana sino allo scoccare delle diciassette e trenta, ora in cui la signora Pazienza si avvicinò alla porta della vicina con in mano un cestino capiente a forma di barca, colmo di squisitezze e un aspetto gradevolissimo nel suo tailleur grigio perla.

La signora Prudenza venne scossa dal suono del campanello mentre controllava che l'abito blu che indossava non avesse pieghe strane. Si guardò le scarpe nere con tacco sei e andò ad aprire, anche se avrebbe fatto volentieri a meno di mettersi in ghingheri.

<< Prego si accomodi e scusi la confusione.>> invitò la signora Prudenza introducendo l'ospite nel salotto elegantemente arredato da pezzi di notevole antiquariato.

L'appartamento che occupava metà piano in un susseguirsi di stanze, era in perfetto ordine.

<< Ma quale confusione, questa casa è uno specchio.>> si congratulò la signora Pazienza guardandosi intorno soddisfatta.

<< Venga le faccio vedere il resto della casa.>> le propose l’altra con gentilezza.

La signora Pazienza si sperticò in complimenti asserendo che casa sua era molto simile.

<< Questa casa è enorme. Sono piacevolmente sorpresa di notare che abbiamo un sacco di cose in comune.>>

<< Venga si accomodi.>> la signora Prudenza precedette la vicina di casa verso la sala.

<< Qui non c'è la televisione!>> esclamò la signora Pazienza.

<< Certo, è in salotto.>> garantì l'altra.

<< E allora perché non andiamo a mangiare in salotto?>> 

<< In salotto?>> La signora Prudenza non credeva a suoi orecchi. Possibile che la signora Pazienza le avesse veramente chiesto di mangiare davanti alla televisione in salotto?

Di colpo si rivide bambina con indosso un abitino a quadretti bianchi e rosa e un orrido fiocco blu che le tratteneva una treccia strettissima, che spesso le portava atroci mal di testa, mentre sua madre la redarguiva:

<< Non voglio che porti del cibo in salotto! Quante volte te lo devo dire? Il salotto serve per rappresentanza, quando qualcuno viene in visita. Hai capito? Con te non so più cosa fare. Ti ho spiegato mille volte che il divano è antico come il tappeto e i cuscini.  Lo sai che mi sono stati regalati da mia suocera, che è anche tua nonna e se li rovini poi chi la sente!  Bisogna rispettare gli oggetti. Non capisci mai le cose che ti dico. Per punizione niente uscita ai giardini nel pomeriggio. Ora vai in camera tua e ripeti la lezione per domani.>>

<< La so già.>> si era permessa di dire in un sussurro.

<< Non ha nessuna importanza. La ripassi e basta, fila o ti arriva un ceffone.>>

Ebbe un sussulto, e come in una pellicola di un film che gira alla velocità della luce si rivide ragazza ospite della sua futura suocera, nella stessa casa in cui viveva nel presente.

<< Voi giovani non capite mai le cose che vi vengono dette. Non voglio per nessun motivo che andiate in salotto con del cibo o delle bevande in mano. Se proprio dovete mangiare o bere, andate in cucina. Non avete regole. Guarda Prudenza, cosa hai combinato con la bibita! Un disastro. Ora bisognerà rifoderare il divano, ma sai quanto costa? Tra l'altro queste stoffe a mezzo punto non si trovano più. Hai combinato un guaio. Proverò a lavarlo e spera che venga pulito altrimenti pagherai di tasca tua.>> e poi ancora si rivide fresca sposina vicino a suo marito in un momento particolarmente intimo in cui si era lasciata andare.

<< Ma stai scherzando? In salotto? Fare l'amore qui, sul divano? Come cavernicoli senza creanza? Abbiamo un letto matrimoniale e li lo faremo, punto. Certe volte Prudenza proprio non ti comprendo. Una persona dabbene non se ne viene fuori con proposte sconsiderate come questa, e se proprio te lo devo dire anche un po’ sciocche, perché sul divano è scomodo.>>

<< Volevo solo…>> ma non riuscì a terminare la frase perché suo marito la fece tacere.

<< Questo divano era di mia nonna, se lo sapesse…povera nonna, mi sembrerebbe di profanare il suo ricordo. Che Dio l'abbia in gloria.>>

Si ricordò d'essersi alzata, ma di non avere consumato l'atto d'amore neppure sul letto, poiché le rimase l'ansia che la nonna di suo marito la stesse guardando.

I ricordi passati la svegliarono di colpo da un sonno ancestrale che durava da tutta la vita.

Dandosi una scossa pensò: " Ora basta ".

<< Assolutamente sì, mangiamo in salotto. Vuole aiutarmi per favore a portare i piatti?>>

Poco dopo la signora Pazienza seduta rigidamente sullo stesso divano dei ricordi angoscianti della signora Prudenza, tirò fuori dal cestino un contenitore di vetro con dentro delle piccole polpette al sugo ed un altro con una insalatina sfiziosa e fresca.

Affettò il pane casareccio in fettine sottili ed aprì una bottiglia di vino rosso.

La signora Prudenza la fissò con occhi da sparviero, senza parole.

<< Ma e il thè? >> domandò infine sperando di non rendersi ridicola.

<< Con il thè ci innaffiamo i fiori sul terrazzo.>> rispose la signora Pazienza ridendo di gusto.

Fu in quel momento che si sentì un miagolio.

<< Signora Prudenza, ha un gatto?>>

<< No, cioè sì, è sotto il divano.>> la signora Pazienza si piegò in due per guardare sotto il divano, riuscendo a vedere il gatto di piccola taglia, tigrato di bianco e grigio ardesia.

<< Ciao piccolino.>> bisbigliò.

Il piccolino spuntò fuori prima con la testa e poi con il resto del corpo esibendo un collare dalla forma tubolare di morbida pelle color cuoio.

<< Ma come sei bello! Ma è ancora un cucciolino.>> considerò la signora Pazienza accarezzandolo sul dorso.

Lui la ringraziò con una leccatina sulla mano e uno sguardo verde smeraldo.

<< Come si chiama?>>

<< Non si chiama.>> ribatté la signora Prudenza.

<< In che senso non si chiama?>>

<< Nel senso che non so come si chiama.>>

<< Mi scusi, come non sa come si chiama, non è il suo gatto?>> domandò ancora la signora Pazienza che iniziava a non capirci nulla.

<< No, non è il mio gatto, nel senso che è entrato dalla finestra del terrazzo qualche giorno fa, mi ha fatto tenerezza e gli ho offerto del cibo. Ho deciso di tenerlo con me anche per fare dispetto al mio defunto marito che non ha mai voluto animali per casa, neppure un pesce rosso.>> replicò la signora Prudenza.

<< Comprendo, non le farebbe piacere dargli un nome?>> 

<< Mi sarebbe piaciuto certo, ma dal bel collare che indossa probabile che deve essere già stato di qualcuno e di conseguenza deve avere avuto anche un nome.>> 

<< Ah.>> fu il commento finale della signora Pazienza che però rimase un po’ perplessa e sopra pensiero.

<< Quindi per capire, come lo chiama quando lo chiama?>>

<< Gatto.>>

La signora Pazienza non disse più nulla e si apprestò a preparare una porzione di polpette anche per Gatto, chiedendo alla signora Prudenza qualche informazione sui Naufraghi e se fosse  presente qualcuno di molto famoso.

<< Veramente se parliamo di famosi nel senso di celebri, illustri e insigni, direi di no, ma c'è una persona che a mio parere è molto interessante. L’ho definito " Il saggio" perché ha dimostrato sin da subito il buon gusto di non mettersi troppo in evidenza. Un uomo vero, riservato, serio, con il fisico da gladiatore, lo sguardo letale, e un sorriso che ti apre le porte del paradiso.>> spiegò la signora Prudenza masticando compita una polpetta.

<< Continui, la prego.>> la incalzò la signora Pazienza.

<< C’è una tipa che ho nominato " la regina ".  Come le avevo già accennato, la prima sera della messa in onda, nel posto dove erano accampati i naufraghi, versava una pioggia battente. Per farla breve durante la diretta si è lamentata tutto il tempo per il freddo, per la pioggia, perché non avevano ricevuto del cibo caldo, perché non avevano delle coperte e così via. Sembrava non aver capito poverina, che doveva fare la naufraga…e per quanto ne so, non si è mai visto nessuno colare a picco e approdare su un’isola deserta vestito di tutto punto completamente asciutto, con una coperta di lana al seguito e un piatto fumante di spaghetti in mano. Non solo, ha espresso il suo malcontento con una arroganza incredibile, tipica di una persona servita e riverita. Appunto come una ape regina. Finirà che il resto dei naufraghi faticheranno per lei, non ho dubbi. Tra l'altro ha due occhi piccoli come due chicchi di caffè tostati e una scuffia terribile che le sposta una mascella verso destra, per non parlare dei capelli che sembrano crine di cavallo.>>

<< Probabile che sia abituata a comandare.>> suggerì la signora Pazienza.

<< Credo anch’io, tanto è vero che la signora Presentatrice ha avuto un motto di ribellione assolutamente giustificato. Se fossi stata in lei l'avrei invitata a tornarsene a casa, dove avrebbe sicuramente trovato tutte le comodità di cui lamentava l'assenza. Squisite queste polpette signora Pazienza, davvero buone.>>

<< Grazie, sono lieta che siano di suo gusto. Ci sono altri personaggi interessanti?>> domandò la signora Pazienza provvedendo a mettere altre polpettine nel piatto della signora Prudenza.

<< C’è un tizio che ho sopranominato "principe consorte", perché segue sempre la regina come un'ombra. Sta sempre zitto, nel senso che non comunica, ma non perché è riservato, no, ma perché è scaltro, o meglio crede d'essere furbo. Io l'ho sgamato la prima puntata poiché non si espone e non dice mai ciò che pensa, prerogativa dei vigliacchi. Sembra che faccia parte di un gruppo speciale dove possono stare solo le persone con un quoziente intellettivo particolarmente alto, ma da ciò che ho potuto vedere sino ad ora, sembra che del genio abbia solo il brutto carattere. Ha sempre la bocca strizzata in una smorfia a forma di posteriore di gallina, come chi abbia seri problemi di peristalsi e acidità di stomaco.>> dichiarò la signora Prudenza facendo una smorfia di disappunto.

<< Tutto meno che interessante, beh fra pochi giorni ne avrà ben donde, non mangiando nulla, cosa mai potrebbe digerire?>> osservò la signora Pazienza.

<< Giusta osservazione. C'è anche "l’irriverente scherzoso" che con la scusa dello scherzo dice sempre quello che pensa, da una parte molto simpatico, dall'altra particolarmente pesante. Dipende se si ha l'ironia necessaria per comprendere e sopportare le sue battute.>>

<< E c’è qualcuno che ha queste qualità tra loro?>> si informò la signora Pazienza mentre versava il vino rosso nei bicchieri di cristallo.

<< A dire il vero, no, perché per capire e sopportare quel tipo di ironia ci vuole una grande intelligenza, un'apertura mentale molto estesa e un grado di santità pari a Santa Teresa di Calcutta. Forse l'unico che capirebbe sarebbe il saggio, ma non essendo italiano ed avendo grande difficoltà con la lingua, dubito che possa scoppiare a ridere per battute sarcastiche ispirate dalla noia.>> notificato ciò, fecero un brindisi.

<< Adesso però guardiamo la striscia che concentra tutto ciò che è accaduto in queste due settimane.>> propose la signora Prudenza accendendo il televisore.

Durante una pausa dedicata alla pubblicità la signora Pazienza si congratulò con la signora Prudenza.

<< Quelli che mi ha descritto li ho riconosciuti in un batter d'occhio, complimenti. Ma chi è quella ragazza giovane con quel corpo da urlo? Mi sembra di aver capito che è stata eliminata.>>

<< La modella, un corpo davvero da urlo. Vitino da vespa e sotto e sopra curve da formula uno, purtroppo è stata la prima ad essere nominata ed eliminata.>>

<< Troppo giovane, troppo bella, probabile che desse fastidio. L'invidia è una brutta bestia.>>

<< Senz'altro, ed è stata nominata ed eleminata anche la signora "Elegante".>>

<< Quella bionda che sembra una silfide? Vero, è proprio elegante e poi mi sembra che se ne sta un po’ sulle sue.>>

<< Esattamente, come Il saggio. Due esseri riservati, che stanno lontano dalle stupidità e dagli sciocchi. Mi sarebbe piaciuto tanto vederla arrivare in finale perché sembra sapere il fatto suo. Però è troppo magra, solo ossa in basso rilievo e viso gonfio per il troppo botulino.>>

<< Roba da pazzi. Ho letto su una rivista che ogni volta bisogna aumentare la dose, altrimenti non fa più effetto.>>

<< Però mi fanno un po’ pena, deve essere dura la vita da star. Non possono invecchiare serenamente come noi.>>

Continuarono a guardare la striscia sino alla fine.

<< Il saggio non è solo bello ma colmo di dignità e cultura.  Il classico uomo con cui mi sentirei sempre al sicuro, ha uno sguardo intelligente, e come si sa uno sguardo intelligente toglie la monotonia di torno.>> sentenziò la signora Prudenza scolandosi un po’ di vino.

<< Ha ragione, gli uomini di solito sono noiosi e più invecchiano più sono noiosi. Mi sembra però di aver riconosciuto nel gruppo un ragazzo ex partecipante di un reality canoro, o mi sbaglio?>> la signora Pazienza chiese notizie, non sicura del tutto di averlo riconosciuto.

<< Si, brava, l'ho sopranominato " il topo " perché se lo guarda bene, ricorda una pantegana: ha pure i baffi. Poverino si è preso una cotta per la signorina " Sconosciuta” e penso che l'abbia capito pure lei, noi donne capiamo subito quando un uomo si innamora di noi perdutamente, soprattutto se il maschio in questione è un po’ tonto.>>

<< Tonto?>> la interrogò la signora Pazienza.

<< Si, credo che in fatto di donne abbia la stessa esperienza che ho io nel codificare messaggi binario.>> la signora Prudenza fece una pausa per pulirsi le labbra con il tovagliolo e bere un sorso di vino, mentre la signora Pazienza proruppe in una sonora risata.

<< C'è anche una giovane donna che ha una bellissima voce>> proseguì la signora Prudenza << nel senso che canta, ma ha un linguaggio da signorina di provincia. L'ho chiamata " Sonnifero" perché dorme sempre. Però è l'unica tra le donne rimaste a non avere qualcosa di rifatto.>>

<< Diamole tempo, vedrà che non ci deluderà. >> predisse la signora Pazienza.

<< Certo, non ve dubbio. Poi c’è la signora " Commediante" che è dimagrita un po’ troppo e le tette finte le cadono verso il basso come bocce di vetro dentro una retina per la spesa. Più di una volta ho provato il forte desiderio di farle dei nodi per accorciarle le bretelle del reggiseno!!! Mi sarei scoppiata trenta ore di viaggio solo per questo.>>

<< Perché la definisce commediante?> >

<< Perché di ogni parola ne crea un dramma, neanche nel teatro giapponese hanno delle attrici così tristi, e poi di mattina ha un'opinione e nel pomeriggio, sempre della stessa questione, ne ha un'altra, facendosi trasportare dal vento come un granello di polvere.>>

<< Capisco, e perché ha battezzato l’altra signorina "Sconosciuta"?>>

<< "Sconosciuta" perché non la conosco, infatti l'appellativo le calza a meraviglia, comunque gode di un'ottima reputazione, stima che si è conquistata per le sue performance erotiche, essendo una stella del cinema hard, ma non avendo mai visto un film porno in vita mia non potevo certamente riconoscerla.>>

<< In poche parole ha scoperto il meccano e le molteplici varietà di incastri in cui si può montare, e ora si diverte a giocare.>> ironizzò la signora Pazienza ridendo di gusto e tenendosi una mano davanti alla bocca << Comunque>> proseguì << non se ne faccia un cruccio, non l'avrebbe riconosciuta neanche se avesse visto un film porno ogni giorno della sua vita, poiché ciò che le telecamere riprendono con dovizia di particolari, non è sicuramente il viso.>>

<< In effetti non ha tutti i torti, non li ho visti neanche da ragazza. Nella mia giovinezza c'era posto solo per le pulizie di casa e la messa della domenica, quindi tutto il bello del divertimento non è mai arrivato.>>

<< Come gli autobus e i treni di questa città. Me ne dispiaccio, signora Prudenza, ma anche io non mi sono divertita molto.>> la consolò la signora Pazienza.

Quelle fantasticherie erano un anticipo della tanto attesa metamorfosi che le signore dirimpettaie aspettavano da tempo, e di cui ancora non percepivano il sentore.

<< Ne mancano ancora tre.>> ricordò la signora Pazienza.

<< Si, c'è una ragazza molto carina che però ho definito " Voglio vincere io". Quando la produzione annuncia una prova, gli si tendono i muscoli come cavi d'acciaio e gli occhi le si dilatano pronti a schizzarle fuori dalle orbite. Ha sempre stampato sulla faccia un sorrisetto del piffero che mi indispone sin nel profondo.>>    

<< Si dice sorrisetto del cazzo.>> la corresse la signora Pazienza.

La signora Prudenza spalancò la bocca non emettendo nessun suono, arginata dallo sgomento.

<< Per carità signora Prudenza non si scandalizzi, ha sentito quanto urla? Quando l'ha fatto prima, dopo aver pescato un pesce, ha rotto ogni mia capacità di auto controllo. Ha una voce che pare provenire dal culo, non so se mi sono spiegata. >> sorprendentemente la signora Prudenza scoppiò in una risata incredibile che rimise in equilibrio lo sconcerto di poco prima.

<< Le devo dare ragione.>> ammise asciugandosi le lacrime.

La signora Pazienza tirò fuori dalla cesta due mini fette di torta alle mele che la signora Prudenza accolse come un dono divino.

<< Che sorpresa, sapesse quanto tempo è passato dall'ultima volta che ho mangiato un dolce...almeno quarant'anni. Mio marito odiava i dolci perché diceva che lo avrebbero fatto morire di diabete, quindi di conseguenza non voleva che ne mangiassi neppure io.  Grazie infinite signora Pazienza, mi ha fatto un regalo. Apprezzo moltissimo.>>

<< Non mi ringrazi e se lo gusti. Un altro goccetto di vino?>>

L'altra annuì e insieme si rilassarono contro lo schienale del divano ottocentesco, per quanto la rigidità del telaio lo consentisse.

<< Che cenetta deliziosa!>> si rallegrò la signora Prudenza.

<< Vero, poca in quantità ma ottima in qualità. Mancano ancora due naufraghi.>> le ricordò la signora Pazienza con gentilezza.

<< Dunque c’è un ragazzo che ho definito " Sponsor della Pirelli".>>

<< Lavora per la Pirelli?>>

<< No, è corredato da un tripudio di addominali scolpiti, ma si dice si sia sottoposto ad un intervento ricostruttivo di tutto il corpo. Spero per lui che esca dal programma prima che la magrezza eccessiva gli faccia scivolare tutte le protesi verso polsi, caviglie e pipino: però devo assolutamente ammettere che è educato e particolarmente acuto. >>

<< Mi scusi signora Prudenza, che è il pipino?>>

<< Il coso.>>

<< Il coso?>>

<< Si, l'arnese, il coso.>>

<< Ah, il cazzo!>>

<< Ma signora Pazienza, perché dice sempre parolacce...potrebbe esprimere lo stesso concetto con più eleganza.>>

<< Non ci posso fare nulla, mi viene spontaneo.  Lo dica anche lei, è liberatorio.>>

<< Adesso?>>

<< Si.>>

<< Qui?>>

<< Certo...dove vorrebbe dirlo altrimenti? Se desidera andiamo sul terrazzo.>>

<< No, qui va bene. Ecco, cazzo!!>>

Furono prese da una ridarella nervosa che stentò a morire, lasciandole scosse dai singulti e quando la signora Prudenza riprese il discorso sui naufraghi fecero fatica a rimanere serie.

<< C'è anche un giovanotto che però è presente solo con il corpo, e penso che sia la persona meno conosciuta nell'universo. Non ho affatto capito chi sia, comunque l'ho definito "l’assente ". Dicono che lavori come modello.>>

<< In che senso assente?>>

<< Nel senso che una grossa fetta del suo cervello è latitante o in letargo perenne. Ha sempre le palpebre a mezz'asta, lo sguardo da triglia morta da un mese e la bocca perennemente aperta. Dicono che sia bello, ma certe persone hanno una visione molto distorta della bellezza. >>

<< Sono d'accordo, a parte i tratti del volto, è l'espressione arguta il primo biglietto da visita.  Insomma, la bellezza ha un'espressione arguta, cioè intelligente. !!!>>

<< Signora Pazienza lei ha colto nel segno. Il giovine in questione ha l'espressione di chi non è in grado neanche di leggere l'etichetta delle proprie mutande, e poi quando articola le parole non si capisce un fico secco, poiché non conosce la lingua italiana e la grammatica, in più ha un accento dialettale così marcato che non potrebbe correggere neanche con vent'anni di dizione. Ai nostri tempi prima di avere un lavoro, dovevi passare indenne vari colloqui dove dovevi prima di tutto parlare la lingua italiana perfettamente.>>

<< Lui però lavora, non fa il modello?>>

<< Certo, ha un lavoro dove non c'è la necessità d'esprimersi a parole, altrimenti l'avrebbero già licenziato.>> scoppiarono in una seconda risata che sembrava non voler finire più.

<< Sono d'accordo, oppure conoscerà un registra che gli farà recitare per il resto della vita il personaggio dello zoticone analfabeta, tipo carabiniere o cose del genere.>>

Le signore guardarono l'orologio e fecero un balzo sul divano, quando era stata l'ultima volta che avevano fatto così tardi?

<< L’aiuto a mettere in ordine e poi la lascio tranquilla.>> disse la signora Pazienza.

Insieme lavarono e asciugarono i piatti.

La signora Pazienza raccolse la sua cesta di vimini salutando la sua vicina, ringraziandola profondamente per l'ospitalità e accarezzando Gatto, che la seguì sino alla porta di casa.

La signora Prudenza chiese all'improvviso se potevano chiamarsi per nome.

La signora Pazienza accettò di buon grado.

Da quel momento diventarono l'una per l'altra, Prudenza e Pazienza.

 

*******

 

Pazienza e Prudenza si avvicinarono con semplicità, concedendosi la mattina dopo una passeggiata e il caffè dopo pranzo.

Il sabato mattina, due giorni dopo, Pazienza pigiò il pulsante in ottone del campanello di Prudenza.

<< Buongiorno Prudenza.>> esordì con un sorriso diffuso in tutto il viso.

<< Buongiorno Pazienza, entri la prego.>>

<< No vado di corsa, sono solo venuta ad invitarla a cena.  Faccio la pizza.>>

<< Ma grazie, vengo volentieri.  A che ora?>>

<< Alle diciotto, può andare bene?>>

<< Direi che è perfetto. Posso chiederle un favore se non disturbo?>>

<< Ci mancherebbe, chieda pure.>>

<< Potrei venire con la tuta? La sera sono un po’ stanca e preferisco essere comoda.>>

<< Ma lo sa che volevo proporlo io? Tra noi possiamo evitare queste attenzioni di circostanza. Staremo più comode, e si ricordi di portare Gatto.>>

<< Non mancherò, a più tardi.>>

<< Arrivederci.>>   così fece.

Quando Prudenza si presentò a casa di Pazienza, indossava una tuta sportiva molto chic e scarpe da tennis immacolate, trasportando Gatto dentro un cesto di vimini, una bottiglia di prosecco e un sacchetto colmo di baci di dama.

Pazienza le fece fare il giro turistico della casa esprimendo a più riprese il desiderio di una casa più piccola, poiché per questioni di età si stancava troppo a pulire tutte quelle stanze.

<< Come la comprendo, la penso come lei e non le nascondo che è anche il mio desiderio: una casa più raccolta senza ammennicoli vari. La casa dove abito è stata ereditata da mio marito alla morte di mia suocera che era già vedova ( compresa di arredi e suppellettili) la quale andava matta per le antichità, l’abbigliamento vintage e i fiori finti. Diceva sempre che erano comodissimi, perché non bisogna annaffiarli ne trapiantarli: una tristezza infinita. Se fosse stato per me sarei rimasta nella casa in affitto nei vicoli di Trastevere, perché era piccola e aveva carattere, ma mio marito non ne ha voluto sapere, diceva che voleva vivere nella casa dove era cresciuto e finire lì la sua vita. Beh, che dire? Non ho avuto alternative e l'ho seguito, e comunque è successo quello che desiderava: c'è morto.>> concluse sedendosi sul divano antico di Pazienza e rivolgendo lo sguardo al resto della stanza.

<< Mamma mia, casa sua sembra la gemella di casa mia, l'ha notato Pazienza?>>

<< Certamente! Ho più cose in comune con lei che con il mio defunto marito.>> rise Pazienza, poi raccontò proseguendo << Anche mio marito l'aveva ereditata da sua madre che era rimasta vedova ancora giovane e lo tediava con le messe e il punto croce.  Se avessi potuto decidere dove abitare dopo il matrimonio, avrei scelto una casetta piccola e sicuramente non in città. Invece siamo venuti qui, ad abitare con mia suocera che era vedova da anni, ereditando arredi e oggetti proprio come lei. Non ho potuto cambiare neppure il secchio dell'immondizia in cucina. Qui nulla era di mio gusto: un vero incubo, anche perché se proprio devo essere sincera non amo affatto i mobili colmi di ghirigori scolpiti e divani dal telaio rigido. Non mi sono mai rilassata, mai, che ansia, che stress! Poi mio marito pur di ottenere il divorzio in fretta me l’ha ceduta senza tante storie, mentre io avrei preferito la baita a Cortina, ma va bene comunque, tanto non so sciare.>> aggiunse Pazienza con una smorfia di contrarietà sul viso.

Prudenza fissò la sua nuova amica sopra pensiero:

<< Quando ho proposto a mio marito di comprare un divano più comodo è successo un quarantotto, mai l'avessi detto. >>

<< Davvero? Mi dispiace, cosa le disse?>>

<< Niente, non mi parlò per settimane. Vede, tante coppie sposate litigano e discutono sui vari aspetti divergenti delle loro opinioni. Noi no, poiché lui si chiudeva in prolungati silenzi. Era la persona più capace di rancore che avessi mai conosciuto, e per questo ho vissuto nella solitudine più aberrante, vivendo momenti in cui ho creduto di impazzire. Tengo a precisare che non mi è mai piaciuto il chiasso, ma il suo silenzio era spropositato. " Non parlo mai per far prendere aria alla lingua" mi rispondeva quando gli chiedevo se le andava di dialogare un po’. L'unica cosa che mi rimaneva da fare era sorridere con falsa cordialità, come un nemico che firma un armistizio e andare oltre.>>

La signora Prudenza fece una pausa prolungata colma di sottintesi.

<< Ero giunta ad un livello di tale solitudine che appena squillava il telefono rispondevo euforica, sperando di poter avere una conversazione tra adulti civilizzati, anche se era il lattaio in fondo alla strada. Però l'ho sempre perdonato, perché era nato in una famiglia di gente scorbutica e taciturna. Effusioni zero.>>

<< Deve essere stato terribile!>> commentò Pazienza comprensiva.

<< Assolutamente, e in più aveva la mania dell'igiene, intesa come malattia. Ha sprecato tutta la vita a caccia di granelli di polvere. Quando la sera rientravamo dal lavoro cenava velocemente e poi passava in rassegna tutta la casa, lustrando, spolverando, e controllando la posizione di qualsiasi oggetto, obbligandomi ad aiutarlo, una vera mania che mi ha guastato la vita. Avevo persino paura ad alzarmi di notte per andare al bagno, perché durante la mia assenza riordinava il letto, e ancora mi chiedo come io possa essere riuscita a sopportarlo.  Di conseguenza niente uscite serali, niente film, niente dolci e neanche un bicchiere di vino da gustare, perché diceva che bere vino l'avrebbe fatto morire di cirrosi. Se non altro ha avuto il buon gusto di andarsene presto e deduco che sarà molto felice perché non deve più parlare con nessuno.>> Prudenza aveva comunicato il suo problema con una nota di sarcasmo nella voce, ma gli occhi erano traboccanti di tristezza.

<< Mi dispiace moltissimo, ma mi creda, neanche io ho avuto una vita facile.>> le confessò Pazienza con delusione << Mio marito era figlio di gioiellieri esattamente come me, e di conseguenza anche lui ha studiato da orafo. Quando ci siamo conosciuti io lavoravo presso il negozio di mio padre.  Mi ha fatto una corte serratissima e per sfinimento ho ceduto e l'ho sposato, anche perché diceva che mi amava più della sua vita. In realtà non ero una di quelle ragazze che sognano il matrimonio ogni volta che chiudono gli occhi, quindi non volevo sposarmi, ma lui insisteva con mazzi di fiori e regali costosi. A priori ho pensato che volesse solo una moglie presentabile, gestibile e di rappresentanza per il suo lavoro, infatti subito dopo il matrimonio avevo tante di quelle corna, da essere invidiata dalle più belle alci della Groenlandia. Ha distrutto tutto ciò che amavo, facendomi sentire per tutta la vita orfana di stima e considerazione, poiché vivevo dietro la sua ombra.>>

Pazienza ebbe un attimo di esitazione dovuta al magone che le stringeva la gola, poi con coraggio si riprese:

<< Per anni ho cercato di convincermi che fosse tutto a posto, fino a quando non l'ho beccato in flagrante in un ristorante, insieme alla sua ultima conquista mentre si baciavano appassionatamente. Non si è scomposto di un millimetro, ma quando si è alzato in piedi per andarsene gli ho versato sulla testa un bicchiere di vino rosso. Lo so è una magrissima soddisfazione, ma mi sono sentita meglio.>>

Pazienza sopraffatta dai ricordi poco edificanti chiuse gli occhi e sospirò.

Prudenza le tese un fazzoletto di carta, pronta ad intervenire in caso di lacrimazione post-ferita-aperta.

<< Pensavo che non potesse andare peggio di così, e non sapendo a cui confidare il mio dolore, ne ho parlato con i miei genitori.>> riprese Pazienza sospirando profondamente ancora una volta << Però è andata peggio, perché sono cresciuta in una famiglia cattolica, religione nella quale il senso di colpa gioca un ruolo più rilevante degli affetti, e ne ho pagato le conseguenze, perché per essermi separata  i miei genitori non mi hanno più rivolto la parola, chiudendo tutti i rapporti e pensando così di punirmi.  Non so come ho fatto a sopportare stoicamente tutto ciò che mi hanno fatto passare, ma il piano divino superiore ha un disegno per ognuno di noi, e mi ha liberato di lui e di loro prima del previsto.>> concluse Pazienza con un mezzo sorriso carico di angoscia.

<< Avete avuto dei figli?>> domandò Prudenza con voce mesta.

<< Abbiamo avuto una sola figlia che me ne ha combinate di cotte e di crude. Marinava la scuola, fumava erba e a quattordici anni aveva già fatto sesso. Era sempre sprofondata in un nirvana a encefalogramma piatto. Una sera all'età di diciotto anni è arrivata a casa con un ragazzo, se così si poteva definire l'essere che l'accompagnava: un vent'enne dall'espressione addormentata, completamente privo di cervello. Ha dichiarato di essere incinta e di volersi sposare. Ero già separata da mio marito, ma in quel caso di comune accordo abbiamo fatto l'impossibile perché evitasse il matrimonio, suggerendole di convivere per un po’, ma non c'è stato nulla da fare. Ha voluto un matrimonio fastoso con tanto di luna di miele alle Maldive e appena tornata dal viaggio di nozze ha divorziato.>>

<< E la gravidanza? >>

<< Giusto dimenticavo…era una bugia, perché in realtà voleva solo fare una vacanza da sogno, pagata da noi. Abbiamo tentato di far finta di nulla tenendo un atteggiamento positivo, ma le posso assicurare che diveniva ogni giorno più difficile.>>

<< E ora dov'è? >> si informò basita Prudenza.

<< Bella domanda. Ho passato anni della mia vita cercando di indirizzare la sua intelligenza, spronandola a migliorarsi e a finire gli studi. Tutto vano. Un giorno ha fatto le valige annunciandoci che doveva ritrovare se stessa ed è partita per l'India dove è entrata in una comune e si è fidanzata con un santone di nome Prabir.  Da quel giorno ha rotto ogni rapporto con me e non l’ho più vista fino due anni fa, quando è venuta con il suo compagno ai funerali del padre per ritirare la sua eredità. Sono rimasti in casa mia giusto il tempo per disprezzare la mia intelligenza, l'Italia in genere e il sistema mondiale. >>

<< E il suo compagno com'è, simpatico?>> domandò Prudenza cercando di trovare un filo positivo nella storia di Pazienza.

<< No, è un uomo maschilista che urla quando parla, sbatte le porte e commenta a voce alta tutto ciò che fa comprese cose intime che si fanno solo al bagno. È alto e grasso come un maiale con il seno e senza grazia, e con l'espressione perenne di una persona che si fa le canne, mentre mia figlia Carlotta è rimasta ciò che era: disordinata, inconcludente, superficiale e sciocca. Tutti difetti caratteristici di suo padre: eredità genetica. Ho cercato tutta la vita d'essere paziente, e cosa ne ho ricavato? Le corna e una figlia inconcludente. >>

<< Ha dei rimpianti?>> le chiese con delicatezza Prudenza.

<< Rimpianti? A parte aver sposato un infedele e aver messo al mondo un’ingrata? Direi di no!>> sentenziò Pazienza alzando le spalle.

<< Diciamo che fra tutte e due non siamo state molto brave a sceglierci il compagno di una vita, ma anche io voglio essere sincera sino in fondo con lei. Quando ho conosciuto mio marito ho creduto di liberarmi dalle spire mortali di mia madre e sono finita mio malgrado tra le spire mortali di mia suocera, la quale ha vissuto con noi dopo la morte di suo marito, esattamente come è successo a lei, angustiando la mia esistenza con la sua lingua biforcuta con la quale giudicava la vita, la morte e i fatti personali di chiunque le capitasse sotto tiro: me compresa. Era inclemente. Il complimento più gentile che ho ricevuto da lei è stato: sei pallida come una morta, ma quel giorno era incline alla generosità.>>

<< Chi non comprende giudica.>> mormorò Pazienza.

<< Il suo divertimento preferito era umiliarmi, e suo figlio guardava, sentiva e stava zitto.>>

<< Umiliare gli altri è il piacere dei meschini.>> ribatté Pazienza.

 << Quando mio marito è morto mi è dispiaciuto in quanto essere umano cosciente e ho pianto, ma pochi giorni dopo mentre me ne stavo seduta sul divano in salotto sono stata improvvisamente sopraffatta da un pensiero positivo. Subito non riuscivo ad immaginare nulla di peggio che vivere da sola, in seguito una serenità sgombra da qualsiasi pensiero è subentrata nel tempo e per la prima volta in vita mia ho preso una decisione senza dover chiedere il permesso. Ora sto benissimo, sono l'unica ad usare il telecomando e nessuno mi giudica. In realtà la solitudine ha i suoi vantaggi, è molto brutto da dire?>> domandò infine Prudenza piegando la testa di lato.

Pazienza si alzò dal divano e propose a Prudenza di seguirla in cucina dove la pizza cuoceva nel forno. Gatto le seguì poiché sentiva dentro sé che ne avrebbe guadagnato qualcosa di buono. Entrata in cucina Pazienza rispose alla nuova amica.

<< No, non è brutto da dire, ma è importante raccontare le proprie opinioni ad un ascoltatore attento e scevro da giudizi. Anche Dio ce ne dà una dimostrazione quando arrivano le nuvole e piove per giorni interi, poi d'improvviso le nuvole si aprono e il sole splende più luminoso che mai. Ricordo che al funerale di mio marito per esempio, nonostante non lo vedessi da anni, tutti volevano manifestarmi il loro cordoglio, ed io non li ho delusi, assumendo l'espressione da vedova inconsolabile. Se vuoi veramente infastidire qualcuno che ti ha fatto del male, lo devi semplicemente perdonare. >> detto ciò infilò la testa nel forno.

<< Cotta a puntino, ora ne taglio delle fette e le portiamo in salotto.>> Prudenza l'aiutò tenendo la teglia ferma con le manopole imbottite: tutta la cucina odorava di pomodoro e origano.

<< Gatto mangia la pizza?>> domandò Pazienza.

<< Se lo facesse sarebbe un po’ strano.>> rispose Prudenza ridendo.

Pazienza allungò un pezzetto di pizza a Gatto, il quale non solo la mangiò, ma si leccò i baffi con goduria.

<< Forse è di origine napoletana.>> ipotizzò Pazienza uscendo dalla cucina con il vassoio carico di vettovaglie e prelibatezze.

Si accomodarono sul divano, per modo di dire, con i loro vassoi sul tavolino di fronte e diedero a Gatto pezzetti di pizza cosparsi di filetti di acciughine.

Pazienza accese la televisione proprio nel momento in cui una naufraga veniva ripresa accovacciata dentro una capanna di frasche.

<< Oh, misericordia, ma che sta facendo?>> domandò Prudenza con la forchetta a mezz'asta.

<< Dunque, non vorrei dire cose poco eleganti, ma sembra che stia facendo la pipì.>>

<< Ma è assurdo, li riprendono anche alla toilette?>> chiese Prudenza con una espressione di incredulità sul viso.

<< Toilette è un eufemismo. Quella è una latrina e anche di quelle poco pulite, dal momento che la usano tutti, che schifo, ma come si fa!!!>>

<< Sono i nuovi morti di fama che per un po’ di pubblicità e due monete in più farebbero qualsiasi cosa, sono convinta che l'ambizione sia il male del secolo. Comunque lei è la "Sconosciuta" e credo che sia abituata a farsi riprendere la farfallina e le terga.>>

<< Farfallina? Penso che ormai la farfallina abbia lasciato il posto a un dinosauro del pleistocene.>> rispose Pazienza, con la conseguente esplosione di ilarità di ambedue, poi Pazienza andò in cucina e tornò con la bottiglia fresca di prosecco, portato da Prudenza. Fecero un brindisi.

<< Vedere la latrina dei naufraghi mi ha fatto venire in mente mio suocero.>>

Prudenza fece una pausa posando il bicchiere, consapevole che ciò che stava per dire non sarebbe risultato molto raffinato.

<< Mio suocero era talmente vecchio che aveva la stessa agilità di un monumento storico. Ormai non usciva quasi più poiché la colite lo costringeva a stare seduto sulla tazza del water per più volte al giorno, in più gli attacchi arrivavano di sorpresa e senza preavviso. Una domenica in cui li invitai a pranzo nella casetta a Trastevere, mio suocero si alzò da tavola chiedendo permesso e si diresse in bagno, rimanendoci quasi mezz'ora.  Pensavamo fosse stato risucchiato dal vortice dello scarico. Casa nostra era piccola e raccolta e la puzza tremenda si sparse per tutta le stanze, ricordo che mi venne da vomitare, ma se fosse successo sull'isola, la puzza sarebbe evaporata nell'aria con un effetto istantaneo.>>

A Pazienza andò di traverso il vino, per la risata che le era salita in gola mentre beveva, quindi tossì più volte. Riprese a mangiare la pizza a piccoli bocconi, assorta dalla televisione pensando che Prudenza era molto divertente.

La sconosciuta leccava un pezzetto di cocco davanti all'espressione imbambolata dell'assente.

<< Non ho mai capito come i maschi si possano eccitare guardando una femmina che lecca del cibo, sbavando.>> commentò Pazienza schifata.

<< Credo perché mentre guardano si creano in testa una lista di irraggiungibili aspettative.>> giudicò Prudenza convinta.

<< Anche mio marito era così, ma poi a letto...era... beh, tanto rumore per nulla! Alla fine mi davo da fare per sembrare eccitata, una tristezza!!!!>>

Nel frattempo scoppiò una lite tra la "Regina" e il " Saggio".

<< Continua ad essere l'insetto irritante di sempre, stile zanzara, campionessa mondiale di rottura di palle.>> sentenziò Pazienza efficace.

<< Non capisco per quale motivo debbano dormire appiccicati come sardine in una scatola quando hanno a disposizione un'isola intera. >> criticò Prudenza.

<< E' solo una scusa per fare un po’ di sesso. I giovani d'oggi si incontrano, fanno sesso e poi si presentano.>>

<< Ha visto come vanno subito al sodo e anche in modo brusco? Si vede la coperta che si alza di qua e di là formando rigonfiamenti e tutto questo sotto le telecamere, ma se la signora Presentatrice chiede se è successo qualcosa negano con tutta la forza che hanno. Guardi l'assente come sposta il peso da un piede all'altro per l'imbarazzo, sembra che debba fare la pipì. >>

Prudenza fece una pausa poiché la Presentatrice che aveva appena scorto sulla carta la nomination dell'assente, gli domandò se la decisione fosse stata presa in base ai suoi personali ragionamenti.

<< Ma come può pensare con la sua testa se a mala pena riesce a mettere insieme una frase con un senso compiuto! >> esclamò Prudenza passando un pezzetto di pizza a Gatto.

<< Visto? Anche questa settimana il nominato è il saggio, tanto vince di sicuro, è l'unico che ha l'anima.>> pronosticò Pazienza certa di ciò che diceva.

<< Mi stavo chiedendo >> esordì Prudenza dopo che finì la striscia dei naufraghi << quale era il suo sogno nel cassetto da bambina? Sempre che lo avesse, naturalmente.>>

Pazienza posò la forchetta sull'orlo del piatto di porcellana, quello del servizio buono, il servizio che sua suocera usava solo nei giorni di Natale. Immaginò con lo sguardo rivolto al soffitto, all’espressione collerica della suocera, se avesse visto che stava utilizzando il servizio, in un giorno non natalizio.

<< Se devo essere sincera fino in fondo, da bambina sognavo di diventare la prima ballerina del National Ballet di Londra. Avrei voluto donare un rene per poter studiare danza, ma mia madre mi ripeteva come un mantra che dovevo studiare e frequentare la scuola per orafi, perché se avessi fatto la ballerina e mi fossi rotta una caviglia come mi sarei mantenuta? Poi aggiungeva che non avevo il fisico adatto perché ero in sovrappeso, e che me lo diceva per il mio bene, ma ogni volta mi feriva terribilmente.>>

<< Mi dispiace tanto. A volte i genitori sono molto crudeli.>> rispose Prudenza comprensiva.

<< E lei Prudenza, lo aveva un sogno?>>

<< A parte infilare degli spilli su una bambola con le sembianze di mia suocera? Si, avrei voluto fare la pittrice e andare a vivere in una casa nel sud della Francia. Una casa con la vista sul mare dove c'è il sole anche d'inverno. Ho sempre immaginato di scaldarmi al sole anche d'inverno, avendo così l'illusione di scaldare anche la parte in ombra della mia vita.>> Prudenza sospirò accorata.

<< Per il mio sogno non c'è più nulla da fare. Ormai qualsiasi attività che richieda un controllo muscolare scattante ed agile, è superiore alle mie capacità fisiche, ma lei Prudenza può ancora aprire il cassetto e far diventare realtà il suo sogno.>>

Prudenza la guardò con espressione malinconica.

<< E come?>> chiese quasi desiderando che l'altra avesse la risposta in tasca.

<< Lei sa disegnare?>>

<< Si, dipingo molto bene. Ho lavorato come decoratrice presso una fabbrica di porcellane dipingendole a mano, e l'ho fatto ogni giorno della mia vita, fino alla pensione. Avrei voluto continuare a dipingere a casa, ma mio marito ha soffocato ogni mia creatività affermando che l'odore di acqua ragia l'avrebbe fatto morire di tumore ai polmoni.>> Prudenza lo disse mentre strangolava il tovagliolo.

<< Però ora che lui non c'è più potrebbe riprendere a dipingere.>> rispose Pazienza sinceramente dolente.

<< Si certo, ma non abito in Francia e da qui non vedo il mare.>> Prudenza si accasciò sulla spalliera del divano, che sembrava più rigido del suo.

<< Ecco cos'era che non riuscivo a capire di lei. La malinconia è il riflesso della sua anima. Dobbiamo trovare una soluzione e per questo motivo devo sapere alcune cose. Scusi se le sembro indiscreta, ma mi è venuta un'idea e per esporla ho necessità di sapere alcune cose sul suo conto, posso farle alcune domande?>>

<< Certamente.>> asserì Prudenza incoraggiando l'intervistatrice con lo sguardo.

<< Suo marito è morto, giusto?>>

<< Si, giusto.>>

<< Ha figli?>>

<< No, mio marito non ne ha voluto. Ricordo che un anno dopo il matrimonio tenni in braccio la figlia di una vicina che all'epoca aveva sei mesi, la quale si era addormentata, e in quell'occasione provai una felicità totalizzante, che mio marito mitigò immediatamente con una frase concisa: “Noi non ne vogliamo” includendo anche me nella sua decisione: così è stato.>>

<< Non credo che si sia persa l'ottava meraviglia del mondo, comunque per la cronaca i veri grandi non si riproducono. Ha sorelle o fratelli?>>

<< No, sono figlia unica.>>

<< Esattamente come me. Cugini o parenti lontani che potrebbero avere richieste sulle sue disponibilità economiche?>>

<< Nessuno, sono più sola della particella di sodio nell'acqua Lete.>> scoppiarono a ridere loro malgrado.

<< Meglio. Ecco la mia idea. Può vendere l'appartamento e inoltre potrebbe vendere anche degli oggetti antichi, che mi sembra di capire, non ama molto e con i soldi ricavati può comprare un bilocale in Costa Azzurra. >>

Prudenza la fissò sorpresa.

<< Non ci ho mai pensato. Si, ma se vendo aspettando di andarmene in Francia, dove vivo? Sotto un ponte?>>

<< Ma ci mancherebbe altro, non dica sciocchezze, è ovvio che verrebbe a vivere da me.>>

<< Pazienza lei è di una generosità incredibile. Mi piacerebbe tanto trasferirmi in Costa Azzurra, ma anche se facessi tutto ciò non me la sentirei di andare in Francia da sola. >>

Pazienza si azzardò a fare ciò che solo poche settimane prima sarebbe sembrato inopportuno, prendendo le mani di Prudenza tra le sue.

<< Adesso non è più sola. Ci sono io con lei.  Non siamo ancora decrepite e le lancette corrono veloci. Se vogliamo cambiare la nostra vita dobbiamo farlo adesso.>> non ci fu risposta poiché Prudenza non riuscì a parlare per la commozione.

Rimasero sedute nella penombra della sera a luci spente ad ascoltare le loro sensazioni per un lungo attimo, fino a quando non le riscosse l'audio della televisione.

Sul video una signora sui quarant'anni vestita elegantemente entrava in ascensore insieme ad alcune persone, pensando con terrore al fatto che qualcuno dei presenti potesse sentire l'odore delle sue perdite umorali.

La voce fuori campo invitava le ascoltatrici ad indossare pannolini morbidi, assorbenti anti odore che divenivano invisibili sotto i pantaloni attillatissimi.

Basta odori sgradevoli, basta fare figuracce tremende in mezzo alla folla: finalmente prendere l'ascensore con altri esseri umani non sarebbe stato più un problema. Pazienza tolse l'audio con stizza:

<< Mi piacerebbe conoscere l'essere sottosviluppato che ha ideato questa pubblicità, perché salendo in ascensore si sente ben altro. Primo su tutti l’odore atroce che ti soffoca la gola dei super disinfettanti usati dai lava scale per pulire, i quali per risparmiare usano detersivi velenosi, in secondo luogo quando ci sono altre persone prima di sentire l'odore di gocce di pipì, si sentono gli aliti non certo profumati di menta, l’afrore di ascelle poco lavate, scie di profumi di scarsa qualità e puzze allucinanti di peti, che ristagnano tra le pareti dell'ascensore anche per ore. >>

<< Ha ragione Pazienza, credo che la pubblicità sia stata inventata per indottrinare masse di addormentati e cercare di programmare i loro pensieri, facendo loro credere cose che non esistono, e troppe volte ci riescono. Penso che questo signore non stia bene con se stesso, e poi non capisco per quale motivo dietro a pubblicità legate a odori sgradevoli prendano sempre ad esempio noi donne.  Perché non ci mettono un maschio? L'ha notato pure lei? In poche parole ci facciamo la pipì e la cacca addosso, abbiamo la dentiera che si stacca ogni volta che tentiamo di succhiare una caramella, siamo isteriche e quindi dobbiamo ingerire pastiglie per rilassarci, per contrastare la meno pausa, per non ingrassare, per avere unghie e capelli splendidi, per avere una pelle di seta, per sconfiggere l'insonnia, curarci la terrificante cellulite e chi più ne ha più ne metta.>>

<< Di solito sono gli uomini che invecchiano peggio. Pressione alta, prostata, perdita parziale o totale dei capelli, della vista, della libido, e del sonno: muoiono anche prima. >> concluse Pazienza un po’ scocciata.

<< Vero, sono d'accordo, ci sono stati dei momenti negli ultimi anni di matrimonio in cui avrei voluto trattare con un uomo che avesse avuto ancora qualcosa di funzionante, poiché tra cartilagine in pappa, protesi all'anca destra, e pressione alta mi sono sentita un’infermiera a cottimo. Per non parlare dei lamenti. Bastava un raffreddore e il mondo si arrestava, girando esclusivamente intorno alle sue paturnie. Ero sempre pronta con il Vicks-VapoRub in mano e lo sciroppo nell'altra. >>

Si guardarono complici ridendo, poi come amiche collaudate da tempo lavarono i piatti e misero in ordine la cucina disquisendo ancora della vendita della casa e dei mobili antichi.

<< La ringrazio infinitamente per la cena Pazienza e la compagnia, e per le belle parole che mi ha detto. Erano anni e anni che non mi sentivo così bene, per questo le vorrei chiedere di darmi del tu.>>

<< Con grande piacere. Buonanotte Prudenza, domani abbiamo da organizzare parecchie cose.>>

<< Buonanotte, a domani.>> l'uscio si chiuse alle spalle di Prudenza ma non si chiuse il lavorio mentale di Pazienza che voleva trovare a tutti i costi una soluzione al desiderio di Prudenza.

Quella notte Prudenza dormì come una bambina.

Una bambina a cui era stata data una carezza dopo anni di totale abbandono.

 

*******

 

La mattina seguente Pazienza andò a comprare un nuovo collare per Gatto e poi tornata a casa fece una telefonata alla migliore agenzia immobiliare di Roma di proprietà di un suo vecchio amico.

Le venne chiesto di attendere da una signorina sgarbata dalla voce nasale. Aspettò a lungo e infine una voce conosciuta calda e gentile la salutò con gioia. Parlarono per molto tempo ricordando anche la loro giovinezza e quando Pazienza spense il cellulare aveva sulle labbra un sorriso irradiante a spicchio di luna.

Fatto questo chiamò un caro amico antiquario prendendo un appuntamento per le prime ore del pomeriggio. 

Si diresse senza indugio da Prudenza e la mise al corrente delle ultime novità.

<< Pazienza non so come ringraziarti…io, non ho parole. Riuscire a vendere la casa e i mobili sarebbe quasi un sogno. Non vorrei abituarmi troppo all'idea, però, e se poi non ci riesco?>> disse Prudenza intimorita all'idea di illudersi facilmente, anche perché avvertiva il tipico disagio che si prova prima di un’interrogazione, e sapeva molto bene di non essere pronta.

<< La maggior parte delle persone pensa di essere libera, ma nella realtà dei fatti è legata da mille vincoli. Dobbiamo almeno provarci Prudenza perché noi due non abbiamo più vincoli. Appena venderemo casa tua verrai a stare da me, vendo anche la mia e vengo con te in Costa Azzurra.>>

<< Oh, Dio mio Pazienza, mi sento felice come una rondine all'arrivo della primavera. Ho avuto sempre in mente questo progetto, ma non ho potuto fare niente perché mio marito non era d'accordo, di conseguenza mi sono portata la sua negazione sulle spalle come uno zaino colmo di pietre pesanti.>>

<< E' arrivato il momento di abbandonare lo zaino. Non è colpa tua se tuo marito aveva la mente a senso unico.>> le rispose Pazienza abbracciandola con slancio.

Prudenza si lasciò andare dopo anni e anni di violenza mentale ad un leggero pianto liberatorio:

<< Perdonami >> si scusò asciugandosi le lacrime << ma sono sempre stata vittima di una malinconia crepuscolare, anche da ragazza. Prima i miei genitori, poi gli insegnanti a scuola, poi mia suocera e mio marito. Tutti loro mi hanno instillato il senso del dovere, goccia dopo goccia, ma il momento del piacere, non arrivava mai. Avrei voluto urlare che non volevo essere solo una spettatrice della vita, che volevo partecipare anche io, ma non ci sono mai riuscita, e nonostante tutto non ho mai pensato ad una separazione, perché la vita con lui era legata ad una mia scelta, e ho sempre creduto che le scelte sbagliate si debbano pagare.>> concluse abbassando lo sguardo per non far vedere a Pazienza gli occhi colmi di lacrime.

<< Mi sembra che tu abbia pagato profumatamente, per questo sei stata premiata.>> la confortò Pazienza.

<< Premiata? E come?>> domandò Prudenza perplessa.

<< Te lo ha tolto di torno prima del previsto, lasciandoti erede di una bella casa e della libertà di libero arbitrio sulla tua futura vita. Sbaglio o ieri sera mi hai detto che l'idea di serata eccitante per lui era pulire la casa sul pulito facendo l'amore con una bottiglia di candeggina?>> appena Pazienza smise di esprimersi, scoppiarono a ridere come delle matte.

<< Guarda che bel collare ho comprato per Gatto. Ti piace?>> la distrasse Pazienza aprendo la bustina di carta.

<< E' magnifico, grazie! Vieni Gatto c'è un regalino per te! Guarda, un collare di velluto rosso con un campanellino. Come è elegante!>>

Prudenza chiamò Gatto il quale spuntò fuori da sotto il divano con un'espressione curiosa. Pazienza lo sollevò posandolo sulle sue ginocchia e Prudenza cercò di togliere il vecchio collare che ad ambedue era sembrato sin da subito troppo pesante per il piccolo collo del cucciolo, ma il vecchio collare sembrava non avere un gancio da poter aprire.

Provarono in tutti i modi fino a quando Prudenza andò a prendere delle piccole forbicine da cucito che usò per tagliare un pezzetto di pelle: di colpo sul pavimento rotolarono decine e decine di pietrine opache.

<< Ma guarda che imbecilli! Dimmi tu che senso ha riempire un collare per gatti come una pallina antistress. Puliamo dopo, adesso mettiamo il collare nuovo.>> commentò Pazienza scuotendo la testa, la quale si stupiva sempre davanti alla stupidità dell'essere umano.

Il collare rosso era perfetto per Gatto che sentendosi libero dal peso del collare precedente iniziò a saltellare sul pavimento come un vero cucciolo avrebbe dovuto fatto. Pazienza e Prudenza notarono con grande felicità che non si nascondeva più sotto il divano.

<< Povero cucciolo, quel collare non lo faceva muovere come avrebbe dovuto. Sono proprio contenta per lui. Grazie Pazienza, grazie davvero.>>

<< Per così poco? Ma figurati, raccogliamo invece ste schifezze di sassolini, non vorrei che Gatto se li mangiasse.>>

Prudenza tornò in salotto con scopa e paletta e cominciò a pulire cercando di raccoglierli tutti. Pazienza ne prese uno tra i polpastrelli osservandolo attentamente e avvicinandolo alla luce della finestra.

<< Prudenza fermati immediatamente e portami una lente.>>

Prudenza non proferì domanda e trovata la lente in un cassetto di una ribaltina ottocentesca la porse a Pazienza, la quale con meticolosa perizia controllò il sassolino alla luce del sole.

<< Credo che dobbiamo raccogliere tutti i sassolini e metterli in un sacchetto.>> ordinò Pazienza serissima.

Si inginocchiarono sul pavimento lustro di cera cercando i sassolini che erano rotolati sotto i mobili o finiti sotto i tappeti, riunendoli dentro un fazzoletto.

<< Prudenza, siediti, devo dirti una cosa.>> ordinò Pazienza alla nuova amica senza tante cerimonie.

Prudenza si sedette ubbidiente ed aspettò con ansia.

<< Come ti ho già detto mio marito era un gioielliere, figlio di gioiellieri, ed io stessa lo sono, anche io figlia di gioiellieri.>>

<< Si, me lo ricordo benissimo.>>

<< Ecco, so riconoscere un diamante grezzo quando ne vedo uno.>>

Prudenza si portò ambedue le mani davanti alla bocca, trattenendo a stento un'esclamazione di stupore.

<< Sei sicura?>> riuscì a domandare sotto voce dopo il primo sconcerto.

<< Più che sicura, sono diamanti grezzi e a giudicare dalla grandezza e la purezza ne abbiamo per vivere da nababbi per il resto della vita.>>

<< Ma chi può avere nascosto dei diamanti dentro un collare per gatti, e poi per quale motivo?>> domandò Prudenza incredula.

<< Cara Prudenza di chi l'abbia fatto e del perché non me ne può importare di meno, anche perché la vendita di uno solo di questi sassolini ti darà l'opportunità di comprare la casa in Costa Azzurra.>>

Prudenza si alzò di scatto dal divano continuando a tenere le mani sulla bocca e camminando avanti e indietro per la lunghezza del salotto non smise un solo istante di lamentarsi:

<< Oh Dio, non ci voglio neppure pensare. Appena ci proveremo saremo arrestate. Penseranno che li abbiamo rubati e passeremo i nostri futuri giorni in galera. Oh Dio, non ci voglio neppure pensare, oh Dio, sto vivendo un incubo, oh Dio.>>

Pazienza la seguì con gli occhi come fosse ad una partita di tennis, finché alzandosi le ingiunse di sedersi.

<< Ti prego siediti e ragiona. A parte me e te, nessuno sa di questa nostra scoperta, nessuno sa che Gatto è entrato dalla tua finestra una settimana fa, nessuno sa nulla di nulla.>>

<< Ma lo sapranno appena proveremo a vendere il nostro primo sassolino.>> rispose Prudenza in preda all'ansia più atroce.

Pazienza le mise una mano sulla spalla per sostenerla, cercando di farla calmare.

<< Aspetta qui, ti preparo una camomilla.>> Quando tornò con la tazza di porcellana colma di camomilla fumante posata su un piccolo vassoio, cercò di spronare Prudenza a bere la tisana sino all'ultima goccia.

<< Prima di tutto dobbiamo dare un nome a Gatto, secondo chiamerò un mio carissimo amico, che abita in Svizzera e gli chiederò una consulenza, perché di lui mi posso fidare completamente. Fatto questo dobbiamo solo aspettare il suo consiglio e le modalità della vendita. Ora mangiamo una cosa veloce, perché il mio amico antiquario sarà qui tra un'ora e mezza.>>

Prudenza si lasciò convincere trasportandosi con l'amica in cucina, dove consumarono due tramezzini con lattuga e tonno, preparandosi ad accogliere l'antiquario, con l’offerta di un caffè.

 

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L'antiquario, giunto puntuale gradì il caffè, offerto in minuscole tazzine color uovo decorate con minuscoli miosotidi, poi si fece accompagnare per la casa scrutando ogni oggetto e mobile con occhi indagatori, toccando con delicatezza le venature del legno o il corpo liscio delle porcellane.

Era alto e impettito nel suo completo blu, camicia grigio azzurra, cravatta di seta a pois e i pochi capelli bianchi rimasti sul cranio erano pettinati all'indietro, leggermente gonfiati dall'aiuto di una fonatura fatta a regola d'arte.

Il viso cavallino e abbronzato sosteneva occhiali senza montatura, i quali mettevano in risalto il colore ceruleo degli occhi, adorni da fitte e affascinanti rughe d'espressione.

<< Questo è un servizio di piatti Meissen del 1735 circa. E' intenzionata a venderlo?>> domandò l'antiquario puntando il dito contro una credenza dai vetri sabbiati.

<< Direi di sì.>>

<< Solo con i piatti fondi e piani, battendoli all'asta potremmo ricavarne una bella somma.>>

<< Ho altri pezzi di porcellana Meissen.>>

<< Bene, posso vederli? Se vuole posso farle una stima provvisoria.>>

Pazienza li seguiva armata di blocco notes e penna, prendendo appunti come una efficiente segretaria.

Alla fine della visita, la lista comprendeva oltre a mobili, porcellane, quadri e preziosi, anche:

Coppia di specchi vittoriani Charles Nosotti, 1875 circa.

Set di dodici incisioni a colori sulla moda, 1830 circa.

Cioccolatiera in argento, Parigi, 1724.

Caraffa vittoriana Charles Boyton, Londra 1873.

Coppia di candelabri vittoriani in argento Edward Hatfield &Co., Sheffield 1839. Ecc., ecc., ecc.

L'antiquario si ritenne soddisfatto di aver trovato pezzi unici e dopo averle informate che si sarebbe fatto sentire quanto prima per l'asta se ne andò gongolando.

Prudenza e Pazienza sedute rigidamente sul bordo del divano diedero un'altra scorsa alla lista:

<< Caspita, mai e poi mai avrei pensato di avere così tanti soldi in casa.>> commentò Prudenza sorpresa.

<< Direi più che tanti.>> corresse Pazienza.

<< Lo so, ma è pur vero che sono pezzi troppo Roccocò. Il mio stile è più mercatino delle pulci, shabby, décapé, recupero creativo, più francese, insomma.>>

<< Anche il mio. Appena saprò come muovermi per i sassolini, venderò anche io, così potrò venire con te in Costa Azzurra.>>

<< E tua figlia?>> domandò Prudenza risollevata.

<< Ha la sua vita e alla fine della fiera se non mi vuole parlare e vedere, sono fatti suoi. Non ha voluto neppure il numero del mio cellulare. Probabilmente quando si ricorderà di me, io sarò già morta e sepolta.>>

<< Vorrei che dividessimo il ricavato dei sassolini.>> affermò Prudenza convinta.

<< Non è necessario, l'importante è andarcene da qui.>> si abbracciarono commosse.

Da quel momento, tutto scivolò senza intoppi come sul velluto. L'asta si concluse in modo equo per Prudenza e l'antiquario.

Il divano super rigido accolse altre chiappe onorevoli e la casa venne venduta al di sotto della stima originaria, ma a Prudenza non parve vero.

Si trasferì da Pazienza con poche cose, poiché vendette ad un negozio di cose usate anche i mobili e le suppellettili della cucina, delle camere da letto e del bagno, riuscendo ad essere pagata anche per le cianfrusaglie che aveva in cantina.

Tutte cose dei suoi suoceri e di suo marito, di cui non sapeva cosa fare.

L'amico di Pazienza (il quale si chiamava Oreste) arrivò a Roma per una visita di lavoro e di amicizia. Comprò tutti i sassolini di Prudenza e Pazienza, versando sul loro nuovo conto a Montecarlo, una somma da capogiro.

Decisero quindi di farsi consigliare da lui, il quale le accompagnò in Costa Azzurra, esattamente a Villefranche-sur-mer, dove un caro amico di vecchia data vendeva un'incantevole casetta con un accesso privato al mare.

A Montecarlo in quell'occasione visitarono i negozi più eleganti come Calvin Klein, Chanel, Yves Saint Laurent, Prada, ecc. per rifarsi completamente il guardaroba.

Pranzarono in un piccolo bistrot nella parte vecchia della città ordinando omelette e bevendo acqua Perrier con limone.

Una sera furono invitate a cena da Oreste in un ristorante in cima a un grattacielo e la vista sul mare, dove le cameriere sembravano modelle.

In confronto, il party per gli Oscar sarebbe sembrato di una noia mortale.

Prudenza non riuscì a trattenere un gridolino quando oltrepassò la porta a vetri, la quale si apriva su una scalinata che conduceva a una terrazza immersa nel bagliore delle candele dove l'odore del mare e dell'aragosta penetravano la mente, voluttuosi e seducenti, mentre la luce del tramonto si riversava sui tetti delle case come una coperta d'oro.

<< Prudenza gradisce una coppa di Laurent Perrier?>> offrì l'amico di Oreste, tale monsieur Lucien, prendendo la bottiglia dal secchiello.

<< Si, ma non troppo, alla nostra età bisogna avere buon senso.>>

<< Einstein diceva che il buon senso è fatto solo di vecchi pregiudizi.>> intervenne Oreste.

<< Allora al diavolo il buon senso e i vecchi pregiudizi.>> esclamò Lucien ridendo.

<< E lei Pazienza? E' astemia?>> chiese ancora prima di versare il nettare dorato nella coppa.

<< No, d'altronde alla nostra età non abbiamo poi molte cellule celebrali, quindi per quanto mi riguarda, non me ne importa più nulla.>>

<< Care signore, bisogna cercare di godersi la vita e fare ciò che si è sempre desiderato, prima che sia troppo tardi. La maturità è tutto, ma non ricordo più se lo disse Shakespeare o Eliot.>> commentò Oreste alzando elegantemente la coppa.

Brindarono così al nuovo viaggio che le avrebbe portate verso possibilità sconosciute, mentre il vento della sera le sfiorava come un'ala.

 

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Presero possesso della casa in un pomeriggio meraviglioso, colmo di luce polverosa, una di quelle giornate in cui il tempo sembra essere calato in un pozzo senza fondo, tanto da sentire maturare le fragole.

Il vialetto d'accesso un po’ in salita era spruzzato di fiorellini rosa che spandevano il loro profumo grazie ad un venticello caldo.  Il glicine sopra la finestra avvolgeva la veranda come una cornice.

All'interno tutto era squisitamente francese: parapetto in ferro battuto, persiane a fisarmonica, pareti tappezzate di carta color panna stampata con fiorellini lilla, caminetto e pavimenti in vecchio parquet scricchiolante.

Nella sala le tende ondeggiavano nel vento caldo gonfiandosi come vele, per poi ridiscendere con silenziosa grazia.

Andarono in giardino per guardare il mare e percorsero un viottolo erboso che conduceva ad una spiaggetta dorata e nascosta tra gli scogli, dove a parte una lieve carezza del vento e la melodia della risacca, non si udivano suoni umani.

Era una minuscola baia nascosta, posta in prima fila, da cui si ammirava il traslocamento del sole nelle ore del crepuscolo.

<< Come si fa a vivere senza mai vedere il mare? Ora lo so.>> sussurrò Prudenza in un soffio.

<< Ora che lo sai lascia che la vita ti scorra dentro e fai crollare gli argini.>> rispose Pazienza rassicurante.

Prudenza le sorrise con dolcezza, colma di gratitudine:

<< Hai la capacità sorprendente di stendere balsamo sulle ferite, sembri nata per questo.>> e Prudenza si avviò verso casa consapevole di aver trovato in Pazienza, il sole d'inverno.

 

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Prudenza e Pazienza divennero sorelle, creando un club esclusivo, fondato sul rispetto reciproco.

Il solo pensiero di uscire di casa anche in inverno senza due strati di maglie le fece ringiovanire di colpo. Nuotavano a lungo a dispetto dell'età, rimanendo in spiaggia fino al calar del sole, cogliendo la sconcertante unicità del momento. Si sedevano all'esterno di un caffè ordinando un gelato, commentando le mise delle signore o la bellezza dei ragazzi che passavano, e prima che il sole cedesse il posto alla sera passeggiavano sulla Promenade, spesso condividendo il piacere della tavola serale con i loro nuovi amici francesi.

Passavano serate invernali come quindicenni, libere da obblighi imposti dall'età adulta, mangiando omelette al prosciutto e sorseggiando champagne d’annata mentre guardavano " Il tempo delle mele " due volte di fila.

Andavano spesso a Parigi a trovare Lucien, il quale era vedovo e aveva un simpatia speciale per Pazienza. Trascorrevano giornate intere al Louvre senza mai stancarsi di ammirare i quadri e passeggiavano nel Jardin du Luxembourg mangiando crepe al cioccolato e lanciando pezzetti di baguette ai cigni, camminando sotto il livello della strada sul lungo Senna. Gironzolavano per boulevard Saint-Michel e il mercatino delle pulci, dove compravano oggetti da regalare ai loro amici.

Prudenza eccelleva nella pittura raffinata dei suoi acquarelli, poiché riusciva a cogliere piccoli dettagli che poi rendeva unici sulla carta, una nuvola che spariva nell'infinito cielo, un ramo carico di fiori fucsia, una cresta bianca sul bagno asciuga, rimanendo incantata da ogni soffio, da ogni istante.

Serviva altro? No, direi di no, poiché loro avevano trovato la vera amicizia cioè la chiave del vero amore e uno spudorato ottimismo.

 

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La prima tra loro ad abbandonare il proprio corpo fu Prudenza, alla soglia del suo ottantasettesimo anno di vita, scivolando verso altri lidi attraverso il sonno.

Lasciò la sua eredità materiale a Pazienza insieme ad una lettera, che lei lesse subito dopo la cremazione, mentre il mare aveva preso in prestito la luce del cielo.

 

" Cara Pazienza per tutta la vita mi sono spremuta il cervello per capire cosa fosse veramente la vita, senza arrivare a nessuna conclusione.

Poi sei arrivata tu che mi hai fatto capire che è un dono da rispettare e da godere, insegnandomi che ogni alba è diversa e ogni tramonto è unico e mai più si ripeterà uguale. 

Molti pensano che il tramonto finisce quando il sole sparisce dietro l'orizzonte, invece tu mi hai insegnato che la parte migliore sta nell'aspettare l'apparizione del buio della notte e le sue stelle, poiché la bellezza non ha fine.

Quando all'ultimo momento, poco prima di comprare la casa, ho espresso i miei dubbi sul timore di lasciare Roma, tu mi hai risposto:

<< Cosa vuoi che succeda? Alla disperata troveremo una casa invasa da muffa e umidità gocciolante.>> e sei scoppiata in una fragorosa risata, e stringendomi in un abbraccio hai aggiunto:

<< Non aver paura, perché qualunque cosa succeda, non mancheranno momenti in cui Dio ti farà dei doni.>> In un batter d’occhio mi sono sentita inondata dalla gioia.

Questo mi è bastato, poiché grazie a te ho trovato il coraggio di abbandonarmi all'ignoto, riscoprendo la mia creatività, che avevo dimenticato di possedere, grazie a mio marito che ha sempre visto l'Universo chiuso dentro due parentesi.

Ti ricordi di quella prima sera in cui guardammo insieme la striscia quotidiana dei Naufraghi? Forse ti sarò sembrata critica e cattiva, ma per essere un vero artista devi essere sincero fino all'insolenza, descrivendo la realtà nei minimi dettagli, compresi i difetti e le mancanze.

Ora ti lascio perché il sole basso tinge la stanza di viola e voglio viverlo fino in fondo, poiché ciò che appare al mio sguardo non si può catturare con parole, neppure quelle di un sommo poeta.

Ricorda, non andare mai a dormire senza salutare il buio della notte e le sue stelle, perché la bellezza non ha fine. Il tramonto pare la fine, ma non lo è, e questo non è un addio. "

                                                                                                                       Grazie per avermi ridato la vita.

                                                                                                                               Con amore, Prudenza.

 

 

Quando Pazienza si tolse gli occhiali da vista per un momento la stanza sembrò fluttuare in una realtà parallela.

Strizzò gli occhi e si asciugò il viso inondato di lacrime. Guardò il mare. Una parete orizzontale di un azzurro straordinario.

Andò in cucina e riempì un cesto con una baguette, una fetta di formaggio Brie, un grappolo d'uva bianca, una bottiglia di Perrier Plaid.

Si legò un foulard di seta intorno al collo e inforcò gli occhiali Chanel di Prudenza.

Scese insieme a Lucien verso la caletta di sabbia dorata, considerata da Prudenza un rifugio.

Un rifugio di evasione dal mondo, e seduti su un plaid condivisero la loro gioia con Dio per aver conosciuto Prudenza.

 

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Questa è la storia, una storia realmente accaduta. Cosa posso dire ancora?

Quando Pazienza partì per la Francia vendette la casa e tutto ciò che c'era dentro, e donò il ricavato a delle famiglie povere, ma senza passare da centri sociali o agenzie di raccolta fondi, i quali si tengono sempre una parte del dono.

Non rivide ne sentì mai più la figlia.

Il reality " Naufraghi" venne vinto dal "Saggio", colui che non parlava a vanvera e non seguiva il gregge.

Alla morte di Prudenza, Pazienza affittò la casetta sul mare e andò a vivere a Parigi da Lucien, con il quale visse spensieratamente, accuditi ambedue amorevolmente dai figli di lui e dai nipoti.

E Gatto? Io so bene chi mise i sassolini nel collare di Gatto, poiché l'ho visto con i miei occhi, ma non aspettatevi di saperlo.

Non amo fare la spia.

Ciò che però posso dirvi è che era un uomo solo e molto avaro, il quale pur di non condividere i suoi beni, li nascondeva ovunque, anche nel collare di Gatto. 

Il povero Gatto scappò da quella casa terrorizzato dopo che il suo padrone esageratamente ricco morì di vecchiaia, nella solitudine più totale.

Scavalcò il terrazzo una mattina di primavera, girovagando per ore, fino a quando trovò una porta finestra spalancata su un terrazzo, entrando per sempre nella vita di Prudenza.

Adottato da Prudenza e Pazienza viaggiò con loro verso la Francia, con un nuovo collare rosso fuoco, e solo dopo averlo portato a fare le vaccinazioni di rito.  Fu così che Prudenza e Pazienza scoprirono che Gatto era una femmina.  Venni chiamata Lulù.

Oui, Lulù c'est moi.

 

                                                                                                                                                    The end.

"disegno di Paola Calandriello"

 

Nessuno può gettare sopra il fiume della tua vita un ponte sul quale farti passare.

Ci sono innumerevoli sentieri o ponti e semidei che vorrebbero farti attraversare il fiume,

Ma solo alle loro condizioni e alla fine se tu lo facessi, ti daresti in pegno.

Al mondo vi è un'unica strada che tu possa fare e che nessun altro oltre a te può fare.

 

                                                                                       Friedrich Nietzsche.

                                                          

Dedico questo racconto

A Paola Calandriello

Artista rara e amica speciale.