Il nano da giardino.

 

                                                                                

                                                                

Personaggi:

 

Regina del popolo fatato, Dama Gabriella.   

Dama Lavanda, confidente della Regina.                           

Fata Dania, custode del Viola.  

Elfo Lazzo Berto, messaggero della Regina.                                                                                  

Elfo Acchiappalvolo, traghettatore della Regina.  

Elfo Gianpicci, enciclopedista della Regina.

Elfo Montymarch, vigilante del regno.                                 

Elfo Omguy, arredatore del regno.                                           

Elfo Borgaluck, ambasciatore del popolo fatato.                                                                                   

Elfo Giannido, responsabile generale di Elfi, Folletti, Spiritelli, Gnomi, Nani e Leprecani.                          

Elfo Pielino Pasto, accompagnatore galante di tutte le Fate del regno.                                                 

Elfo Frizzioro, erborista del popolo fatato.                           

Fata Polette, custode del rosso.                                               

Fata Malina, custode dell'arancione.                                      

Fata Daliela, custode del giallo.                                               

Fata Perlizia, custode del verde.                                               

Fata Clistilla, custode del blu.                                                   

Fata Rosanna, custode dell'indaco.                                     

Ultimo personaggio in ordine di apparizione, ma non ultimo.  Nano di Gesso.   

 

*******

                                                                

                                                                                                                                                                                                        

A mille ce n'è di storie nel mio mondo fatato, per sognare.

Non serve il cellulare, l'auto ultimo modello per venir come me, basta solo un po’ di fantasia e di bontà. C'era una volta, il cantastorie dirà e una favola comincerà.

 

 

*******

 

Esiste in un paese lontano lontano, nel cuore di un bosco incantato, un regno fatato.

In questo mondo fatato, ci vivono entità fatate ed anche una fata di nome Dania, che abita presso la riva del Laghetto dei Noci, chiamato così poiché circondato da noccioli sacri alla Grande Madre, famosi nel mondo esoterico per il loro legno prezioso con cui si modellano bacchette magiche di grande potere. Dove pensate che acquisti le bacchette magiche Mago Merlino?

Il bellissimo mondo fatato è custodito da Driadi, Ninfee, Fate Eteree, Silfidi, Spiritelli, Deva, Folletti, Elfi, Gnomi, Nani e Leprecani. Qualche volta però riescono ad entrarci anche Creature dell'Ombra, le quali possono svilupparsi solo grazie ai pensieri negativi degli umani mortali. Il regno fatato rimane comunque ad un livello superiore rispetto a quello mortale e solo in alcune stagioni e in propizi momenti, i mortali possono scorgere il mondo parallelo. Ma sono casi rari, in cui i mortali devono essere molto fortunati e colmi di buoni propositi verso le entità di altre dimensioni e verso ovviamente, la Grande Madre.

Per essere ammessi dai Guardiani delle porte, bisogna vivere appieno la crescita spirituale interiore e risplendere di grazia infinita, fiducia, pietà e comprensione.  Solo coloro che desiderano conoscere la verità e guardano alle dimensioni diverse con la mente spalancata riescono ad entrarvi. Ma andiamo per ordine.

Sopra questa magica dimensione regna da sempre una sovrana d'eccezione, chiamata la Dama del Lago o regina Gabriella, come meglio vi aggrada, la quale abita in un Castello di squisita bellezza, che sovrasta l'intero regno, imponendosi con la sua immagine di rara magnificenza.

Dalle stanze di rappresentanza, regina Gabriella tiene d'occhio i suoi sudditi con un trasporto che raramente riscontra doppioni, poiché nulla le sfugge, sostenuta naturalmente dai suoi preziosissimi aiutanti Elfi:

" Lazzo Berto, Pielino Pasto, Giannido, Acchiappalvolo, Gianpicci, Montymark, Omguy, Borgaluk, Frizzioro."

In un giorno d'autunno, Regina Gabriella si accorge che dopo la pioggia il cielo non viene incoronato dall'arcobaleno. Rimane di sasso, poiché se qualsiasi mondo, di qualsivoglia dimensione dell'Universo viene privato dei sette colori, diviene lattiginoso e smorto. Le tracce dei confini tra i mondi si cancellano, togliendo ad un nuovo viaggiatore la possibilità di entrare nel nuovo cerchio, defraudandolo della possibilità di rapportarsi con gli abitanti del nuovo mondo sconosciuto.

Regina Gabriella decide quindi di organizzare un incontro con gli Elfi, spedendo Lazzo Berto, famoso per la velocità con cui recapita i messaggi, da fata Dania.

Fata Dania è la sua accolita più tosta e regina Gabriella ne va fiera, poiché Dania non si è mai conformata a nessun mondo, facendo suoi tutti i mondi possibili.

Lazzo Berto parte dunque di gran carriera.

Voliamo quindi a casa di fata Dania.    TOC, TOC, TOC….

<< Qualcuno bussa alla porta, andiamo a vedere.>> borbotta lo Spiritello personale di fata Dania incamminandosi tutto fiero ed elegante nel suo panciotto di panno verde. Dopo pochi passi si incarta nel tappeto antico, ricamato a mano dalle fate dei Fiori.

<< Oh, povero Spiritello. Presto Pielino accorri, aiutiamo il poverino a tirarsi su.>> dice Dania ridendo senza ritegno. Si sa che alle fate piace ridere.

Pielino Pasto è ospite di Dania e felice d'esserle utile si precipita sul malcapitato, il quale ha un'espressione buffissima di stupore negli occhi, ma come tutti gli Spiritelli accetta di buon grado il nuovo stato di zerbino fatato con una gran risata. Pielino lo aiuta ad alzarsi, e dopo essersi spazzolato le calzamaglie d'un bianco accecante si dirige senza indugio verso la porta.

<< Buongiorno Lazzo Berto, che desideri?>>

<< Io un bel niente. Tu piuttosto che ci fai di bianco vestito?>>

<< Non sono affari che ti riguardino. Entra che fuori fa freddo.>>

<< Accomodati Lazzo Berto. Immagino che tu abbia un messaggio per me.>> Dania precede Lazzo verso il salotto dov'ella si accomoda presso il caminetto su di una poltrona rivestita di damasco viola, facendo cenno al suo ospite di sedersi di fronte a lei. Mentre Lazzo cammina si sentono tintinnare i campanelli posizionati sulla punta dei suoi stivaletti turbo, complessivi di alette estraibili ai lati, i quali fuoriescono alla bisogna, cioè nei momenti in cui deve volare a una spanna dal pavimento, dando la sensazione che scivoli leggero nell'aria.

<< Prego...>> lo invita ancora Dania. Lazzo si lascia cadere con un tonfo sul cuscino imbottito di stoppie essiccate al sole, sopra ad una sedia a dondolo, allungando le gambe magre fasciate in calzamaglie rosa, verso le fiamme calde.

<< Posso offrirti qualcosa da bere?>> chiede Dania sempre gentile con i suoi ospiti.

<< Grazie, se non disturbo gradirei una birra scura e schiumosa.>>

<< Certamente. Pielino sii gentile, potresti andare in cucina e chiedere a fata Cuoca due birre? Una ovviamente è per te.>>

Pielino che è stravaccato sul divano di damasco viola s'alza prontamente e si dirige in cucina, dove come al solito, fa cadere le sue pupille occhialute sulla torta al cioccolato ricolma di panna montata.  Fata Cuoca se ne accorge e lo spinge via.

<< Spostati, fammi lavorare.>>

<< Io ammiravo il magnifico merletto del vostro abito.>>

<< Ma quale merletto......spostati ho da fare.>>

"Queste donne" pensa Pielino " fatate o no, sono tutte uguali.>"

Pielino si scosta sconsolato per far passare Fata Cuoca con le due birre, poi si auto coccola trafugando una fetta di torta.

Dania aspetta che Lazzo gusti due sorsate di birra poi si informa di che messaggio si tratta.

<< Sei invitata a cena da regina Gabriella. In verità siamo tutti invitati poiché la questione da trattare è molto seria. Al crepuscolo di domani verrà a prenderti Acchiappalvolo.>>

Dania si alza e Lazzo la imita, poiché nel mondo fatato è d'obbligo essere galanti, quindi si scola gli ultimi sorsi di birra, si inchina cerimoniosamente e si defila così velocemente che passando davanti a Pielino gli fa fare una doppia giravolta.

 

 

*******

 

Nel regno fatato scende il crepuscolo, e il sole ricalca il profilo delle montagne color argento, come fosse carta carbone.

Fata Dania indossa un abito nero e viola che si intona perfettamente con le sue ali. Pielino le porge il braccio:

<< Permettimi di dire che sei bellissima e che le perle tra i capelli ti donano splendore.>>

<< Come sei gentile Pielino questa sera.>> risponde Dania, ma poi pensa: "Trecento anni di conoscenza e mi fa sempre lo stesso complimento. Soffrirà di demenza senile?" TOC, TOC, TOC, lo spiritello personale di Dania apre la porta di spessa quercia, non prima di essersi assicurato di saltare l'orlo del tappeto.

<< Buona sera, sono venuto a prendere Fata Dania e l'Elfo Pielino Pasto.>>

Sulla soglia si staglia l'alta figura di Acchiappalvolo, elegantemente vestito di velluto giallino.

Aiutata Dania ad indossare il mantello, si dirigono tutti e tre verso la nave volante di Acchiappalvolo, di cui egli va enormemente fiero, poiché potente, veloce, sicura e attivata esclusivamente da energia magnetica. Inoltre i viaggiatori sono intrattenuti durante i viaggi da musica celestiale fatata. Una delizia per le orecchie.                                             

Al castello vengono introdotti nella sala dei banchetti, riccamente decorata. Nel grande camino un fuoco scoppietta vivace proiettando ombre linguiformi sul soffitto di legno decorato, intrecciandosi tra loro in una danza serpentina.  Al centro della sala un enorme tavola rotonda è sfarzosamente apparecchiata, con piatti di finissima porcellana e posate d'oro massiccio, con incise nel manico le iniziali sovrapposte della regina Gabriella. G&L.

I tovaglioli di fiandra mostrano le iniziali degli ospiti ricamate a mano e i candelabri d'argento illuminano gli arazzi, appesi alle pareti di quercia. L'atmosfera è magica! Regina Gabriella sa come far sentire amati i suoi invitati.

La Dama del Lago entra maestosamente nella sala, indossando un abito filato dai ragni del regno, seguita da Spiritelli che sollevano il suo magnifico strascico.

<< Benvenuti nella mia umile dimora Dania.>> dice La Regina abbassando il mento.

<< Siamo onorati del vostro invito, Maestà.>> sussurra Dania sprofondando in una riverenza degna delle ancelle più rispettose. Anche Pielino e Acchiappalvolo si piegano in un inchino che fa loro scricchiolare le giunture pericolosamente.

<< Venite cari amici, accomodiamoci vicino al fuoco aspettando gli altri. Pielino come stai?>> chiede regina Gabriella con grazia.

<< Finché ci sarà lei a vegliare su di noi, nulla potrà accadermi o mancare.>>

Regina Gabriella sorride accarezzando la mano di Pielino:

<< Adulatore...ma grazie a prescindere. E tu Acchiappalvolo, tutto bene?>>

<< Oserei dire benissimo, la mia vita è serena. L'ho scelta tra mille ed è perfetta. Non potevo che augurarmi ciò che mi sta accadendo. L'ho scritto anche sul diario di bordo. Come si dice: avanti tutta! >>

<< Sono felice per te e per tutti voi. Ora però è arrivato il momento di legarci in un cerchio d'armonia. Tutti a tavola.>> regina Gabriella batte le mani due volte e immediatamente dalle tende di velluto bordeaux, appese in fondo alla sala, sbucano dei folletti vestiti di panno verde che portano vassoi carichi di calici di cristallo colmi di gustoso idromele. Subito dopo entrano gli Elfi della regina con Dama Lavanda.

Si crea un po’ di caos e scompiglio divertente, dovuto ai saluti e agli abbracci tra gli invitati, qualcuno si commuove, qualcuno ride, mentre si accomodano ai propri posti.

Regina Gabriella onora gli invitati alzando il suo calice e tutti si uniscono al brindisi di ringraziamento, tra i tintinnii di cristallo.

I cibi profumati di natura e amore fanno il giro della tavola rotonda tra i commensali, che non si fanno certo pregare, senza lesinare sulle porzioni o i boccali di birra. Si servono quindi di calde bruschette al pomodoro in odore di aglio e origano, fettine di peperoni in agro dolce, crema di cipollotti, tagliatelle con sugo bianco di funghi porcini piccante, insalata sfiziosa con crostini al rosmarino, formaggio pecorino dolce con miele d'acacia, crema d’olive e tiramisù fatato e via di seguito. L'atmosfera conviviale è al culmine quando regina Gabriella chiede un po’ di attenzione. Di colpo le voci tacciono e il silenzio colma la sala.

<< Signori siamo qui riuniti, non solo per ritrovarci divertendoci, ma lo siamo anche per disquisire di una questione d'estrema gravità. Come voi tutti già sapete un'ombra nera creata da un pensiero negativo di un terrestre umano, ha fatto sparire dal nostro mondo fatato, l'arcobaleno dai sette colori. Gli Spiriti responsabili dell'arrivo dell'inverno, che cambiano le foglie in autunno, tingendole di ocra come ogni anno da secoli, collegando il Regno delle fate con quello dei mortali terrestri, dipingono anche l'arcobaleno nella volta del cielo con i loro sette meravigliosi colori. Bene, ciò non accade più. Hanno provato più volte a fissarlo nel cielo, ma non c'è stato nulla da fare. Ora gli Spiritelli sono tutti tristi, e come voi sapete quando sono tristi inciampano ovunque. Ho inviato il mio accorato messaggio al Dio dell'amore Universale, il quale mi ha consigliato di richiamare le madrine addette al lavoro dalla ricostruzione. Così ho deciso, e sarà fatto.>>

<< Certo regina Gabriella, per fare ciò, abbiamo bisogno delle fate dei colori mancanti, che come sappiamo, sono tutte divenute mortali per essersi congiunte con uomini mortali, andando a vivere sulla Terra. Qui c'è solo fata Dania che è la custode del viola.>> puntualizza Montimarck con grande serietà.

<< Giusto Montimarck. Manca il rosso, l'arancione, il giallo, il verde, il blu e l'indaco.>> specifica Gianpicci che sa tutto di tutti.

<< Dobbiamo assolutamente ritrovare le sei fate mancanti, o non rivedremo mai più l'arcobaleno.>> fa eco Lazzo Berto.

<< Allora troviamo le sei fate mancanti. Semplice, no?>> deduce Omguy.

<< Si, ma dobbiamo essere certi che accetteranno di tornare in questa dimensione.>> afferma giudiziosamente Borgaluck.

<< Dobbiamo preparare anche degli antidoti fatati ed efficaci contro le malattie virali degli umani.>> consiglia Frizzioro.

<< Speriamo almeno che siano delle belle gnocche.>> si augura Giannido. Tutti ridono sgomitandosi maliziosi.

<< Sono certa che sarete tutti di grande aiuto. Dama Lavanda si è portata avanti con il lavoro. Prego Lavanda, se vuoi procedere...>> Regina Gabriella fa un cenno di incoraggiamento a Dama Lavanda, la quale, tirato fuori un plico, inizia a leggere:

<< Come sapete le foglie della Lavanda sono grigio-verdi, strette, lanceolate con margine arrotolato, i fiori sono blu-violetti. Si raccoglie in spighe di verticilli terminali......oh, perdonate, ho preso il plico sbagliato.>>

<< Non ti preoccupare Lavanda cambia plico, respira e ricomincia.>> suggerisce regina Gabriella divertita dall'equivoco.

<< Ecco...trovato. Chiedo ancora scusa. Dunque, elencherò i nomi delle fate che dovrete cercare. Per il colore rosso ci serve Fata Polette, che sulla Terra convive con un mortale di nome Giorgio. Polette è una Driade, custode degli animali. Per l'arancione ci serve Fata Malina, che sulla Terra è sposata con un mortale di nome Fabrizio. Anche lei è una Driade, custode degli alberi e il sottobosco. Per il giallo ci serve Fata Daliela, che sulla Terra è fidanzata con un mortale di nome Francesco, dopo aver sciolto due precedenti matrimoni.>>

<< Fata Daliela è una buongustaia.>> la interrompe Giannido.

<< Non fare lo spiritoso. Avrà sofferto tanto e non c'è nulla per cui ridere.>> lo rimbecca Regina Gabriella.

<< Perdonate, volevo solo scherzare.>> si scusa Giannido.

<< Non c'è problema.>> risponde Dama Lavanda sorridendo benigna.

<< Fata Daliela è una Ninfea, custode di fiumi e ruscelli. Per il verde ci serve Fata Perlizia che è una Fata eterea, custode degli Spiriti. Per il blu ci serve Fata Clistilla, che sulla Terra è sposata con un mortale di nome Carlo. Clistilla è una Silfide, custode dell'aria. Per l'indaco ci serve Fata Rosanna, che sulla Terra è sposata con un mortale di nome Massimiliano. Rosanna è un Deva, custode del Portale che porta alla "Terra di Mezzo". Per il viola c'è Fata Dania, che come tutti sapete va e viene tra i mondi dimensionali, poiché è riuscita a far coesistere tutti i mondi in un equilibrio perfetto. Questo è quanto.>>

<< Quindi, se non ho capito male, bisognerà andare sulla Terra e rapire le fate dei sei colori mancanti?>> chiede Omguy non proprio convinto.

<< Per carità, Omguy, che ti sei fumato? Una sigaretta terrena? Ovviamente no. Chiederemo loro di aiutarci a ricostruire l'arcobaleno con la loro collaborazione, per il periodo necessario a collocarlo nel suo originale sito, esattamente sopra al giardino incompleto.>> spiega regina Gabriella con premurosa pazienza.

<< Possiamo aiutarvi in qualche modo?>> domanda Pielino Pasto continuando a masticare.

<< Certamente. Domani prenderemo i dovuti accordi. Fata Dania andrà a prelevarle durante la notte cogliendole nel sonno, portando con sé solo il corpo astrale. L'accompagnerà Acchiappalvolo con la sua nave volante. Ad ogni viaggio Dania porterà con sé qualcuno di voi. Così è stato deciso. Ora se mi volete scusare mi ritirerei nelle mie stanze, ma voi rimanete quanto volete e divertitevi.>>

Regina Gabriella si alza, gli Elfi e fata Dania le rendono omaggio, poi si avvia verso le sue stanze con dama Lavanda al seguito.

 

*******     

                                            

 

Lasciamo passare due giorni per le entità fatate, che per gli umani sono due anni e troviamoci tutti insieme presso il portale della " Terra di Mezzo".

<< Siete pronti?>> domanda Dania ai suoi compagni di viaggio.

<<Prontissimi.>> rispondono all'unisono salendo sulla grande barca volante di Acchiappalvolo, la quale con uno scatto fulmineo si alza in volo silenziosa e leggera, verso la Terra dei mortali.

<< Dobbiamo dirigerci a casa di Polette.>> Gianpicci informa i compagni scrutando una cartina enorme. Sospira affranto e poi aggiunge:

<< Posti belli sulla Terra ce ne sono parecchi, ma il posto più bello è dove è sita casa mia.>> Acchiappalvolo e Dania si guardano terrorizzati, augurandosi che Gianpicci non rifili loro una filippica sulla sua casa di campagna terrestre.

<< Gianpicci dici sempre le stesse cose, casa mia di qua, casa mia di là, ma non ci hai mai invitato.>> si lamenta Dania ridendo.

<< Non vi ho mai invitato perché è piccola, arroccata su tre piani. Ci sono solo scale. Una spirale di scale!>>

<< Ma che c'entra? Puoi invitarci a gruppi di tre o solo due per volta.>> risponde Acchiappalvolo molto serio.

<< Hai ragione, ma sono troppo occupato con le partite di pallanuoto tra Leprecani e Gnomi. Anche io non ho mai tempo per andarci................>>

<< Si, lo sappiamo.>> lo interrompe Dania un po’ precipitosa.

A mezzanotte in punto, ora Terrestre, la nave si trova davanti alle finestre dell'appartamento di Polette. Dania e Gianpicci scendono, mentre Acchiappalvolo si prepara ad aspettare paziente con un pacchetto di patatine fatate.

<< Questa deve essere la finestra della camera da letto, ma non si vede niente.>> sussurra Gianpicci incollando la faccia al vetro.

<< Speriamo che dormano.>> si augura Dania prendendo Gianpicci per mano e oltrepassando il muro come fosse un panetto di burro. Nel lettone della camera da letto due persone dormono profondamente.

<< Guarda Dania, questo è un batik. Carino. Piacerebbe molto a Dama Lavanda. Questi specchi...invece…sono sicuro che sono indiani. Uh...guarda questo sombrero messicano.>> Gianpicci si infila il sombrero in testa, azzardando un cenno di qualcosa che dovrebbe essere una baciata. Dania gli toglie il sombrero dalla testa con mossa veloce:

<< Ti sei rincitrullito per caso?>>

<< No, trovo gradevole l'accostamento di questi pezzi di arredamento. Sai come si chiama questo stile? Si chiama stile etnico, stile etnico.>> puntualizza Gianpicci un poco offeso.

<< Smettila di informarmi sugli arredi. Non siamo qui per conto di " AD, le case più belle del mondo." Siamo qui per Polette. Controlla che Giorgio cada in un sonno fatato.>>

Dania cerca d'essere severa, ma ride sotto i baffi. Gianpicci si avvicina al compagno di Polette e posandogli una mano sulla fronte mormora:

<< Giorgio che tu possa dormire a fondo, in un gorgo di sonno.>>

<< Ok, ben fatto, ora la chiamo. Uno, due, tre. Polette mi senti? Sono fata Dania. Ti ricordi di me?>> domanda Dania con delicatezza.

<< Non farla spaventare.>> si raccomanda Gianpicci.

<< Lo so, lo so...vorrei un po’ di silenzio se non ti spiace, sto lavorando.>> Dania ripete la frase.

<< Giorgio che vuoi?>>

<< Non sono Giorgio, sono fata Dania.>>

<< Fata che?>> domanda Polette tirandosi su di colpo e sedendo sul letto.

<< Oh mamma mia, e tu chi sei?>> Polette strabuzza gli occhi

<< Non ti spaventare non ti faremo del male.>> la rincuora Gianpicci con dolcezza.

<< Ah sì? E dovrei credervi? Siete semi trasparenti e lei ha pure le ali. Oh, Dio …sono morta, siete Angeli. Giorgio, Giorgio svegliati, svegliati.>> Polette tempesta di pugni il povero Giorgio, il quale sembra caduto in un sonno ancestrale. Polette scende dal letto chiedendo disperata:

<< Sono morta?>>

<< Perché ci fai questa domanda?>> l’apostrofa Gianpicci ridendo.

<< Perché non sono scema e lei ha le ali.>>

<< Certo che ho le ali.>> risponde Dania sincera, con il risultato che Polette scoppia in un pianto terribile.

<< Dove mi portate adesso?>> singhiozza Polette asciugandosi le lacrime con la manica del pigiama.

<< Non sei morta, sei solo uscita un attimino dal corpo. A tempo debito ci tornerai.>> l'assicura Gianpicci.

<< A tempo debito? Mi prendete per i fondelli?>> urla Polette disperata.

<< Basta, ci penso io.>> Dania si accosta a Polette per raccontarle tutta la storia dell'arcobaleno.

<< Tu mi stai dicendo che sono una fata? Una vera fata?>> domanda incredula Polette.

<< Sei una Driade. Nella tua vita fatata custodivi gli animali.>> specifica Dania.

<< Io adoro gli animali e tutta la natura.>>

<< E noi lo sappiamo. Sappiamo tutto di te. Allora ci aiuti?>>

<< Poi torno?>>

<< Torni, torni.>> taglia corto Dania puntando il dito indice sulla fronte di Polette, la quale si ritrova con un vestito fatato e delle ali brillanti. Rimirandosi negli specchi indiani Polette commenta con meraviglia:

<< Sono bellissima. Ora ricordo. Ricordo tutto.>> Incomincia quindi a svolazzare per la stanza.

<< Hai visto? E' come andare in bicicletta, una volta imparato non si dimentica più.>> Dania e Gianpicci la prendono per mano e volano attraverso il soffitto. Sulla nave volante le presentano Acchiappalvolo, e subito dopo partono verso il mondo fatato. Mentre viaggiano più veloci della luce, Gianpicci ne approfitta per darle alcune informazioni.

<< Devi sapere cara Polette, che le Driadi vivono accanto agli alberi che crescono lontano dagli occhi curiosi degli umani mortali. Ognuna di voi possiede un albero con il quale può fondersi quando lo desidera, così che i passanti non possano vedervi. Avete un rapporto con il vostro albero e con tutti gli animali del bosco molto stretto. Nelle notti di luna piena lasciate le vostre case per andare tutte insieme a danzare nelle radure. Alcuni pastori hanno avuto la fortuna di sentire le vostre risate argentine. Sei tornata e potrai rincominciare a danzare per la Grande Madre.>>

<< Caspita Gianpicci, ma quante cose sai? Ti prego, racconta ancora.>> Polette si complimenta ammirata da tanto sapere.

<< Siamo arrivati Polette. Domani avrete tutto il tempo necessario per conoscervi meglio, poiché Gianpicci resterà con te. Ti farà visitare il regno fatato e ti accompagnerà dalla Regina. Andiamo ti accompagno presso la tua casetta che lasciasti tanti anni fa. Buonanotte ragazzi e grazie per la compagnia.>>

Dania e Polette volano via salutando con la mano.

Polette entra nella sua casetta, nascosta da una quercia enorme, trovandola pulita ed accogliente, come se non fosse mancata un solo giorno. Il caminetto è acceso. Si, si sente a casa.

Nella sua casa Dania ringrazia la Grande Madre per aver ritrovato Polette sana e salva.

" Si " pensa " il rosso c'è."

 

 

*******  

                                   

             

La notte seguente:

<< Ragazzi si parte.>> annuncia Dania salendo a bordo.

<< Siamo pronti.>> rispondono all'unisono Lazzo Berto e Acchiappalvolo.

 Acchiappalvolo vira bruscamente verso est.

<< Stai attento, non ho nessuna voglia di vomitare i ravioli che ho mangiato a cena.>> urla Lazzo con la faccia verde per la nausea.

Arrivati davanti alla casa Lazzo e Dania scendono, lasciando Acchiappalvolo intento ad ascoltare I notturni di Chopin, famosissimo compositore fatato che visse per un po’ sulla Terra. Dania trapassa la finestra trascinandosi dietro Lazzo Berto come fosse uno straccetto per la polvere.

<< Uh, che camera graziosa!>> esclama Lazzo guardandosi attorno curioso. << mobili moderni di ciliegio color panna. Suo marito dev'essere un bravo falegname.>>

<< Non saprei, quasi tutti gli umani mortali comprano i mobili già fatti. Non sono come noi che ci costruiamo tutto a mano.>> commenta Dania fermandosi dalla parte del letto dove Malina dorme quieta.

<< Guarda Lazzo cosa c'è scritto qui: " Fai della tua vita un sogno e di un sogno una realtà." Malina potrebbe essere una fata perfetta se metterà in pratica questo motto. Che ne dici Lazzo?>>

<< Condivido, ecco perché ho le ali nei calzari. Correre con il vento sul viso era il mio sogno. Ho fatto in modo che divenisse la mia priorità. I sogni vanno coltivati e accuditi come fossero entità reali dell'anima.>>

<< Sono felice che tu sia riuscito a realizzare il tuo sogno, sono così pochi gli esseri che ci riescono veramente. Adesso però devi addormentare sia Alberto che Fabrizio.>>

Posizionandosi davanti al letto di Alberto, Lazzo recita:

<< Alberto tu sognerai un mondo perfetto, con tanto di fate e folletti, ma per questo dovrai stare a letto, nel sonno cadrai e felice riderai.>> poi accostandosi a Fabrizio, declama:

<< Fabrizio, che tu possa dormire pesante, come un elefante.>> Dania lo fissa scrollando la testa:

<< Diciamo senza che ti offendi che i poeti sono altri. Dai, svegliamo Malina. Uno, due, tre, Malina, mi senti? Sono Dania, ti ricordi di me?>>

<< No, aspetta!>> urla Lazzo facendo sussultare l'amica fata.

<< Ma sei matto? Che caspita urli?>>

<< Scusa tanto, non mi ero accorto dei muri beige. Mobili panna, muri beige, tono su tono. Non mi piace molto.>>

<< Ma che te ne importa? E' casa tua? No. Quindi che te ne importa? Procediamo invece. Malina? Mi senti Malina? Sono fata Dania.>>

<< E da mo’ che vi ascolto. Un altro sogno sull'isola che non c'è. Che volete?>> domanda Malina decisa e senza il minimo timore.

<< Io sono fata Dania e questo è Elfo Lazzo Berto, messaggero della Regina.>>

<< I miei più sinceri complimenti per le tue ali, fata Dania. Sono bellissime.>>

<< Scusa e le mie?>> chiede Lazzo indispettito mettendo sotto il naso di Malina i suoi calzari con le alette estraibili.

<< Scusami tanto, non le avevo notate. Belle, davvero.>> fata Dania spiega a Malina la storia dell'arcobaleno.

<< Vi aiuto volentieri, non fosse altro che per farmi un viaggetto sopra una nave volante. Hai detto che sono una Driade?>>

<< Si.>> Fata Dania punta l'indice sulla fronte di Malina, la quale si ritrova con capelli rossi che le cadono sino ai piedi e due ali meravigliose.

<< Forza ragazze, dobbiamo andare.>> Lazzo Berto le prende per mano oltrepassando la finestra chiusa. Acchiappalvolo alla vista di Malina rimane di stucco:

<< Azz.........Malina, ma quanto sei bella?>>

<< Grazie.>> risponde lei salendo sulla barca volante.

Arrivati a destinazione Lazzo Berto saluta educatamente e scompare nel cielo tempestato di stelle. Acchiappalvolo e Dania accompagnano Malina nella sua antica dimora.

<< Malina, questa era casa tua, spero che dormirai bene. Domani Lazzo Berto ti farà da guida attraverso il Regno fatato, accompagnandoti anche dalla Regina. Buonanotte.>>

<< Buonanotte Dania, buonanotte Acchiappalvolo.>> augura Malina contenta.

<< Buonanotte Malina. Sogni d'oro fatati.>> Acchiappalvolo sfiora la mano di Malina con un bacio. Entrando in casa Malina rimane a bocca aperta. Guarda ogni cosa con stupore ricordandosi di colpo che quel posto era la sua casa tanti e tanti anni prima. Sul tavolo c'è una bottiglia di sidro dolcissimo, sicuramente dono di Fata Dania ed un biglietto che lo accompagna:

" Fa della tua vita un sogno e del sogno una realtà."

Nella sua casa Dania ringrazia la Grande Madre per aver ritrovato Malina, sana e salva.

" Si " pensa " l'arancione c'è."

 

*******

 

Terza notte:

<<Ragazzi, ci siete?>> domanda Dania guardandosi attorno.

<< Si, siamo pronti.>> rispondono in coro Acchiappalvolo, Frizzioro e Gianpicci.

<< Andiamo vicino a casa mia.>> risponde Gianpicci tutto orgoglioso << ma casa mia è più bella.>>

<< Si però non ci hai mai invitato.>> lo accusa Acchiappalvolo.

<< Vi ho già detto che è una casa piccola, siete in troppi. Poi si sono aggiunte anche Polette e Malina, no, non si può. Troppo caos.>>

<< Bugiardo, sei tu che non ci vuoi invitare e basta.>> controbatte Acchiappalvolo fuori dai gangheri.

<< Ragazzi, ancora una sola parola sulla casa di Gianpicci e vi tolgo il saluto.>> si intromette Frizzioso alzando la voce e mettendo a tacere i due amici. Il viaggio continua nel silenzio più totale. La nave volante si ferma sul tetto del palazzo e gli occupanti scendono dalla barca. Solo Acchiappalvolo rimane seduto comodamente preparandosi all'attesa con un panino ripieno di pomodoro, lattuga e maionese fatata.

<< Mamma mia, com'è bello il mare, quasi quasi vado sulla riva a chiamare una mia amica Sirena che non vedo da un po’.>> dice Frizzioro guardando l'orizzonte impastato di nero, con gli occhi languidi, colmi di malinconia.

<< Cosa ne dici se rimandiamo di qualche notte Frizzioro? Ora siamo occupati, sono sicura che la tua amica Sirena non scapperà. Dico bene?>>

<< Già, certo. Non c'è problema. Andiamo.>> Frizzioro un po’ malinconico si accoda agli amici, trapassando il soffitto.

<< Caspita, non abbiamo sbagliato di un millimetro.>> si congratula con se stesso Gianpicci, tutto orgoglioso << questa è la camera da letto.>>

<< Signori Elfi state zitti e fermi. Sento la presenza di due esseri del popolo fatato. Se si accorgono di noi siamo rovinati.>> sussurra Dania muovendosi con circospezione.

<< Eccoli. Sono due gatti.>> dice Frizzioro puntando il dito su due matasse di pelo, acciambellate con grande eleganza ai piedi del letto.

<< State fermi, ci penso io.>> Avvisa Gianpicci << so cosa dire.>>

<< Sicuro, basta che gli parli di casa tua e si addormentano per tre giorni.>> ironizza Frizzioro.

<< No, ci penso io.>> decide Dania, e con il dito puntato avanza verso i due mici declamando un incantesimo:

<< Abracadabra Zulimba Balù, questi due mici, trasformali tu.>> I gatti spariscono e al loro posto si materializzano, oserei dire, due bei pezzi di gnocco.

<< Buonasera, sono fata Dania, fata del viola. Lui è Gianpicci enciclopedista della regina e lui è Frizzioro medico della regina.>> Dania si presenta inchinandosi elegantemente al loro cospetto.

<< Buona sera a voi Entità del popolo fatato. Qual buon vento vi porta? Possiamo esservi utili in qualche modo?>> domanda gentilmente uno dei due con voce da contralto.

<< Cero, dovrei parlare con la vostra padroncina e discutere con lei di una cosa importantissima. Vi ho trasformati in umani perché sono allergica al vostro pelo, ma non vorrei che vedendovi in tal guisa le prendesse un colpo, per cui se non vi è di troppo disturbo, potete andare ad aspettare in cucina. Magari vi bevete un thè. Ve ne sarei molto grata.>> spiega Dania con grazia.

<< Molto volentieri. Vieni, andiamo a bere un po’ di latte amico mio.>> I mici-umani si defilano in cucina mentre Gianpicci si dirige da Niccolò e Frizzioro da Cecilia.

<< Niccolò birichino, che tu possa dormire rigido come uno stecchino.>> formula Gianpicci convinto.

<< Bellissima Cecilia, che il sonno ti abbracci come dentro una conchiglia.>> sussurra delicatamente Frizzioro. I ragazzi si addormentano profondamente, Dania scuote la testa.

<< Che tu possa dormire rigido come uno stecchino? Ma povero figliolo, domani si alzerà duro come un baccalà. Possibile che non ti sia venuto in mente altro?>>

<< Lo sai che con la prosa non ci so fare.>> bofonchia Gianpicci.

<< Si, lo so. Ora fate silenzio che provo a chiamare Daliela, Daliela mi senti? Sono fata Dania. Daliela?>>

Daliela si sveglia e con uno scatto fulmineo si fa scudo con un manganello preso al volo da sotto il cuscino.

<< Cosa volete? Ci metto mezzo secondo a polverizzarvi. Ora chiamo la polizia.>> urla Daliela muovendosi in tondo come Bruce Lee in un film di mafia cinese.

<< Allora chiamati da sola. Sei tu la poliziotta. O mi sbaglio?>> chiede Gianpicci ridendo.

<< Beh ora che me lo fai notare, si. Comunque non c'è niente per cui ridere. Questa infrazione si chiama violazione di domicilio.>> risponde Daliela più agguerrita di prima.

<< Non devi chiamare nessuno. Vieni, rilassati, ti spiego una cosa.>> dicendo ciò fata Dania circonda le spalle di Daliela con un braccio e le parla del problema dell'arcobaleno.

<< Ora capisco, in effetti mi domandavo il motivo dei vostri vestiti e delle tue ali. Un po’ troppo eccentrici per essere topi da appartamento. Vi aiuto sicuramente poiché amo la natura e i bei tramonti. L'arcobaleno non si tocca.>> Dania punta il dito sulla fronte di Daliela, la quale si trasforma in una Sirena meravigliosa, tanto che Frizzioro non crede ai suoi occhi.

<< Frizzioro, per cortesia, accompagna Daliela alla nave volante. Gianpicci ed io dobbiamo sistemare una cosa.>> Dania svolazza in cucina con Gianpicci alle calcagna.

<< Scusate se disturbo il vostro spuntino di mezzanotte, ma noi andiamo via. La vostra padroncina dorme. Volete rimanere mici-umani o preferite tornare mici e basta?>> Dania parla appoggiata allo stipite della porta.

<< Preferiremo tornare mici e basta, se però non ti reca troppo disturbo.>> risponde Leo.

<< D'accordo, nessun disturbo. Gianpicci vuoi pensarci tu?>> Dania si sposta per far spazio al compagno.

<< Certamente. Dunque stretta la foglia, larga la via, tu dici la tua, io dico la mia. No, rosso di sera bel tempo si spera? No, chi va con lo zoppo, no. Aiutami Dania, sto facendo un po’ di confusione!>> Gianpicci si asciuga il sudore fatato dalla fronte.

<< Gianpicci, sei una frana di mago. Punta il dito e basta, puoi farcela.>> Il dito indice di Gianpicci si concentra sui ragazzi che di colpo si trasformano in gatti bellissimi.

La nave volante riparte verso il mondo fatato.

<< Ma lo sai che quando ho visto la tua camera da letto, sprofondata in una nuvola rosa, con quei disegni delicati appesi alle pareti, la gabbietta bianca provenzale e la luce diffusa dal lampadario con le mille gocce in cristallo...mi sono detto che tu dovevi essere una fatina delicata e fine. Poi però quando ti ho vista in azione ho temuto per la mia esistenza. Forza e femminilità nella stessa anima fanno di te, una donna non comune.>> Frizzioro si esprime con timidezza ma anche con galanteria, dimenticandosi che la sua vita non poteva in nessun modo essere in pericolo, dal momento che è un essere immortale.

<< Grazie infinite. Ora che ho queste meravigliose ali e questo corpo da Ninfea, mi sento ancora meglio.>> risponde Daliela in un sol fiato e un poco timida anch'essa. Frizzioro è tutto un gongolamento di dolcezza in esubero.

<< A proposito di Ninfee, devi sapere cara Daliela che tu appari come giovane fanciulla dalla bellezza squisita, ricca di fascino e grazia. Ci sono le Potameidi, che permettono ai fiumi di scorrere liberamente, le Naiadi, che garantiscono la freschezza dell'acqua dei ruscelli. Le Oreadi, che fanno la guardia alle maestose vette montane, mentre le Meliadi sono le Ninfe dei frassini. Poi ci sono le Oceanidi, come l'amica di Frizzioro, che vivono nel mare sulla costa e proteggono i marinai buoni, contro il naufragio. A volte vi innamorate degli umani mortali, e i figli che nascono dalle queste unioni divengono eroi leggendari. Ovviamente non mancano le fate dell'acqua. Infatti ogni corso d'acqua, dal più piccolo al più vasto oceano ha una fata protettrice che vive sotto la superficie e che conserva tutti i tesori delle barche affondate. Proprio come l'acqua prende la forma del contenitore in cui è versata, le fate dell'acqua hanno il potere di mutare la propria forma per adattarsi all'ambiente. Se qualcuno suscita la loro ira, inquinando l'acqua e possono agire come orribili megere, punendo i malcapitati con una tempesta improvvisa; oppure affogando gli esseri umani mortali sotto le onde. Ma quando sono ben disposte si mostrano come splendide fanciulle dai capelli nero-verde e deliziano i presenti con la loro dolcissima voce fatata.>> Gianpicci finisce di dare informazioni e si rilassa contro il cuscino di velluto.

<< Pensavo che non finisse più!>> sospira Acchiappalvolo.

<< Beh, sempre meglio che sentirlo parlare di casa sua!>> aggiunge Dania ridendo.

<< Capolinea. Forza ragazzi tutti a nanna.>> annuncia Acchiappalvolo.

A Daliela scompare la coda e al suo posto le appaiono due splendide gambe, poiché la coda le serve solo nell'acqua. Timidamente entra nella sua casetta sulla riva di un ruscello gorgogliante, mosso da una cascata di gocce scintillanti. Nel momento in cui chiude la porta alle sue spalle, si ricorda dei vecchi tempi, ed una lacrima le scivola lungo la gota. Si riprende subito perché accoccolati vicino al fuoco acceso, ci sono i suoi gatti che le sorridono, certamente come possono sorridere dei gatti.

Nella sua stanza, Dania ringrazia la Grande Madre per aver trovato fata Daliela sana e salva.

" Si " pensa " il giallo c'è."

 

*******

 

Quarta notte:

Come al solito fata Dania e Acchiappalvolo si ritrovano davanti al portale della Terra di Mezzo per andare nel mondo degli umani mortali. Presenziano anche Omguy e Borgaluck.

<< Cari Elfi siete pronti? Si parte.>> Dania si accomoda sulla nave volante.

<< Dove andiamo questa notte?>> domanda Omguy tutto eccitato.

<< Da fata Perlizia. Speriamo che sia disposta a seguirci.>> risponde Borgaluck sorridendo sornione.

<< Perché sorridi in quel modo ebete?>> gli domanda Acchiappalvolo guardandolo di sbieco.

<< Perché ho saputo da Regina Gabriella che Perlizia adora Parigi, e voi conoscete molto bene le mie origini. Abbiamo molte cose da condividere. Sono così felice di conoscerla che a stento riesco a rimanere fermo dentro le mie calzamaglie blu oltremare.>>

<< Sono felice per te Borgaluck. Perlizia ti terrà compagnia durante le tue passeggiate nei boschi. Inoltre potrai imparare molto sulla letteratura umana, poiché Perlizia è una professoressa di lettere.>> lo informa Dania.

<< Davvero? Meglio, potrò perfezionare il mio vocabolario della lingua italiana.>>

<< In effetti ogni tanto dici parole incomprensibili.>> afferma Omguy ridendo.

<< Ragazzi siamo arrivati. Si scende.>> annuncia Acchiappalvolo parcheggiando la nave volante proprio davanti al balcone del salotto di Perlizia, poi tira fuori dal suo tascapane una fetta di pizza fatata ai peperoni.

<< Cerchiamo d'essere più celeri, perché l'ultima volta con fata Daliela ci siamo un po’ persi.>> Fata Dania non indugia neppure un secondo saltando sul terrazzo e trapassando la porta finestra con agilità, seguita dagli Elfi.

<< Certo che per avere trecento anni ti muovi ancora bene.>> si complimenta Borgaluck, seguendola poi con qualche piccola difficoltà.

<< Ci mancherebbe! E' una fata, non un Elfo come te!>> Omguy lo schermisce spingendolo dentro la stanza con uno strattone.

<< Perché tu cosa pensi d'essere? Anche tu sei un Elfo e per giunta anche rompiscatole.>> gli risponde Borgaluck offeso a morte.

<< Per carità delle tredici lune, vi prego di smetterla. Primo stiamo lavorando, secondo siete ridicoli. C'è qualcosa che dovrei sapere e mi è sfuggito?>>

I due Elfi chiedono scusa all'unisono, meglio non fare arrabbiare Fata Dania, la quale non si inquieta mai, ma l'unica volta che ha perso le staffe sono esplosi lampi e tuoni... come una vera fata che si rispetti.

<< Bene, così va meglio. Avete visto questo salotto? E' delizioso. Guardate la cassapanca antica. E quella seggiolina nell'angolo? Molto chic. Adoro questo armadio. Uh, guardate questo pavimento di rovere sbiancato, eccezionale. Che buon gusto che ha fata Perlizia! Cosa ne dite?>> domanda Dania completamente estasiata.

<< Veramente niente. Gianpicci ci ha messo in guardia, avvisandoci di non parlare di arredamento per nessun motivo o ti saresti innervosita.>>

<< Gianpicci ha ragione, ma questa stanza è proprio di mio gusto. Bando alle ciance, mettiamoci al lavoro.>> Dania procede un poco più a destra e nota una pila di libri, che dal pavimento arriva sino al soffitto.

<< Avete notato? Prendete esempio e iniziate a leggere. Si vede che è un'insegnante.>>

<< Dobbiamo leggere adesso?>> domanda Omguy con un'espressione sul volto di fortissima incredulità.

<< Ma no, certo che no! Però fra tutti e due che perspicacia. Era solo un modo di dire. Dai, cercate la camera da letto!>>

<< Dania, non serve. Perlizia dorme sul divano letto.>> la informa Borgaluck scrutando il viso di Perlizia perso in un sogno delizioso, almeno a giudicare l'espressione sorridente.

<< Oh, vero. Tu Borgaluck vai da Federica e tu Omguy va da Annalisa. Veloci.>> I due Elfi cercano i figlioli di Perlizia e senza proferir formula magica li addormentano velocemente.

<< Non vi ho sentito parlare. Che incantesimo avete usato?>> chiede Dania dubbiosa.

<< Abbiamo provato con l'ipnosi. Qui sulla Terra è un metodo che viene usato per far regredire le persone nei ricordi della loro vita precedente, e altre varie cose.>> spiega Borgaluck sbrigativo.

<< Speriamo che funzioni, anche se preferisco i nostri classici incantesimi. Diamoci da fare: Perlizia, mi senti? Perlizia! Sono fata Dania e questi sono Borgaluck e Omguy, Elfi della Regina. Mi senti Perlizia?

<< Si ti sento, fate un baccano! Non c'era bisogno di entrare dalla finestra. Bastava semplicemente pigiare il campanello.>> risponde Perlizia mettendosi a sedere continuando ad esternare i propri pensieri:

<< Non capisco perché Federico non mi ha avvisato che portava degli amici in piena notte per una spaghettata. Non mi avvisa mai, speriamo almeno che ci sia della salsa di pomodoro. Ora che ci penso ho del ragù avanzato da ieri. Se non vi dispiace vado a lavarmi la faccia e a fare pipì. Accomodatevi in cucina, arrivo subito.>> Perlizia indossa un'elegante vestaglia sopra la camicia da notte, che le fluttua tra le caviglie sottili, e sparisce dietro la porta del bagno tra il mutismo generale. Al suo ritorno entra in cucina e mette sul fuoco una pentola colma d'acqua e una più piccola con del ragù.

<< Dunque, se non ho capito male tu sei Dania, tu Borgaluck e tu Omguy, però non ricordo che Federico vi abbia portato a casa prima di questa sera. Forse siete amici di Annalisa? Comunque non importa poiché siete i benvenuti. Da che festa arrivate?>>

<< Perché festa?>> chiede Borgaluck perplesso.

<< Certamente non andrete all'università conciati in codesto modo. Belle le tue ali Dania, con che materiale le hai realizzate? Sembrano vere. Mi piacciono le persone creative. Brava, ma i miei figli dove si sono cacciati?>> domanda Perlizia posizionando il colapasta nel lavello.

<< Scusa Perlizia, vorrei parlarti un momento.>> fata Dania spegne i fornelli e chiude il gas, poiché la prudenza non è mai troppa, invitando gli Elfi a lasciarle da sole. Dopo un quarto d'ora Perlizia entra in salotto con il sorriso di chi ha vinto un terno al lotto.

Fuori la notte è carica di stelle, ma la più luminosa è Perlizia, sinuosamente vestita da una tutina aderente ricamata dai ragni del bosco, provvista di ali trasparenti e avvolta da lunghissimi capelli bianchi come la neve. Sulla nave volante Acchiappalvolo non fa altro che farle i complimenti per il fisico da adolescente, stretto nella tutina verde-dorata. Omguy tira fuori un piccolo foglio di carta.

<< Se non disturbo dovrei leggere queste brevi righe a Perlizia su suggerimento di Gianpicci.>>

I compagni alzano gli occhi al cielo poiché la parola " BREVE" non è contemplata nel vocabolario di Gianpicci, il quale riesce ad essere presente anche quando è assente, e in questo caso non si tratta di magia.

<< Che bello! Sembra d'essere in crociera.>> esclama Perlizia battendo le mani.

<< Perlizia, tu sei una Fata Eterea. Si sa che tutte le fate sono sfuggenti e alcune completamente invisibili ai mortali. Alcune sono più eteree rispetto ad altre, ma a differenza delle fate della natura strettamente legate al mondo materiale, tu sei più vicina al mondo spirituale.>>

<< Tutto qui?>> domanda Dania sorpresa << roba da non credere. Questa volta Gianpicci ci ha fregato.>> la risatina che segue ha un suono di campanellini scossi con dolcezza dalla carezza del vento.

<< Ragazzi, siamo arrivati a casa. Tutti giù.>> e Acchiappalvolo apre la porta di cristallo scorrevole con un piccolo tocco delle dita.

<< Vai pure a dormire Perlizia. Domani Omguy ti accompagnerà attraverso il Regno fatato a recuperare il tuo spazio perduto. Poi ti presenterà alla Regina.>>

Perlizia vola verso la casetta di legno e pietra, trovando il caminetto acceso e le pareti stipate di libri antichi e nuovi. Una bottiglia di champagne francese è posta in un secchiello con del ghiaccio. Il suo cuore è colmo di riconoscenza. Si, si sente a casa.

Nel calduccio della sua casa Dania ringrazia la Grande Madre per aver ritrovato fata Perlizia sana e salva.

" Si" pensa "Il verde c'è."

 

                                                               

*******  

 

Quinta notte.

<< Allora si parte o no?>> domanda Pielino Pasto in preda all'impazienza.

<< Prontissimi. Forza, tutti a bordo.>> esorta Acchiappalvolo. L'Elfo Gianpicci sale per ultimo ridendo di gusto.

<< Che hai da ridere?> chiede Pielino curioso.

<< Nulla, sono contento perché domani si disputa la partita tra Gnomi e Leprecani.>>

<< Già, è vero. Chi pensi vinca? >> chiede Dania più per gentilezza che per amore della pallanuoto.

<< Spero vincano i Leprecani. L'ultima partita l'hanno vita gli Gnomi. Un po’ per uno, non fa male a nessuno.>> I compagni di viaggio annuiscono con un cenno della testa, poiché nel mondo fatato la competizione non è ben vista.

<< Dove siamo diretti?>> si informa Pielino.

<< A casa di fata Clistilla.>> fata Dania risponde sorridendo, poiché sente che la fine della ricerca è vicina.

Acchiappalvolo accosta la nave volante davanti alla finestra della camera da letto, agevolando la discesa degli amici fatati. Dentro la casa, tutto tace. Sembra che gli abitanti dormano profondamente. Pielino Pasto sussurra:

<< Non vedo un accidente...non possiamo accendere la luce?>>

<< Non si può, rischiamo di svegliare tutti. Vai da Mattia Pielino e fallo addormentare.>> ordina Dania e Pielino esegue, ma mentre entra nella camera del ragazzo sbatte contro la porta.

<< Ma porca di quella...>> Pielino si blocca consapevole che ha rischiato di far svegliare Mattia. Respira profondamente, quindi con una mano sulla fronte declama:

<< Caro Mattia, che tu cada nel sonno profondo come una malattia.>>

<< Ma che cosa dici? Lo sai che fata Clistilla è un medico, te la farà pagare sicuramente, vedrai.>> lo rimprovera Gianpicci.

<< Perché non ci hai pensato tu, Elfo dei miei stivali?>> lo rimbotta Pielino offeso a morte.

<< Smettetela o giuro che vi mollo sulla Terra per sempre!!!>> li minaccia Dania stanca marcia dei loro capricci.

<< Guardate, Clistilla ha creato un tavolino con la base in ferro battuto di un'antica macchina da cucito. Che nostalgia! Anche mia nonna ne aveva una.>> Pielino scoppia a piangere.

<< Sentite che buon profumo emanano questi mazzetti di fiorellini essiccati. Guarda Pielino com'è elegante questo porta gioielli.>> commenta Gianpicci frugando curioso tra i gioielli di Clistilla. Tira fuori una collana di pietre d'ambra e se la infila dalla testa, pavoneggiandosi davanti allo specchio.

<< Gianpicci posa immediatamente la collana, non è di tua proprietà: non siamo a Pitti uomo. Vai da Carlo e addormentalo profondamente, e tu Pielino asciugati le lacrime. In fondo tua nonna è vissuta ottocento anni. Mi sembra un'età di tutto rispetto.>> Pielino si asciuga sconsolato il viso colmo di lacrime con le tende della finestra e si soffia pure il naso rumorosamente. Dania alza gli occhi al cielo chiedendo al Supremo la forza per non strozzarlo. Gianpicci si toglie la collana deluso, poiché è una vita che desidera una collana di pietre d'ambra. Sospira pensando che forse la riceverà dalla Regina dopo aver ultimato il gravoso compito di riportare tutte le fate dell'arcobaleno nel Regno fatato. Si avvicina quindi a Carlo e mormora:

<<Carlo Carlino che tu possa dormire come un bambino.>> Carlo sprofonda nel buio più totale mentre Dania chiama Clistilla:

<< Clistilla, Clistilla, mi senti? Sono Fata Dania, ti ricordi di me?>>

Clistilla apre gli occhi, si siede sul bordo del letto e si strofina le palpebre per qualche secondo, come fanno i neonati, con le mani chiuse a pugno. Si alza e si dirige in bagno senza degnarli di uno sguardo. Quando esce va in cucina e a quel punto gli altri la seguono. Con grande calma Clistilla si versa un bicchiere d'acqua e beve a piccoli sorsi. Lava il bicchiere con cura e torna in camera. Ovviamente seguita ancora dalle entità.

<< Ehm, scusa il disturbo, ma tu ci vedi?>> domanda Dania preoccupata.

<< Certo che vi vedo, non sono cieca.>> risponde infilandosi sotto le coperte.

<< Beh, non hai nulla da dire?>> domanda Gianpicci perplesso.

<< Figurati, se dovessi parlare ogni volta che ho un'allucinazione da stress, diverrei logorroica. Troppo lavoro, cari miei. Vedo Fate, Folletti e cose varie qui e là, comprese facce che mi fissano dal soffitto. Mi succedeva anche da bambina. Ora vi riconosco come campanelli di stanchezza e qualche volta mi tenete pure compagnia. In questo momento però sono sfinita, quindi se non è troppo disturbo per voi vi chiederei di lasciarmi dormire tranquilla, magari parliamo domani mattina davanti ad un ottimo caffè. Che ne dite? Buonanotte.>> Clistilla si gira su un fianco dando loro la schiena. Le facce dei visitatori notturni esprimono lo sconcerto più totale. No, così non va.

<< Ragazzi aspettatemi sulla nave volante, devo dire due cosine a Clistilla.>>

Poco dopo Dania e Clistilla escono dal soffitto della casa e quest'ultima è in possesso di ali meravigliose. Dopo aver salutato Acchiappalvolo Clistilla si accomoda accanto a Gianpicci, il quale ne approfitta per informarla sul suo ruolo.

<< Immagino che Fata Dania ti abbia riferito che sei una Silfide. Sappi che le Silfidi vivono nell'elemento areo, cavalcando le correnti. Occasionalmente si riposano sulle vette delle montagne innevate. Per chi possiede la vista fatata, risultate trasparenti, ma il vostro passaggio si può sentire nelle correnti d'aria e nei soffi di vento. Ascoltando attentamente si possono sentire le vostre voci nella brezza. Il vostro nome deriva da una parola greca che significa " Farfalla". Infatti alcune di voi hanno ali di farfalla, mentre altre hanno piume di uccelli. Alcune di voi sono alte e altre piccolissime come falene, ma tutte avete occhi acuti come quelli dei falchi.>> Mentre Clistilla ascolta Gianpicci con interesse e occhi sognanti, Acchiappalvolo accosta la sua nave volante accanto al Maniero della Regina, su una cima innevata.

<< Scendi Clistilla, Pielino avrà cura di accompagnarti nella tua casetta sita nel cortile interno del castello. Domani ti farà da guida attraverso il Regno fatato e ti scorterà dalla Regina. Buonanotte.>> Dania la bacia sulla gota. Pielino prende Clistilla sotto braccio accompagnandola davanti all'uscio di casa, salutandola cerimoniosamente e dandole appuntamento per il giorno dopo. Fata Clistilla entra in un ambiente antico dai soffitti a volta in un'atmosfera magica che avvolge ogni oggetto. Il fuoco scoppietta sotto i ceppi di legno. Sul tavolo trova un biglietto di benvenuto.

" Bentornata Erborista Capo, apri la porta alla tua sinistra." Lei esegue e immaginate la sorpresa quando scopre un ambiente colmo di alambicchi, provette, imbutini, distillatori, ampolle, pompette e tutti gli attrezzi per lavorare le erbe. I muri sono rivestiti di mensole cariche di barattoli pieni di radici, semi, spezie essiccate provenienti da tutto l'universo. Dal soffitto pendono mazzi di fiori ed erbe di qualsivoglia specie. Al centro della tavola di legno, troneggia un antico mortaio. Si, si sente a casa.

Dania nella sua stanza ringrazia la Grande Madre per aver ritrovato Clistilla sana e salva.

" Si" pensa " il blu c'è."

 

******

 

Sesta notte.

<< Cari compagni, se questa notte la sacralità della Grande Madre ci assiste, torneremo a casa con l'ultima fata.>> la voce di Dania ha un timbro allegro, ma in cuor suo si augura che nulla venga ad intralciare la riuscita del piano universale.

<< Sarebbe bellissimo.>> sospira Montymarck mentre sale sulla barca volante di Acchiappalvolo.

<< Cara Dania da parte mia vorrei farti i più sinceri complimenti.>> si congratula Giannido.

<< Oh, e perché mai?>> si schermisce Dania un po’ in imbarazzo.

<< Perché sono tutte carine. Mi aspettavo di peggio.>>

<< Scemo, le fate sono sempre carine e poi sono dell'opinione che se ti avvolgi d'armonia, la bruttezza non esiste.>> Giannido non è molto convinto: << Se lo dici tu.>>

<< Brava Dania, non si può sempre dare la priorità all'aspetto fisico. Ci sono qualità ben più importanti.>> afferma il saggio Montymarck, il quale dopo una piccola pausa domanda:

<< Questa notte si va da Rosanna?>>

<< Si, l'ultima fata. Colei che chiuderà la ricerca dei colori mancanti.>> risponde Dania mentre la barca volante si ferma scivolando dolcemente. Per festeggiare la chiusura della ricerca Acchiappalvolo scarta un involucro con dentro una fetta di torta al cioccolato amaro.

Dania, Montymarck e Giannido trapassano il soffitto della camera da letto di Rosanna. Nel letto matrimoniale Massimiliano, marito di Rosanna, dorme profondamente.

<< Qui Rosanna non c'è, dividiamoci e cerchiamola, sarà sicuramente in salotto, addormentata davanti alla televisione.>> dice Dania sparendo dentro un muro. Montymarck e Giannido fanno altrettanto, senza risultati. Si ritrovano in cucina.

<< Dania che si fa? Perché Rosanna non è in casa? >> chiede Montymarck preoccupato.

<< Non saprei. Avete guardato in ogni angolo?>> si informa Dania spalancando il fornello del forno.

<< Ho guardato ovunque.>> risponde Giannido.

<< E pure io. Che facciamo?>> chiede ancora Montymarck

Dania scrolla la testa rendendosi conto che se Rosanna non si trova, ogni sforzo fatto sarà valso a nulla. Si copre il volto con le mani mentre un lacrimone enorme le scivola lungo la guancia. Giannido la circonda con le braccia cercando di consolarla. Montymarck prende di petto la situazione:

<< Andiamo ragazzi, non possiamo fare altro che tornare a casa. Abbiamo fallito. Niente arcobaleno. Non oso pensare alla delusione di Regina Gabriella. Si fidava di noi.>>

Si prendono per mano e in silenzio, forse per lo sconforto provato, si avviano verso la porta d'ingresso, come se fossero umani mortali.

<< Finalmente! Sono ore che vi aspetto, per mille falene! Siete in ritardo.>> esplode Rosanna seduta sul primo scalino del pianerottolo. I tre al primo impatto rimangono fulminati e senza parole, poi riprendendosi dallo stupore l'abbracciano tra urla e pianti di gioia, continuando per un bel pezzo, fino a quando si apre una porta, dalla quale fa capolino una signora in camicia da notte:

<< Allora???? La finite di fare casino? Ubriaconi, drogati che non siete altro.>>

<< Ci scusi tanto signora, ce ne andiamo subito. Buonanotte.>> risponde il gruppo all'unisono spiccando il volo verso il soffitto, dopo aver preso per mano Rosanna.

La signora sviene sullo zerbino, il quale però non è fatato.

Saliti sulla nave volante circondano allegri fata Rosanna, dopo averla presentata all'autista. Montymarck si informa curioso:

<< Ma come sapevi che saremo venuti a prenderti e per di più proprio questa notte?>>

<< Mai sentito parlare di sesto senso? Ne ho da vendere. Comunque vi ringrazio perché ho proprio bisogno di una vacanza. Se rinasco col cavolo che mi sposo e sforno tre figli.>> Giannido scoppia in una fragorosa risata, trascinandosi dietro i compagni.

<< Ti auguro con tutto il cuore di non rinascere nella dimensione terrestre, però ora rilassati, perché sei con noi al sicuro. Goditi queste nuove emozioni, compreso il tuo vero aspetto.>> la rassicura Dania mentre ergendosi in tutta la sua dignità punta un dito sulla fronte di Rosanna, la quale si ritrova avvolta da un abito dorato e ali angeliche bianchissime. Montymarck e Giannido applaudono.

<< Complimenti Dania, di meglio non potevi fare.>> si congratula Montymarck.

<< Vi ringrazio, ma i complimenti vanno fatti a Rosanna, io le ho solo ridato il suo aspetto interiore, esattamente come ho fatto con le altre fate. Ora tutti a casa.>>

<< Rosanna questo è un foglio che mi ha dato Gianpicci pregandomi di leggerlo a te.>> annuncia Montymarck aprendo un foglio di carta pergamena.

<< Rosanna tu sei una Deva, fata esoterica. Occupi un regno mistico a metà tra il piano fisico e quello spirituale, chiamato " il Regno di mezzo" o "la Terra di mezzo". Sei una creatura con corpo di materia delicatissimo, che si manifesta attraverso scintille di luce interiore. L'energia che scorre in te, appare sotto forma di capelli fluenti e ali di Angelo, anche se puoi assumere le forme che più desideri. Il tuo compito è dare al mondo la struttura materiale e in particolare insegnare alle piante come crescere e che forma assumere. Ogni pianta, ogni fiore o vegetale ha una propria Deva.>>

<< Quante cose che sa Gianpicci!>> esclama Rosanna stupita.

<< Per carità, che non ti venga in mente di dirlo in sua presenza o siamo tutti rovinati.>> l'ammonisce Giannido ridendo. << Però è notevole.>> ribadisce Rosanna.

<< E' il suo lavoro. Ci mancherebbe!>> sbotta Montymarck geloso.

La barca volante si ferma decisa davanti al castello della Regina Gabriella. Rosanna ha la bocca spalancata per lo stupore e fatica a chiuderla. " Che meraviglia" pensa estasiata. Dania la prende per mano: << Andiamo, la Regina ci attende.>>

Giannido e Montymarck la precedono verso la sala del trono, dove un imponente arazzo raffigurante una radura nel bosco al chiaro di luna, scende dal soffitto, come un sipario sul proscenio. Al centro della radura sette fate ballano leggiadre legate per mano in un cerchio perfetto. Sotto l'arazzo Regina Gabriella occupa un trono in ebano scolpito con innumerevoli simboli esoterici. Al suo fianco su un alto scranno siede Dama Lavanda con fiori di lillà tra i capelli. Rispettosamente in piedi, gli Elfi, formano un arco di protezione dietro le loro spalle. Ai piedi della Regina, sedute su cuscini di velluto cremisi le altre sei fate dell'arcobaleno sorridono delicate e incorporee. Giannido si fa avanti e inchinandosi annuncia:

<< Maestà, come promesso vi portiamo fata Rosanna. Abbiamo quindi terminato il compito che ci avete affidato.>> Rosanna si inchina con grazia. Regina Gabriella si alza e le fa cenno di avvicinarsi:

<< Signori del popolo fatato, l'indaco c’è, che il rituale abbia inizio.>> Giannido e Montymarck affiancano la Regina e le fate si uniscono al corteo seguite dagli Elfi e Spiritelli.

Alta, nel cielo notturno la luna protegge gli amici del popolo fatato, illuminando a giorno la processione che si avvia al centro della radura in cima alla collina, dove nasce la sorgente naturale, la quale scendendo a valle dalla cima delle montagne innevate scorre sotto la terra calda convergendosi in una ampolla di pietra, scavata nella roccia. Le Fate dei sette colori si inchinano per bere l'acqua purissima dirigendosi poi al centro della radura, intorno ad un falò, acceso con tronchi di carpino dai Folletti e dagli Gnomi. I Nani fanno luce al popolo fatato con torce accese dalla stessa scintilla.

Fiamme alte e dardeggianti si elevano verso la volta nera della notte, afferrando l'aria con dita uncinate. I ciocchi rotolano verso le radici del fuoco mostrando la pelle rugosa. I Folletti si uniscono in gruppo suonando una melodia dolcissima dalle alte vibrazioni, soffiate dentro sottili canne di bambù. Le Fate dei Fiori suonano arpe minuscole, accarezzando le corde di seta di ragno, come fossero amanti.

Regina Gabriella disegna un simbolo runico nell'aria con mano leggera ed elegante. L'arabesco rimane sospeso nel vuoto…il respiro della Dea si ferma…le Fate dei sette colori si accostano al fuoco con riverenza…Polette allunga la mano verso Malina alla sua sinistra, la quale l'afferra con forza facendo altrettanto con Daliela, che le stringe le dita con sicurezza. Daliela si volta verso Perlizia tendendo la mano che la compagna accoglie nel suo palmo con calore, poi anche lei dona la propria mano a Clistilla che l'avvolge con tenerezza. Clistilla porge la sua a Rosanna, la quale la prende come un dono prezioso e come una corda che mai si spezzerà, Rosanna mostra il palmo della sua mano a Dania, che la stringe con amore.  La voce di Regina Gabriella colma lo spazio con il suo timbro di calda bellezza:

<< Il rosso si è unito all'arancione, l'arancione al giallo, il giallo al verde, il verde al blu, il blu all'indaco, l'indaco al viola. Che il viola chiuda il cerchio unendosi al rosso per sempre.>>

Dania non tentenna neppure un attimo, afferrando per sempre la mano di Polette. Il viola si è unito al rosso. Il cerchio è chiuso. Le sette Fate tenendosi saldamente per mano come gocce di un unico mare, effettuano sette giri in senso orario e uno in senso antiorario. L'arcobaleno è stato ripristinato. I Leprecani suonano il trionfo di vittoria dentro calle bianche.

<< Che la festa abbia inizio.>> ordina la Regina. Le urla e l'applauso del popolo fatato risuonano in tutto il Regno. Tutti i partecipanti si affollano quindi nella foresta incantata e il silenzio avvolge ogni scintilla di vita. Regina Gabriella si rivolge al suo amato popolo:

<< L'arcobaleno è con noi, e da domani gli Spiritelli eseguiranno mille capolavori con i loro pennelli fatati.  L'arcobaleno sarà collocato su tutto il cielo del regno in modo che tutti possano goderne e ammirarlo, e per non avere più sorprese metteremo un guardiano ai suoi piedi. Poiché dovrà essere il suo guardiano per sempre e non potrà mai spostarsi, ho chiesto agli Elfi di portare nel nostro regno colui che offese i nostri Gnomi e i nostri Nani, definendoli con disprezzo Nani da giardino. Gli Elfi sono tornati dalla Terra dei mortali trionfanti, poiché l’essere terrestre è stato catturato e già posizionato, come i Nani da giardino che lui abborra. Un modo inequivocabile per fargli capire che gli Gnomi sono creature legate alla Terra e che il loro nome significa appunto: "Abitante della Terra" Come sapete loro proteggono e custodiscono i minerali e i metalli preziosi, tutte le pietre e le rocce. Nessun mortale può mancare loro di rispetto. Ora divertitevi. Brindate e fate festa.>>

Nell'aria si liberò un boato di gioia. La festa fu un tripudio di cibo, brindisi, scherzi e risate, ma anche un'occasione per conoscere meglio le Fate dei sette colori, le quali libere dal sistema e dalle limitazioni terrestri si scatenarono in balli e canzoni. Altro non potrei raccontare poiché un po’ di mistero ci vuole. Ciò che posso aggiungere è che l'arcobaleno colorò il mondo fatato e che i Leprecani (famosi nel mondo magico per essere coloro che custodiscono il calderone colmo di monete d'oro e che consegnano solo a coloro che riescono a raggiungerlo) regalarono alle fate dei calzari stupefacenti, create con petali di fiori e suole di corteccia, ricamate con fili d'oro e d'argento. Altro che Prada! Successe anche che alcuni Elfi si innamorarono di alcune Fate, ma non posso fare nomi. La fiaba finisce qui, e vissero per sempre felici e contenti.

Che c'è ancora? Perché fate quella faccia? Ok, d'accordo, ma solo perché mi siete simpatici. Qualche giorno prima dell'arrivo di Rosanna gli Elfi posizionarono l'umano mortale nel giardino, in quanto futuro custode dell'arcobaleno per l'eternità. Dopo averlo paralizzato come una statua di sale lo abbandonarono nelle mani degli Spiritelli, i quali gli colorarono le scarpe di marrone, i pantaloni di verde, la giacca di blu e il berretto a cono di rosso, tornando poi ognuno al proprio lavoro. Una volta ricomposto l'arcobaleno le Fate terrene, ancora in vacanza nel Regno fatato chiesero a Dania di poter fare una passeggiata nel parco per visitare il giardino incompleto che non era più incompleto. Il parco era vasto e ci misero un po’ per arrivare dal custode, anche se volavano.

<< Caspita, me lo immaginavo più alto.>> esclamò Perlizia toccando la punta del capello con un dito.

<< Borgaluck mi ha confessato che anche nel suo vero corpo non era tanto alto.>> disse Malina scrutandolo da vicino, così vicino che lo Gnomo temette che la Fata gli franasse addosso. Eh sì, temette, poiché il Nano essendo di gesso (gli Elfi non si erano certo sprecati ad immobilizzarlo in porcellana di Limoges) sentiva e vedeva tutto. Ovviamente il castigo consisteva proprio in ciò: lasciare la mente e lo spirito liberi di pensare, gioire, soffrire, ma bloccati in un guscio immobile. Solo così avrebbe compreso. Comunque sia, il Nano arrivava solo alle ginocchia di Malina.

<< Dania è vero che si chiama Luca?>> domandò Clistilla.

<< Si, l'ha detto Montymarck, che nome del piffero…>> ma fata Rosanna smise di parlare bloccata dallo sguardo severo di fata Dania.

<< E' quello che si merita, con tutte le cose brutte che ha detto, vero Dania? Sempre a stuzzicare il popolo fatato.>> constatò Fata Polette.

<< Amen, bisogna che ognuno si prenda le responsabilità di ciò che commette.>> sentenziò fata Daliela girandole intorno lentamente e chiudendo la questione, mentre le fate si allontanavano tra risa e svolazzi.

Finisce così, questa fiaba incantata da narrar. C'era una volta il canta storia dirà e un'altra favola comincerà.

 

*******

 

Finito di scrivere il racconto ho controllato l'ora. Due e trenta del mattino. Essendo sfinita non ho fatto altro che trascinarmi a letto. Crollavo per il sonno…zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz.

Ma secondo voi ho dormito? Girati a destra, girati a sinistra, mettiti supina, pancia sotto, che per altro è la posizione in cui dormo come una bambina. Niente. Un incubo. Rilassamento muscolare, respiri lenti, occhi chiusi, svuotamento della mente. Niente da fare. Tutta la mia arte della meditazione non è servita: appena ci provavo mi veniva in mente lui, il Nano, in mezzo al giardino, immobile, pietrificato dentro un coccio di gesso colorato, e tra parentesi neanche colorato bene, poiché gli Spiritelli per vendetta l'avevano colorato con troppa velocità, senza dare importanza ai particolari.

" Piantala, lo sai che deve stare lì." dicevo a me stessa " Il racconto è finito e deve anche pagare per tutte le stupidaggini che ha detto. E poi a Natale guardando una foto degli Elfi li ha confusi con i Nani da giardino terrestri. Come si possono confondere gli Elfi di Babbo Natale con i Nani di gesso terrestri? Grande insulto al popolo fatato. Vogliamo dimenticare o vendicarci?"

Io abborro le vendette, non fanno parte della mia indole, tanto poi e la vita che restituisce, nel bene e nel male. Forse è meglio ch'io sia l'artefice del suo destino.

 

*******

 

Qualche giorno dopo Dania si recò al parco con le sei fate al seguito. Rimasero a guardare il Nano con il cuore a pezzi, tutte un poco innamorate di lui. A Dania sembrava di conoscerlo da sempre e sentiva dentro il cuore un affetto speciale, anche se il Nano le aveva fatto girare le palle più di una volta, anzi l'aveva anche fatta piangere, ma questa è un'altra storia.

Le fate si sedettero intorno a lui formando un semi cerchio.

<< Mi fa un po’ pena.>> esordì Polette.

<< In effetti, così rigido. Sembra un baccalà.>> sentenziò Malina.

<< Si sentirà tanto solo.>> sospirò Daliela.

<< Certo. Secondo voi cosa pensa?>> domandò Perlizia.

<< Ormai si sarà pentito. In fondo non è un cattivo ragazzo. Ho saputo che ha la pressione alta. Stando sempre all'aperto potrebbe capitargli di tutto.>> affermò Clistilla.

<< Poveraccio. Che sfiga. Non ricordo chi me lo ha detto, ma dicono che sia carino.>> concluse Rosanna scuotendo la testa. Dania annuì e avvicinandosi all'orecchio del Nano sussurrò:

<< Una sola piccola dimostrazione di pentimento ed io ti ridarò la libertà. Ricorda, mi basta una sola dimostrazione. Lo so, stai pensando che non puoi parlare e non ti puoi muovere, quindi non sai come fare. Io però sono paziente.>>

Il Nano sussultò dentro di se: " Urca, mi ha letto nel pensiero" e poi sbirciando di traverso pensò:

" Mamma mia come sono carine." Tutte lo guardavano con tenerezza. Avrebbe voluto dire che era pentito e che non aveva nulla in contrario ai Nani e ai Folletti e che avrebbe donato qualsiasi cosa per poter tornare indietro. In quel momento il suo cuore si riempì di dolore e una lacrima uscì dal suo occhio di gesso finendo sul palmo della mano di Dania, la quale l'accolse come un segno divino. Urlò di gioia mentre le compagne le si stringevano intorno per guardare da vicino la lacrima cristallizzata.

<< Allora si fa?>> chiese Perlizia.

<< Si fa!>> rispose Dania felice. Si presero per mano in un cerchio fatato e danzando nell'aria chiesero agli Spiriti Elementali della Terra, dell'Aria, del Fuoco e dell'Acqua di concedere il loro perdono. Poco dopo il gesso si ruppe e Luca fu liberato per sempre. Inutile dire che ci furono baci e abbracci e che Dania diede una festa nella sua casa invitando anche gli Elfi, i quali tempestarono Luca di pacche sulle spalle. Brindarono solo con birra poiché Luca era allergico al vino: a voglia spiegargli che nel mondo fatato non si usano solfiti. Un po’ di coccio Luca. Ah, ah, ah, ah.

Però poi arrivò la sera in cui le Fate dei sette colori partirono verso le loro case terrestri, ritornando dai propri mariti e dai propri figli. Luca partì con loro, anche se per lui fu difficile, poiché aveva imparato molto e tanto gli era stato donato. Acchiappalvolo li accompagnò alla nave volante e tutti gli Elfi circondarono le fate per salutarle ancora una volta. Una per volta abbracciarono Dania ringraziandola di cuore per la nuovissima e importante esperienza. Quando fu il turno di Luca fu lei ad abbracciarlo forte:

<< Ricorda di allargare la mente a nuove dimensioni viaggiando attraverso di esse e non escludere mai nulla. I limiti non ti appartengono. Buon viaggio.>>

<< Ma tu non vieni?>> chiese Luca stringendola a se.

<< No, non oggi. Il mio posto è qui, ma non temere ci ritroveremo.>>

<< Come posso ritrovarti?>>

<< Ascolta il mistero nascosto nella notte e i suoi segreti. Ama l'acqua, il fuoco, la terra e l'aria e tutte le creature che vi abitano. Festeggia le nascite, ma anche le morti poiché rappresentano il superamento di una prova. Ascolta i cambiamenti della natura e i suoi passaggi dagli inverni alle primavere. Vivi la vita e lascia vivere ciò che la Grande Madre ha fatto nascere, e lascia morire ciò che deve morire. Prendi dalla terra solo ciò che ti serve e dona ciò che puoi. Passa nella vita con la delicatezza di un soffio di vento, parla poco e ascolta molto. Durante il tuo viaggio da esploratore fermati davanti alle sorgenti e interroga l'inizio delle fonti. Solo così scoprirai la verità. Non sprecare tempo con gli sciocchi e cura la tua anima difendendola dall'ignoranza. Quando vuoi venire qui chiudi gli occhi e immagina.>>

<< Ma tu chi sei?>> domandò Luca stranito.

<< Io sono il rispetto.>> e Dania si voltò inoltrandosi nel bosco. Dopo pochi passi alzò lo sguardo verso la nave volante che velocissima spariva tra le stelle, verso il pianeta Terra.

 

                                                                                                                        The End.

 

 

" L'essere umano è parte di un tutto che chiamiamo Universo, una parte limitata nel tempo e nello spazio. L'uomo sperimenta se stesso, i suoi pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dall'universo, chiuso in una specie d'illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una prigione che limita i nostri desideri personali solo ai dolori e all'affetto per le persone a noi più vicine. Il nostro compito in questa vita è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione, abbracciando quindi tutte le creature viventi nell'universo, con la sua bellezza.

                                                                                                                                  Albert Einstein.