Chi sono

Quando il mio webdesigner mi ha prospettato il fatto che dovessi inserire una pagina dedicata alla mia persona, con tanto di foto, sono rimasta basita. A chi mai potrebbe interessare la mia faccia o gli aneddoti della mia vita, nonchè i miei pensieri e le mie opinioni? Ad occhio e croce (tolto mio marito e gli amici più cari e alcuni parenti) direi a nessuno.

Questa prospettiva mi ha bloccata poiché sono una persona discreta, almeno per ciò che concerne fatti intimi e inviolabili della mia vita privata.  Nonostante io sia un'amante dell’ironia che spalmo abbondantemente sui personaggi dei miei racconti, i quali vengono dati in pasto al lettore solo dopo averli studiati e immaginati per giorni e notti insonni, sparlare di me e mettere in piazza i fatti miei, credo sia più difficile.

Orbene (direbbe un gentiluomo d'altri tempi) bando alle ciance.

Ok, mi sono detta...che differenza fa? Tanto nel bene e nel male ci sarà sempre qualcuno a cui non piaceranno i miei racconti, né tanto meno piacerà la mia faccia o i miei pensieri, né il modo in cui li espongo.  Quindi?

Devo ammettere che conosco me stessa profondamente, tanto che potrei descrivermi con grande facilità facendo la felicità della maggior parte dei curiosi, attenti solo a cogliere qualche idiosincrasia o fallacità, mentre scrivo dei miei difetti e delle mie velleità mancate. Allora perché tentennare? Chi non risica non rosica.......mi butto e parlo di me, anche se non so da che parte cominciare? Cosa mai potrei scrivere su di me da essere ricordata per sempre? Ad occhio e croce direi niente. La cosa più importante è che diate una scorsa ai miei racconti...il resto conta poco... In fondo quando si guarda un film, un quadro, si legge un libro, una poesia, si ammira una statua, si ascolta musica, o si guarda una fotografia d'autore, ciò che rimane impresso in noi è solo l'emozione provata in quel momento…il resto sono solo nozioni culturali. Come le prefazioni dei libri: difficile che ti rimangano scolpite nella memoria.

Scritto ciò, devo darvi almeno qualche indicazione sulla mia persona.

Mia madre mi ha chiamato Daria, poiché durante la gravidanza ha letto un romanzo sulla vera storia di Re Dario, rimanendone affascinata, senza sapere che il giorno della mia nascita: 25 Ottobre, era anche il giorno del mio onomastico.

Io l'ho scoperto solo il giorno del mio diciassettesimo compleanno. Mi sono fiondata in biblioteca, scoprendo che Santa Daria visse nel 283 dopo Cristo in Roma e che era una vestale bella e dotta, incaricata da Palemio, padre di Crisanto, marito di Daria....in poche parole dal suocero, per far ritornare Crisanto al culto pagano, cioè degli Dei, ma Daria non  ci riuscì, anzi, venne convertita pure lei....a volte i parenti.....comunque insieme al marito Crisanto iniziò a convertire più persone che poteva al cristianesimo.....a volte l'amore....fino a quando  furono scoperti e arrestati, a volte la sfiga.....riuscendo a convertire anche  le 70 guardie della guarnigione, in poche parole tutti coloro che l'avevano in custodia, più Tributio Claudio (colui che aveva ordinato il suo arresto) e tutta la sua famiglia......a volte il sapersi vendere!!

Ormai scoperti (Daria e Crisanto) vennero arrestati un'altra volta, gettati in una fossa e sepolti vivi…a volte la sfiga non conta più, trattasi di stupidità manifesta... Quando l'ho letta mi è sembrata una storia allucinante, ma almeno ho scoperto perché sono così persuasiva e perché soffro di claustrofobia. 

Quindi per farla breve...21 Marzo e 24 Ottobre si onora Santa Daria, madre di Sant'Orsola che a mio parere avrebbe potuto chiamare con un altro nome, l’8 Agosto si onora Santa Daria vergine e il 25 Ottobre Santa Daria martire, patrona di Reggio Emilia.

Devo essere sincera, con tutte loro ho poco in comune, poiché non sono vergine, non sono madre, non sono Santa e non sono una martire, né mi piacerebbe esserlo. Però nonostante sia nata in Sardegna con origine argentine e vissuta a Genova, per tutta la vita mi sono sentita dire che ho l'accento emiliano…va tu a capire!!! Ma non mi sono fermata con le ricerche, scoprendo, come già sapevo che Daria è la forma femminile di Dario, nome che deriva dal persiano Dàrayavahush, composto dagli elementi Dàraya, che significa "possedere" e ahrer che significa "tenere e mantenere" e vahu che significa "bene". Daria significa quindi " che possiede il bene e che mantiene il bene” …ma non mi bastava perché sembrava studiato a tavolino per farmi apparire meravigliosa, quindi sono andata avanti con la mia ricerca, scoprendo che nella forma russa " Darya o Dar'ya coincide con il nome persiano che significa "mare", mentre il diminutivo croato e slavo "Darinka" deriva direttamente dal termine "Dar" che significa "Dono” A quel punto ho piantato lì le mie ricerche, perché in fondo ho sempre saputo d'essere diversa.

Come diversa? Semplicemente diversa...sensazione che si è materializzata all'età di otto anni, quando lo psicologo infantile della scuola elementare che frequentavo " Agostino De Scalzi" sita in pieno centro a Genova, mi psicanalizzò.

La causa fu il mio disinteresse a fare gruppo con le mie compagne di classe. Ero una bambina riservata che non amava i giochi di gruppo, come le belle statuine, il girotondo, la palla a mano, il gioco del fazzoletto, e il gioco della mamma. Le poche volte che ci avevo provato la noia mi colpiva a morte, in più non mi piaceva avere contatti fisici con nessuno. Preferivo sedermi in disparte e guardare il mondo come se non ne facessi parte. In questo modo ho scoperto d'essere gioiosa e divertente, poiché scrutando gli altri e il mondo intorno, mi facevo delle risate interiori gradevolissime.

Venni quindi portata dallo psicologo dalla mia maestra delle elementari, l'essere più infame che ho conosciuto nella mia vita. Detto questo mi fecero sedere in infermeria davanti ad un signore con i capelli scuri e la faccia da topo, corredata da occhiali senza montatura.

Mi chiese come mi chiamassi e quella fu l'unica risposta che riuscì ad ottenere, poiché le altre domande rimasero eluse. Ricordo che si spazientì parecchio. Fatto questo chiamarono mia madre che si vide mettere nelle mani un foglio con su scritto che ero associale.

Mia madre non era d'accordo poiché mi conosceva come le sue tasche e sapeva quanto fossi allegra e divertente. " Fa persino le imitazioni della sua maestra e delle sue compagne facendoci ridere di gusto." disse mia madre inconsapevole di non avermi affatto aiutata.

Il primo giorno di scuola della quarta elementare mi presentai nella mia vecchia aula, ma la maestra più infame del mondo diede a mia madre un foglio con una diversa sezione.

Per farla breve venni inserita in una classe differenziata per bambini difficili. Quattro femmine e tutti gli altri maschi. Unica classe mista della scuola. In quel periodo ho scoperto d'essere associale e anche carina.

Cosa posso dire ancora? Che il signor psicologo schiaffandomi nell'ultima fila del teatro della vita, mi ha reso una persona privilegiata, poiché se stai in fondo e nella semi oscurità puoi osservare attentamente senza che gli altri ti vedano.

Auguro a tutti voi buona lettura.

 

                                                                                                                   Daria.